Trump, Cina e mercati azionari

Deirdre Griswold, Workers 29 agosto 2019

Più a lungo i mercati azionari statunitensi continuano a salire, più nervosi diventano gli investitori e gli analisti finanziari. Il 23 agosto, la media industriale del Dow Jones scese di oltre 600 punti dopo i proclami di Donald Trump che la sua guerra commerciale con la Cina si sarebbe intensificata, aumentando i dazi sulle importazioni cinesi. Ciò che lui e i grandi media non menzionavano è che i suo dazi sono l’equivalente delle tasse al popolo degli Stati Uniti quando acquista gli articoli importati. In altre parole, Trump aveva solo aumentato le tasse alla classe lavoratrice nordamericana, la maggioranza dei consumatori di beni cinesi a basso costo. Aumentava le tasse anche se il deficit di bilancio del governo degli Stati Uniti continua ad aumentare, a causa delle enormi spese per la macchina da guerra, anche quando non c’erano guerre dichiarate. L’ultima volta che il Congresso dichiarò guerra fu nel 1942. Quante guerre non dichiarate ha condotto il Pentagono da allora, con le amministrazioni democratiche e repubblicane? L’Ufficio del bilancio del Congresso stima che il disavanzo pubblico annuale per la prima volta supererà la somma astronomica del trilione di dollari entro il prossimo anno. Questo è il deficit di solo un anno. L’importo totale dovuto dal governo federale è già 22 trilioni, il 70 percento del prodotto interno lordo annuale degli Stati Uniti. Le banche e le altre istituzioni che prestano soldi al governo potrebbero sempre più ingrassare sugli interessi, ma è ovvio che tutto punta a una crisi in cui i lavoratori saranno coloro che soffriranno davvero.

Trump e la Cina
Il 26 agosto, lunedì successivo al grande declino di Dow Jones, i mercati iniziarono a riprendersi parzialmente dopo che Trump affermò che la Cina aveva “battuto le palpebre” e che era in corso un “accordo”. Indipendentemente da chi avesse veramente battuto le palpebre, la reazione dei mercati azionari statunitensi mostrava quanto sia importante la Cina popolare per i capitalisti statunitensi come mercato dei loro prodotti, ed anche mostrava quanto siano fragili le speranze degli investitori e quanto facilmente siano manipolate dalla demagogia di Trump. I mercati si rianimarono perché Trump, mentre era in Europa per la riunione dei paesi imperialisti del G-7, aveva detto alla stampa la sera prima che “la Cina aveva chiamato ieri sera” e “torneremo al tavolo”. Chi dalla Cina aveva chiamato? Non importa. Non fate domande. Salgano le azioni. Tuttavia, il caporedattore Hu Xijin del Global Times rispose che i negoziatori di entrambi i paesi NON avevano parlato al telefono e che “la Cina non cederà alle pressioni statunitensi”. (CNBC, 26 agosto)

Paura della recessione
Le giravolte dei mercati azionari possono arricchire o impoverire gli investitori ogni giorno, ma la paura della recessione rimane una costante per un motivo basilare. La sovrapproduzione è una caratteristica ciclica del capitalismo. Nella costante concorrenza per una quota maggiore di mercato, i proprietari del capitale devono espandere la produzione cercando di ridurre il costo di ciascun articolo. Ciò porta a rapidi cambiamenti tecnologici e a un aumento del capitale costante (attrezzature, impianti, ecc.) riducendo al contempo il capitale variabile (manodopera). Porta anche a un eccesso di materie prime sul mercato e, infine, al collasso, con milioni di persone che perdono il posto di lavoro. Karl Marx spiegò meticolosamente come tale caratteristica del capitalismo funzioni nella sua opera monumentale “Il Capitale”. Con un tale collasso, i lavoratori possono non solo perdere il lavoro, ma anche la pensione, investita nel sistema. Le buffonate di Donald Trump possono scuotere molti proprietari di capitale per l’imprevedibilità, le esagerazioni e le bugie schiette e facilmente contestabili, oltre al disinteresse nel cercare persino di nascondere la sua ignoranza sui fatti. Viene quotidianamente ripreso dai media fedeli al sistema capitalista perché temono il danno che infligge alla stabilità del loro sistema. Ma i progressisti hanno ragioni migliori per combattere il regime di Trump. Trump e i suoi seguaci sono apertamente razzisti, misogini e bigotti. Fanno dei capri espiatori immigrati e poveri. Coprono i crimini del sistema con parole velenose e azioni intese a dividere la classe operaia multinazionale e globale. Il capitalismo è nemico e Trump non è che uno dei suoi tanti volti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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