Nessuna possibilità per Washington di attaccare l’Iran

Damir Nazarov, Tehran Times 3 settembre 2019

“Federico Pieraccini” è autore freelance specializzato in affari internazionali, conflitti, politica e strategie. Dal 2019, Pieraccini ha scritto in esclusiva per la Fondazione per la cultura strategica e L’Antidiplomatico. I suoi lavori sono stati tradotti in decine di lingue. Di seguito è riportato il testo completo dell’intervista.

D: Gli Stati Uniti hanno un vantaggio in tutti i principali tipi di armi di distruzione di massa. Perché Washington ha avviato una nuova corsa agli armamenti nello spazio?
R: Non sono d’accordo sul fatto che gli Stati Uniti abbiano un vantaggio militare in tutti i principali sistemi d’arma. Nel campo nucleare, Mosca vanta sistemi di prim’ordine di pari capacità nordamericana se non superiori in alcune aree, col nuovo ICBM RS-28 in sviluppo. Per non parlare di aree come i missili ipersonici, con Mosca e Pechino in netto vantaggio, anche secondo le valutazioni rese pubbliche dal Congresso degli Stati Uniti. Nel campo della difesa missilistica, Mosca vanta un primato indiscusso coi sistemi A-135, A-235 e i vari S-300, S-400 e il futuro sistema S-500. Questo senza menzionare altri sistemi d’arma presentati da Putin il 1° marzo 2018 nella famosa conferenza sulla risposta militare della Russia alla violazione degli Stati Uniti dei trattati ABM e INF. Gli Stati Uniti del presidente Trump hanno deciso di creare una sesta forza, chiamata Space Corp. L’intenzione di Trump è investire decine di miliardi di soldi dei contribuenti nel finanziare la creazione di un qualche sistema d’arma spaziale, puntando sull’armamento dello spazio di Ronald Reagan. Resta da vedere quando questi sistemi saranno operativi, quanto costeranno e quanto saranno efficaci. Le ultime produzioni militari statunitensi in termini di costi ed efficienza lasciano molto a desiderare con la superportaerei Gerald Ford e i suoi noti problemi di propulsione, la presunta nave stealth Zumwalt e i suoi problemi ai motori. Prendiamo ad esempio i test dell’US Anti-Ballistic Missiles Systems (ABM) falliti o i ripetuti missili lanciati dagli huti nello Yemen violando lo spazio aereo saudita difeso dai sistemi patrioti statunitensi. Tutto questo, senza menzionare i problemi già noti dell’F-35. Come ho scritto in vari articoli, gli Stati Uniti soffrono per le enormi spese militari che inondano poche aziende (tutte private) che sviluppano armi con tonnellate di denaro. Ciò crea le condizioni per una scarsa concorrenza tra le aziende e lascia ampi margini di corruzione e progetti falliti. La creazione di una forza spaziale dovrebbe essere vista più nella prospettiva di Trump, che cerca d’ingraziarsi il più possibile il complesso industriale militare nordamericano (MIC), coprendolo d’oro, possibilmente evitando di soddisfarne i desideri per una nuova guerra per nuovi profitti. Il MIC spinge sempre un presidente nordamericano in guerra, insieme alle varie lobby di potere; Trump cerca di evitarlo creando comunque profitti per il MIC con la nuova forza, in questo caso, spaziale.

D: Nel caso della terza guerra mondiale nel complesso sono chiari i principali attori chiave. Il mondo occidentale liberale guidato dagli USA e l’alleanza Cina-Russia. Ma che dire di India, Pakistan e Corea democratica? Hanno anche armi di distruzione di massa e problemi regionali.
R: Nel caso di una terza guerra mondiale, quindi uno scontro tra superpotenze militari, le possibilità di uno scambio nucleare sono molto alte. In caso di scambio atomico tra superpotenze, il mondo in cui viviamo sarà completamente diverso, come molti scienziati hanno osservato. I conseguenti cambiamenti climatici e radiazioni; ignorando la distruzione causata dalle bombe nucleari, provocherebbero un completo cambiamento dello scenario globale. Per questi motivi l’ipotesi di una terza guerra mondiale tra superpotenza va considerata improbabile, anche in un contesto incerto come quello multipolare in cui viviamo. Anche se storicamente la multipolarità si traduce in instabilità nel quadro geopolitico, coll’attuale tecnologia, resa in deterrenza nucleare chiamata “MAD”, il fattore nucleare stabilizza le relazioni internazionali, evitando la possibilità di uno scontro tra potenze o superpotenze. Nel caso specifico di una guerra tra Pakistan e India, è improbabile per questi motivi, proprio come l’intervento USA in Corea democratica si è rivelato impossibile a causa della deterrenza nucleare (e convenzionale) di Pyongyang.

