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L’attacco agli impianti petroliferi sauditi. Il sistema di difesa aerea Patriot ha fallito. Perché?

Prof. Michel Chossudovsky, Global Research 22 settembre 2019

Il 14 settembre 2019, un attacco missilistico e con droni fu condotto contro il più grande impianto petrolifero dell’Arabia Saudita. Le forze huthi dello Yemen del movimento Ansarullah rivendicarono l’attacco. Washington accusò l’Iran. In coro, i media indicarono gli hutis supportati dall’Iran o attacchi perpetrati direttamente dall’Iran. Il consenso dei media: gli attacchi furono “senza dubbio sponsorizzati dall’Iran”. Esistono molte domande senza risposta, la più importante delle quali è: Perché l’avanzato sistema di difesa aerea Patriot dell’Arabia Saudita non riuscì a rilevare droni e missili? Secondo il Wall Street Journal: “Funzionari statunitensi e sauditi non hanno previsto l’attacco dall’Iran , hanno detto i funzionari, piuttosto che dalle forze per procura o unità militari d’élite. L’attenzione saudita e statunitense era in gran parte sul confine meridionale del regno con lo Yemen, dove Riyadh combatte i ribelli huthi sostenuti dall’Iran nella guerra civile dello Yemen, secondo i funzionari. Gli attacchi, tuttavia, ebbero origine dal territorio iraniano nel nord del Golfo Persico,… L’assenza di copertura della difesa aerea lasciava il fianco orientale saudita in gran parte indifeso da sistemi di difesa aerea statunitensi o saudite,… l’angolo cieco lasciava l’Arabia Saudita esposta a una minaccia nonostante spendesse miliardi annualmente per la difesa. “Sai, non abbiamo sempre un occhio di riguardo su tutto il Medio Oriente”, aveva detto il generale Joe Dunford, presidente del Joint Chiefs of Staff, ai giornalisti vicino a Londra”. Queste sono affermazioni senza senso. L’apparato difensivo del Golfo Persico, che comprende strutture militari strategiche statunitensi e alleate, si basa sull'”anticipare” gli attacchi dall’Iran. La difesa aerea dell’Arabia Saudita è coordinata dalla Royal Saudi Air Defense Forces (RSADF) che costituisce un ramo delle forze armate. Il fianco orientale dell’Arabia Saudita non è “indifeso”. Al contrario: è protetto dal sistema di difesa aerea Patriot nordamericano da svariati miliardi di dollari. Gli analisti della difesa occidentale lo sanno perfettamente. Inoltre, il fianco orientale dell’Arabia Saudita sul Golfo Persico è fortemente militarizzato. Comprende diverse importanti strutture militari statunitensi e alleate in Arabia Saudita (nonché Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Quwayt, Qatar e Oman). Il Golfo Persico è tra le regioni più militarizzate del Pianeta.
Secondo i rapporti, i funzionari statunitensi e sauditi furono colti di sorpresa. Ancora una volta un’assurdità. Non si aspettavano che l’attacco sarebbe arrivato dal Nord. Secondo il portavoce del ministero della Difesa saudita, colonnello Turqi al-Maliqi, “L’attacco fu lanciato da nord e indiscutibilmente sponsorizzato dall’Iran,… lavoriamo per sapere l’esatto punto di lancio… Questo è il tipo di arma che il regime iraniano e l’IRGC usano contro le… strutture civili”. Perché il sistema di difesa aerea ha fallito? Le dichiarazioni sottostanti affermano che l’ombrello della difesa aerea, per così dire, era orientato alla difesa dell’Arabia Saudita esclusivamente da attacchi provenienti da sud. Una proposta totalmente assurda. La questione nord-sud è irrilevante. Abbiamo a che fare con una struttura militare computerizzata avanzata che include una rete di difesa aerea sofisticata e integrata.
Allo stesso tempo, il colonnello al-Maliqi alla conferenza stampa si contraddisse affermando che gli huthi non avevano le capacità di attaccarli da sud oltre i 700 km. Ascoltate attentamente la conferenza stampa dell’Aramco: colonnello Turqi al-Maliqi. (minuto 17) (al-Arabya, 18 settembre 2019) (https://www.youtube.com/watch?v=BjSpFGb_5uE).
Alla domanda sul perché il sistema di difesa aerea fallì, il colonnello al-Maliqi s’impappinò. (17′.30″), “Mark Stone di Sky News. Questa è un’esibizione piuttosto imbarazzante per le forze armate saudite perché è abbastanza chiaro che le sue difese aeree hanno fallito in modo così incredibile che così tanti missili e droni poterono penetrare in profondità nell’Arabia Saudita”. Non rispose alla domanda, indicando il gran numero di missili balistici e UAV precedentemente intercettati (dal 2015). Ma alcuna menzione sul numero di missili e UAV intercettati il 14 settembre: “Siamo piuttosto orgogliosi della nostra difesa aerea. Finora ha intercettato quasi 232 missili balistici [niente dettagli]. Non esiste Paese al mondo [che] sia stato attaccato con tale [grande] quantità di missili balistici e con 258 UAV. Le nostre difese aeree coll’abilità che abbiamo e i nostri ufficiali, sottufficiali e la comunità che abbiamo nella difesa aerea individuando la disposizione tattica sul terreno. Salviamo la nostra nazione. Salviamo il nostro Paese. Se pensate che siano (incomprensibile), siamo molto orgogliosi della nostra difesa. Sono sicuro che la nazione saudita, è piuttosto orgogliosa della sua difesa aerea”.

