La “volontà di potenza” di Trump e la corsa degli USA al dominio mondiale

Prof. James Petras, Global Research 8 giugno 2018

Il mondo è lacerato da conflitti di classe in America Latina, conflitti politici tra anglo-statunitensi e russi e conflitti economici tra Washington ed Europa e Asia. I conflitti hanno messo in discussione la capacità delle élite dirigenti di promuovere la crescita, di assicurare la stabilità internazionale e di promuovere la cooperazione globale. Per comprendere la sottostante fonte dei conflitti è essenziale identificare e smascherare gli interessi politici ed economici che diffondono e approfondiscono i conflitti di classe, regionali e globali.

America Latina: riforme che deformano
Negli ultimi decenni in America Latina i governanti hanno detto e chiesto che le “riforme” siano essenziali per stimolare e sostenere la crescita e promuovere equità e sostenibilità. Le “riforme” implicano l’attuazione di “cambiamenti strutturali” che richiedevano privatizzazione su vasta scala per incoraggiare l’imprenditorialità e la corruzione dello Stato; deregolamentazione dell’economia per stimolare gli investimenti esteri e interni; flessibilità del lavoro per “liberare” i mercati del lavoro e aumentare l’occupazione; e abbassare le tasse aziendali. Secondo i riformatori tutto ciò porterà a liberi mercati e promuoverà i valori democratici. Negli ultimi trent’anni, le élite dominanti in America Latina hanno attuato le riforme strutturali del FMI e della Banca mondiale in due periodi ciclici: nel 1989-1999 e più recentemente nel 2015-2018. In entrambi i casi le riforme hanno portato a una serie di importanti deformazioni economiche, politiche e sociali. Durante il primo ciclo di “riforme”, la privatizzazione ha concentrato la ricchezza trasferendo mezzi di produzione pubblici agli oligarchi e rafforzato i monopoli privati, il che aggravava le disuguaglianze ed acuiva le divisioni di classe. La deregolamentazione ha portato a speculazione finanziaria, evasione fiscale, fuga di capitali e corruzione tra pubblico e privato. Le “riforme” deformarono la struttura di classe esistente provocando sconvolgimenti sociali, facendo precipitare il crollo delle “riforme” guidate dall’élite e l’avvento di un decennio di governi nazionalisti populisti. I populisti restaurarono e ampliarono le riforme sociali, ma non cambiarono le “deformazioni” politiche ed economiche nello Stato. Un decennio dopo (2015) i “riformatori” tornarono al potere e ripristinarono le politiche regressive del libero mercato della precedente élite neo-liberista al potere. Entro il 2018 un nuovo ciclo di conflitti di classe esplode in Brasile ed Argentina, minacciando di rovesciare l’attuale ordine del mercato libero incentrato negli USA.

Russofobia anglo-statunitense come falso miracolo; la resurrezione post-Cristo
Nella propaganda per screditare e isolare la Russia, Regno Unito e Ucraina, e i coraggiosi disertori di Washington, accusavano Mosca di omicidi con veleno e proiettili. Le presunte vittime apparvero poi vive in tempo utile! Il 4 marzo 2018, la premier del Regno Unito Theresa May affermò che Sergej Skripal e sua figlia Julija furono avvelenati da agenti segreti russi. Il segretario agli Esteri Boris “Bobo” Johnson definì il veleno, “l’agente più mortale che l’uomo conosca” (sic), il Novichok. Secondo “Terry e Bobo” il veleno uccide in 30 secondi. Due mesi dopo Sergej e Julija furono visti passeggiare in un parco. Le false accuse furono promosse da tutti i mass media anglo-statunitensi. Il Regno Unito incriminò Putin di “crimini contro l’umanità”, sostenendo ulteriori sanzioni diplomatiche ed economiche, aumentando le spese militari per la difesa della patria ed esortando il presidente Trump a prendere misure energiche. Una volta che le “vittime” risorsero, “i media non misero mai in discussione la pretesa del regime su una cospirazione russa pianificata al massimo livello. Il Regno Unito ottenne alcuni banali meriti da Washington, che tuttavia non impedivano al presidente Trump di decidere dazi a due cifre sulle esportazioni inglesi di acciaio e alluminio (ed altri in arrivo)! L’Ucraina aderiva alla linea dei rospi cercando di ottenere l’approvazione del presidente Trump preparando un’altra sceneggiata su un omicidio russo. Questa volta i capi ucraini affermarono che agenti del Cremlino assassinarono tale Arkadij Babchenko, un giornalista russofobo autoesiliatosi a Kiev. Il 29 maggio 2018, Arkadij fu trovato “assassinato”, come disse il presidente ucraino Petro Poroshenko e ripetuto, abbellito e diffuso da tutti i mass media occidentali. Il 31 maggio, tale “Arkady” dagli occhi sgranati apparve vivo e sostenendo che la sua “resurrezione” era un complotto pianificato per catturare un agente russo! I regimi occidentali, mettono l’abuso di menzogne, complotti e cospirazioni al centro della spinta imperiale al predominio mondiale. In Siria, gli Stati Uniti accusarono Damasco di usare gas velenoso contro il proprio popolo per giustificare l’attacco terroristico della popolazione di Aleppo da parte della NATO! In Libia, Obama e Clinton affermarono che il Presidente Gheddafi distribuì il Viagra ai suoi soldati per stuprare civili inermi, scatenando l’attacco terroristico USA-UE per bombardare la Libia e stuprare ed uccidere il Presidente Gheddafi. La domanda è se i capi occidentali cercheranno il riconoscimento del Papa per le risurrezioni della CIA in coincidenza con la Pasqua?

