I media occidentali presentano i teppisti a Hong Kong come eroi. Ma lo sono?

Andre Vltchek, RT 10 settembre 2019

Ogni volta che i manifestanti di Hong Kong distruggono proprietà pubbliche, non ci sono telecamere dei media occidentali a vedere. Ma quando la polizia decide d’intervenire, proteggendo la città, appaiono in pieno i crociati dei media occidentali. Domenica, enormi bandiere nordamericane sventolavano. Una massiccia manifestazione, composta principalmente da giovani, passava dalla vecchia area del centro costruita dalla Gran Bretagna al Consolato Generale degli Stati Uniti, spesso erroneamente chiamata “ambasciata”. La temperatura era ben oltre i 30 gradi, ma il numero dei “manifestanti” continuava a crescere. Molte arterie principali di Hong Kong erano bloccate. I media occidentali erano lì in piena forza, indossando giubbotti fluorescenti gialli con insegne ‘Press’, elmetti e maschere. Si mescolavano nella folla, filmando le bandiere degli Stati Uniti, godendosi chiaramente lo spettacolo.
“Presidente Trump, per favore libera Hong Kong”, leggevo su diversi manifesti.
“Liberati da chi? “chiesi a un gruppo di manifestanti, tutti in abiti ninja, sbarre di metallo in mano, sciarpe nere che coprivano il viso. Molti risposero, borbottando qualcosa di incomprensibile. Una ragazza urlò con aria di sfida:
“Da Pechino!”
“Ma Hong Kong è la Cina, no?” chiesi, “Come potrebbe essere liberata da se stessa?”
“No! Hong Kong è Hong Kong!” arrivava la pronta risposta.
Lì vicino vidi l’Union Jack col vecchio stemma di Hong Kong dell’era coloniale. La grande manifestazione fu chiaramente scrupolosa. I suoi membri presentarono una petizione al consolato generale degli Stati Uniti, chiedendo che il Congresso degli Stati Uniti approvi una legislazione che richieda al suo governo di monitorare e decidere se Hong Kong è “abbastanza autonoma” dalla RPC e se debba quindi qualificarsi per i benefici commerciali ed economico degli Stati Uniti. In tutta l’area del centro cittadino, centinaia di “ninja” urlavano slogan filo-occidentali. Qui sventolavano bandiere dell’era britannica, accanto a bandiere statunitensi. Mi avvicini a una giovane coppia tra i manifestanti, che riposava su una panchina:
“I vostri amici sanno quanto fosse brutale, non democratico e opprimente il dominio britannico? Sanno in quale miseria molti cittadini di Hong Kong dovevano vivere all’epoca? E la censura, l’umiliazione…?”
“No! “Mi gridarono, indignati. “È tutta propaganda! ”
“Propaganda di chi?” chiesi.
“La propaganda di Pechino!”
Almeno parlavano un po’ di inglese. Una cosa bizzarra di Hong Kong è che, mentre alcuni vorrebbero (o forse sono pagate per dire che vorrebbero?) riavere l’amministrazione coloniale inglese, la maggior parte di loro non parla inglese, e rifiutano anche di parlare il mandarino. Non c’è da stupirsi che Hong Kong stia rapidamente perdendo con Singapore pro-cinese e assai cosmopolita! Ma la dimostrazione non era dove si trovava realmente “l’azione” e lo sapevo intuitivamente. La marcia con bandiere sventolanti fu un grande evento organizzato per i mass media occidentali. Lì, gli slogan “pro-democrazia” venivano cantati in modo ordinato. Nulla fu bruciato, vandalizzato o smantellato ovunque fosse presente la macchine della stampa occidentale! A pochi isolati, tuttavia, vidi mostruosi atti di vandalismo, in uno degli ingressi della stazione della metropolitana centrale (MTR). I teppisti che si definiscono “manifestanti” rovinavano proprietà pubblica, un sistema di trasporto utilizzato da milioni di cittadini ogni giorno. Mentre erano lì, smantellarono le ringhiere metalliche pubbliche che separano i marciapiedi dalle strade. Le barre di metallo di questa ringhiera furono poi utilizzate per ulteriori assalti a infrastrutture della città e la polizia. Gli ombrelli dei “manifestanti” coprivano la scena del crimine. Ombrelli simili a quelli utilizzati nel 2014, durante la precedente cosiddetta “rivolta dell’ombrello”. Nessun giornalista straniero si vedeva! Questo non era per il mondo. Era crudo, reale e brutale. “Non filmare!” bocche coperte iniziarono a gridarmi. Continuai a filmare e fotografare. Non indossavo alcun gialet o casco con stampato Press. Non lo faccio mai, in qualsiasi parte del mondo. Mi tralasciarono; troppo occupati a distruggere la strada. Mentre smantellavano le proprietà pubbliche, i loro zaini, pieni di lettori portatili, rigurgitavano l’inno nazionale degli Stati Uniti. Un mio amico di Pechino mi scrisse: “Vendono la propria nazione e il proprio popolo. Abbiamo parole pessime per essi in cinese”. Ma non è solo la Cina continentale a essere disgustata da ciò che accade a Hong Kong. Tre importanti quotidiani di Hong Kong, Wen Wei Po, Ta Kung Pao e Hong Kong Commercial Daily, sono tutti a favore di Pechino, della polizia e definiscono i “manifestanti” come “rivoltosi” o “piantagrane”. Tra i grandi media, solo Ming Pao e Apple Daily,tradizionalmente anti-Pechino, li definiscono “manifestanti”, persino “liberatori”.
I cittadini sono principalmente (come lo erano durante le rivolte del 2014) ostili alle “proteste”, ma hanno paura di affrontare le bande di giovinastri coperti e armati (con sbarre e mazze di metallo). Alcuni ci provarono, anche in un centro commerciale di lusso nel centro della città, e furono brutalmente picchiati. I “manifestanti” sembrano adrenalinici e di umore aspro. Si riuniscono e si muovono in orde. Molti si rifiutavano di parlare. Ciò che è importante capire è che, mentre i rivoltosi cercano di spacciare il messaggio della “lotta per la democrazia”, in realtà sono intolleranti con coloro che non sono d’accordo coi loro obiettivi. In realtà, attaccano violentemente chi ha opinioni diverse. Inoltre, e questo devo precisarlo, dopo aver seguito le proteste in letteralmente centinaia di città nel mondo, da Bayrut a Lima, Buenos Aires, Istanbul, Parigi, Il Cairo, Bangkok e Jakarta: quello che succede a Hong Kong è estremamente mite quando si tratta delle risposte della polizia! La polizia di Hong Kong funziona bene e velocemente. Ha creato catene umane, usato molti flash e usato gas lacrimogeni sporadicamente. Si difende quando viene attaccata. Ma violenta? Se si confrontano le azioni della polizia qui con quelle di Parigi, è tutta gentilezza e dolcezza. Quasi alcun proiettile di gomma. Il gas lacrimogeno è “onesto” e non miscelato con sostanze chimiche letali, come in molti altri luoghi, somministrato a piccole dosi. Alcun cannone ad acqua sputa liquido con urina ed escrementi, come in molte altre città del mondo. Fidatevi: sono un esperto di gas lacrimogeni. A Istanbul, durante l’insurrezione del Gezi Park, i manifestanti dovettero usare maschere antigas, come feci io. Altrimenti sareste svenuti o finiti in ospedale. Anche a Parigi si sveniva. Nessuno è svenuto qui; qui sono delicati.
Sulla “altra parte”, la violenza dei manifestanti è estrema. Paralizzano la città, rovinando milioni di vite. Gli arrivi di stranieri a Hong Kong sono in calo del 40 percento. La reception del Mandarin Oriental Hotel, che si trova proprio accanto alle battaglie di domenica, mi disse che la maggior parte delle camere erano vuote e durante gli “eventi”, l’hotel fu isolato dal mondo. E le loro esigenze da traditori? Questo sarebbe accettato in qualsiasi parte del mondo? Bandiere sventolanti di un Paese straniero (in questo caso, degli Stati Uniti) e che invocano l’intervento? I “capi attivisti per la democrazia ” di Hong Kong come Joshua Wong sono chiaramente in collusione con interessi e governi occidentali. Lui e gli altri spacciano, costantemente, ciò che altrove sarebbe descritto come notizia falsa. Ad esempio, “La mia città è la nuova Berlino della guerra fredda”, aveva dichiarato. Sì, forse, ma non a causa del governo di Hong Kong, ma delle sue azioni e delle persone come lui. La copertura degli eventi da parte dei mass media occidentali è chiaramente selettiva e questo lo dice sottovoce. In realtà, molti media i Europa e dal Nord America “aggiungono carburante al fuoco”, incoraggiando i rivoltosi mentre esagerano le azioni della polizia locale. Seguo e filmo il loro lavoro e ciò che vedevo era scandaloso!
Scrivo dal Tai Kwun Center. Oggi famoso complesso artistico (della “nuova Hong Kong cinese”), era la stazione centrale di polizia sotto l’occupazione britannica, così come il cosiddetto Victoria Prison Compound. Il signor Edmond, che lavora nel centro, spiegava: “Se ci fosse un referendum ora, i cosiddetti manifestanti non vincerebbero. Perderebbero. Questo è un problema interno della Cina e va trattato tale. Una continuazione degli eventi del 2014. Ciò che è cambia questa volta è che i manifestanti optano per la violenza estrema. La gente di Hong Kong ha paura; spaventata da essi, non dalle autorità”. Qui, i prigionieri furono confinati e giustiziati durante il dominio inglesi. Non lontano da qui, mostruose baraccopoli ospitavano soggetti deprivati dalla regina. Dopo che gli inglesi se ne andarono, i bassifondi furono convertiti in parchi pubblici. La vita a Hong Kong è migliorata. Non veloce come nella vicina Shenzhen o Guangzhou, ma è migliorata. La ragione per cui Hong Kong viene “tralasciata” è a causa di suoi antiquati leggi, regole e regolamenti dell’era inglesi, del suo sistema capitalista estremo; a causa del “troppo poco da Pechino”, non “per troppo”. Tali teppisti vanno contro gli interessi del loro popolo, che li maledice. Non ad alta voce, mon ancora, dato che i rivoltosi hanno mazze e sbarre di metallo, ma imprecano. I media occidentali decidono di non ascoltare queste maledizioni. Ma la Cina si. Sente anche il popolo di Hong Kong. Le maledizioni cinesi sono terrificanti, potenti. E non si dissolvono nel nulla.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Un commento su “I media occidentali presentano i teppisti a Hong Kong come eroi. Ma lo sono?

  1. Vittoriano il said:

    Ecco chi sono gli “e r o i ” … :
    controinformazione.info
    IL “LEADER” DEI “MANIFESTANTI PACIFICI” DI HONG KONG HA INCONTRATO IL LEADER DEI “CASCHI BIANCHI” LEGATI AI TERRORISTI DI AL QAEDA

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