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Gli Stati Uniti forniscono altre armi inutili all’Arabia Saudita

Moon of Alabama 21 settembre 2019

Il Washington Post nota l’offerta della Russia di vendere i suoi sistemi di difesa aerea all’Arabia Saudita. Non gli piaceva: “L’attacco alle strutture petrolifere dell’Arabia Saudita lo scorso fine settimana è stato un disastro sia per Riyadh che per Washington, con le presunte armi prodotte in Iran che eludevano i costosi sistemi di difesa missilistica degli Stati Uniti. Ma a Mosca, la notizia dell’attacco è stata accolta come l’ennesima possibilità di deridere gli Stati Uniti e i loro alleati, il tutto mentre esalta le virtù della tecnologia di difesa missilistica della Russia. “Ricordiamo ancora i fantastici missili statunitensi che non sono riusciti a colpire un obiettivo più di un anno fa, mentre ora i brillanti sistemi di difesa aerea statunitensi non potevano respingere un attacco”, aveva detto la portavoce del Ministero degli Esteri russo Marija Zakharova. “Questi sono tutti i collegamenti di una catena”. L’attacco yemenita alle installazioni petrolifere saudite causava gravi danni. Ad Abuqayq furono distrutte almeno cinque delle nove colonne di stabilizzazione, necessarie per rendere trasportabile il greggio. Anche i separatori trifase che separano i fluidi in gas, petrolio e acqua furono eliminati. La maggior parte dei serbatoi di stoccaggio del gas ad Abuqaiq furono violati. Circa 5000 lavoratori correvano per riparare i danni. Ci vorranno ancora settimane se non mesi per rimettere tutto in funzione. L’Arabia Saudita doveva ritardare le consegne di petrolio ai clienti asiatici. Alcuni riceveranno petrolio pesante al posto del greggio leggero ordinato. Le consegne dal Bahrayn furono completamente interrotte. Le consegne alle raffinerie saudite furono tagliate. L’Arabia Saudita acquistava benzina e cherosene supplementari dai mercati internazionali poiché le sue raffinerie ricevevano meno greggio del necessario. I cittadini sauditi riferiscono di mancanza di benzina e un video mostrava lunghe code davanti a una stazione di servizio.
Le difese aeree che circondano Abuqayq si rivelavano inefficaci. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che erano spenti. Ma è dubbio che anche se fossero stati in allerta, avrebbero fatto la differenza. Il sistema Patriot degli Stati Uniti fu costruito come sistema di difesa aerea contro i caccia. Successivamente fu aggiornato per dargli alcune capacità contro i missili balistici. Ma anche la sua ultima versione non poteva colpire i piccoli droni o missili da crociera a bassa quota. Mentre lo scribacchino del Washington Post riconosceva che il sistema Patriot può coprire solo un terzo dell’orizzonte e non sa rilevare oggetti volanti in volo a bassa quota e piccoli, affermava ancora che era migliore dei sistemi realizzati dalla Russia: “Mentre il sistema S-400 della Russia può avere specifiche impressionanti sulla carta, molti analisti sono cauti nella loro valutazione. Non è stato completamente testato nella realtà, mentre il sistema Patriot ha intercettato con successo i missili durante la guerra del Golfo e l’invasione dell’Iraq degli Stati Uniti”. Il link “intercettato con successo” va sul sito missiledefenseadvocacy.org, ovviamente una lobby per promuovere i sistemi di difesa aerea degli Stati Uniti. La descrizione del Patriot comprendeva tali affermazioni: “Durante la guerra del Golfo, le batterie dei Patriot statunitensi fecero cadere almeno 11 missili nemici e altre batterie dei Patriot schierate in difesa delle principali città d’Israele hanno intercettarono numerosi missili… Durante l’operazione Iraqi Freedom, le batterie dei Patriot intercettarono in totale nove missili balistici tattici nemici. Una notevole intercettazione avvenne il 23 marzo 2003 quando le forze irachene lanciarono un missile balistico tattico Ababil-100 (TBM) contro le forze della coalizione in Quwayt. Il TBM fu distrutto da un sistema Patriot che proteggeva oltre 4000 soldati e la Brigata aeronautica della 101a divisione aviotrasportata”. Vi sono seri dubbi sul fatto che quelle cifre fossero vere. Oltre a ciò il numero di tiri non dice nulla sul sistema a meno che non si sappia anche il numero di missili che non riuscì ad intercettare. Dopo la prima guerra del Golfo, il congresso indagò sulla questione e concluse: “Il sistema missilistico Patriot non fu lo spettacolare successo nella guerra del Golfo Persico che il pubblico nordamericano fu portato a credere. Ci sono poche prove per dimostrare che il Patriot abbia colpito più di pochi missili Scud lanciati dall’Iraq durante la Guerra del Golfo, e ci sono dubbi anche su questi successi”. Durante la prima guerra del Golfo, il sistema Patriot ebbe un problema sul software sistemico che lo rese incapace di colpire gli obiettivi: “Il 25 febbraio 1991, durante la Guerra del Golfo, una batteria di missili Patriot a Dharan, in Arabia Saudita, non riuscì a rintracciare e intercettare un missile Scud iracheno. Lo Scud colpì una caserma dell’esercito nordamericano, uccidendo 28 soldati e ferendone altri 100. Un rapporto dell’ufficio contabilità generale, GAO/IMTEC-92-26 , intitolato Patriot Missile Defense: il problema del software ha portato al fallimento del sistema a Dhahran, in Arabia Saudita, riferiva