Il primo dei calderoni si forma in Medio Oriente

Tom Luongo, SCF 27 agosto 2019

L’Esercito arabo siriano col supporto aereo russo non solo riprendeva l’importante città di Qan Shayqun in Siria, ma ci riusciva col classico stile militare russo, circondando i nemici e impedendone la ritirata. Nel linguaggio militare russo questo è noto come calderone. Sarà il primo di molti calderoni che EAS e Russia completano combattendo verso Idlib riprendendo la provincia, da sette anni occupato dai militanti di al-Qaida che cambiano nome e alleanze come la gente cambia la biancheria intima. Ma il vero calderone si forma non in Siria ma in Israele. Gli espansionisti israeliani, guidati dal primo ministro Benjamin Netanyahu, hanno finalmente un presidente degli Stati Uniti completamente dalla loro parte in Donald Trump. Trump modificava la politica degli Stati Uniti per distruggere la Siria er destabilizzare la Russia e mantenere nel caos l’Asia centrale nell’esplicita politica MIGA: rendere Israele di nuovo grande. Trump rovesciava l’equilibrio a Washington da seminare il caos per contrastare i piani d’integrazione a lungo termine di Russia, Cina e Iran in uno in cui Israele avrebbe finalmente ottenuto il desiderato governo su un Medio Oriente diviso e soggiogato. Con ogni vittoria delle Forza Tigre dell’EAS e dell’Aeronautica russa in Siria, la politica cambia pollice dopo pollice. Più forte è il dominio di Bashar al-Assad in Siria, più il Paese viene ricostruito e più il supporto nordamericano/israeliano/saudita/inglese agli estremisti islamici conosciuti dai media occidentali come “ribelli moderati” diventa noto, più aumenta la pressione sui loro alleati secondari, come Qatar, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Francia e Germania. In un modo o nell’altro, negli ultimi quattro anni, da quando la Russia è presente in Siria sfidando apertamente gli Stati Uniti, tutti questi Paesi ritiravano il sostegno all’operazione di cambio di regime in Siria. L’ultima riserva è la Turchia che, sotto il presidente Recep Tayyip Erdogan, continua a giocare le due fazioni l’una contro l’altra per sottrarre ciò che gli fu originariamente promesso, Idlib, Aleppo e Manbij, dal caos seguente. La mendacia di Erdogan s’illustrava questa settimana quando concluse un accordo di sicurezza cogli Stati Uniti per occupare l’est del fiume Eufrate, mentre allo stesso tempo cercava di usare l’accordo stretto con Vladimir Putin su una zona smilitarizzata intorno Idlib per rifornire i miliziani circondati dall’EAS.
Il bombardamento aereo russo del convoglio di rifornimenti fu un severo messaggio ad Erdogan che non era più tempo in Siria e stava scadendo. Tempo di scegliere lato o avvizzire. La Russia preferirebbe che Erdogan rimanga al potere in Turchia, ma deve bilanciarne gli obiettivi espansionistici nei confronti della Siria con la realpolitik della situazione, è cioè che senza il sostegno economico cinese e russo la Turchia collassa. La battaglia per Idlib sarà probabilmente meno cruenta di quanto previsto perché Erdogan dovrà abbandonare i suoi sogni e accontentarsi di rompere l’amicizia tra curdi e Stati Uniti, minaccia esistenziale per il futuro della Turchia. Quindi, preparati a un replay del 2016-17 della liberazione di Aleppo. Lo smantellamento sistematico delle forze islamiste in Idlib avverrà ora che Qan Shayqun è nelle mani del governo. La Turchia non rischierà una guerra aperta con la Russia. Le forze di Erdogan sono già troppo impegnate nella regione. La Siria costituisce la parte occidentale del calderone attorno Israele. Una volta consolidato Idlib, viene messa a fuoco la base statunitense vicino al valico di frontiera di al-Tanaf. Il governo iracheno è furioso con Israele per aver bombardato un deposito di munizioni a Baghdad e dichiarava una zona di non volo sul Paese. Israele comprende quanto sia importante la milizia sciita, conosciuta come Unità di mobilitazione popolare per garantire l’indipendenza dell’Iraq dal controllo degli Stati Uniti. E con Trump che rifiuta l’invito dei suoi consiglieri, Israele e probabilmente dell’intelligence inglese, di iniziare una guerra aperta con l’Iran, Israele si sente particolarmente vulnerabil, data la rapidità con cui si compongono i pezzi che collegano Iran, Iraq e Siria. L’Iran svela pubblicamente il nuovo sistema antimissile Bavar 373, che vanta prestazioni migliori dell’S-300 russo con capacità di rilevamento invisibile. L’Iran non solo entra nel business globale delle armi, ma minacciava esplicitamente Israele che i suoi giorni dei raid aerei nella regione bombardando tutto ciò che non gli piace finiranno presto.
