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La Francia può ritirarsi dalla Siria solo coll’aiuto della Russia

Histoire et Societé 19 ottobre 2019

La cooperazione militare tra Francia e Russia è in discussione. Sylvie Bermann, ambasciatrice della Francia in Russia, espresse la speranza che il presidente russo convincesse la controparte turca a porre fine alle ostilità nella Siria nord-orientale. Emmanuel Dupuy, presidente dell’Istituto per le prospettive e la sicurezza in Europa (IPSE), spiegava come la cooperazione militare tra Parigi e Mosca può svilupparsi alla luce dei recenti eventi.
Sputnik: Quali sono le vere ragioni della presenza delle forze speciali francesi in Siria? Tra l’altro, non era per impedire ciò che accade, vale a dire che i turchi non attaccassero le basi curde nel nord della Siria?
Emmanuel Dupuy: La presenza delle forze speciali francesi non ha nulla a che farci. La Francia non riconosce l’operazione turca che mette in discussione la lotta contro lo SIIL. L’esercito francese non è lì per combattere la Turchia, ma per sradicare gli ultimi centri di resistenza dello SIIL. Sono sicuro che la Francia ridistribuirà le truppe in Siria. Temo che a causa della mancanza di sostegno nordamericano (da quando gli Stati Uniti decisero di ritirarsi dalla Siria), la Francia, come altri Paesi con forze speciali, in particolare la Germania, sarà costretta a spostare le sue truppe. Immaginate una situazione: un elicottero della coalizione con a bordo forze speciali francesi è sotto mira delle truppe turche nell’area di Kobani e i francesi sono costretti a rispondere. Se ciò dovesse accadere, i due Paesi della NATO si affronterebbero sparandosi per “autodifesa”.

Sputnik: Quali opzioni può avere l’esercito francese in questo caso? Per ritirarsi nel territorio del vicino Iraq?
Emmanuel Dupuy: Non lo so. Se non ci sono sforzi attivi per fermare i progressi della Turchia a livello internazionale, i francesi possono finire tra due fazioni in guerra. La Francia dovrà seguire il corso degli eventi, osservare in silenzio il massacro curdo e consentire alla Turchia di “dettare le condizioni”. Non ha altra scelta che fare ciò che hanno fatto gli statunitensi. Questa non è un’opzione desiderabile, ma imposta.

Sputnik: Cosa ne pensa della presenza della Francia in Russia?
Emmanuel Dupuy: Lo vedo positivamente. Ciò conferma la necessità di unire strettamente le forze con la Russia per creare nuovi sistemi di sicurezza per l’Europa. La Russia può essere un esempio. Speriamo che venga adottata un’iniziativa franco-tedesca per aderire al processo di Astana. La diplomazia francese lo prevede.

Sputnik: Alcuni sarebbero sorpresi dalle aspettative della Francia sulla Russia. Ricorda che, a parte il fatto che i Paesi occidentali non volevano partecipare al processo di Astana (che ha menzionato), cercarono di assicurarsi che fallisse. Ricordiamo anche le dichiarazioni ostili del Ministero degli Esteri francese e del Palazzo dell’Eliseo contro Mosca, quando la Russia iniziò a partecipare alle ostilità in Siria. Al tempo, la Francia parlò di possibili sanzioni contro la Russia. E oggi Parigi chiede aiuto a Mosca.
Emmanuel Dupuy: Il contesto strategico cambia molto. Emmanuel Macron ne è consapevole. Capì che era tempo di fermare la strategia errata o fuorviante proposta da certi alti funzionari francesi. Sostennero che dovevamo sostenere chi non era il più forte sulla scena. Non va ricordato che il governo siriano, che l’accettiamo o no, gradualmente assume il controllo di quella parte del territorio del Paese. Ma ora ci troviamo di fronte al fatto che chi abbiamo sostenuto nella lotta contro lo SIIL (e finora avevamo affermato che eravamo in Siria per combatterlo) non ci ha chiesto aiuto. Sa che non possiamo difenderlo. Chiedono aiuto a Bashar al-Assad, che inizialmente consideravamo fonte di destabilizzazione del Paese. Siamo intrappolati in un paradosso che riflette l’essenza della nostra inazione. Non abbiamo scelta. Dovremo essere dalla parte di chi può influenzare il presidente turco. Non sono gli Stati Uniti, la Germania o noi francesi, ma la Russia.

Sputnik: A proposito del paradosso, avete sostenuto i curdi. I loro rappresentanti incontrarono Emmanuel Macron al Palazzo dell’Eliseo nel marzo 2018. Successivamente, si è ebbe un incidente diplomatico quando alcuni di questi rappresentanti annunciarono che la Francia avrebbe inviato truppe per “proteggere” Manbij dalla Turchia. D’altra parte, non volemmo mai offendere Ankara, ad esempio quando sosteneva i jihadisti ad Idlib. La Francia sconta oggi il prezzo del doppio gioco in Siria?
Emmanuel Dupuy: la Francia ha sempre fatto il doppio gioco in Siria. Questo è il motivo per cui la sua politica è ora in totale contraddizione con la realtà strategica. La situazione cambia per due motivi. Innanzitutto, gli Stati Uniti non ci supportano più. In secondo luogo, gli Stati Uniti hanno deciso di badare a se stessi. Se qualcuno fa il doppio gioco, allora non è la Francia, nemmeno la Turchia, ma gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno fatto il doppio gioco sul principio con aderimmo alla coalizione internazionale. A livello diplomatico, eravamo pronti a sottolineare che, oltre all’intervento approvato dalla Lega degli Stati arabi, oltre all’intervento approvato dalla Russia, c’era la coalizione internazionale. Crollò quando il presidente degli Stati Uniti dichiarò di affidarsi al piano turco. Da questo punto di vista, cademmo nella trappola creata dai nostri alleati.

Sputnik: Questo significa che i francesi restano senza protezione per colpa non solo dei curdi ma anche degli statunitensi?
Emmanuel Dupuy: Assolutamente. I curdi venivano lasciati al loro destino all’inizio delle operazioni turche, nell’agosto 2016. Il fatto che le forze francesi siano presenti in Kurdistan non significa che le difenderemo e che “ufficialmente” garantiremo l’indipendenza della Federazione Democratica del Kurdistan nella Siria settentrionale (Rojava siriana). Penso, naturalmente, che non fosse né nell’interesse della Turchia né del regime di Bashar al-Assad. Osservò con preoccupazione che le manifestazioni per lo sviluppo dell’autonomia curda divennero richieste per l’indipendenza. E ora tutto è cambiato radicalmente. Lasci che ricordi che decidemmo due obiettivi per le forze curde (FDS e YPG) e il Partito dell’Unione Democratica Curda (PYD): lotta al terrorismo dello SIIL e protezione di migliaia di combattenti stranieri e loro famiglie catturate e ancora protette dalle forze democratiche siriane. (A proposito, secondo alcune informazioni, circa 74000 persone sono ancora nel campo di al-Hul, progettato per un massimo di 5000). Tuttavia, non è chiaro come circa 800 jihadisti e parenti siano fuggiti dal campo di Ayn Isa. È successo perché le guardie del campo furono schierate sul fronte o perché i curdi aprirono intenzionalmente il campo? Il risultato è ovvio e solleva serie preoccupazioni: tre donne francesi, fuggite dal campo e vicine ai jihadisti, sono già state “catturate e rispedite allo” SIIL. Ciò conferma la paura di Parigi che i jihadisti si disperdono. Privando del nostro sostegno i curdi ai quali “ordinammo” di sorvegliare 3000 militanti provenienti da 54 Paesi detenuti in Siria e Iraq, dobbiamo capire la possibilità data ai nostri carnefici di fuggire. Abbiamo chiesto ai curdi di controllarli e agli iracheni di giudicarli in modo da non doverli affrontare in Francia. Ciò riguarda mogli e 150 figli di jihadisti, che la Francia non voleva ritornassero. Attualmente vengono proposti negoziati sul possibile rimpatrio in Francia o nei campi iracheni.

Traduzione di Alessandro Lattanzio