Il traditore Sakharov

Luca D’Agostini, Madre Russia, 29 agosto 2019

Coloro che hanno dedicato tutti i loro sforzi affinché avvenisse la dissoluzione dell’Unione Sovietica, hanno letteralmente fatto tutto in modo che Andrej Dmitrievich Sakharov divenisse quasi un’icona della democrazia russa nella coscienza di massa, l’autorità morale più popolare tra il pubblico in Unione Sovietica e nella Federazione Russa. È stata creata artificiosamente l’immagine di un genio martire che ha combattuto contro il sistema totalitario sovietico. Tuttavia, quando le illusioni di “democrazia”, “libertà” e “mercato” hanno iniziato a dissiparsi e decine di milioni di persone hanno capito che erano state semplicemente ingannate, privandole delle risorse naturali della Russia, della sicurezza e dell’ordine pubblico, di un’adeguata assistenza sanitaria e di un elevato livello di pubblica istruzione, è divenuto evidente che Andrej Sakharov, premio Nobel per la Pace ed al contempo uno dei creatori della bomba all’idrogeno, era solo una delle dozzine di marionette nelle mani delle cancellerie occidentali. Vediamo figure simili anche adesso, quando propongono di dividere la Federazione Russa, per sottrarle l’Artico, la Siberia, il Bajkal, ecc. Solo che ora la loro cassa di risonanza è decisamente minore e non raccolgono affatto popolarità tra l’opinione pubblica russa. In qualsiasi Paese ed in qualsiasi periodo storico, personalità quali Sakharov sarebbero state considerate come traditori. Solo la propaganda occidentale antisovietica prima ed antirussa poi, si permette meschinamente di definire i traditori come “eroi”. Ed infatti Sakharov non è altro che il prodotto di una massiccia campagna di propaganda. Sia all’interno dell’Unione Sovietica che in occidente, fu fatto di tutto per creare l’immagine di un geniale scienziato, difensore di “valori universali”. Inizialmente, Sakharov non era né un attivista per i diritti umani né un pacifista. Il 12 agosto 1953, la bomba termonucleare, l’ultima arma sovietica dalla terribile forza distruttiva, fu testata con successo. Uno dei suoi sviluppatori era proprio Andrej Sakharov, che in seguito all’esperimento ottenne un dottorato in fisica e matematica. Fu così che il 23 ottobre 1953, Sakharov fu immediatamente eletto membro a pieno titolo dell’Accademia delle Scienze dell’Unione Sovietica. Fu allora che Sakharov realizzò la proposta di equipaggiare i sottomarini nucleari Progetto 627 con siluri giganti da 100 megatoni, cosicché le cariche termonucleari potessero essere disposte come minaccia proprio di fronte le coste degli Stati Uniti. Secondo il giovane scienziato, questi “super siluri”, fatti esplodere al largo delle coste dell’Atlantico e del Pacifico, avrebbero dovuto causare danni irreparabili agli statunitensi. Le esplosioni di cariche termonucleari avrebbero causato enormi tsunami, con un’altezza delle onde di decine di metri. Le “onde assassine” dovevano spazzare via decine di città ed insediamenti, uccidendo centinaia di migliaia di civili. Secondo l’accademico Igor Ostretsov, Sakharov spiegò dettagliatamente come un’onda gigantesca generata nell’Oceano Atlantico si sarebbe abbattuta su New York, Philadelphia, Washington, mentre altre onde avrebbero devastato la costa occidentale nell’area di Charleston, San Francisco e Los Angeles. Ostretsov dichiarò come Sakharov si mostrasse sicuro ed entusiasta che città come Houston, New Orleans e Pensacola (Florida) venissero letteralmente spazzate via. Durante lo sviluppo del progetto, il super siluro ricevette il codice T-15.