Israele deve mantenere la sua forza aerea controllare i cieli del Medio Oriente e poter attaccare apertamente obiettivi a piacimento. Questo aiuta la guerra di propaganda negli Stati Uniti per ottenere altro sostegno dai Comitati per le relazioni con l’estero del Congresso, ovviamente catturati, ed anche istigare il sostegno interno. Ma è un’illusione. Il calderone si chiude. E con ogni incidente come l’ultimo, la puzza di disperazione è sempre più forte. I sauditi hanno perso in Yemen. Gli huthi sono sopravvissuti all’assalto e i droni dell’Iran gli danno la possibilità di colpire quando e dove vogliono, minacciando la produzione di petrolio saudita. L’Iraq riapriva per la prima volta il confine di Abuqamal per la Siria dopo sette anni. E Teheran migliora i collegamenti autostradali tra Iran e Siria, facilitando il commercio. Ciò porta alla demolizione terrestre delle sanzioni/embargo di Trump su Iran e Siria. Le forniture via terra da Iran e Iraq possono iniziare da adesso. E il bando statunitensi alla ricostruzione della Siria non ha alcun sostegno internazionale. Ma la novità maggiore è che Teheran propone alla Siria l’accesso ai gasdotti per garantirsi le future forniture di energia. Secondo la fonte, due opzioni per il gasdotto sono sul tavolo: un nuovo gasdotto da 1000 km dall’Iraq alla Siria, o riparazione del gasdotto Qirquq-Baniyas di 800 km, commissionato per la prima volta all’inizio degli anni ’50, ma le cui operazioni furono interrotte nel 1982 durante la guerra Iran-Iraq, e fu gravemente danneggiata da attacchi aerei durante l’invasione USA dell’Iraq nel 2003. Si stima che la capacità complessiva di tale oleodotto sia di 1,25 milioni di barili al giorno, il che potrebbe teoricamente rappresentare la metà delle esportazioni di greggio pre-sanzioni del Paese. iani come questo non sarebbero sul tavolo o discussi apertamente se non ci fosse la sicurezza che si concretizzino. Siamo nella fase dei negoziati dei gasdotti tra Iraq e Iran. Stati Uniti e Israele semplicemente non saranno più un fattore poiché Israele ha completamente alienato l’attuale governo iracheno.
Quindi, il calderone intorno a Israele si forma. Coi sauditi in grave difficoltà, l’Egitto che si rifiuta di seguire i piani di Trump, NATO araba, affare Kushner del secolo, il quadro del gioco gli è sostanzialmente contro. Netanyahu ha scommesso su Trump e Trump ha fallito. Sono contrastati ad ogni turno da avversari pazienti e scrupolosi che leggono meglio il quadro e non rispondono istericamente alle ripetute provocazioni, lasciando che gli eventi avvenissero aspettando il momento del passo più lungo della gamba. Ora sospetto che il contropiede inizi con una brutale precisione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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