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Il crollo di “Barbarossa”: cosa fermò la macchina della morte di Hitler

Stalker Zone 9 novembre 2016

Il sito di “TvZvezda” pubblicò una serie di articoli sulla Grande guerra patriottica del 1941-1945 dell’autore Leonid Maslovskij, basato sul suo libro “Russkaja Pravda” del 2011. Nei suoi articoli, Maslovskij rivela “i miti immaginari del nemico, la Russia e gli eventi della Grande guerra patriottica, mostrando la grandezza della nostra Vittoria”. L’autore notava che nei suoi articoli “mostrerà il ruolo inutile degli Stati Uniti nei preparativi della Germania per la guerra all’URSS”
Il 3 luglio 1941, Stalin si rivolse alla nazione per radio, iniziando il discorso con le seguenti parole: “Compagni! Cittadini! Fratelli e sorelle! Combattenti dei nostri Esercito e Marina! Mi rivolgo a voi, amici miei! Il perfido attacco militare della Germania hitleriana alla nostra Patria è iniziato il 22 giugno e continua”. Stalin non nascose l’eccitazione, diceva la verità, rafforzando la fede nella futura vittoria. “Nonostante l’eroica resistenza dell’Armata Rossa, nonostante il fatto che le migliori divisioni del nemico e la maggior parte della sua aviazione siano già state sconfitte e abbiano trovato la loro tomba sui campi di battaglia, il nemico continua ad avanzare, lanciando nuove forze”. Le truppe di Hitler poterono occupare la Lituania, una parte considerevole della Lettonia, la parte occidentale della Bielorussia e parte dell’Ucraina occidentale. L’aviazione fascista ampliava le azioni dei bombardieri, bombardando Murmansk, Orsha, Mogiljov, Smolensk, Kiev, Odessa e Sebastopoli. La nostra Patria è in grave pericolo. Come è potuto accadere che la nostra gloriosa Armata Rossa abbia ceduto a numerose truppe fasciste nostre città e nostri quartieri? Le truppe fasciste tedesche sono davvero invincibili, o sono instancabilmente celebrate dai vanagloriosi propagandisti fascisti? Ovviamente no! La storia dimostra che non esistono eserciti invincibili e che non ce ne sono mai stato… Lo stesso va detto per l’esercito nazista di Hitler. Tale esercito non aveva ancora incontrato seria resistenza nel continente europeo. Solo sul nostro territorio l’ha incontrata. E se, come risultato di questa resistenza, le migliori divisioni dell’esercito fascista tedesco vengono distrutte dalla nostra Armata Rossa, ciò significherà che l’esercito fascista di Hitler può essere sconfitto, sconfitto come gli eserciti di Napoleone e Giglielmo”. Successivamente, Stalin analizzò la ragione del temporaneo successo della Germania nazista, l’opportunità di concludere il Patto di non aggressione nel 1939, affermando che la Germania, avendo infranto l’alleanza, si era svelata “agli occhi del mondo come sanguinoso aggressore… Ecco perché tutto il nostro valoroso esercito, tutta la nostra valorosa Marina, tutti i nostri piloti, i falchi, tutto il popolo del nostro Paese, tutte le migliori persone in Europa, America e Asia, infine, della Germania, condannano il tradimento dei fascisti tedeschi… e vedere che la nostra causa è giusta, e che il nemico sarà sconfitto, che dobbiamo vincere. A causa dell’effetto della guerra imposta, il nostro Paese è entrato in combattimenti mortali col nostro nemico peggiore e astuto, il fascismo tedesco… Cosa è necessario per eliminare il pericolo che incombe sul nostro Paese e quali misure vanno prese per sconfiggere il nemico? Prima di tutto è necessario che il nostro popolo, il popolo sovietico, comprenda tutta la profondità del pericolo che minaccia il nostro Paese e si liberi di compiacenza, disattenzione, stati d’animo da costruzione pacifica abbastanza chiara nel periodo prebellico, ma dannoso ora, quando la guerra ha cambiato radicalmente la situazione”.
Stalin spiegò gli obiettivi del nemico, esortò a smettere di essere spensierati, a mobilitarsi e a riorganizzare tutto il lavoro sulla nuova base della guerra, “Che non ha pietà per il nemico”, evitando piagnistei, codardia, allarmismo e diserzione. “Il popolo dell’Unione Sovietica deve alzarsi per difendere i propri diritti, la propria terra dal nemico. L’Armata Rossa, la Marina Rossa e tutti i cittadini dell’Unione Sovietica devono difendere ogni centimetro del suolo sovietico, lottare fino all’ultima goccia di sangue per le nostre città e villaggi, mostrando coraggio, iniziativa e buon senso inerenti al nostro popolo”, affermava Stalin. Inoltre, Stalin parlò dell’aiuto ai feriti dell’Armata Rossa, del rafforzamento delle retrovie, dell’aiuto ai nostri battaglioni combattenti nella lotta contro sabotatori, paracadutisti nemici, della necessità di dirottare i binari dei treni in corsa, di non lasciare ai nemici proprietà, cibo, carburante, bestiame, della creazione di gruppi di guerriglia, della natura delle nostre guerre come guerre per il “patriottismo nazionale” e la liberazione, e che “avremo alleati fedeli”, del trasferimento di ogni potere per l’integrità dello Stato, creando il Comitato di Difesa dello Stato, sulla necessità che tutti si riunissero intorno al partito e al governo per sconfiggere il nemico, per vincere. Alla fine del discorso, Stalin si rivolse al popolo con slogan come “Tutte le nostre forze a sostegno della nostra eroica Armata Rossa e della nostra gloriosa Flotta Rossa! Tutto il potere del popolo per sconfiggere il nemico! Avanti, verso la nostra vittoria!”
Il popolo credeva nella loro forza e potenza, nella vittoria. Credeva in Stalin come se fosse il proprio padre. Il ricercatore O. A. Platonov scrive: “In effetti, nel discorso alla nazione, Stalin delineò il programma nazionale per combattere il nemico. Il linguaggio semplice e accessibile permise di trasmettere molti compiti essenziali della guerra a cuori e menti dei tanti russi. Il valore morale del discorso fu enorme. Le parole “La nostra causa è giusta, il nemico sarà sconfitto” divenne lo slogan principale della Grande guerra patriottica. Fermezza e fiducia nella vittoria ispiravano il popolo russo”. Ricordando l’impatto del discorso di Stalin del 3 luglio 1941 sul popolo sovietico, il poeta e scrittore S. V. Mikhalkov scrisse: “Oggi, se vogliamo ammetterlo o no, è stato il suo discorso, iniziato con le parole“ Fratelli e sorelle!”, nel 1941, suscitò entusiasmo senza precedenti tra le persone di tutte le età. Andarono nelle stazioni di reclutamento per arruolarsi volontari. Avevano fede nella parola, grande fede, se pronunciata da una persona rispettabile. E il fatto che Stalin fosse per milioni una persona autorevole, può essere negato solo da stupidità o malignità”. Ma oggi scrivono delle cattive intenzioni di Stalin e della rotta delle nostre truppe nell’estate 1941. La Grande guerra patriottica divampò, assorbendo altri territori dell’URSS. Il 26 settembre 1941, alcuni rapporti informarono l’alto comando tedesco della vittoria a Kiev. Si diceva che catturarono 665000 soldati, 3718 cannoni e 884 carri armati. In precedenza le citazioni di Goebbels non furono evidenziate, ma coll’inizio della Perestrojka iniziarono ad apparire su opere storiche e persino libri di scuola. Gli storici russi smentirono tali rapporti, indicando che prima dell’operazione di Kiev nel fronte sud-occidentale c’erano 677085 soldati. Alla fine dell’operazione, solo le formazioni militari che evitarono l’accerchiamento e si ritirarono dal fronte alle retrovie, ammontarono a 150541 effettivi. Se si considera che le truppe del fronte sud-occidentale durante i feroci combattimenti, che durarono per tutto settembre, subirono pesanti perdite, un gran numero di truppe sfuggì all’accerchiamento e molti nemici attraversarono l’accerchiamento, e quindi i tedeschi che avrebbero potuto prendere prigionieri presso Kiev non erano più di 50000. Le truppe del fronte sudoccidentale e di Brjansk in realtà fermarono l’offensiva di G. Guderian a Romnij, ma il tiro dei carri armati dalla testa di ponte di Kremenchug delle quattro divisioni corazzate tedesche concentrate segretamente per incontrare Guderian decise l’esito della battaglia del fronte sud-occidentale, a Kiev, a favore delle truppe tedesche. I tedeschi vinsero la battaglia di Kiev arrestando l’offensiva sull’area di Mosca e schierando le divisioni corazzate di Guderian a sud di Kiev. Vasilevskij scrisse della battaglia difensiva di Kiev: “Il nemico ebbe successo a un prezzo elevato. L’Armata Rossa nella feroce battaglia sconfisse le dieci divisioni nemiche, che persero oltre 100000 soldati e ufficiali. Le perdite del nemico continuarono a crescere. Per più di un mese le truppe sovietiche trattennero il gruppo di armate “centro” nell’area di Kiev. Fu molto importante per la preparazione della battaglia di Mosca”. La battaglia difensiva di Kiev durò dal 7 luglio al 26 settembre 1941. Le nostre truppe vicino Kiev furono disrtutte. La Wehrmacht non aveva mai visto tale resistenza nelle guerre scatenate dalla Germania. Il feldmaresciallo preferito di Hitler, von Bock, scrisse: “Kiev è un brillante successo. Ma mentre i russi mi resistono e si oppongono, non so se potranno essere sconfitti”.
