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Perché il patriottismo prevale sull’etnicismo

Un ringraziamento speciale agli esperti Slobodan Antonic e Zoltán Csala
Drago Bosnic, FRN 1 ottobre 2019

Quando si parla di nazionalismo, i media occidentali usano spesso il termine con una connotazione ampiamente negativa. Tuttavia, quanti nell’occidente dominato dal neoliberismo sanno davvero qualcosa del nazionalismo? Presumibilmente, la risposta è poca o nulla. Per comprendere il nazionalismo, dobbiamo tornare alle sue radici. Sebbene il nazionalismo fu definito solo tra la fine del 18° e l’inizio del 19° secolo, sistemi sociali molto simili al nazionalismo esistettero da quando esiste la civiltà umana. Naturalmente, alcuna ideologia è perfetta, neanche il nazionalismo. La forma più radicale di nazionalismo, il nazismo, uccise decine di milioni di persone e portò sofferenze indicibili a centinaia di milioni. Tuttavia, potremmo dire lo stesso di ogni iterazione radicale di qualsiasi ideologia. Ecco perché il nazionalismo dovrebbe essere studiato da una prospettiva piuttosto diversa e imparziale. Possiamo universalmente concordare sul fatto che il nazionalismo di origine etnica è probabilmente il nazionalismo dal minor successo e che proprio esso sospinse il mondo nel bagno di sangue di innumerevoli guerre dall’inizio del XIX secolo. Tuttavia, esiste un tipo di nazionalismo che si è dimostrato non solo “dal volto umano”, ma anche fattore coesivo molto significativo per molte società multietniche.

Impero russo/URSS/Federazione russa
I “cattivi russi”. Se dipende dai media occidentali, la stessa parola “russo” è negativa. Insieme alla parola “nazionalismo”, probabilmente causa l’esaurimento nervoso dei neoliberisti. “Aggressione russa, invasione russa, ingerenza russa”, ecc. Tutto ciò rende di default il nazionalismo russo piuttosto brutto. Tuttavia, la realtà è molto diversa. Nella stessa Russia, i russi etnici rappresentano l’80% della popolazione. Il resto sono innumerevoli minoranze della Russia. Ma a differenza della maggioranza delle minoranze in occidente (la maggior parte minoranze grazie al colonialismo occidentale), le minoranze russe non sono oppresse e sono integrate nella società russa, pur mantenendo l’identità etnica. E molti sono nazionalisti russi in piena regola (coi burjati in testa, davanti persino ai russi etnici). Nell’impero russo e nell’URSS, i russi erano poco più del 50% della popolazione. Tuttavia, l’Impero russo sopravvisse e prosperò per secoli. L’impero russo, sebbene imperfetto come qualsiasi altro Paese, non era in realtà una potenza coloniale di tipo occidentale. Se così fosse stato, pochi o nessuno dei popoli indigeni della Siberia e dell’Asia centrale sarebbe sopravvissuto a secoli di dominio russo. Come fu possibile tutto ciò? Innanzitutto, esaminiamo come i russi si vedono davvero. I russi etnici sono uno dei 194 gruppi etnici che vivono in Russia. Nonostante l’80,90% della popolazione si dichiari etnicamente russa, la Costituzione dichiara che la Russia è uno Stato multinazionale (multietnico) e denominato “popolo multinazionale della Russia” nazione sovrana (cioè non etnicamente russa, ufficialmente la Russia non è uno Stato-nazione). La parola russa usata per i cittadini della Russia è diversa dalla parola per russo etnico e altre lingue spesso non distinguono questi due gruppi. Ci sono due parole russe che sono comunemente tradotte in inglese come “russi”. Uno è russkie, che