Crea sito

L’Arabia Saudita nasconde le informazioni sui danni all’infrastruttura petrolifera

Paul Antonopoulos, FRN 24 settembre 2019

Le riparazioni alle strutture petrolifere saudite dell’Aramco ad Abuqayq e Qurays potrebbero richiedere mesi anziché solo dieci settimane, inizialmente stimate dalla compagnia petrolifera. Secondo gli appaltatori, citato dal Wall Street Journal, la compagnia petrolifera è in trattative urgenti con produttori di apparecchiature e fornitori di servizi, ed è disposta a pagare tariffe speciali per consegne e installazioni più veloci. Anche pagando di servizi urgenti, i lavori di riparazione possono richiedere mesi, o addirittura un anno, perché le attrezzature devono ancora essere fabbricate, consegnate e installate, secondo il giornale citando i funzionari sauditi. A causa delle aspettative iniziali eccessivamente ottimistiche dell’Aramco, potrebbe presto esserci un altro picco dei prezzi del petrolio.

Produzione ripristinata
Gli attacchi dei droni ai due impianti sauditi dell’Aramco portavano a tagli alla produzione di petrolio per 5,7 milioni di barili al giorno, circa la metà della produzione totale dell’azienda. Il ministro saudita Abdulaziz bin Salman cercava di rassicurare i mercati dicendo ai media che oltre la metà della produzione persa era stata ripristinata e promettendo che entro la fine di settembre il Paese avrebbe avuto una capacità produttiva di 11 milioni di barili al giorno, e di 12 milioni entro la fine di novembre. Tuttavia, secondo le fonti, è improbabile che ciò accada poiché le attrezzature che sostituiranno ciò che fu distrutto dagli attacchi dovranno essere realizzate su ordinazione e ciò richiede tempo. Bloomberg stima che l’Arabia Saudita abbia circa 50 milioni di barili di petrolio immagazzinati internamente e altri 80 immagazzinati all’estero. Ciò sarebbe sufficiente per mantenere le esportazioni regolari, ma alcuni ritengono che i problemi di approvvigionamento potrebbero iniziare alla fine di ottobre. Nonostante ciò, i prezzi rimasero relativamente indifferenti agli ultimi aggiornamenti.

Attacco alle raffinerie saudite
Il 14 settembre le due installazioni petrolifere saudite furono attaccate da droni incendiandosi. L’Aramco è il colosso petrolifero statale che gestisce e controlla la maggior parte delle raffinerie e della produzione dei giacimenti petroliferi del regno. Il movimento Ansarullah guidato dagli huthi, contro il quale la coalizione guidata dai sauditi combatte dal 2015, si assunse la responsabilità degli attacchi alla raffineria. Gli Stati Uniti accusavano l’Iran degli attacchi senza fornire prove, mentre Teheran confutava le accuse.

Traduzione di Alessandro Lattanzio