Dopo la caduta di Kiev, divenne difficile difendere Odessa, che per 73 giorni combatté contro 18 divisioni tedesche e rumene, ma solo il 16 ottobre le nostre unità lasciarono la città in modo ordinato. I tedeschi non dettero riposo alla Crimea, dalla quale la nostra Aeronautica militare poteva distruggere i giacimenti petroliferi rumeni. Pertanto, il 18 ottobre, le truppe tedesche iniziarono l’offensiva e, a metà novembre, occuparono la Crimea, ad eccezione della gloriosa città russa, Sebastopoli. Nel 1941, Sebastopoli si rivelò troppo per i tedeschi. L’Armata Rossa e la Flotta del Mar Nero difesero la città per 250 giorni, dal 30 ottobre 1941 al 4 luglio 1942. La battaglia di Smolensk durò dal 10 luglio al 10 settembre 1941. Fu una delle ragioni del cambio del piano “Barbarossa” . La battaglia di Smolensk, che coprì 650 chilometri per una profondità di 250 chilometri del fronte, sventò il piano di Hitler della guerra lampo contro l’URSS. Le truppe sovietiche inflissero pesanti perdite al gruppo di armate “centro”. Durante la Seconda guerra mondiale, le truppe tedesche furono costrette per la prima volta alla difensiva sul fronte principale. Inoltre, grazie alla battaglia di Smolensk, il comando nazista non osò lanciare il terzo gruppo Panzer su Leningrado. La battaglia di Smolensk e la battaglia per Kiev permisero al comando sovietico di guadagnare tempo per preparare la difesa di Mosca e la successiva sconfitta del nemico nella battaglia di Mosca del 1941-1942. Le battaglia di Smolensk e Kiev procedettero nello stesso momento, e possono essere definite un’unica operazione, fermando temporaneamente l’offensiva delle orde fasciste su Mosca. Le unità militari più illustri nella battaglia di Smolensk ottennero il titolo di Guardie. Furono le prime della Guardia dell’Armata Rossa.
Nell’operazione di Elnija, che ebbe luogo nel periodo della battaglia di Smolensk, le nostre truppe che non erano in vantaggio per numero, ma erano superiori al nemico per numero di pezzi d’artiglieria, il 30 agosto 1941 passarono all’offensiva, sfondando la difesa tedesca, liberando la città di Elnija, sconfiggendo una divisione motorizzata e sette di fanteria della Wehrmacht, eliminando il saliente di Elnija che minacciava l’ala sinistra del fronte occidentale, respingendo i tedeschi dietro il Desna, liberando una vasta area di terra natia e catturando molti prigionieri. Come la battaglia di Smolensk, il 10 luglio iniziò la battaglia per Leningrado. In quel giorno, le truppe tedesche iniziarono l’assalto su Leningrado. Avevamo a malapena abbastanza forze per difendere la città. Le nostre truppe non riuscirono ad impedire l’isolamento di Leningrado dal territorio dell’URSS, ma nemmeno permisero di chiudere l’accerchiamento agli eserciti tedeschi. Per fermare i tedeschi sul fiume Volkhov e la centrale idroelettrica di Volkhov, vicino Tikhvin, lo Stavka assegnò quattro divisioni, di cui 20000 soldati furono immediatamente trasportati in aereo e il resto dalla flottiglia del lago Ladoga. Questo fatto specifica come il nostro esercito avesse un solido impiego di aerei e navi della flottiglia del lago Ladoga.
La nostra guerra era sacra. Beati i soldati morti in guerra, e santi i vincitori tornati a casa dal fronte, santi i lavoratori che forgiarono le armi nelle retrovie. L’Europa è in guerra con la Russia da oltre 7 secoli, ma non può sconfiggerla in battaglia: le “misteriose anime russe” appaiono all’Europa come più grande di quanto possa affrontare. E tutte le nazioni europee erano nell’esercito di Hitler, tranne serbi e greci, e persino gli inglesi sedettero sulle loro isole. E uccisero i nostri uomini, donne e bambini. Hitler e lo stato maggiore tedesco teoricamente fecero calcoli corretti: l’esercito tedesco avrebbe rapidamente spezzato l’esercito sovietico a Leningrado e Kiev riunendo gli eserciti che avanzavano su Mosca. Ma non capirono che davanti non aveva l’Europa, ma l’eroica Russia. In questo caso l’esperienza della guerra in Europa non fu vantaggiosa, ma dannosa per la Germania.

Traduzione di Alessandro Lattanzio