Il Contrammiraglio della Marina Militare sovietica Pjotr Fomich Fomin si oppose a questa arma di distruzione di massa. Il Contrammiraglio Fomin, col quale Sakharov discuteva del progetto, fu scioccato dalla “sete di sangue” dello scienziato e disse che gli ufficiali della Marina erano abituati a combattere contro un nemico armato in battaglia aperta e leale e non a rendersi complici di massacri generalizzati di civili. L’Ammiraglio Fomin conosceva l’orrore della guerra, molte vite furono bruciate davanti ai suoi occhi, non era certo un agnellino ed un amante della pace ma era un militare d’onore ed era stufo del massacro di persone inermi. Pjotr Fomich Fomin, partecipe della Grande Guerra Patriottica, dal 1949 guidò il nuovo dipartimento atomico (6.to Dipartimento) sotto il comandante in capo della Marina Militare sovietica. Il dipartimento risolse i compiti di proteggere le risorse della flotta sovietica dalle armi nucleari nemiche e di sviluppare armi atomiche per la flotta dell’Unione Sovietica. Dal 1953, il 6.to Dipartimento sotto la guida di Fomin partecipò alla progettazione del primo sottomarino nucleare sovietico. Dal 1954, il Contrammiraglio Fomin esercitò la direzione generale su tutti i lavori sul Progetto 627. Inizialmente, il super siluro T-15 fu incluso sia nel progetto preliminare (1953) che nel Progetto tecnico 627 (1954). Secondo tali progetti, il siluro era lungo 23,55 metri, pesava 40 tonnellate e aveva un calibro di 1550 mm. Tuttavia, la direzione della Marina dell’Unione Sovietica non era ancora soddisfatta di questi progetti e nel 1955 il progetto tecnico del sottomarino fu modificato: il sottomarino venne armato con 20 siluri, di cui 6 avevano cariche nucleari tattiche da 15 chilotoni ciascuno. Il lavoro sul siluro T-15 fu di conseguenza interrotto.
A poco a poco, lo scienziato raggiunse l’altro estremo e, dalla fine degli anni ’60, Sakharov divenne uno dei capi del movimento per i diritti umani nell’Unione Sovietica. Inoltre, il suo movimento verso la fama mondiale fu accompagnato da una serie di disgustose buffonate. Dai rapporti del KGB su Andrej Sakharov si sa che nell’aprile 1976, l’accademico e sua moglie Bonner (seconda moglie dal 1972) commisero azioni teppistiche nel tribunale regionale di Omsk. Mentre la polizia li scortava in tribunale, Sakharov e sua moglie colpirono due poliziotti e li insultarono. Nell’ottobre 1977, Sakharov insultò i funzionari dell’Istituto Pedagogico di Mosca intitolato a Lenin. Nel maggio 1978 in un tribunale di Mosca, Sakharov colpì un agente di polizia. Il comportamento di Sakharov e Bonner è anche tipico dei moderni Navalnij di turno, definiti irragionevolmente anche loro “difensori dei diritti umani”, che cercano di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica occidentale commettendo vari atti di teppismo tipici dei piccoli criminali. Questo non sorprende, data la loro psiche instabile. Infatti, negli stessi documenti del KGB, lo stato mentale di Sakharov fu oggetto di continue valutazioni. Sakharov fu fortemente influenzato da chi lo circondava, in particolare sua moglie (sospettata di avere legami con la CIA). In un documento del 26 agosto 1980, si notava che, secondo i maggiori psichiatri sovietici, Sakharov era caratterizzato da profondi cambiamenti mentali, che davano motivo di considerarlo “personalità patologica, spesso riscontrata in famiglie con grande carico di schizofrenia” (il fratello di Sakharov infatti era in cura sin da giovane in quanto malato di schizofrenia ed il figlio