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L’Iran pronto a rispondere in caso di azione statunitense

Nader Talebzadeh, AHTribune 15 settembre 2019

Il Generale di Brigata Amir Ali Hajizadeh, comandante dell’unità aerospaziale del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC), affermava che l’Iran era pronto ad attaccare le basi statunitensi nella regione se avessero tentato di vendicarsi dopo che l’Iran aveva abbattuto il drone spia statunitense sullo Stretto di Hormuz. “Come menzionato nelle precedenti interviste, se avessero attaccato, avremmo risposto attaccando le basi statunitensi con missili, ed eravamo pronti, e avremmo preso di mira la base nordamericana di al-Udeyd in Qatar e al-Dhafra negli Emirati o le loro navi nel Golfo di Oman o Mar Arabico, e se ci avessero colpiti, le avremmo colpite”, dichiarava il Generale Hajizadeh in un’intervista a Nader Talebzadeh. Durante l’intervista, il Generale Hajizadeh rispose ad alcune domande dell’ex-ufficiale della CIA Phillip Giraldi, del giornalista Pepe Escobar e dell’ex-funzionario del Pentagono e analista politico Michael Maloof. “Certo, sapevano, avevano intelligenza ed erano consapevoli delle conseguenze di tale eventualità”, aveva detto. “Ma se l’incidente si fosse verificato, il conflitto sarebbe continuato e intensificato”.

Gli Stati Uniti impegnati a spiare a 12000 chilometri dai propri confini: Hajizadeh
Notava che la presenza nordamericana in Medio Oriente non è giustificata. “Se diamo un’occhiata al mappamondo, se le persone che pensano in modo libero nel mondo e in America danno un’occhiata, vedranno che la distanza tra l’Iran e gli Stati Uniti è di circa 12000 chilometri. Dodicimila chilometri tra noi e l’America, e gli USA hanno coperto questa distanza avvicinandosi ai nostri confini, costruendo basi e spiando”, osservava. In altre parole, continuava il generale, la questione della sicurezza nordamericana non è necessariamente rilevante in questa regione, e se una nazione vuole difendersi può investire nell’area vicina, ma “12000 chilometri di distanza” non possono essere considerati seriamente. “I loro numerosi aerei-spia sono impegnati a volare ai confini dell’Iran e tutti sanno che le loro attività di intelligence con aerei con o senza equipaggio sono di portata significativa”, affermava Hajizadeh aggiungendo: “In questo recente incidente, ci siamo difesi. L’MQ-4C, un avanzato aereo spia nordamericano, entrò nello spazio aereo iraniano. Sì, è corretto, è entrato in [Iran] di pochi chilometri, ma in ogni caso non tolleriamo nemmeno pochi metri”. Osservava che le sue forze avvertirono il drone nordamericano quattro volte prima di abbatterlo “ma non prestarono attenzione”. Il generale iraniano notava che le forze dell’IRGC potevano anche abbattere un aereo-spia P8, che aveva un equipaggio di 35 persone, ma decisero di non farlo. Hajizadeh affermò che gli Stati Uniti non avevano motivo di costruire basi militari in Medio Oriente e che saranno inevitabilmente cacciati dalla regione, perché “finora nella regione non abbiamo assistito a nient’altro che insicurezza e inimicizia”. Dichiarava che gli Stati Uniti spendono i soldi dei contribuenti nordamericani in modo “molto distruttivo” nella regione. “Siamo testimoni della guerra civile in Afghanistan, massacri in Iraq in questi anni, insicurezza nella regione, malattie, distruzione ambientale. Con questo denaro speso dagli statunitensi furono creati gruppi islamisti come SIIL e al-Qaida. La gente nel mondo sa ora che gli USA hanno speso questi soldi e sostengono l’Arabia Saudita il cui principe ereditario aveva assassinato il giornalista Jamal Khashoggi”.