Guasto del sistema di difesa aerea? O il sistema Patriot era “spento” il 14 settembre? Perché fallì?
C’è ovviamente la tesi alla moda secondo cui il sistema Patriot è inferiore al sistema di difesa aerea S-400 della Russia. Questa valutazione è corretta ma è pertinente? Altri rapporti indicano che missili da crociera e UAV volavano a bassa quota (e non potevano essere rilevati dal sistema radar). “Questi erano missili da crociera a bassa quota. Volavano molto al di sotto della zona d’ingaggio dei Patriot. Quindi non potevano essere colpiti coi Patriot” (CNBC ) Ma ciò non spiega il totale fallimento del sistema di difesa aerea dell’Arabia Saudita quel giorno. Il sistema Patriot (PAC) è estremamente versatile e avanzato. Le scuse sul fallimento del sistema missilistico Patriot nell’intercettazione di missili a bassa quota sono contraddittorie (concentrandosi presumibilmente su capacità radar scarse a bassa quota). Il sistema di difesa aerea mobile Patriot prodotto dagli Stati Uniti, dalla Raytheon, è specificamente “progettato per intercettare missili balistici tattici, missili da crociera a bassa quota e aeromobili” (I24news.tv , 10 maggio 2019). Utilizza un missile intercettore avanzato e sistemi radar ad alte prestazioni. L’attacco del 14 settembre fu operato con un totale di 18 droni (UAV) e 7 missili. Gli obiettivi strategici furono attentamente selezionati. Un primo rapporto del 14 settembre suggeriva che il sistema di difesa aerea Patriot avrebbe potuto essere “spento dai ribelli” (come accaduto in precedenti attacchi): “I ribelli hanno pilotato droni sulle antenne radar delle batterie missilistiche Patriot dell’Arabia Saudita, secondo Conflict Armament Research, disabilitandoli e permettendo agli huthi di sparare missili balistici nel regno senza contrasti”. (CNBC, 14 settembre 2019) Questo rapporto indica (senza prove concrete) che il sistema Patriot potesse non essere operativo il 14 settembre, il che suggerisce che droni o missili non furono rilevati o intercettati.
I dati sull’intercettazione di missili e UAV nei precedenti attacchi all’Arabia Saudita furono regolarmente riportati. Alcun dato “ufficiale”, tuttavia, fu rilasciato sugli attacchi del 14 settembre. Né il problema fu menzionato nella conferenza stampa. Secondo l’ analista della difesa David Ax, “L’esercito saudita ha lanciato missili Patriot Advanced Capability-2 nel tentativo di distruggere i missili huthi in volo. I sauditi affermarono che 7 Patriot colpirono gli obiettivi”. Fece riferimento a “video amatoriali di missili difensivi erranti apparsi online”. Mentre il Wall Street Journal riconosceva i fallimenti del sistema Patriot “gonfiando” palesemente il numero di missili e UAV lanciati, i dati su quanti furono intercettati semplicemente non furono menzionati: “Le forze armate statunitensi e saudite e i loro elaborati sistemi di difesa aerea non sono riusciti a rilevare il lancio di attacchi aerei contro gli impianti petroliferi dell’Arabia Saudita, permettendo a decine di droni e missili di colpire gli obiettivi, dissero i funzionari statunitensi. “Dozzine”? C’erano 18 droni e 7 missili. Quanti di essi furono intercettati? Gli specialisti della difesa erano muti sull’argomento e le dichiarazioni ufficiali accuratamente evitavano di discuterne. Visibilmente le informazioni venivano taciute. Questo porta alla domanda sulla pistola fumante. Il sistema di difesa aerea Patriot era “pienamente operativo” il 14 settembre?
Furono i ribelli (operanti in Arabia Saudita) a disabilitare il sistema Patriot (come menzionato nel rapporto della CNBC ) o c’era qualcos’altro? Esisteva un ordine esplicito dei funzionari statunitensi e/o sauditi a non attivare completamente il sistema di difesa aerea nel contrastare efficacemente i missili e gli UAV quel giorno? La questione va indagata. Furono lanciati 18 droni e 7 missili. I principali obiettivi strategici, accuratamente selezionati, furono colpiti senza intralcio. In altre parole, sebbene possa essere prematuro in questa fase, non va esclusa la possibilità che si trattasse di falsa bandiera con importanti ripercussioni sui mercati dell’energia e finanziari. La reazione finanziaria fu immediata. Le azioni saudite diminuirono, i prezzi del petrolio aumentarono, poi si sono stabilizzati e successivamente scesero nuovamente. Fu una reazione immediata della speculazione algoritmica delle principali banche con circa 10000 hit operativi al secondo. Una prova per cose più grandi future? (Peter Koenig, Global Research, 21 settembre 2019)

