Dente per dente: questa è l’offerta dell’occidente alla Cina

Tom Luongo, SCF 14 ottobre 2019

Mentre il presidente Trump continua a cercare di sostenere un mercato azionario con voci rumori sui negoziati con la Cina che procedono bene, le cose vanno fuori controllo a Hong Kong. Le proteste continuano a intensificarsi e non mostrano segni di rallentamento. L’obiettivo è diventato esplicitamente attaccare la legittimità del governo di Hong Kong e far cadere un’economia vulnerabile col crollo del mercato immobiliare. Il vettore dell’attacco non è direttamente politico, Hong Kong viene attaccata dall’occidente tramite ascari studenteschi attraverso il piolo della valuta. Il dollaro di Hong Kong è saldamente ancorato al dollaro USA e la difesa di ciò da parte dell’autorità monetaria di Hong Kong lasciava la città-stato vulnerabile a un massiccio collasso delle proprietà se il commercio continuerà a precipitare mentre i manifestanti continuano a colpire centri vitali come i distretti aeroportuali e alberghieri. Il crollo del piolo del dollaro di Hong Kong, come tutti i piani/massimali di prezzo, è inevitabile. Agganciare una valuta all’altra creerà sempre squilibrio insostenibile nei pagamenti che la banca centrale può solo coprire per così tanto tempo. Nel caso di Hong Kong, la spina alimentava, insieme alla crescita spettacolare della Cina, un mercato immobiliare follemente sopravvalutato. Quindi, attaccare il valore di detta proprietà è il modo con cui attaccare la valuta. Più a lungo durano tali proteste, alimentate e organizzate da elementi esteri (leggasi agenti dell’intelligence statunitense e britannica), maggiore è la probabilità che il capitale fugga da Hong Kong e mettendo in pericolo la valuta, creando all’improvviso una massiccia dislocazione del mercato.
Pensando al 2015 quando la Banca nazionale svizzera finalmente ruppe con l’ancoraggio in euro dopo essere passata all’hedge fund nel tentativo di fermare l’apprezzamento del franco sull’euro. Il fondo lasciò la coppia euro/franco all’improvviso, la notte, adeguandosi del 30% in pochi minuti. Quando si rompe un ancoraggio di questo tipo, i sistemi si rompono. Anche le società si rompono. Parte della pressione che l’occidente esercita sulla Cina è per aprire il proprio conto capitale e sottometterlo al controllo occidentale tramite afflussi di denaro fresco. Il fissaggio del dollaro di Hong Kong è la debolezza chiave dell’attuale accordo. Va di pari passo con i dazi idioti di Trump e le sanzioni del dipartimento del Tesoro alle imprese cinesi che intrattengono rapporti commerciali coll’Iran. È una strategia a più livelli. Parlando dell’Iran …
Ora che si ha idea della posta in gioco a Hong Kong, parliamo di ciò che accade in Arabia Saudita. Mentre Trump cerca di allontanare le sue decisioni politiche in Medio Oriente dall’orlo della guerra, stringendo accordi con Erdogan e Putin (attraverso Erdogan) per sbloccare la situazione di stallo in Siria, i suoi alleati a Riyadh e Tel Aviv fumano e alla fine giustamente temono per il loro futures. L’Iran e i suoi agenti hanno il sopravvento non solo in Siria ma in Yemen e Golfo Persico. La Cina non gioca più con Trump nell’acquisto di petrolio iraniano, annunciando di esser pronta ad investire 280 miliardi di dollari nell’industria iraniana del petrolio e del gas. Gli attacchi alla Saudi Aramco da parte degli huthi nello Yemen metteva il principe ereditario Muhamad bin Salman dietro l’ottava palla e le sue uniche opzioni erano cercare la pace. Lo stesso si può dire per Trump ora che gli si è acceso mezzo cervello e non è disposto a rischiare la terza guerra mondiale per un drone e alcune petroliere. Parlando di petroliere, sauditi e/o israeliani, che hanno più perdite con un Trump pacifista, erano probabilmente i responsabili dell’attacco alla petroliera iraniana nel Mar Rosso. Se non riescono a convincere gli Stati Uniti ad iniziare la guerra, forse possono istigarvi gli iraniani. Improbabile.