“Gli statunitensi tollererebbero che mandassimo i nostri droni sulle loro coste?”
Il generale dell’IRGC chiese al popolo nordamericano quali sarebbero state le sue reazioni se l’Iran inviasse droni lungo le coste statunitensi. “In altre parole, se inviamo i nostri droni e iniziassimo a fare queste cose, gli Stati Uniti lo tollererebbero? Naturalmente, no”. Respinse l’affermazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump secondo cui gli Stati Uniti erano “armati e pronti” a vendicarsi dell’Iran, ma che decise di annullare la missione. “Bene, lasciatemi dire che non è vero”, disse il Generale Hajizadeh aggiungendo, “Questo è contrario alla realtà. Guardi, è possibile che nell’esercito nordamericano si siano avute discussioni tra politici, ma non raggiunsero tale decisione. Perché? Perché ci siamo difesi e abbattuto il drone-spia nordamericano. Con quale scusa volevano attaccare?”

Generale Hajizadeh: nessuno vuole guerre o conflitti
Il capo dell’unità aerospaziale dell’IRGC aveva anche detto che “noi e gli statunitensi abbiamo in comune che non vogliamo una guerra o un conflitto, ma se si verificasse, è possibile che si traduca in una guerra”. “A causa delle tensioni e della situazione delicata, la nostra regione è una polveriera”, ammoniva. “Quando questi contatti sono ravvicinati, quando forze entrano in contatto, è possibile che si verifichi un conflitto a causa di un malinteso”. “In altre parole, è possibile che i leader in Iran e negli Stati Uniti non vogliano la guerra, ma forze e truppe che sono in contatto nella regione entreranno in una guerra involontaria. Quindi, la logica impone che gli USA mantengano le distanze”. Interrogato da Maloof sul processo decisionale dell’abbattimento del drone nordamericano e l’eventuale ordine ai vertici, il Generale Hajizadeh affermava che le forze iraniane a qualsiasi livello hanno direttive specifiche su come agire in circostanze diverse. “Guardi, abbiamo direttive che emettiamo alle nostre unità”, spiegava. “Ad esempio, specifichiamo che se un aereo in queste circostanze, con queste condizioni, si avvicina a una certa distanza, si dà un avvertimento. Ma se va oltre determinate condizioni, l’affronti e l’abbatti”.

Le unità difensive ha autorità sulle unità offensive, afferma Hajizadeh
“Naturalmente, abbiamo gruppi d’autorità a vari livelli delle Guardie, alcuni a livello di comando e altri a livello di unità ai confini. In altre parole, hanno un insieme di autorità. Ad esempio, il lancio di un missile richiede un’autorità superiore, come in tutto il mondo. Se, ad esempio, un aereo vuole bombardare un luogo, va presa la decisione. Tuttavia, in materia di difesa e difesa aerea, se un ufficiale che dirige il suo comando, quando identifica una situazione e scopre qualcosa e vede che non è una forza amica, ha il dovere di affrontarla. Ha questa direttiva”. Spiegò inoltre che le unità offensive richiedono l’autorità a livelli più alti che non le unità difensive, la cui l’autorizzazione è concessa ai livelli più bassi. Hajizadi continuava: “Ad esempio, sono il comandante della Forza aerospaziale e fui informato solo dopo che il drone fu abbattuto. Non fu informato in precedenza e non era il caso che rimanessi sveglio e pronto a dare ordini. No, quelle unità sono al confine e decidono da sé, ne hanno l’autorità”. Il generale osservava che un incidente simile si verificò alcuni anni prima, quando le forze iraniane abbatterono un aereo-spia israeliano su Natanz nel centro del Paese, sottolineando: “Anche lì avevano l’autorità perché era entrato nella loro la zona. Naturalmente, l’affrontarono abbattendolo”. Alla domanda se le sue forze avessero identificato l’intruso come drone nordamericano prima di abbatterlo, Hajizadeh rispose: “Sì. Le unità nell’area identificarono l’aeromobile. La differenza tra Global Hawk RQ4 e MQ4 è esigua e le unità l’identificarono ma chi lo rese noto non fece tale distinzione, ma dopo che fu abbattuto, si stabilì il modello preciso. E dopo m’informarono che era un drone MQ-4, un aereo-spia molto grande. “

“La probabilità di una rappresaglia nordamericana era molto bassa”
Hajizadeh aveva sostenuto che la probabilità di una risposta degli Stati Uniti era molto bassa dopo l’incidente “poiché li avevamo avvertiti quattro volte, non sulla base, ma nel nostro spazio aereo”. Considerando che l’Iran potesse colpire il P-8 ma si astenne, gli statunitensi capirono che si trattava di un avvertimento, aveva detto il comandante iraniano. “Sì, è vero che persero un aereo molto grande, ma nessuno fu ucciso e questo fu un avvertimento che anche il signor Trump riconobbe e ci ringraziò per aver scelto di colpire solo l’aereo senza pilota”, aggiunse. Ribadì che l’incidente avrebbe potuto facilmente trasformarsi in una guerra se gli statunitensi avessero deciso di vendicarsi. Interrogato dal sig. Escobar se il sistema di difesa aerea 3 Khordad e le sue parti fossero prodotti in patria, il Generale Hajizadeh dichiarava: “Siamo sottoposti a un embargo sulle armi da 40 anni, compresi gli otto anni di guerra e gli ultimi 30 anni. Non possiamo acquistare nulla da portare qui”. Aveva detto che all’Iran è addirittura vietato l’acquisto di pezzi di ricambio per autoveicoli e che la Francia e altri Paesi coi quali l’Iran ha contratti non consegnano pezzi di ricambio per autoveicoli alla Repubblica islamica. Lo stesso vale per le parti di aeromobili e anche per cose molto banali sanzionate, aveva detto. “Quindi, naturalmente, le importazioni di armi sono molto limitate e non avevamo molte opzioni. In questi anni non abbiamo nemmeno potuto importare cose semplici come i radar di cui ogni Paese ha bisogno per difendersi. Non possiamo attaccare nessuno con quel radar, ma rilevare se un velivolo arriva o meno, e neanche questo ci vendono avendo conseguenze disastrose”.

Le sanzioni hanno reso l’Iran autosufficiente
Il generale osservava che l’Iran è diventato autosufficiente a seguito delle sanzioni che causarono gravi perdite all’Iran, soprattutto durante la guerra di otto anni imposta dall’Iraq. Notando che i risultati militari dell’Iran sono incredibili, Hajizadeh dichiarava: “I nostri sistemi non sono solo uno o due esemplari. Migliaia di sistemi d’arma sono fabbricati sul territorio nazionale e ciò sarebbe impossibile con importazioni e trasporto di merci dall’estero. Siamo autosufficienti e il nostro dinamismo continuerà”. Alla domanda del signor Maloof se all’orizzonte c’è un conflitto tra Iran e i gruppi terroristici appoggiati dagli USA come lo SIIL, il Generale Hajizadeh dichiarava: “Guardi, li combattiamo da sette-otto anni, in Iraq, Siria, Libano e persino Iran e ora combattiamo i loro resti e la stragrande maggioranza di loro è stata distrutta e sbandata nella regione”. “Sappiamo che vengono supportati dagli USA e in vari momenti durante i conflitti li hanno supportati coi voli aerei, rifornendoli, trasportandone i capi e supportandoli. Contrabbandavano petrolio iracheno sotto la protezione degli Stati Uniti vendendolo. Sono supportati da USA, come anche in Afghanistan”. “Ma i combattimenti non saranno più serie di quelli del passato e la maggior parte di essi è stata sradicata e distrutta”, aggiunse.