fu sottoposto precedentemente a cure mediche per nevrastenia). Molti già all’epoca notarono la megalomania di Sakharov, aumentata in proporzione agli sforzi delle strutture occidentali per rappresentarlo come “attivista globale per i diritti civili”. Nelle sue infinite contraddizioni, Sakharov che da una parte si definiva difensore dei diritti umani, dall’altra nel 1973 scrisse una lettera con cui accoglieva con soddisfazione il colpo di Stato del generale Pinochet in Cile. Il generale Pinochet fu accusato di crimini contro l’umanità, ma invece per Sakharov ciò che di terribile avveniva in Cile rappresentava “l’inizio di un lungo periodo di felicità e prosperità per il popolo cileno“. I sostenitori di Sakharov, logicamente, nella loro narrazione omettono sempre di ricordare tale episodio. Inoltre, Sakharov si mostrò un vero nemico del popolo quando iniziò ad esprimere i suoi “grandi piani” per la riorganizzazione della Russia. L’essenza di tutti i suoi piani era di distruggere l’Unione Sovietica. Nella prima fase, Sakharov propose di dividere il potere in piccole regioni indipendenti e, nella seconda, di metterle sotto il controllo del governo mondiale. Sakharov definì questa sua follia “espressione politica di riavvicinamento coll’occidente“. Il progetto di costituzione elaborato da Sakharov proponeva di proclamare la completa indipendenza di tutte le repubbliche territoriali e regionali autonome dell’Unione Sovietica, tra cui Tatarstan, Baskhirja, Burjatia, Jakutia, Cjukotka. Ogni repubblica avrebbe dovuto avere tutti gli attributi dell’indipendenza: sistema finanziario (stampare la propria moneta), disporre di proprie forze armate e forze dell’ordine, ecc. Il resto della Russia sembrava ancora troppo grande per lo scienziato, quindi propose di dividerla in quattro parti. Inoltre, Sakharov propose di dividere la comunità mondiale in una parte “pulita” (ecologicamente pulita, favorevole alla vita) e di esportare tutta la produzione ecologicamente dannosa in altre regioni definite “sporche”. È chiaro che per il folle traditore, le regioni dell’ex-Unione Sovietica avrebbero dovuto essere la sede delle industrie ecologicamente dannose. In generale, tutto ciò sarebbe stato già abbastanza per capire come Sakharov aveva tradito il suo Paese. Nel gennaio 1980 Sakharov pubblicò una lettera sulle principali testate giornalistiche straniere, definendosi pacifista mondiale ed esprimendosi contro l’intervento dal contingente limitato sovietico in Afghanistan, definendo in modo ignobile i soldati sovietici come “occupanti”. Ma l’ipocrita Sakharov precedentemente non aveva mai pubblicato lettere del genere che condannavano la guerra statunitense in Vietnam o le guerre di Israele in Medio Oriente. E questo falso pacifista non condannò mai né la guerra tra Gran Bretagna e Argentina per le Isole Falkland, né l’invasione di Granada o Panama ad opera degli Stati Uniti. Da falso pacifista e difensore dei diritti umani, seppe condannare solo il suo Paese. Tuttavia, era chiaramente guidato da “curatori” sia sovietici che occidentali. Avevano bisogno di un uomo che, avendo il peso del “padre della bomba all’idrogeno”, dello scienziato, del Premio Nobel per la Pace, potesse gestire la popolazione sovietica inesperta nella direzione politica voluta dall’occidente. L’Unione Sovietica stava già morendo, una parte significativa dell’élite sovietica lavorava per distruggerla sognando una vita “borghese” con yacht, bagni d’oro e locali notturni. Pertanto, gente come Sakharov valeva oro.
