Crea sito

Stati Uniti in lotta sull’Asia centrale

Vladimir Platov New Eastern Outlook 27.09.2019

Già nel 1997, durante il discorso alla Johns Hopkins University, l’allora vicesegretario di Stato nordamericano Strobe Talbott definì una serie di principi che in seguito divennero noti come dottrina Talbott. Senza entrare nei dettagli, la premessa era la seguente: “Non abbiamo affari in Asia centrale, ma non permetteremo a nessuno di avevi peso”. Tuttavia, negli anni ’90, l’idea di rafforzare le posizioni statunitensi nelle nazioni dell’Asia centrale della CSI ispirò solo i teorici di Washington. Ci furono diverse ragioni per ciò, tra cui quella chiave fu la rimozione delle armi nucleari dal Kazakistan nell’aprile 1996, nell’ambito del programma cooperativo di riduzione delle minacce di Nunn-Lugar. In altre parole, la “minaccia principale” fu eliminata e non era necessario che gli Stati Uniti stabilissero relazioni strette coi Paesi dell’Asia centrale. Anche il numero di accordi e memorandum bilaterali firmati nel 1996 si ridusse a 0 dalle dozzine nel 1995. Di conseguenza, la maggior parte dei programmi statunitensi in Asia centrale avviati al momento non furono realizzati. E le nazioni dell’Asia centrale divennero persino dominio dell’Ufficio di presidenza nel dipartimento di Stato nordamericano, responsabile dell’Afghanistan e non dello spazio post-sovietico. L’influenza degli Stati Uniti nella regione diminuì notevolmente dopo la chiusura delle basi militari d Khanabad (Uzbekistan) e Manas (a Bishkek, Kirghizistan). Tuttavia, anche il predecessore di Donald Trump, Barack Obama, iniziò a prendere sempre più seriamente in considerazione l’idea di affrontare Russia e Cina in Asia centrale aumentando influenza e conflitto politico degli Stati Uniti e persino organizzando “rivoluzioni colorate” con l’aiuto di varie organizzazioni non profit. Per promuovere politiche ed interessi degli Stati Uniti in questa regione, nell’ultimo anno della sua presidenza, Barack Obama propose a Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan di intrattenere regolarmente negoziati. Tale piattaforma fu successivamente chiamata C5+1 (ovvero le cinque nazioni dell’Asia centrale più gli Stati Uniti). Gli Stati Uniti inoltre ricordarono le iniziative infrastrutturali coinvolgenti le nazioni dell’Asia centrale, concepite all’inizio degli anni ’90, come i numerosi concetti di Washington Grande Asia centrale e Grande Medio Oriente. La premessa chiave di ciò era trattare le cinque repubbliche ex-sovietiche come parte integrale del mondo musulmano e di vederle come ulteriore mezzo per rimuovere questa regione dalle sfere di influenza di Russia e Cina. Tuttavia, né i programmi né il nuovo formato C5+1 avvicinarono gli Stati Uniti all’obiettivo di rafforzare le proprie posizioni nella regione e la fine del mandato presidenziale di Barack Obama sembrò aver messo fine a tali iniziative.
Donald Trump ricordò la piattaforma C5+1 solo dopo due anni di presidenza, principalmente a causa delle crescenti tensioni in Afghanistan e della necessità per la Casa Bianca di trovare una soluzione al problema di ridurre la propria presenza in queste nazione e regione volatili. Il presidente degli Stati Uniti si era addirittura fissato all’idea di trovare partner nella regione che fossero pronti ad assumersi parte della responsabilità sulla questione summenzionata. Quando i Paesi dell’Asia centrale espressero disponibilità, Donald Trump rispose immediatamente inviando il sottosegretario di Stato agli affari politici David Hale nella regione, ad agosto. Secondo il parere di numerosi esperti, anche se gli Stati Uniti non dispongono di un’agenda globale a lungo termine per la regione, l’obiettivo principale della visita di David Hale era discutere l’entità del coinvolgimento delle nazioni dell’Asia centrale nella risoluzione della questione afgana a vantaggio di Washington, e usarne le leve d’influenza per indebolire le posizioni di Russia, Cina ed Iran in questa parte del mondo. Indubbiamente, la collaborazione attiva tra nazioni dell’Asia centrale e Russia nel quadro dell’Unione economica eurasiatica (EAEU) non avvantaggia le politiche espansionistiche statunitensi. Tuttavia, al momento, anche in teoria, gli Stati Uniti non hanno strutture che possano sostituir UEE e CSTO (Organizzazione del Trattato sulla sicurezza collettiva). Il fatto che l’influenza della Russia nella regione non cali non è l’unica preoccupazione di Washington. sarà sicuramente preoccupata anche dall’entusiasmo con cui Xi Jinping promuove l’ambiziosa strategia dello sviluppo globale, la Belt and Road Initiative. Tuttavia, per ora gli Stati Uniti non sono disposti a proporre un’alternativa ai Paesi dell’Asia centrale o ad investimenti in concorrenza con quelli della Cina. Inoltre, poiché le tensioni tra Stati Uniti e RPC continuano ad aumentare (a causa delle azioni statunitensi), un’ulteriore spina nel fianco degli USA è che Pechino compete sempre più attivamente a mediatrice nelle discussioni sulla sicurezza in Afghanistan.
