Colpo mortale alla Casa dei Saud

Finian Cunningham, SCF 18 settembre 2019

Il blitz dei droni dei ribelli yemeniti sul “centro nevralgico” dell’industria petrolifera dell’Arabia Saudita fu una devastante controffensiva che poteva porre fine alla guerra in breve tempo. Ciò che è ancora più catastrofico per la monarchia saudita, in particolare per l’ambizioso principe ereditario, è che i ribelli huthi esercitavano il potere supremo di far crollare l’economia petrolifera del regno. Il principe ereditario Muhamad bin Salman (MbS) fu l’architetto della disastrosa guerra saudita contro lo Yemen. La sua esibizione militare era destinata a consolidarne l’ascesa al potere come erede al trono saudita. Era un calcolo basato sul sangue del popolo yemenita. Ma ora la guerra è passata da gioco insensibile a minaccia molto pericolosa per il potere della Casa dei Saud. Se l’economia petrolifera saudita sarà a grave rischio, è probabile che la linfa vitale della monarchia sia tagliata. Dopo lo spettacolare attacco aereo sul principale impianto di lavorazione del petrolio dell’Arabia Saudita, a nord-est della capitale Riyadh, 1000 km dallo Yemen, la leadership militare huthi avvertiva che ci saranno attacchi aerei più penetranti. I ribelli yemeniti dimostravano che alcun posto in Arabia Saudita è sicuro. Le difese aeree saudite e i loro sistemi antimissili Patriot statunitensi da miliardi di dollari erano inutili contro l’arsenale in costante ascesa di sofisticati velivoli senza pilota (UAV) dello Yemen. Gli esperti delle Nazioni Unite ritengono che il drone UAV-X degli huthi abbia un’autonomia di 1500 km, il che significa che tutte le infrastrutture petrolifere saudite situate nella provincia orientale, vicino al Golfo Persico, sono un obiettivo a portata.
Gli attacchi aerei dello scorso fine settimana effettuati con 10 droni, secondo gli huthi, causavano il dimezzamento della produzione di petrolio saudita. L’obiettivo principale, la raffineria di Abuqayq, tratta il 70% del greggio saudita destinato all’esportazione. Non è chiaro quando sarà possibile ripristinare il normale funzionamento dell’impianto. Potrebbero essere necessarie settimane o addirittura mesi. Ma se i ribelli yemeniti possono infliggere tale danno con un raid aereo, non è difficile prevedere come l’economia saudita dipendente dal petrolio sia potenzialmente bloccata. “L’unica opzione per il governo saudita è smettere di attaccarci”, aveva detto il portavoce militare huthi dopo gli attacchi dei droni. I ribelli avvertirono i lavoratori stranieri in Arabia Saudita dell’industria petrolifera del Paese di andarsene.
Gli yemeniti hanno puntato una pistola alla tempie della casa dei Saud. Darà ai ribelli grande soddisfazione avere finalmente la monarchia saudita nel mirino dopo quattro anni di implacabili bombardamenti aerei e assedio dello Yemen dall’esercito saudita, appoggiato dagli USA. La guerra saudita al vicino meridionale, il Paese più povero della regione araba, è da sempre un’aggressione oltraggiosa col pretesto di sostenere il ritorno di un clientela corrotto estromesso dagli yemeniti all’inizio del 2015. 100000 persone sono state uccise, la maggior parte dai bombardamenti indiscriminati degli aerei da guerra sauditi (e degli emirati) forniti e armati da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Milioni di persone affrontano la fame in quella che l’ONU definisce la peggiore crisi umanitaria da anni. I sovrani sauditi, i governi occidentali e i media cercavano di nascondere la guerra genocida contro lo Yemen spacciandola da “guerra per procura” dell’Iran, come se Teheran fosse l’istigatore della sovversione dell’Arabia Saudita dal sud. L’Iran sostiene politicamente gli huthi, e forse anche militarmente, ma qualsiasi coinvolgimento di Teheran è la reazione all’aggressione saudita appoggiata dall’occidente contro lo Yemen. Le affermazioni di funzionari statunitensi e sauditi secondo cui l’Iran è responsabile degli attacchi aerei all’industria petrolifera dell’Arabia Saudita sono più o meno confusione. Tale confusione è un tentativo di distrarre dal punto centrale che gli huthi reagiscono col legittimo diritto di autodifesa dopo anni di massacri spietati inflitti alla popolazione dalla coalizione saudita appoggiata dall’occidente.
C’è un’altra ragione urgente per cui i governanti sauditi e gli Stati Uniti cercano di accusare l’Iran degli ultimi attacchi di droni all’industria petrolifera saudita. Se ammettono che i raid aerei furono condotti dagli huthi, forse anche con droni dalla tecnologia iraniana, allora tale ammissione indicherà la completa vulnerabilità dell’economia petrolifera saudita e della struttura del potere dei sovrani monarchici. Un indizio della trepidazione che si avverte a Riyadh è riferito dagli ultimi attacchi aerei che sconvolgevano i mercati azionari delle società petrolchimiche saudite. Peggio ancora, fu riferito che gli attacchi potessero ritardare la quotazione in borsa della Saudi Aramco, la compagnia petrolifera statale. Peggio ancora, la valutazione della compagnia potrebbe essere ridotta dal rischio percepito di ulteriori attacchi aerei yemeniti. La prevista offerta pubblica iniziale (IPO) dell’Aramco, con cui lo Stato saudita vende parte della società a investitori privati, fu uno degli eventi più discussi negli ultimi anni presso le imprese internazionali. L’IPO che dovrebbe essere lanciata il prossimo anno venne definita la più grande vendita di borsa mai realizzata. In una lunga intervista con Bloomberg nell’ottobre dello scorso anno, il principe ereditario saudita MbS si vantava che fosse la “più grande IPO della storia umana”, per poi affermare che la valutazione totale dell’Aramco era 2 trilioni di dollari. Se i sauditi vendono il 5% nella società, si aspettano di raccogliere 100 miliardi in contanti. L’IPO dell’Aramco è fondamentale per l’ambizioso piano generale di MbS di diversificare l’economia saudita, noto come Vision 2030. Il capitale raccolto dalla vendita dell’Aramco sarà destinato a catalizzare l’occupazione privata e l’innovazione tecnologica nel regno petrolifero, il cui budget sostiene in modo irricevibile i posti di lavoro governativi e la generosità del welfare, per impedire ai giovani sauditi di ribellarsi alla sclerotica Casa dei Saud.
Dopo i devastanti attacchi aerei degli huthi al cuore del petrolio saudita, i gioielli della corona del regno, secondo quanto riferito, i potenziali investitori ora guardano con diffidenza a rischi futuri sull’Aramco. La valutazione della società all’indomani degli attacchi yemeniti fu ridotta da alcune stime a 00 miliardi, mendo l’85% della precedente di 2000 miliardi di dollari. Se tale declassamento dovesse persistere o peggiorare con futuri attacchi huthi alle infrastrutture petrolifere saudite, il capitale raccolto dall’IPO potrebbe ridursi dai 100 miliardi previsti dal principe ereditario a 15 miliardi. In breve, il suo piano Vision 2030 è a rischio. Sarà allarmante per il giovane potente saudita che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump minimizzasse una qualsiasi rappresaglia contro l’Iran, dicendo che non vuole essere trascinato in una guerra. Ciò significa che i monarchi sauditi sono soli e in balia degli huthi e di ciò che faranno. La caduta dell’intrigante principe ereditario evoca un dramma da tradimento shakespeariano.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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