Brezhnev ed altri leader sovietici dell’epoca non parlavano più dell’inevitabilità di uno scontro tra i due sistemi. Preferivano non entrare in conflitto, ma condurre una cooperazione economica con l’occidente, cadendo nella trappola della cooperazione culturale e dello scambio di esperienze. Pertanto, grandi figure del movimento dissidente non furono minacciate. Condussero conversazioni preventive con loro, rimproverarono, monitorarono, limitarono il loro movimento, ma non assunsero alcuna contromisura politica e culturale. Solo dopo aver criticato l’intervento in Afghanistan, con decreto del Presidium del Soviet Supremo dell’Unione Sovietica dell’8 gennaio 1980, Andrej Sakharov fu privato di tutti i premi e riconoscimenti del governo come l’Ordine di Lenin, il titolo di tre volte Eroe del lavoro socialista, il titolo di vincitore dei premi Stalin e Lenin. Il 22 gennaio 1980 fu esiliato nella città di Gorkij, chiusa agli stranieri. Tuttavia nel 1986 Gorbaciov ordino la fine dell’esilio di Sakharov, che divenne membro del Congresso dei Deputati del Popolo dell’Unione Sovietica. Occorre ricordare però che alla prima elezione Sakharov non fu eletto in quanto non riscosse il successo sperato tra gli elettori. I media controllati da Aleksandr Jakovlev mostrarono stupore e sdegno per la sua mancata elezione ed addirittura Gorbaciov annullò i risultati delle elezioni, chiedendo di rivotare imponendo l’espansione del bacino elettorale e un solo risultato possibile: “Dobbiamo eleggerlo“. Così Sakharov, in violazione della norma elettorale, fu nominato deputato, ma mostrò ancora una volta la sua natura di traditore. Infatti appena divenuto deputato Sakharov voltò immediatamente le spalle a Gorbaciov divenendo uno dei capi dell’opposizione, il “Gruppo Interregionale Aggiunto”, co-presieduto da Boris Eltsin, Gavriil Popov, Jurij Afanasev.
Il primo viaggio di Sakharov all’estero ebbe luogo tra novembre e dicembre 1988, incontrando i suoi mandanti: Ronald Reagan, Margaret Thatcher, Francois Mitterrand, George W. Bush. Per gratificare la megalomania di Sakharov, il traditore fu inserito come membro onorario di molte associazioni scientifiche occidentali: National Academy of Sciences degli Stati Uniti, American Academy of Arts and Sciences, American Philosophical Society, American Physical Society, Accademia delle scienze morali e politiche della Francia, Accademia Dei Lincei dell’Italia, Accademia Francese, Accademia di Venezia, Accademia olandese di cui Sakharov fu il primo ed unico membro straniero. A 68 anni Andrej Sakharov morì a Mosca alle ore 15.00 del 14 dicembre 1989 per infarto, dopo aver partecipato ad una riunione politica del suo partito politico. Il famoso chimico e filosofo russo Sergej Georgievich Kara-Murza definì in questo modo Sakharov: “Un vecchio folle ed ingenuo che passò tutta la vita in scantinati e in ambienti artificiali lontani dalla realtà sociale, rannicchiato su una bomba all’idrogeno, che divenne in seguito idolo di un eccitato pubblico antisovietico. Quando Sakharov lasciò i laboratori ed irruppe nel mondo reale si ritrovò sotto lo stesso cappello della stampa straniera e dei falsi «dissidenti». Cominciò a comunicare con l’autorità da profeta affermando che occorreva dividere la Russia in 50 Staterelli. Ma cose sapeva dell’esperienza di vita del popolo russo? Leggete oggi, con mente fresca, tutti i suoi articoli e discorsi e vi renderete conto che non hanno traccia dei problemi che le persone vivevano in Russia. Leggo e penso: ma conosceva la letteratura russa?“