della causa del fallimento, scoprendo che la causa era il calcolo impreciso del tempo trascorso dall’avvio a causa di errori del computer. In particolare, il tempo in decimi di secondo, misurato dall’orologio del sistema, fu moltiplicato per 1/10 per riprodurre il tempo in secondi. Questo fu eseguito utilizzando un registro a punto fisso a 24 bit. In particolare, il valore 1/10, dall’espansione binaria non terminante, fu ridotto a 24 bit dopo il punto di radice. Il piccolo errore moltiplicato per il numero elevato per indicare il tempo in decimi di secondo provocò un errore significativo. Dodici anni dopo, durante la guerra in Iraq, anche i Patrioti fallirono: “Il 32° Comando della difesa aerea e missilistica dell’esercito, incaricato di proteggere le forze di terra statunitensi dagli attacchi aerei e missilistici, ha recentemente pubblicato il resoconto dell’operazione Iraqi Freedom. In esso, il comando riporta che il sistema di difesa missilistica Patriot,progettato per distruggere i missili balistici a corto e medio raggio, siglò un perfetto nove su nove nell’intercettazione di missili iracheni. Il colonnello Charles Anderson, capo di Stato Maggiore del comando, scrisse: “Le preoccupazioni per la critica sulla letalità dei Patriot dovrebbero essere messe a tacere per sempre”.
Eppure l’Iraq sparò almeno 23 missili balistici e da crociera, secondo il rapporto, nelle tre settimane necessarie alle forze statunitensi per combattere fino a Baghdad e rovesciare il regime di Sadam Husayn. Nove su più di ventitre sono meglio di zero ma non sono un gran record. Ma i Patriot ottennero anche due colpi su aerei da combattimento. Sfortunatamente erano sbagliati: “Un caccua della Marina degli Stati Uniti fu abbattuto sull’Iraq da un missile Patriot nel secondo incidente di fuoco amico che coinvolse l’arma. L’F-18 della portaerei Kitty Hawk scomparve durante una missione di bombardamento. L’incidente seguì l’abbattimento di un Tornado GR4 della RAF da parte di un Patriot mentre tornava alla base in Quwayt, con la perdita dell’equipaggio di due piloti.
Nel 2017 i sauditi lanciarono missili Patriot contro missili balistici yemeniti diretti su Riyadh. Non riuscirono a colpire i loro obiettivi: “I miei colleghi del Middlebury Institute of International Studies e io abbiamo esaminato attentamente due diversi attacchi missilistici contro l’Arabia Saudita a novembre e dicembre 2017. In entrambi i casi, abbiamo scoperto che è assai improbabile che i missili siano stati abbattuti, nonostante le dichiarazioni contrarie degli ufficiali”. Il sistema Patriot non funziona. È uno di quegli oggetti tipici degli Stati Uniti che arricchiscono i proprietari dell’industria della Difesa ma che hanno scarso valore in combattimento. Gli Stati Uniti ora inviano soldati in Arabia Saudita con altri sistemi Patriot e di difesa di area ad alta attitudine terminale o THAAD. Nessuno di essi può proteggere da droni o missili da crociera come quelli utilizzati nell’attacco ad Abuqayq. L’operazione è un’inutile farsa sulla sicurezza.
Quando gli Stati Uniti attaccarono la Siria con 105 missili da crociera, l’Esercito arabo siriano equipaggiato dalla Russia abbatté 71 missili da crociera mirati su bersagli indifesi. La base russa in Siria fu attaccata più volte da sciami di droni. Furono tutti abbattuti da contromisure elettroniche o da sistemi di difesa aerea a corto raggio. L’S-400 a lungo raggio non fu attivato perché alcuna situazione ne richiese l’uso. Ciò di cui l’Arabia Saudita ha bisogno è un sistema di difesa a più livelli simile a quello schierato dalla Siria. Richiede sistemi di difesa puntiformi come il Pantsyr-S1 e sistemi di difesa di medio raggio come il BUK-2. I sistemi di difesa a lungo raggio come l’S-400 possono essere aggiunti per proteggere da bombardieri ad alta quota e missili balistici. Contromisure elettroniche come il sistema Krasuhka-4 possono essere aggiunti per sopprimere missili e droni radiocomandati. Alcun Paese occidentale può fornire un sistema a strati così moderno. Se i sauditi vogliono davvero difendere il loro Paese, dovranno acquistare materiale russo. Ma è improbabile che gli Stati Uniti lo consentano. Ciò rende più probabile che i sauditi accettino il cessate il fuoco che gli huthi gli avevano offerto: “In un discorso in occasione del quinto anniversario della rivoluzione del 21 settembre, il Presidente del Consiglio politico supremo Mahdi Mashat lanciava un’iniziativa di pace in cui invitavo tutte le parti in guerra ad impegnarsi seriamente in negoziati seri e autentici che portino alla riconciliazione nazionale che non escluda nessuno. Nell’interesse dei restanti vincoli di fratellanza e degli interessi nazionali superiori. Annunciava la cessazione del bombardamento del territorio saudita con aerei, missili balistici, da crociera e ogni forma di attacco. “Aspettiamo stessi o migliori saluti con un annuncio simile fermando ogni forma di bombardamento del nostro territorio yemenita e di riservarci il diritto di rispondere se questa iniziativa non incontra risposta”, affermava. Si dovrà aspettare per vedere come il principe-clown saudita reagisca alla proposta. Se la rifiuta, qli huthi gli ricorderanno sicuramente che il suo Paese desertico ed esportatore di petrolio è ricco di bersagli.

Traduzione di Alessandro Lattanzio