L’alleanza anti-Iran è in crisi

PressTV 4 ottobre 2019

L’alleanza anti-iraniana stipulata tra i capi di Stati Uniti, Israele ed Arabia Saudita vacilla poiché ciascuno è sopraffatto dai propri dilemmi, secondo il quotidiano israeliano Haaretz. “I tre capi che hanno guidato la linea anti-Iran negli ultimi anni sono assorbiti dalle proprie crisi interne, questa settimana”, scriveva Haaretz, che notava l’indagine per l’impeachment recentemente intensificatasi sul presidente degli Stati Uniti Donald Trump e le udienze preliminari per incriminazione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu la settimana prima, come segnale che i due capi sono impantanati da una crisi. Harretz notava anche che la “misteriosa” morte della guardia del corpo personale di re Salman bin Abdulaziz al-Saud in Arabia Saudita, all’inizio della settimana, aveva “imbarazzato” il principe ereditario Muhamad bin Salman. Riyadh deve affrontare nuove critiche nell’anniversario del brutale omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, scriveva Haaretz.
Indicando le altre sconfitte di Riyadh, Haaretz evidenziava l’importante operazione yemenita nella regione del Najran contro le truppe saudite. L’operazione comportò alla morte di circa 200 forze saudite e alla cattura di altre 2000 truppe.

La “settimana rilassata” dell’Iran
L’articolo descriveva gli ultimi sviluppi internazionali dell’Iran, per confronto, sostenendo che il Paese aveva vissuto una “settimana rilassata” nonostante “la pressione delle sanzioni statunitensi e il disagio economico nel Paese”, scrivendo che “la scorsa settimana il Presidente Hassan Rohani riceveva un’accoglienza entusiasta all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York”, aggiungendo che Trump “corteggiava” il presidente iraniano per una possibilità d’incontrarlo. Il quotidiano aggiunse che gli sviluppi segnavano un netto contrasto con la retorica iniziale dell’amministrazione Trump contro l’Iran, quando Washington si ritirò dall’accordo nucleare iraniano del 2015 e annuncià una campagna di “massima pressione” su Teheran. Sempre indicando il cambiamento di tono di Riyad nei confronti dell’Iran, l’articolo evidenziava che il principe ereditario saudita aveva sollecitato una soluzione “pacifica” sulle tensioni coll’Iran in un’intervista all’inizio della settimana. Il principe ereditario aveva dichiarato che una guerra con l’Iran avrebbe portato al “collasso totale dell’economia globale”.
Haaretz affermava che tali sviluppi avvenivano nonostante Washington e Riyadh avessero accusato l’Iran del grande attacco dei droni yemeniti del 14 settembre alle installazioni petrolifere dell’Arabia Saudita, un’accusa smentita fermamente da Teheran. “Non solo l’attacco sofisticato e distruttivo alle strutture petrolifere saudite del mese scorso non ebbe una risposta militare da Riyad o Washington, ma l’Arabia Saudita aveva anche chiarito che supportava il dialogo con Teheran”, scriveva. Il principe ereditario saudita era già noto per la retorica esclusivamente bellicosa contro Teheran. Nel maggio 2017, il principe ereditario saudita accusò Teheran di aver tentato di dominare il mondo musulmano. Promise allora una guerra “nell’Iran”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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