Un ruolo importante nel degrado di Sakharov fu interpretato dalla seconda moglie, Elena Georgievna Bonner. Il primo periodo della vita di questa donna non fu molto diverso dal destino di migliaia di altri cittadini sovietici. Sua madre e il suo patrigno subirono la politica della repressione. Ma questo non impedì a Bonner di completare con successo la scuola, di andare all’università e di aderire al Komsomol. Durante la guerra fu mobilitata come infermiera. Era una paramedica su un treno militare-sanitario, fu gravemente ferita e congedata. Dopo la guerra, Bonner entrò nell’istituto medico ed esercitò la professione di pediatra. Le fu assegnato il titolo di “Eccellenza nella sanità dell’Unione Sovietica”. Tuttavia, ad un certo punto la sua condotta cambiò repentinamente ed insieme a Sakharov ambì a ricoprire il ruolo di difensore dei diritti umani di fama mondiale. Nel 1975, arrivò il momento di maggiore fama per Elena Bonner: ricevette ad Oslo il premio Nobel per la Pace per conto del marito, che non fu autorizzato ad uscire dall’Unione Sovietica. Di colpo una delle tante migliaia di anonime pediatre sovietiche divenne improvvisamente donna di fama mondiale. Bonner comprese bene che la comunità mondiale si aspettava da lei e da suo marito nuove rivelazioni sul regime totalitario sovietico e che tutti i loro sforzi sarebbero stati ripagati con fama e ricchezze materiali. Sakharov era meno aggressivo nei confronti dell’Unione Sovietica rispetto la moglie, ma tra i due in famiglia era la personalità debole, tanto che riguardo sua moglie nei diari Sakharov scrisse: “Mi ha spiegato cose che non avrei mai capito. E’ una grande pianificatrice, è il centro del mio cervello”. Al momento della morte della prima moglie, Sakharov aveva una figlia di 22 anni e un figlio di 15 anni. Lo pseudo difensore dei diritti umani li abbandonò letteralmente per andare a vivere con Elena Bonner e coi figli di lei. I due ragazzi vissero da soli in una casa senza padre e senza madre. Sakharov in quegli anni non li vide più. Inviò soldi al figlio fino al compimento del diciottesimo anno poiché glielo imponeva la legge. Appena compiuti i diciotto anni smise di sostenerlo anche economicamente. I suoi figli ora vivono negli Stati Uniti.
Nel 1982, il giovane artista Sergej Bocarov, incantato dalla leggenda del “combattente per la libertà”, si recò a Gorkij dove viveva in esilio Sakharov. Voleva realizzare un ritratto del suo idolo col titolo “Difensore del popolo“. Solo lui vedrà qualcosa di completamente diverso dalla leggenda e che siamo riusciti a sapere esclusivamente grazie ai suoi scritti: “Durante le mie bozze stavamo parlando ed Andrej Dmitrievich a volte persino elogiava il governo dell’Unione Sovietica. Ma per ogni osservazione del genere ricevette immediatamente uno schiaffo in faccia da sua moglie. Mentre stavo realizzando le mie bozze, Sakharov ricevette sette schiaffi dalla moglie senza mai reagire. Mi risultò evidente che purtroppo era rassegnato a subirli“. L’artista Sergej Bocarov rendendosi conto di chi prendeva realmente le decisioni ed imponeva a Sakharov cosa dire e cosa fare, al posto del ritratto di Sakharov ne realizzò uno di Elena Bonner, che s’infuriò affrettandosi a distruggerlo. L’artista Sergej Bocarov scrisse: “Dissi a Bonner che non volevo disegnare il ritratto di un uomo che ripete i pensieri di una moglie malvagia e lei mi cacciò di casa immediatamente“. Bonner, anche dopo la morte di Sakharov, fu acerrima nemica della Russia: salutò la sanguinosa esecuzione del Consiglio Supremo nel 1993, si rallegrò del successo delle bande cecene durante le due guerre cecene e sostenne il regime di Saakashvili durante la guerra del 2008. Anche alla fine della vita, riversò veleno sul Presidente Putin, sottoscrivendo un appello ai cittadini russi “Putin deve andarsene”. Ma il presidente Putin è l’unico eroe della rinascita economica, sociale, militare e politica della Federazione Russa. I cittadini russi ben lo sanno e lo premiamo riconoscendogli successi elettorali con percentuali ben oltre il settanta percento. L’occidente invece continua a riconoscere quali grandi figure politiche i vari Sakharov, Gorbaciov e Eltsin, cioè chi gli consentiva di mettere le mani sulle immense ricchezze energetiche della Russia e di realizzare anche i suoi piani geopolitici.

Fonti:
Topwar
Andrej Sakharov

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