significa “russi etnici”. Un altro è rossijane, che significa “cittadini della Russia”. Tuttavia, in inglese, questa distinzione è assente. Sia i cittadini russi che i russi etnici vengono definiti semplicemente russi. È così almeno dal 16° secolo. Ciò permise d’integrare non solo persone di diversa etnia, ma anche di diversa fede e cultura. Svedesi, finlandesi, tedeschi, tartari, popoli siberiani e persino popoli dall’identità nazionale molto forte come armeni e georgiani, si consideravano russi. Uno dei primi zar della Russia fu un tartaro, nato musulmano e convertitosi al cristianesimo ortodosso che divenne lo zar Simeon Bekbulatovich. Da allora, anche molti stranieri, in particolare tedeschi e in misura minore francesi, giunsero in Russia e s’integrarono nella società russa. Questa inclusività, praticata un millennio prima che un’idea del genere raggiungesse il moderno occidente virtuoso, aiutò la Russia a divenire una vera superpotenza. Oltre ai popoli menzionati che vivevano nell’impero russo, ce n’erano molti altri che oppressi altrove scelsero la Russia come nuova patria. Gli schiavi etiopi catturati dall’impero ottomano furono acquistati da imperatori e nobili russi e liberati. Il conte Sava Vladislavich-Raguzinskij, un serbo etnico al servizio russo (altro cruciale non russo) acquistò uno di questi schiavi ottomani. Lo schiavo era etiope-camerunese, Abram Petrovich Gannibal. Questo russo naturalizzato ricevette un’istruzione eccellente. Gannibal scelse il servizio militare e divenne generale dell’esercito russo. È anche un antenato di uno dei più grandi poeti mai vissuti, Aleksandr Pushkin. Un altro fatto interessante di Abram Petrovich Gannibal è che in realtà ispirò un altro grande russo nel diventare un soldato. All’epoca era solo un ragazzo malato, ma l’ascesa a generale di Gannibal l’ispirò ad arruolarsi nell’esercito russo. Il ragazzo non era altri che Aleksandr Suvorov, uno dei più grandi comandanti militari della storia mondiale, noto per essere uno dei pochi comandanti che non perse mai una battaglia, nonostante avesse prestato servizio nell’Armata russa per 54 anni. Andando oltre, troviamo russi tedeschi, olandesi, armeni, georgiani e persino scozzesi che furono cruciali nel fare della Russia una superpotenza. La tendenza continuò con l’URSS e la Federazione Russa. Uno dei leader più importanti della storia russa fu sicuramente Josif Stalin. Nonostante le molte controversie sulla sua personalità, quest’uomo guidò la Russia in uno dei periodi più difficili della storia. Prendendo il potere nel 1924, Stalin ereditò un’economia relativamente debole e un Paese che aveva bisogno di una modernizzazione urgente. Nel 1953, Stalin trasformò il Paese quasi semifeudale in una vera superpotenza che sconfisse il potente Terzo Reich nazista, ebbe le armi nucleari e divenne una potenza spaziale di primo piano, con un’economia seconda solo a quella degli Stati Uniti. Il suo vero nome era Ioseb Besarionis dze Jughashvili ed era di etnia georgiana. Nella Russia moderna, uno dei leader più importanti è il Ministro della Difesa Sergej Shojgu. Amato comandante e uno dei riformatori più prolifici, uomo che praticamente ha trasformato da solo l’ingombrante esercito russo del periodo sovietico in uno più piccolo ma molto più efficace e forza militare letale in grado di affrontare qualsiasi minaccia alla sicurezza della Russia, che sia la NATO o i terroristi. Sergej Kuzhugetovich Shojgu è originario di Tuva.

Serbia/Jugoslavia
Un altro spauracchio nazionalista che l’occidente adora usare solo per spacciarsi virtuoso sono i Serbi “macellai, selvaggi genocidi”, ecc. Sin dal primo Medioevo, i serbi, così come i russi furono sempre inclusivi. L’imperatore serbo Dushan il Potente si autoproclamò imperatore e autocrate di serbi, greci e bulgari. Durante l’invasione ottomana, i serbi combatterono gli invasori turchi insieme a greci, bulgari, valacchi (rumeni), ungheresi e altri. Tutti questi popoli furono trattati allo stesso modo e contribuirono ugualmente alla lotta contro gli ottomani. Dopo che la Serbia si liberò dagli ottomani tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, questa pratica continuò. All’inizio del 1800, la Costituzione serba garantiva uguali diritti a tutti i cittadini indipendentemente dall’origine etnica, mentre la schiavitù, portata dagli invasori ottomani e che non esistette mai in alcuna entità serba indipendente, fu immediatamente messa al bando. Durante questo periodo innumerevoli cechi, slovacchi, greci, polacchi, rumeni, bulgari, serbi lusaziani (noti come sorbi) della Germania orientale, così come molti tedeschi, arrivarono in Serbia poiché avevano più diritti in Serbia che nei loro Paesi d’origine. Questa pratica continuò nel 20° secolo, quando molti musulmani, ebrei e persone di altre fedi si identificavano come serbi musulmani, ebraici o cattolici. La stragrande maggioranza della popolazione fu sempre cristiana ortodossa, ma a differenza degli imperi vicini, non vi fu alcuna conversione forzata o serbizzazione forzata. Durante la Prima guerra mondiale, molti francesi, irlandesi, inglesi, russi, cechi, slovacchi, polacchi, rumeni e serbi lusaziani (come il generale Pavle Jurisic) combatterono per la liberazione della Serbia. Dopo la guerra, invece di unire semplicemente le terre serbe liberate, i serbi continuarono a liberare altri slavi del sud e formarono la Jugoslavia, rinunciando al proprio Stato e integrandolo in un’idea completamente nuova. Nonostante ciò, croati, sloveni e altri scelsero di mantenere l’identità nazionale. In Serbia, ora solo una delle regioni della Jugoslavia, lungi dal comprendere tutte le terre serbe, le minoranze ebbero un’autonomia territoriale, culturale e linguistica senza precedenti. In alcuni casi, questo si rivelò un grave errore e fu usato contro il governo centrale principalmente da croati, bosniaci e albanesi, che commisero lo spregevole genocidio congiunto contro i serbi nella Seconda guerra mondiale. Dopo la guerra, le nuove autorità comuniste si adoperarono per creare ancora più gruppi etnici a spese dei serbi. Eppure, i serbi non dimostrarono alcuna opposizione a ciò. Furono dati più diritti ai nuovi gruppi. Negli anni ’90, questo fu usato di nuovo contro la Serbia. E ancora, soprattutto da croati, bosniaci e albanesi. Tuttavia, a differenza di tali gruppi, altri gruppi rimasero non solo cittadini rispettosi della legge, ma anche dimostrarono lealtà verso il Paese. Ungheresi, rumeni, valacchi, cechi, slovacchi, molti musulmani e altri gruppi combatterono per la Serbia e contro gli invasori della NATO e i già menzionati gruppi insidiosi che volontariamente divennero carne da cannone della NATO.
I migliori esempi di leali minoranze etniche durante gli anni ’90 vennero dagli ungheresi. Vivendo nella Serbia settentrionale, gli ungheresi cattolici vivono fianco dei serbi da oltre mille anni. La storia delle relazioni serbo-ungheresi era mista, ma in generale i due popoli vivono buoni rapporti, salvo conflitti accesi e spenti tra il XIX e l’inizio del XX secolo. Le relazioni furono finalmente cementate dopo la Seconda guerra mondiale. Da allora, gli ungheresi sono stati tra le minoranze etniche più fedeli alla Serbia. Durante l’aggressione della NATO, gli ungheresi nell’esercito serbo combatterono coraggiosamente per la Patria serba. Uno degli esempi più sorprendenti è quello del soldato ungherese dell’esercito serbo Tibor Cerna (1978-1999). Durante le azioni contro i terroristi albanesi, lasciò volontariamente il rifugio coll’intenzione di aiutare la squadra di cecchini dell’esercito serbo a scoprire la posizione di un cecchino nemico, presumibilmente un soldato delle forze speciali della NATO che aveva ucciso molti compagni di Tibor. Poco dopo esser uscito all’aperto, un proiettile lo colpì al petto. Anche se gravemente ferito, rimase in piedi fino al colpo successivo, al collo. Grazie al suo eroico sacrificio, un cecchino serbo scoprì la posizione del cecchino nemico eliminandolo. Un altro eroe serbo di etnia ungherese è il leggendario Colonnello Zoltán Dani, noto per l’incredibile impresa pochi giorni dopo l’inizio dell’aggressione della NATO alla Serbia. La brillante impresa di Dani avvenne mentre era comandante della 3.za batteria della 250.ma Brigata SAM, che sotto le sue istruzioni abbatté un bombardiere stealth F-117 Nighthawk della NATO vicino al villaggio di Bu?anovci, il 27 marzo 1999. Il il successo fu ottenuto col sistema sovietico S-125 Neva degli anni ’60. Questo è l’unico abbattimento noto di un aereo stealth finora.
Al giorno d’oggi, la comunità ungherese serba non è meno patriottica. Un altro grande uomo, ungherese e vero patriota serbo è Zoltán Csala. Il signor Csala, che vive all’estero, è uno dei fondatori e leader dei Guardiani del cirillico, insieme ad altri connazionali serbi. L’obiettivo dei Guardiani del cirillico è promuovere l’uso dell’antica scrittura cirillica serba, dando così un contributo cruciale alla conservazione di una delle pietre miliari della cultura serba.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Una risposta a “Perché il patriottismo prevale sull’etnicismo”

  1. mi permetta una riflessione che forse non la troverà d’accordo.
    Gli ipocriti liberali usano per facile demagogia il termine nazionalismo calunnioso e infamante. Ma:
    NAZIONALISMO è ideologia di supremazia: fonda ordine internazionale di inimicizia e legittima la guerra.
    SOVRANISMO è ideologia di reciproco riconoscimento fra Stati della dignità alla autodeterminazione della decisione: fonda ordine internazionale collaborativo di pace e di rispetto delle reciproche risorse economiche.
    USA sono nazionalisti, ergo imperialisti, mascherati di internazionalismo.
    Russia è sovranista, ossia anti-imperialista, e si rapporta con il più piccolo stato del mondo come se si rapportasse col più grande.
    La saluto con rispetto, ringraziandola per questo sito che offre articoli altrimenti inconoscibili.

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