Trump e Benjamin Netanyahu, che lotta e probabilmente perderà il potere, cercavano invano d’inquadrare il conflitto coll’Iran esclusivamente sulle armi nucleari. Ma non si era mai trattato di questo. Si trattava di continuare la politica del caos per contrastare l’ascesa di Cina e Russia a nuovi signori dell’Eurasia. Niente di più, niente di meno. E destabilizzare completamente la regione per separare l’Iran da Russia e Cina è completamente fallimentare. L’Iran non si arrenderà mai. Putin ha detto al mondo che la Corea democratica preferirebbe mangiare terra piuttosto che rinunciare alle armi nucleari. L’Iran è nello stesso stato d’animo. Preferirebbe essere annientato piuttosto che cedere agli Stati Uniti un centimetro dopo settant’anni di interventi e carestie eclatanti. Allora eccoci qua. I sauditi sono l’anello debole dell’alleanza mediorientale degli Stati Uniti. Hong Kong è la debolezza finanziaria della Cina. Non mi sorprende vedere il classico comportamento da rivoluzione colorata ad Hong Kong insorgere nel giro di poche settimane dal tentativo fallito di far iniziare a Trump la guerra all’Iran, quando abbatté il drone nordamericano sul suo spazio aereo. Perché una volta che Trump rifiutò di saltare dall’orlo dell’Abisso, tutto ciò che accadeva da allora era prevedibile. Maggiori minacce alle risorse saudite, ulteriore instabilità delle infrastrutture petrolifere mondiali sullo sfondo della paralisi politica in Israele. Netanyahu è uscito dalla riserva effettuando attacchi alle milizie sciite irachene e probabilmente suscitando proteste contro un governo iracheno non più satrapia di DC e Tel Aviv. Il risultato è ora che il governo saudita è in guai seri. I prezzi del petrolio non possono aumentare e probabilmente si schianteranno nelle prossime settimane poiché il rallentamento globale attanaglia la testa dei trader. A quel punto rimarrò scioccato se gli huthi non attaccheranno di nuovo i sauditi, questa volta in modo più audace. Ciò che era in gioco in quell’attacco non è diverso da quello di Hong Kong, l’ancoraggio del Riyal saudita al dollaro USA. MbS non può finanziare il futuro del suo Paese senza l’IPO di Aramco, ormai fuori gioco fino al 2020, come minimo. E non può finanziare la sua spesa attuale col barile di petrolio a 55 dollari. Qualcosa deve fare. Ed è per questo che le notizie sulle proteste di Hong Kong si sono concentrate sul danno economico che la città subisce. È un semplice ricatto. Dente per dente. Il dollaro di Hong Kong per il Riyal saudita. La Cina ha bisogno di Hong Kong per tornare alla normalità. Le banche inglesi non vogliono Hong Kong sotto il controllo cinese. Molti dei loro trader sono obiettivi dell’estradizione per essere interrogati. Non si è mai trattato di una ventina di contorsionisti in un parco pubblico. Si trattava di strappare il controllo del mercato offshore dello yuan da parte delle banche inglesi che riciclavano denaro attraverso Hong Kong per finanziare operazioni di intelligence e militari in Asia. L’Arabia Saudita deve sopravvivere per mantenere intatto il petrodollaro e il deflusso di dollari continua mentre Trump crea i maggiori deficit che il mondo abbia mai visto.Se i sauditi rinunciano all’ancoraggio, il sistema di trasmissione del dollaro inizierà a crollare. Il commercio globale è il denaro alla base dell’economia globale. È la fonte della direzione del flusso di capitale, da cui viene sfruttato nei mercati bancari ombra.
Vi siete mai chiesti perché la FED abbia dovuto accendere le luci nella sua finestra sul retro la notte? Ora è aperto in modo permanente. Molto probabilmente è dovuto ai problemi provenienti dall’Europa. Aggiungetevi Hong Kong ed Arabia Saudita e ci si divertirà molto nella catapecchia. Trump va bene per la fine di certe parti dell’impero nordamericano, pur mantenendone altre. Ma ha lottato perché accadesse con le sue scadenze, non di Iran, Russia o Cina. Il tempo è scaduto. E ora il mondo inizia a bruciare.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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