Traduzione di Alessandro Lattanzio

2 Risposte a “L’attacco agli impianti petroliferi sauditi. Il sistema di difesa aerea Patriot ha fallito. Perché?”

  1. Tutte le opzioni sembrano plausibili, tuttavia secondo me non si può sempre scivolare sul complottismo spicciolo. Ricordiamoci che oggigiorno la tecnologia “made un USA” non è più quella punta di diamante che poteva essere dalla guerra fredda fino agli anni 80. Pensiamo agli aerei da combattimento. Visto il palese fallimento di un progetto come l’F22 Raptor (non più in produzione). Gli stati uniti arrancano, tentando di modernizzare vecchi progetti come F15 e F16. Ottime macchine indubbiamente, ma che sono ormai concettualmente vecchie di oltre 40 anni. Sarebbe come se l’USAF degli anni 50 tenesse ancora in volo aerei derivati dal biplano Sopwith&Camel della prima guerra mondiale. Anche l’aviazione imbarcata a stelle e strisce mostra la corda. Nonostante abbiano una flotta di superportaerei unica al mondo, gli USA non hanno più un solo caccia imbarcato da superiorità aerea. Dopo il ritiro del glorioso F14Tomcat, l’unico intercettore imbarcato (escludendo il problematico F35) rimane l’F18 SuperHornet, incapace di tenere testa a soggetti come Shenyang J15, J11 o SU 35.

  2. Considerando che la stampa occidentale è in guerra, come USA e Arabia Saudita contro i civili Yemeniti, la tesi di un attacco ai sistemi radar dei Patriot mi convincec di più. Nelļ area poi esistono tantissime tribù scite oppresse da Sultani Sunniti .. che potrebero aver aiutato gli Yemeniti. Quanto poi ai missili potrebbero, in questo caso essere partiti dallo Yemen o addifrittura da Arabia, magari con qualche aiutino in tecnlogia.. … che dire poi di ultima sconfitta esercito Saudita .. taciuta dalle fonti occidentali …

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