Oggi il Kazakistan è visto da Washington come un partner chiave nell’Asia centrale e l’economia relativamente forte di questa nazione (nella regione) e le sue risorse energetiche sono sempre state d’interesse per gli Stati Uniti. Il fatto che il Kazakistan viva un cambio di potere e una trasformazione politica aumentava l’interesse degli Stati Uniti, soprattutto dal punto di vista della possibilità di aumentare l’influenza sul Kazakistan e la regione nell’insieme. Pertanto, gli Stati Uniti ampliavano attivamente la cooperazione economica col Kazakistan e gli investimenti in questa nazione, dove attualmente operano 300 società statunitensi. L’anno scorso, gli investimenti statunitensi nell’economia del Paese raggiunsero 5,3 miliardi di dollari. E da gennaio a giugno di quest’anno, il fatturato commerciale tra le due nazioni fu di 1,1 miliardi, il 31,8% in più rispetto allo stesso periodo del 2018. Inoltre, oggi, fornire supporto logistico alle truppe nordamericane in Afghanistan è un’area chiave della collaborazione tra Stati Uniti e Kazakistan, poiché i rifornimenti attraverso il Pakistan erano problematici anche prima che Donald Trump salisse al potere (tuttavia, ne era anche in parte responsabile), e attraverso la Russia (Ulyanovsk) è un problema. Nonostante le buone relazioni tra Stati Uniti e Kazakistan,il principale partner militare e politico di Washington nella regione è attualmente l’Uzbekistan. L’interesse per questo Paese aumentava notevolmente di recente, soprattutto dopo che Shavkat Mirzijoev è diventato presidente iniziando ad attuare riforme che Washington vedeva come “finestra di opportunità”, per consentire agli Stati Uniti di aumentare l’influenza in Uzbekistan, luogo strategico importante per il potere globale. Dopotutto, le tre filiali del gasdotto Asia centrale-Cina che collega la RPC ai giacimenti di gas naturale turkmeno, attraversano l’Uzbekistan. E il quarto ramo che a Kirghizistan e Tagikistan raggiungerà la Cina dovrebbe sempre attraversare l’Uzbekistan. L’opportunità di esercitare “soft power” su questi oleodotti durante la guerra commerciale contro la RPC è particolarmente interessante per gli Stati Uniti. Quindi, i piani per aumentare la presenza economica degli Stati Uniti in Uzbekistan furono formulati per farne un’influenza politica.
Oltre a promuovere i propri interessi in Asia centrale, è anche importante per Washington minare la cooperazione tra Federazione Russa e Cina, nella speranza di orchestrare uno scontro tra gli interessi di Russia e Cina in una delle loro regioni confinanti. Quindi, gli Stati Uniti attualmente lavorano attivamente a una serie di scenari di tali scontri, non solo da una prospettiva analitica, ma anche da una prospettiva politica e propagandistica (tramite media e social network). Molto spesso, il focus di tali sforzi della propaganda è sull'”invasione” economica cinese della sfera d’influenza della Russia, e le affermazioni che seguirà l’espansione militare e politica della RPC. Tale materiale, che tenta anche di screditare i ruoli di Federazione Russa e Cina nella regione, viene attivamente promosso e diffuso dal sito Caravanserai, sponsorizzato da USCENTCOM (il comando centrale degli Stati Uniti) e impiega principalmente autori georgiani e ucraini le cui opinioni si adattano bene alla narrativa russofoba diffusa dalla propagandia nordamericana. Tuttavia, Mosca e Pechino comprendono che i loro interessi in Asia centrale possono intersecarsi e costruire relazioni che evitino l’insorgere di problemi insolubili. Di conseguenza, ebbero l’idea promettente d’integrare l’Unione economica eurasiatica (UEE) e l’Iniziativa di sviluppo della Nuova Via della Seta della Cina.

Vladimir Platov, esperto del Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio