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La Cina annuncia la fine del primato degli Stati Uniti nel Pacifico

SCF 8 ottobre 2019

Per decenni, gli Stati Uniti davano per scontata la capacità missilistica balistica della Cina, valutandola come forza dalla bassa capacità con impatto regionale limitato e praticamente senza valore strategico. Ma il 1° ottobre, durante la massiccia parata militare per celebrare il settantesimo anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese (RPC), Pechino avvertiva Stati Uniti e mondo che questa valutazione non é valida. In un sol colpo, la Cina avrà annullato il deterrente nucleare strategico nordamericano, la flotta del Pacifico e la capacità di difesa missilistica degli Stati Uniti. Coll’impressionante esposizione di nuovi sistemi d’arma, la Cina sottolineava la realtà che se gli Stati Uniti hanno trascorso gli ultimi due decenni sperperando migliaia di miliardi di dollari combattendo gli insorti in Medio Oriente, Pechino si concentrava solo a superare la superiorità militare nordamericana nel Pacifico. Se le capacità di queste nuove armi saranno prese nel valore nominale, la Cina avrà successo su questo fronte. In occidente, si chiama RMA, abbreviazione di “Rivoluzione negli affari militari”. Il termine fu coniato per la prima volta dal Maresciallo Nikolaj Ogarkov nei primi anni ’80. Ogarkov, che all’epoca era Capo di Stato Maggiore sovietico, parlò di “sviluppi nei mezzi di distruzione non nucleari [che] promettono di rendere possibile aumentare nettamente (di almeno un ordine di grandezza) il potenziale distruttivo delle armi convenzionali avvicinandole, per così dire, alle armi di distruzione di massa per efficacia”. Il lavoro di Ogarkov attrasse l’attenzione di Andrew Marshall, che diresse l’Ufficio valutazione della rete del Pentagono. Marshall prese la premessa di Ogarkov e la mise in azione, integrando la nuova tecnologia con concetti operativi innovativi che posizionarono l’esercito nordamericano nella possibilità di prevalere sull’esercito sovietico numericamente superiore in una guerra di terra in Europa. Le capacità dell’RMA di Marshall furono potentemente dimostrate dalla Guerra del Golfo nel 1991, quando gli Stati Uniti guidarono una coalizione che sconfisse facilmente Sadam Husayn.
Una delle nazioni che osservò attentamente l’impatto della RMA nordamericana nel Golfo Persico era la Cina. I teorici militari cinesi studiarono il modo in cui Marshall adattò le teorie di Ogarkov nella versione nordamericana di RMA e risposto con l’adattamento cinese, sviluppando armi specificamente progettate per superare la superiorità nordamericana in aree critiche. Queste armi divennero note come “Shashoujian”, o “Mac degli Assassini”, derivate dal modo tradizionale cinese di descrivere un’arma dalla potenza sorprendente. “Uno shashoujian”, osserva un giornale militare cinese, “è un’arma che ha un enorme effetto terrificante sul nemico e che può produrre un enorme attacco distruttivo”. Ancora più importante, il moderno concetto cinese di shashoujian non prevede un’unica arma, ma piuttosto un sistema di armi che si combinano per produrre l’effetto desiderato. Sconfiggere gli Stati Uniti in una guerra di terra non è mai stato un obiettivo dell’esercito cinese: la guerra di Corea fu un’anomalia storica. L’obiettivo della Cina era invece sviluppare armi shashoujian per salvaguardare la sicurezza nazionale e l’integrità territoriale. Ciò non può essere realizzato semplicemente imitando l’esempio del RMA statunitense; dovevano creare una superiorità militare unicamente cinese che combinasse la tecnologia occidentale con la saggezza orientale. “Questo”, credono i cinesi , “è la nostra carta per vincere la guerra del 21° secolo”. Per la Cina, i tre punti principali del potenziale attrito militare cogli Stati Uniti sono Taiwan, Corea del Sud-Giappone e Mar Cinese Meridionale. Oltre a Corea del Sud e Giappone, dove gli Stati Uniti hanno già dispiegato forze di terra e aeree, la principale minaccia per la Cina è la proiezione di potenza marittima dei gruppi tattici delle portaerei e navi d’assalto anfibie statunitensi. La risposta cinese fu sviluppare un’ampia capacità anti-accesso/interdizione(A2/AD) progettate per colpire le forze navali nordamericane prima che arrivassero nelle acque contese. Tradizionalmente, la Marina degli Stati Uniti si affidava a una combinazione di navi da guerra di superficie armate con sofisticati sistemi di difesa aerea, sottomarini e il considerevole contingente di velivoli da combattimento della portaerei per difendersi dalle minacce in tempo di guerra. La risposta della Cina arrivò sotto forma del missile a medio raggio DF-21D, soprannominato “killer di portaerei”. Con un raggio di 1450 – 1550 chilometri, il DF-21D impiega una testata manovrabile convenzionale ad alta potenza con un errore circolare di probabilità (CEP) di 10 metri, più che sufficiente per colpire un bersaglio delle dimensioni di una portaerei. Per completare il DF-21D, la Cina dispiegava anche il missile a raggio intermedio DF-26, soprannominato il “killer di Guam”, dal nome del territorio nordamericano che ospita le principali installazioni militari statunitensi. Come il DF-21, il DF-26 ha una versione convenzionale, che va utilizzata contro le navi. Entrambi i missili furono presentati nella parata militare del 2015 per commemorare la fondazione della RPC.
