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Il capolavoro russo in Siria: vince tutto

Federico Pieraccini, SCF 16 ottobre 2019

“Mosca e Damasco hanno sempre sostenuto di essere contro qualsiasi forma di spartizione o presenza straniera illegale in Siria”. Mosca è riuscita a mantenere i contatti con tutte le parti in conflitto, nonostante la sua posizione contro la divisione e la presenza straniera. Colloqui trilaterali tra Iran, Turchia e Russia si svolsero ad Astana su sollecitazione di Mosca. Putin riusciva a riunire a Sochi il governo siriano e i gruppi di opposizione per discutere del futuro della Siria. A Ginevra, Mosca mediava tra Damasco e la comunità internazionale, proteggendo la Siria dal massacro diplomatico di Stati Uniti e altri nemici. La Turchia, solo grazie alla sconfitta in Siria, ora ha un dialogo attivo con Mosca e Teheran. Mentre Ankara subisce il peggioramento delle relazioni con Washington e altre capitali europee, Mosca vedeva una grande opportunità per avvicinare la Turchia a Damasco. L’operazione della Russia era complicata e richiese molta pazienza; ma grazie ai negoziati supervisionati dalla Russia, insieme al coraggio dei soldati siriani, quasi tutte le sacche terroristiche sparse per la Siria venivano progressivamente eliminate. Oltre alla provincia di Idlib, il problema principale per Damasco era l’occupazione statunitense nel nord-est del Paese, col pretesto di proteggere i curdi (SDF) dal “regime di Assad”, nonché di “combattere lo SIIL”.
Attualmente Erdogan è bloccato, schiacciato da un’economia al collasso, minacciato dagli alleati (l’acquisto del sistema russo S-400 ha irritato molti a Washington e nella NATO): ha un disperato bisogno di presentare una sorta di vittoria ai suoi elettori. Questo potrebbe essere il motivo principale alla base della decisione di Erdogan di invadere la Siria con la scusa che l’YPG sia un’organizzazione terroristica collegata al PKK, procedendo a creare una zona cuscinetto al confine tra Siria e Turchia e dichiarando “missione compiuta” per aumentare la propria popolarità. Trump cerca disperatamente di distogliere l’attenzione dai procedimenti di impeachment (una bufala), e allo stesso modo deve presentare una sorta di vittoria ai suoi di elettori. Perché, quale modo migliore perciò se non con un miniritiro di truppe statunitensi dalla Siria, lasciando i curdi al loro destino (l’interesse di Trump per le SDF è minimo, poiché sono più collegati ai suoi avversari politici del Partito Democratico), mentre rivendica la vittoria sullo SIIL per l’ennesima volta negli ultimi mesi? Trump, con una manciata di tweet contro la “spesa folle” del Pentagono e le guerre passate degli US, su trova con la sua base a concedersi il cinque sull’impegno alla dottrina dell'”America First”. Erdogan e Trump hanno anche risolto l’imbarazzante conflitto nella NATO tra Turchia e Stati Uniti, probabilmente ristabilendo le relazioni personali (nonostante il duro discorso della Casa Bianca).
L’accordo tra i curdi (SDF) e Damasco è l’unica conclusione naturale per eventi ampiamente orchestrati da Mosca. Lo schieramento di truppe siriane e russe al confine con la Turchia è il preludio alla recupero di tutto il territorio siriano, il risultato che il Cremlino desiderava all’inizio di questo capolavoro diplomatico. Washington e Ankara non hanno mai avuto occasioni per impedire a Damasco di riunificare il Paese. Mosca ipotizzò che prima o poi Washington e Ankara avrebbero cercato la corretta strategia di uscita, anche se proclamavano vittoria alle rispettive basi di fronte alla sconfitta in Siria. Questo è esattamente ciò che Putin e Lavrov escogitarono nelle ultime settimane, offrendo a Trump ed Erdogan la soluzione ai loro problemi siriani. Trump dichiarerà di avere scarso interesse per Paesi a 7000 miglia dalla patria; ed Erdogan (con una certa riluttanza) affermerà che il confine tra Turchia e Siria, quando controllato dall’Esercito arabo siriano, garantisce sicurezza contro i curdi. Putin senza dubbio consigliava Assad e i curdi d’avviare un dialogo nell’interesse comune della Siria. Senza dubbio avrà anche convinto Erdogan e Trump della necessità di accettare questi piani. Un accordo che premia Damasco e Mosca salva i curdi lasciando Erdogan e Trump con una parvenza di dignità in una situazione difficile da spiegare a un pubblico nazionale o internazionale. Mosca inviava pattuglie congiunte coll’Esercito arabo siriano ai confini con la Turchia allo scopo d’impedire eventuali scontri militari tra Ankara e Damasco. Se Ankara interromperà le operazioni militari nei prossimi giorni, Damasco riprenderà il controllo dei giacimenti petroliferi. Il mondo avrà quindi assistito a uno dei più grandi capolavori diplomatici mai concepiti, avvicinando la conclusione dei sette anni del conflitto siriano.

Traduzione di Alessandro Lattanzio