“I capi e comandanti statunitensi non hanno la volontà per una guerra”
Alla domanda di Giraldi della possibilità di un conflitto tra Iran e Stati Uniti, il generale dell’IRGC dichiarava: “Non vediamo l’esercito o capi politici nordamericani avere la volontà di una guerra. Ma tutto questo si riduce a una decisione e, in definitiva, è possibile che una sia presa in futuro”. Continuava dicendo: “Non vediamo tale situazione negli USA, le basi statunitensi, lo stato delle forze armate statunitensi o il morale di ufficiali e soldati nordamericani a quel livello. Ma noi abbiamo un dovere e, con la gestione del Capo Supremo, guardiamo sempre al futuro con scetticismo e diciamo che si avrà una grande guerra. Cioè, nell’esercito ci prepariamo sempre alla guerra”. “In altre parole, se una nazione razionale vuole evitare la guerra, non ha altra scelta che prepararvisi”, affermava. “Pertanto, è su questa base che ci prepariamo costantemente, sviluppando le nostre capacità e adempiendo alla nostra intelligenza e ai nostri doveri operativi”. Il Generale Hajizadeh notava anche che la possibilità di un incidente o di un malinteso potrebbe portare a una guerra è più grave di una guerra pianificata. Escobar chiese quale fosse il messaggio che l’IRGC voleva dare ai funzionari nordamericani e soprattutto all’opinione pubblica globale, a cui Hajizadeh rispose: “Non abbiamo molto da dire ai funzionari nordamericani perché non fanno nulla, né hanno convinzioni, né sono preoccupati per il popolo nordamericano o dei popoli della regione”.

Hajizadeh: i sionisti decidono politiche e azioni degli Stati Uniti
“Si preoccupano dell’un per cento dei ricchi negli USA e crediamo che il popolo nordamericano sia prigioniero di politici e sovrani che costituiscono una piccola minoranza prigioniera dei sionisti”, osservava. “Sono i sionisti che decidono chi sarà il presidente degli Stati Uniti e sono loro che ne decidono politiche e azioni”, aggiungeva il generale, dicendo che il potere degli USA declina a causa della pervasiva corruzione dei loro governanti che “sostengono un assassino e grazie al denaro saudita sostengono SIIL e al-Qaida sviluppatisi col sostegno dell’Arabia Saudita. Sono davvero caduti e ridotti moralmente”. Secondo un articolo, i soldati dell’esercito nordamericano avrebbero avuto carte da gioco che raffiguravano armi iraniane per riconoscerle. Al Generale Hajizadeh fu chiesto di commentare ciò. Disse che le truppe nordamericane capiscono e si prendono gioco dei loro ufficiali. “Monitoriamo i loro tweet, maledicono i loro ufficiali, con cattive maledizioni”, aveva detto. “Immagini che alcune migliaia di persone debbano stare in mare per mesi. Per riposo e svago, li portano in un luogo arido. Sono davvero sotto pressione e le truppe non possono davvero combattere con tale morale”. “Voglio anche dire qualcosa in modo che tutti ascoltino”, continuava il generale. “Oltre alle basi statunitensi in varie regioni come Afghanistan, Iraq, Quwayt, Emirati e Qatar, possiamo colpire tutte le navi militari fino a una distanza di 2000 km e le monitoriamo costantemente”.

L’Iran di oggi non è l’Iran di 30 anni fa: Hajizadeh
Hajizadeh osservava che l’Iran di oggi non è l’Iran di 30 anni fa, quando un aereo poteva sorvolare il Paese come nell’incidente di Tabas, l’Iran non aveva equipaggiamento, radar e i sistemi di difesa aerea per rispondere. “Abbatterono il nostro aereo passeggeri Airbus con 290 persone a bordo e non potemmo rispondere”, aggiunse: “Ma oggi è diverso. Oggi siamo potenti e la nostra risposta sarà molto potente e schiacciante”. Alla richiesta di commentare l’impatto dell’Iran sul potere difensivo della regione, il Generale Hajizadeh dichiarava: “Secondo gli insegnamenti islamici, dobbiamo aiutare i musulmani di tutto il mondo. Se in Palestina, Libano, Siria, Yemen, i musulmani vengono attaccati da nemici supportati da USA e Paesi europei, è nostro dovere supportarli al meglio delle nostre capacità e stare col Fronte della Resistenza”. Il generale affermava che l’Iran aiuterà sicuramente Palestina, Libano, Yemen, ecc., nonostante blocchi e restrizioni. Mentre concludeva le osservazioni, il comandante iraniano disse: “Non è come in passato quando eravamo soli… Siamo sicuramente correlati e resistiamo assieme e l’era della guerriglia è finita. Non permetteremo di opprimerci e siamo uniti contro gli USA”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio