L’Arabia Saudita in fiamme: Riyad è diretta verso un grave disastro

Federico Pieraccini, SCF 19 settembre 2019

Sabato 14 settembre, i ribelli huthi dello Yemen annunciavano di aver condotto un massiccio attacco a diversi impianti dell’Aramco in Arabia Saudita, tra cui la più grande raffineria di petrolio del mondo, ad Abuqayq, usando 10 droni. Su twitter, dozzine di video e foto mostravano esplosioni, fiamme e i danni risultanti. L’azione era parte della campagna di ritorsione degli huthi in risposta agli attacchi indiscriminati condotti dall’aeronautica saudita per oltre quattro anni. Le stime delle Nazioni Unite parlano di oltre 100000 morti e della più grande crisi umanitaria dalla Seconda guerra mondiale. Il regno saudita si trova in una situazione sempre più pericolosa a causa della capacità di ritorsione degli huthi, in grado di infliggere gravi danni militari ed economici a Riyadh con le forze missilistiche. Le stime suggeriscono che Riyadh perde nella regione circa 300 milioni di dollari al giorno cogli attacchi huthi. Domenica 15 settembre, un portavoce del ministero del Petrolio saudita parlava di danni ancora da calcolare, che potrebbero richiedere settimane di riparazioni. Nel frattempo, la produzione di petrolio saudita si dimezzava a seguito all’attacco di sabato. Con un budget militare di 200000 dollari, gli Houthi sono riusciti a infliggere danni per miliardi di dollari.

La Casa dei Saud è isolata
Il ritiro di Egitto ed Emirati Arabi Uniti dal conflitto nello Yemen, spinti dal desiderio di migliorare le relazioni con Teheran e l’impossibilità degli Stati Uniti d’intervenire direttamente nel conflitto, creano problemi significativi alla Casa dei Saud. Le Nazioni Unite considerano il conflitto la più grande crisi umanitaria del mondo e Trump non aveva intenzione di fornire munizioni ai contendenti democratici per la presidenza con cui attaccarlo. Il licenziamento di Bolton potrebbe essere uno di quei segnali di Trump allo Stato profondo affermando che non intende sabotare le speranze di una rielezione nel 2020 avviando una nuova guerra. La riluttanza di Washington a sostenere direttamente Israele ed Arabia Saudita aggravava la situazione di Riyadh, che ora rischia di vedere il conflitto spostarsi nel proprio territorio, nel sud del Paese. Le incursioni huthi in Arabia Saudita sono ormai quotidiane e finché Riyadh continuerà a commettere crimini di guerra contro civili inermi yemeniti, la situazione non farà che peggiorare, con conseguenze sempre più gravi per la stabilità interna del sistema saudita. La rappresaglia di sabato era la dimostrazione di ciò che potrebbe accadere all’economia saudita se Muhamad bin Salman (MbS) rifiutasse di negoziare una via d’uscita da uno dei peggiori disastri militari dell’era contemporanea.

L’invincibilità dei sistemi d’arma statunitensi esiste solo nei film di Hollywood
Negli ultimi mesi gli huthi sono riusciti a colpire obiettivi in Arabia Saudita decine di volte usando diversi velivoli. Ciò evidenzia ancora una volta il totale fallimento dei sistemi di difesa aerea nordamericani nel Paese. Al contrario, i molteplici sistemi antiaerei russi in Siria hanno avuto un tasso di successo del 100% nelle intercettazioni, riuscendo a sventare (con la guerra elettronica) tutti i droni, colpi mortai e missili lanciati dai jihadisti sulle basi russe di Tartus e Lataqia.

Colpa dell’Iran!
Pompeo accusa Teheran per l’attacco yemenita all’Arabia Saudita, ovviamente senza offrire alcuna prova. Riyad e Tel Aviv sono sempre più isolate in Medio Oriente. Washington può solo twittare e offrire paranoia sull’Iran per aiutare gli alleati, dato che un intervento diretto è visto troppo rischioso per l’economia globale, per non parlare della possibilità che il conflitto diventi una conflagrazione regionale che affonderebbe ogni possibilità di rielezione nel 2020 dell’attuale amministrazione. Trump, Netanyahu e MnS inventano una caccia alle streghe che causerà un disastro di proporzioni senza precedenti per la regione. È solo questione di tempo prima di vederne le conseguenze nefaste.

Un’ipotesi da scartare
Si dice che i sauditi abbiano condotto un attacco sotto falsa bandiera contro le proprie raffinerie di petrolio, un’ipotesi che gode di una plausibilità superficiale. Il conseguente aumento del prezzo del petrolio potrebbe essere considerato un effetto positivo sul prezzo delle azioni dell’ramco, è vero. Ma per i motivi indicati di seguito, questa ipotesi non è in realtà plausibile. Gli huthi sviluppano proprie armi, assistiti dall’esercito yemenita. I droni usati costerebbero meno di 20000 al pezzo. L’embargo militare sullo Yemen (applicato da Stati Uniti e Regno Unito) ha creato un disastro umanitario, limitando cibo e medicine. La consegna di armi via mare sembra improbabile. Come ripetutamente affermato da Mohammad Javad Zarif, il Ministro degli Esteri iraniano, così come dai rappresentanti di Ansarullah, Teheran non ha alcuna influenza sugli huthi. La risposta yemenita fa parte di una logica asimmetrica crescente, che ha come obiettivi primari la fine degli attacchi di Riyad allo Yemen, aumentarne i costi per renderli insostenibili. L’ovvio punto di pressione sono i 20 miliardi di barili delle riserve strategiche. Non è necessario che una falsa bandiera accusi l’Iran dell’azione degli huthi. I media corporativi bastano a ripetere falsità senza l’aiuto di israeliani o neocon statunitensi. I sauditi sono più cauti, anche se incapaci di decidere come procedere. Nello Yemen non hanno più carte da giocare: e non vogliono trattare con Ansarullah, Teheran non è disponibile, mentre Tel Aviv vuole un conflitto, con Riyadh offrirsi in sacrificio. Scrivo da mesi che, prima o poi, si verificherà un evento che cambierà l’equilibrio regionale verso un possibile conflitto coll’Iran. Questo succedeva sabato, quando metà della produzione petrolifera dell’Arabia Saudita fu fermata dall’attacco.

Conclusioni
Non potrebbero esserci notizie peggiori per neocon, wahhabiti e sionisti. Se gli huthi infliggevano un tale danno usando 10 droni, Tel Aviv, Riyad e Washington dovranno pensarci su ciò che gli iraniani potranno fare nel caso venissero attaccati. Qualsiasi potenza (in questo caso gli Stati Uniti e i loro sistemi di difesa aerea) e i loro stretti alleati farebbero di tutto per evitare di subire tale umiliazione che solo ne rivelerebbe la vulnerabilità militari. Nel frattempo, la visita di Netanyahu a Mosca era vista da molti in Israele fallimentare, confermando a Tel Aviv che i recenti attacchi dello Stato sionista in Siria furono annullati dall’intervento russo, inviando un messaggio inequivocabile a Netanyahu. Netanyahu e MbS, ribadisco, navigano verso l’abisso politico. E data l’incapacità di gestire la situazione, faranno di tutto per attrarre Washington nei loro piani contro l’Iran. È certamente vano. Ma nelle prossime settimane, mi aspetto ulteriori provocazioni e tensioni in Medio Oriente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente La Russia è pronta a costruire una nuova portaerei Successivo Colpo mortale alla Casa dei Saud

Lascia un commento