Crea sito

Ministro della Difesa russo: non ci si può fidare dell’occidente

Greanville Post 10 ottobre 2019

È difficile capire come una grande nazione possa essere così ingenua sul comportamento dell’occidente imperialista, specialmente conoscendo bene il marxismo-leninismo, uno dei migliori strumenti per comprendere la storia. Ma il gioco è fatto. Apparentemente l’Unione Sovietica degli ultimi anni era così. Si fidavano della parola di politici e leader statunitensi. Il popolo russo pagò un prezzo pesante per tale inspiegabile ingenuità. Speriamo che il futuro non abbia a ripetere tale errore. In ogni caso, a giudicare dalle parole del Ministro della Difesa Shojgu, Mosca ha imparato di nuovo con chi ha a che fare e si comporta di conseguenza.
Il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu in un’intervista del 22 settembre 2019: “Ministro della Difesa Sergej Shojgu: tutto ciò che afferma è vero (verificabile) e moralmente valido, ma i media occidentali invariabilmente lo distorcono e negano. Non capimmo la natura essenziale di ciò che accadeva intorno a noi. Se l’occidente avesse continuato a comportarsi come iniziò a comportarsi ai tempi di Gorbaciov, se avesse mantenuto le promesse, non avesse portato la NATO sempre più vicino ai nostri confini, non avesse espanso la sua influenza nel nostro vicino estero, non fosse stato coinvolto negli affari interni del nostro Paese, allora penso che l’occidente alla fine avrebbe avuto successo in tutto. Avrebbe raggiunto l’obiettivo prefissato: distruggere e schiavizzare il nostro Paese, come l’occidente ha fatto nelle repubbliche ex-sovietiche. Il processo di recupero del nostro buon senso iniziò nel 1999. Da quel momento abbiamo combattuto per il nostro bene tra le difficoltà raggiungendo una situazione in cui oggi il mondo, tuttavia, ha cessato di essere unipolare. E l’occidente, naturalmente, non ne è affatto contento, fa di tutto per recuperare il monopolio dell’influenza sul mondo. Alcuni credono che la vasta opposizione palese dell’occidente alla Russia iniziò solo cinque anni fa, in Ucraina e Crimea. Ma si sbagliano. Consiglierei il ricordo dettagliato di ciò che accadde negli anni ’90, nel 2008 e nel 2013. Ciò che fu detto e scritto su di noi in un momento in cui preparavamo le Olimpiadi di Sochi! E questo non fu affatto solo una manifestazione della guerra dell’informazione. Non desidero approfondire i dettagli. Ma dal mio punto di vista il significato di ciò che accade è il seguente: l’occidente molto tempo fa creò i modelli e gli algoritmi per il rovesciamento in qualsiasi Paese di qualsiasi autorità legittima che ritenga scomoda. Ovviamente, tutto ciò avveniva all’insegna della promozione della democrazia. Bene, in quale Paese in cui “hanno portato la democrazia” essa ha messo radici: in Iraq, Afghanistan o Libia? O nell’ex-Jugoslavia, che coi suoi bombardamenti “democratici” nel 1999 smembrò in sei Paesi. E può semplicemente dimenticare sovranità ed indipendenza dopo qualsiasi intervento nordamericano. E sorprende chiunque che la maggior parte dei giacimenti petroliferi nella stessa Libia appartenga a compagnie o società controllate dagli Stati Uniti? I nostri colleghi occidentali adorano accusare la Russia di scatenare una sorta di “guerra ibrida”. Ma devo dire che è lo stesso occidente che le conduce. In questo momento, per esempio, mentre lasciano l’Afghanistan in stato di semi-devastazione, gli statunitensi diligentemente fanno storie sul Venezuela anche, ovviamente, per il bene del “trionfo della democrazia”!

Ma chi è comunque Shojgu?
Qualsiasi confronto tra la carriera di Sergej Shojgu, Ministro della Difesa russo, e Dmitrij Rogozin, Viceprimo ministro responsabile delle Industrie della Difesa della Russia, è uno studio di contrasti.
Laddove Rogozin è un politico professionista, Shojgu è un tecnocrate apolitico. Solo in un aspetto importante Rogozin e Shojgu si assomigliano. Shojgu, come Rogozin, è un civile, non un soldato. Shojgu nacque nella regione di Tuva in Siberia nel 1955. Suo padre era tuvano e sua madre russa. I tuvani sono un gruppo etnico di lingua turca che tradizionalmente pratica sciamanesimo o buddismo tibetano. Il background etnicamente misto di Shojgu alimentò molte storie; che sia praticante di sciamanesimo o buddismo, che parli nove lingue tra cui inglese, giapponese e turco e che ha costruito una collezione di antiche spade di samurai del valore da 40 milioni di dollari. La realtà è che è un ingegnere civile. Si laureò nel 1977 al Politecnico di Krasnojarsk. prestigiosa università d’ingegneria che da allora fu assorbita dall’Università Federale Siberiana di Krasnojarsk. Successivamente Shojgu lavorò per un decennio in vari incarichi nel settore delle costruzioni sovietico. Il background nell’ingegneria civile è ampiamente riconosciuto come migliore formazione da project manager cosa in cui Shojgu eccelle. Ad un certo punto Shoigu aderì al Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Nel 1988 Shoigu divenne funzionario dell’organizzazione del partito di Abakan nella Siberia meridionale. Sembra anche che lavorasse nel movimento giovanile comunista, Komsomol. Questo fa di Shojgu l’unico aderente del governo russo ad essere stato apparatchik del Partito Comunista Sovietico. In una delle decisioni più ispirate, e misteriose, della sua carriera, Eltsin strappò Shojgu dall’oscurità nel 1991 e, prima della caduta dell’URSS, lo nominò primo presidente del Comitato statale della Federazione Russa per la protezione civile, le situazioni di emergenza e liquidazione delle catastrofi naturali (“EMERCOM”). Shojgu fu promosso ministro nel 1994. Il ministero delle emergenze che diresse continua ad essere chiamato EMERCOM. Nello stesso anno, come segno di crescente fiducia, Eltsin nominò Shojgu generale dell’esercito russo e membro del Consiglio di sicurezza della Russia. Da allora Shojgu ebbe altre promozioni e, al momento della nomina al Ministro della Difesa, era generale. L’uniforme che indossa riflette questo. Non significa che sia o sia mai stato un soldato. Le ragioni di Eltsin per la nomina di Shojgu non furono mai spiegate. Nel 1991 EMERCOM era di nuova costituzione e poco importante. La migliore ipotesi è che Shojgu venne nominato perché qualcuno disse a Eltsin che era disponibile ed era un buon manager. È un caso che la performance di Shojgu al lavoro divenne, almeno in Russia, una leggenda. Nonostante ciò che inizialmente era un budget limitato, Shojgu poté creare EMERCOM da zero ad organizzazione ben gestita di 200000 effettivi. Ciò che tuttavia catturò l’immaginazione del pubblico russo fu la leadership ispiratrice che diede. In una crisi Shojgu si rivelò un eccellente manager altamente visibile. Ogni volta che si verificava un disastro, in qualche modo Shojgu sembrava esservi presente, assumendosene la responsabilità personale, impartendo ordini chiari e fornendo ai subordinati l’aiuto e il sostegno necessari. Questo è lo stile di un ingegnere civile che intraprende un grande progetto ed è probabile che Shojgu l’abbia appreso durante il lavoro nel settore delle costruzioni. Per il pubblico russo, abituato ai ministri remoti legati alla scrivania, era qualcosa di nuovo.
Il coinvolgimento diretto di Shoigu nella gestione delle catastrofi ha indubbiamente accelerato i tempi di risposta e migliorato l’efficienza. La presenza attiva durante una crisi del responsabile, in grado di assumersi la responsabilità, prendere decisioni rapide e evitare la burocrazia, più volte si è dimostrato essenziale. La risposta confusa e burocratica al disastro dell’uragano Katrina a New Orleans nel 2005 fa da contrasto. Shojgu divenne il ministro più popolare della Russia. Nel periodo degli anni ’90 in cui il governo russo sembrava nel caos a malapena controllato e l’intero Paese sembrava sul punto di collassare, lui e il suo ministero furono l’esempio disperatamente necessario di efficienza e successo. Oltre all’efficienza, un altro motivo della popolarità di Shojgu fu il rifiuto di coinvolgere se stesso o il suo ministero nei conflitti politici. Inizialmente ciò avrebbe rispecchiato l’insignificanza politica di EMERCOM. Tuttavia, anche quando divenne popolare, Shojgu non cercò mai di usare la propria popolarità per avere influenza politica. Sembra che concentrasse esclusivamente sul lavoro. Il risultato fu che Shojgu realizzò la sorprendente impresa di rimanere ministro negli anni caotici di Eltsin e senza farsi nemici. Persino individui come Berezovskij sembravano rispettarlo, così come i comunisti che erano i più netti oppositori di Eltsin. Questa combinazione di abilità e apparente mancanza di ambizione spiega la straordinaria longevità politica di Shojgu. È l’unico membro del governo Putin ad aver prestato servizio nell’apparato del Partito Comunista Sovietico, ad essere stato ministro con Eltsin e ad essere stato nominato a capo di un ministero prima della fine dell’URSS. La popolarità di Shojgu, e la sua mancanza di ambizione e nemici, gli ha permesso di gestire facilmente il passaggio da Eltsin a Putin. Nel 1999 fu nominato leader nominale di Unità, il nuovo partito di governo formato quell’anno. L’attuale leader era e rimane Putin. A Shojgu ebbe questo ruolo per dare a Unità un volto popolare. Continuò con quel ruolo quando il partito divenne Russia Unita, dimettendosi nel 2005. Nel maggio 2012 infine si dimise dall’EMERCOM, consegnandolo al suo vice di vecchia data Vladimir Puchkov. Non vi è alcun motivo di pensare che le dimissioni non fossero altro che volontarie. Dopo più di un decennio in un ufficio impegnativo, è comprensibile se volesse andare oltre.
Il giorno in cui Shoigu si dimise dall’EMERCOM, Putin lo nominò governatore dell’Oblast di Mosca, presumibilmente per integrare Sergej Sobjanin, un altro manager capace che Medvedev aveva un anno prima nominato sindaco di Mosca. Questo sembra fosse parte del piano per riorganizzare ed espandere Mosca e rafforzarvi il sostegno al governo. Mosca fu l’unico luogo in Russia dove alle elezioni presidenziali del marzo 2012 il voto a Putin fu meno del 50%. Il destino intervenne pochi mesi dopo, nel dicembre 2012, con Putin che nominò all’improvviso Ministro della Difesa della Russia Shojgu. Questa nomina fu conseguenza di ciò che fu la nomina peggiore della carriera di Putin. Il predecessore di Shojgu al Ministero della Difesa, Anatolij Serdyukov, era un ex-affarista e funzionario delle tasse che Putin nominò nel 2007 per attuare un importante mutamento dell’esercito russo. La reputazione di Serdjukov come riformatore aveva consensi da gente come lo scrittore Mark Galeotti per il quale la parola “riforma” divenne un mantra. La realtà fu che Serdjukov come ministro della difesa fu responsabile di ripetuti fallimenti nei programmi, dei tentativi imprudenti d’importare armi occidentali sconvolgendo inutilmente le industrie di difesa della Russia, esponendola a pressioni estere (le navi Mistral ne sono un esempio), diffuse purghe e caos della riorganizzazione ottusa delle unità militari, tutto contrastato dagli ufficiali e facendo precipitare il morale. Alla fine nell’autunno 2012 esplosero le rivelazioni pubbliche sulla massiccia corruzione di Oboronservis, società affiliata al Ministero della Difesa, e di cui uno dei direttori, Evgenija Vasileva, aveva una relazione con Serdjukov. Putin dovette licenziarlo e, al fine di stabilizzare il Ministero della Difesa in crisi, si rivolse a Shojgu. Fu un omaggio alla reputazione di Shoigu che la notizia della sua nomina fosse di per sé sufficiente a sollevare il morale nel Ministero della Difesa. Testimonianza delle capacità di Shoigu come leader e manager fu che il morale rimane alto da allora. Al posto del caos, del morale basso e della costante lotta ai tempi di Serdjukov, l’impressione è di un Ministero della Difesa stabilizzatosi come macchina perfettamente funzionante, coi militari risparmiati da una riorganizzazione costante e in grado di concentrarsi sull’addestramento e sulle truppe per meglio svolgere qualsiasi compito venga assegnato.
Per natura, il lavoro di Shojgu nel Ministero della Difesa è meno visibile di quanto non lo fosse all’EMERCOM. Tuttavia, la condotta dell’operazione in Crimea mostra che i metodi di Shojgu rimangono gli stessi: minuziosa amministrazione durante i periodi di quiete; gestione pratica e dinamica in tempi di crisi. Shojgu consolidò ulteriormente l’immensa popolarità presso il pubblico russo con un gesto straordinario all’inizio della Parata della Vittoria del 9 maggio 2015. Prima di rivedere le truppe fece il segno della croce, un atto che fece parlare l Russia e che andò bene in un Paese in rapida ricristianizzazione. Era anche un gesto inteso a confutare le voci sul fatto che Shojgu sia un buddista. Da allora rivelò di essere stato battezzato ortodosso dalla madre russa all’età di cinque anni. Inevitabilmente la teatralità del gesto suscitò ulteriori speculazioni sul fatto che Shojgu si ponesse a successore di Putin. Dato che è il secondo funzionario più popolare in Russia dopo Putin, tale speculazione è comprensibile. Contro questo è il fatto che a 60 anni Shojgu è di poco più giovane di Putin e che in precedenza non mostrò alcuna ambizione per tale carica. Piuttosto che speculare sulle prospettive politiche di Shojgu, sembra più utile considerare ciò che ha già realizzato.
In collaborazione con Rogozin, nominato Viceprimo ministro incaricato delle Industrie della Difesa della Russia un anno prima della nomina di Shojgu, che rapidamente ristabiliva la Russia a grande potenza militare, di gran lunga la più forte in Europa e nell’Eurasia occidentale. In occidente, ampiamente ci si allarma per la presunta “minaccia” della Russia, sebbene infondata ed esagerata, è comunque un tributo a ciò che Shojgu in collaborazione con Rogozin ha già ottenuto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

2 Risposte a “Ministro della Difesa russo: non ci si può fidare dell’occidente”

  1. un uomo serio. una persona perbene. una intelligenza efficiente senza superbia.
    lo vorrei come successore nel 2024!

I commenti sono chiusi.