Un’altra vittoria siriana e l’occidente muto

SCF 30 agosto 2019

La liberazione di Qan Shayqun nella provincia di Idlib da parte dell’Esercito arabo siriano e dell’alleato russo segna un’altra importante vittoria verso la fine della guerra di otto anni in Siria. La scorsa settimana ha visto il ritorno di una relativa normalità nella città nord-occidentale assediata dagli islamisti affiliati ad al-Qaida per oltre cinque anni. Situata a sud di Aleppo sulla strada per la capitale Damasco, Qan Shayqun veniva ufficialmente dichiarato sotto il controllo delle forze statali siriane il 21 agosto, dopo una dura battaglia contro gli islamisti. Giornalisti da Italia, Bulgaria, Grecia e Russia assistevano al ritorno dei residenti e agli sforzi per riprendere i servizi e riaprire le scuole. Qan Sheayqun fu saccheggiata dai gruppi terroristici jihadisti in rotta, con la tipica depravazione vista in altre aree liberate. Ma nonostante la devastazione, i residenti furono sollevati iniziando il recupero di ciò che prima era una città rinomata per cultura e bellezza, prima che scoppiasse la guerra nel marzo 2011. I resti lasciati dagli islamisti sconfitti e l’identità dei loro morti ne testimoniavano l’adesione al terrorismo. Molti erano mercenari stranieri. Qan Shayqun era una roccaforte del gruppo Hayat Tahrir al-Sham, già noto come Jabhat al-Nusra. Nonostante il nome camaleontico, fa parte della rete terroristica jihadista al-Qaida bandita a livello internazionale e a cui i governi occidentali sono ufficialmente contrari. La caduta della città dimostra ancora una volta la vile natura della guerra siriana come una delle aggressioni sponsorizzate dall’estero per il cambio di regime. In particolare, il governo degli Stati Uniti e i suoi alleati della NATO, Gran Bretagna, Francia, Turchia e altri, sono ormai noti quali pieni complici della sponsorizzazione segreta di questi terroristi.
Qan Shayqun è di particolare importanza perché il 4 aprile 2017 fu drammaticamente riportato dai media occidentali come sito di un attacco chimico col Sarin, presumibilmente ad opera delle forze di Stato siriane. Tre giorni dopo, il 7 aprile, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia lanciarono oltre 100 missili sulla Siria in quella che fu dichiarata “vendetta” contro il “regime siriano” per aver presumibilmente commesso atrocità con armi chimiche. Le autorità siriane e la Russia affermarono che il presunto attacco col Sarin a Qan Shayqun fu una provocazione sotto falsa bandiera, fabbricata dagli islamisti per suscitare l’attacco militare in Siria da parte di Stati Uniti e loro alleati della NATO. Chiaramente, dopo la liberazione della città, è evidente che fosse la tana di gruppi terroristici che terrorizzavano i residenti. Eppure per anni i media occidentali proclamarono che tali combattenti fossero “ribelli” che meritavano il sostegno e l’intervento occidentale. Proprio mentre le forze siriane assaltavano la provincia di Idlib negli ultimi mesi, i media occidentali furono animati da resoconti acuti su “ribelli” e civili uccisi da attacchi aerei indiscriminati del “regime”. È evidente che l’importante vittoria di Qan Shayqun incontraase il silenzio sorprendente di governi e media occidentali. Lo stesso schema si vide in precedenza quando l’Esercito arabo siriano e l’alleato russo liberarono Duma, Ghuta, Dara, Aleppo, Malula e molte altre aree assediate dai cosiddetti “ribelli”, così esaltata dai media occidentali. I residenti siriani furono invariabilmente sollevati e felici di avere la libertà e la dignità ripristinate dall’Esercito arabo siriano e dalle forze russe. Le loro storie sull’orrore subito sotto la cattività furono scioccanti per depravazione e crudeltà dimostrate dai “ribelli” sostenuti dall’occidente. Questo è il motivo per cui la liberazione di Qan Shayqun, come di altre località in Siria, doveva essere ignorata dai media occidentali. Perché se avessero davvero svolto il normale dovere giornalistico ciò che il pubblico occidentale avrebbe appreso era che i loro governi e media erano complici di enormi crimini di guerra contro la nazione siriana. È tanto più spregevole quindi che gli Stati Uniti si sforzino di bloccare la ricostruzione della Siria dilaniata dalla guerra. Questa settimana, il Paese terrà l’annuale Fiera Internazionale di Damasco. Delegati provenienti da circa 40 nazioni frequentano ed esplorano i modi per rigenerare l’economia siriana e affrontare la ricostruzione. Alcune stime prevedono che la riparazione minima dell’infrastruttura abbia un costo di 388 miliardi di dollari. La cifra reale potrebbe essere di trilioni di dollari, che
dovrebbe essere accollati a Washington, Londra, Parigi, Ankara, Riyad, Doha e Tel Aviv per l’aggressione criminale che hanno inflitto collettivamente e furtivamente alla Siria.
Prima della fiera di Damasco, gli Stati Uniti avvertivano i potenziali investitori stranieri che avrebbero potuto subire sanzioni se avessero fatto affari con la Siria. Il Ministero degli Esteri russo condannava gli sforzi nordamericani per sabotare la ricostruzione della Siria. Come affermava il legislatore russo Valerij Rashkin, che visitava la Siria questa settimana, gli Stati Uniti cercano di distruggere la Siria con la guerra economica dopo aver perso l’agenda militare della guerra sporca. L’Unione europea è inoltre condannata per aver continuato ad imporre sanzioni economiche alla Siria. La guerra è finita ed è stata denunciata come aggressione criminale sostenuta dall’occidente. Tutte le accuse contro lo Stato siriano sono null’altro che propaganda malvagia. Pertanto, le sanzioni alla Siria sono un attacco spregevole dalle nazioni la cui complicità criminale dovrebbe in realtà essere oggetto di un procedimento giudiziario. Possiamo solo augurare del bene al popolo siriano. Con la solidarietà internazionale di Russia, Cina, Iran e altri, la Siria recupererà forza e orgoglio precedenti. La Siria ha ottenuto un’enorme vittoria. I perdenti sono i governi e i media occidentali svelatisi per i ciarlatani corrotti che sono.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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