D: La propaganda occidentale parla regolarmente di “lobby russa in Europa o in Cina”, ma senza prove. Pensa che l’Europa abbia veramente partiti o organizzazioni dal programma “anti-UE e anti-USA”? I Paesi europei dell’UE non hanno sovranità militare, dato che la maggior parte di essi è nella NATO. I Paesi europei mancano di sovranità economica e finanziaria in un sistema come l’euro in cui la banca centrale è unica per tutti i Paesi e vive all’ombra delle decisioni prese dalla FED a New York.
R: I trattati firmati negli ultimi 20 anni dai Paesi europei hanno esautorato le decisioni parlamentari nazionali, rimaste senza leve economiche, finanziarie o militari per prendere decisioni autonome nel proprio interesse. In tal senso, non vedo partiti o raggruppamenti socialmente rilevanti nei Paesi dell’UE in grado di comprendere la svolta storica in cui ci troviamo, coll’attenzione che va rivolta ad est, verso Russia, India, Cina, Iran e altri mercati. L’Europa è vittima della propria politica estera decisa a Washington, nell’interesse del Pentagono e della FED, e finché rimarrà subordinata agli Stati Uniti non potrà prendere decisioni nel proprio interesse.

D: Pensa, che ci sia il rischio di un’aggressione contro l’Iran da parte del tripartito USA-Israele-Arabia Saudita?
R: Non vedo alcuna possibilità per Washington di attaccare l’Iran, essenzialmente per due ragioni fondamentali. Se Trump scatena una guerra, perde le elezioni del 2020. Questa ipotesi sembra condivisa dalla stragrande maggioranza degli esperti di politica nordamericana e da ciò che possiamo raccogliere, l’amministrazione e Trump sono consapevoli di tale possibilità. L’altro motivo principale che impedisce l’aggressione di Washington all’Iran ha a che fare con due aspetti: il primo è il costo di tale aggressione in termini di vite umane per gli Stati Uniti, il secondo è il costo economico da sostenere. L’Iran può danneggiare gravemente Israele e ‘Arabia Saudita, oltre a chiudere lo Stretto di Hormuz, o in ogni caso aumentare i costi dell’assicurazione delle petroliere al punto da aumentare il prezzo del petrolio a livelli che potrebbero causare una crisi economica di vaste proporzioni, insieme ai primi segni di una recessione globale. Trump è consapevole che in caso di disastro economico causato da una guerra coll’Iran, tutta la colpa ricadrà su di lui, sia dai suoi elettori per il tradimento elettorale di non iniziare nuove guerre, sia dai suoi detrattori che lo riterranno responsabile del disastro finanziario. Una crisi finanziaria globale, alimentata da una guerra devastante, isolerebbe Washington. I sauditi, devastati dal conflitto coll’Iran e traditi da Washington che non potranno proteggere Riyad dalla rappresaglia di Teheran, e potrebbero persino decidere di scaricare il dollaro. Gli europei e il resto del mondo sarebbero d’accordo, in breve, passando a un paniere di valute alternative al petrodollaro nella vendita di petrolio. Ciò porterebbe al crollo degli Stati Uniti in breve tempo. Il sistema del petrodollaro è la linea rossa che Pentagono e FED non possono superare. È la fonte del loro status di superpotenza (l’USD è la riserva monetaria mondiale) e una guerra contro l’Iran dai forti interessi sauditi e israeliani che premono su Trump porterà al chiaro suicidio dell’egemonia degli Stati Uniti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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