“Appeasement” e “Trionfo della volontà” di Trump
L’Unione europea, che si preoccupa della presa del presidente Trump sul potere globale, ne ha solo suscitato il desiderio di dominarne i mercati, dettare le relazioni commerciali e la spesa per la difesa. Trump dice all’UE che i suoi nemici sono i loro. Trump crede nella dottrina del commercio unilaterale e agli ‘accordi’ basati sul principio che gli Stati Uniti decidono cosa vendere, quanto pagare e cosa acquistare. La gigantesca multinazionale petrolifera francese Total, che aveva promesso d’investire in Iran, piegandosi a Trump s’è ritirata dall’accordo e ha fatto orecchie da mercante al presidente francese. Il presidente Macron, di fronte ai dazi statunitensi sulle esportazioni francesi, s’inginocchiava a Trump. Parigi sosterrà “sforzi congiunti per ridurre le sovraccapacità, regolamentare le sovvenzioni e proteggere la proprietà intellettuale”. Trump ascoltava la cerchia dell’UE che mendicava, e gli imponeva dazi, chiedendo altro. L’UE ha promise ritorsioni ai dazi di Trump… facendosi risucchiare nella guerra commerciale di Trump con la Cina. La Commissione europea (CE) annunciava una causa contro… la Cina! Facendo eco alle accuse di Trump che Pechino commettesse il “crimine” d’insistere (“forzare” nella retorica dell’UE), che gli investitori stranieri trasferiscano tecnologia per poter fare affari. Trump si volgeva a Messico e Canada, suoi alleati feroci nel NAFTA schiaffeggiandogli coi dazi. Il primo ministro canadese Justin Trudeau fu “costernato” dopo aver cenato con Trump in un’imbarazzante offensiva del fascino, Trump mangiò, bevette ed impose i dazi su acciaio e alluminio, minacciando di ritirarsi dall’Accordo di libero scambio nordamericano. In risposta, Trudeau citò un secolo e mezzo di appoggio militare canadese alle guerre imperiali statunitensi. Inutilmente! Per Trump, il passato è il passato. È tempo di andare avanti e per il Canada di ‘comprare americano’. E quando Trudeau parlò d’imporre dazi reciproci sulle esportazioni statunitensi, Trump minacciò di rompere tutti gli accordi commerciali. A quel punto Trudeau propose “ulteriori” negoziati. I dazi di Trump sulle esportazioni di acciaio e alluminio messicano evocavano la robusta risposta del vero alleato del trattato: il presidente messicano Enrique Pena Nieto che sosteneva che i negoziati “proseguivano” e che le compagnie statunitensi erano “interessate”! Più il duro Trump spingeva, più si ritiravano i suoi “alleati” europei e nordamericani. Di fronte alle rappresaglie retoriche dall’UE, Trump twittava alla faccia della prima ministra tedesca Merkel, minacciando d’imporre alla Germania dazi alle auto del valore di 20 miliardi di dollari. La prima ministra tedesca e il capo della Volkswagen ruppero le fila dell’UE, dimenticando ogni discorso su ritorsione e “unità” dell’UE, abbracciando i negoziati e proponendo “accordi bilaterali transatlantici nei termini di Trump!” Trump non improvvisa, né è “erratico”. Esercita il potere; sa che l’assenza di spina dorsale dei concorrenti è accompagnata da reciproci tradimenti e ne sfrutta l’appeasement, incoraggiandoli a strisciare. Il presidente Trump esibisce la “volontà di potenza”. L’appeasement negli anni Trenta permise alla Germania di sconfiggere ed occupare l’Europa. Il presidente Trump, nel XXI secolo. sconfigge l’UE e ne conquista i mercati.

Conclusioni
Il linguaggio della politica è la politica delle potenze mondiali dominanti. Le “riforme” di Trump hanno deformato trattati ed alleanze passati e presenti, alleanze ed accordi sono dettati dalla sua corsa al dominio del mondo. Mentre Regno Unito e Ucraina fanno commissioni, fabbricano omicidi e resuscitano morti, Trump punta al premio; i maggiori mercati mondiali: UE e Cina. Sì, Trump può ringraziare i canadesi per essere morti nelle guerre degli Stati Uniti in Asia, Medio Oriente e America Latina, ma dice al primo ministro Trudeau: “Gli affari sono affari Justin, ora chinati e canta “God Bless America”. Lo stesso vale per Theresa May e Boris Johnson: chiudete gli occhi e beatevi nel guardare i nostri dazi chiudere le vostre acciaierie oggi e i vostri impianti per auto domani. Trump conosce i suoi vili alleati. Fa la morale: “più li fai a pezzi e più gli piace”! Questa è la dottrina Trump. E non sono solo sue opinioni personali: il mercato azionario l’adora; i miliardari e i produttori della Silicon Valley si affidano al protezionismo interno e ai mercati liberi all’estero. Trump sarà stato intrattenuto dal quartetto Trudeau, Macron, Merkel e May che eseguiva la composizione originale: “Rendere l’America più forte in un mondo di vili”.

Il Prof. James Petras è ricercatore associato del Centro di ricerca sulla globalizzazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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