Gli Stati Uniti risposero alla minaccia DF-21/DF-26 aggiornando i cacciatorpediniere e incrociatori anti-missili e inviando a Guam l’avanzato sistema missilistico terra-aria Terminal High Altitude (THAAD). Un secondo sistema THAAD fu anche schierato in Corea del Sud. Dal punto di vista nordamericano, questi aggiornamenti compensano i progressi cinesi nella tecnologia dei missili balistici, ripristinando la capacità di proiezione di potenza marittima spina dorsale della posizione militare degli Stati Uniti nel Pacifico. Per quanto potenti, tuttavia, DF-21D e DF-26 non sono le armi shashoujian immaginate dai pianificatori militari cinesi, avendo capacità di risposta, al contrario della tecnologia rivoluzionaria. La presentazione del vero shashoujian fu riservata alla sfilata della scorsa settimana sotto forma dei missili DF-100 e DF-17. Il DF-100 è un missile da crociera supersonico montato sul autoveicolo e “caratterizzato da lunga gittata, alta precisione e reattività rapida”, secondo la stampa cinese. Se combinato con la minaccia DF-21/DF-26, il DF-100 ha lo scopo di sopraffare qualsiasi capacità di difesa missilistica degli Stati Uniti, trasformando la Marina in un bersaglio immobile virtuale. Per quanto impressionante sia il DF-100, tuttavia fu messo in ombra dal DF-17, missile da crociera a lungo raggio dotato di testata planante ipersonica, che manovra a una velocità di oltre sette volte superiore al suono, più veloce di qualsiasi altro missile gli Stati Uniti hanno per intercettarlo. Nulla nell’attuale arsenale statunitense può sconfiggere il DF-17, non le navi antimissile potenziate, il THAAD o gli intercettatori terrestri (GBI) basati in Alaska. In breve, in caso di scontro navale tra Cina e Stati Uniti, la probabilità che la flotta nordamericana venga affondata nell’Oceano Pacifico è molto alta.
La potenziale perdita della flotta del Pacifico non può essere presa alla leggera: potrebbe innescare l’uso di armi nucleari in risposta. La minaccia di un attacco nucleare nordamericano è sempre stata l’asso nella manica degli Stati Uniti nei confronti della Cina, data la debole potenza nucleare strategica di quella nazione. Dagli anni ’80, la Cina ha un piccolo numero di obsoleti missili balistici intercontinentali a propellente liquido come deterrente strategico. Questi missili hanno un tempo di risposta lento e potrebbero essere facilmente distrutti da qualsiasi attacco preventivo concertato. La Cina potenziava la forza ICBM alla fine degli anni ’90 con un nuovo missile mobile a propellente solido, il DF-31. Nei successivi due decenni, la Cina ha aggiornato il DF-31, migliorandone accuratezza e mobilità e aumentando il numero di testate da una a tre. Ma anche col miglioramento del DF-31, la Cina rimase in netto svantaggio cogli Stati Uniti per potenza nucleare strategica generale. Se è probabile che alcuni missili DF-31 possano essere lanciati e le loro testate raggiungere gli obiettivi negli Stati Uniti, il DF-31 non era un sistema da “distruggo la nazione”. In breve, qualsiasi scambio nucleare strategico tra Cina e Stati Uniti finirebbe cogli USA intatti e la Cina annientata. Pertanto, qualsiasi escalation militare della Cina che avrebbe potuto potenzialmente concludersi in una guerra nucleare totale era un suicidio, annullando in effetti qualsiasi vantaggio che la Cina avesse ottenuto schierando i missili DF-100 e DF-17. Arriva il DF-41, l’arma shashoujian per eccellenza della Cina. ICBM a tre stadi, mobile su strada dotato di 6-10 testate su veicoli di rientro multiple a puntamento indipendente (MIRV), il DF-41 fornisce alla Cina un deterrente nucleare in grado di sopravvivere al primo attacco nucleare nordamericano e di infliggere il colpo mortale agli Stati Uniti per rappresaglia. Il DF-41 è la svolta strategica consentendo alla Cina di avere la posizione deterrente nucleare della distruzione reciproca assicurata (MAD) precedentemente esclusiva solo a Stati Uniti e Russia. In tal modo, la Cina guadagnava un vantaggio strategico sugli Stati Uniti nella proiezione di potenza concorrenziale nel Pacifico. Possedendo capacità A2/AD praticamente inarrestabile, Pechino è ben posizionata nel respingere in modo aggressivo la proiezione di potenza marittima degli Stati Uniti nel Mar Cinese Meridionale e nello Stretto di Taiwan .
La maggior parte di chi ha assistito alla parata militare cinese del 1° ottobre ha visto ciò che sembravano dei missili interessanti. L’osservatore informato, tuttavia, assisteva alla fine di un’era. In precedenza, gli Stati Uniti potevano contare sulla propria deterrenza nucleare strategica per frenare qualsiasi reazione decisiva cinese alle aggressive manovre militari nordamericane nel Pacifico. Grazie al DF-41, questa possibilità non esiste più. Ora gli Stati Uniti saranno costretti a calcolare il rischio disposti a correre nel far valere la sacrosanta “libertà di navigazione”. Mentre l’impegno degli Stati Uniti nei confronti dell’indipendenza di Taiwan rimane costante, la volontà di entrare in guerra con la Cina sul Mar Cinese Meridionale potrebbe non essere così ferma. La linea di fondo è che la Cina, con un budget per la difesa di circa 250 miliardi, ha combinato con successo “tecnologia occidentale e saggezza orientale”, a cui gli Stati Uniti non hanno risposta.

Traduzione di Alessandro Lattanzio