Crisi di Hong Kong: Made in USA

Tony Cartalucci, LDR, 25 agosto 2019

Le accuse secondo cui interessi occidentali causano disordini a Hong Kong per minare la Cina furono denunciate sui media occidentali come “notizie false”, “disinformazione” e persino motivo di censura su piattaforme come Facebook e Twitter. Tuttavia, uno sguardo alle organizzazioni direttamente coinvolte nei disordini o nel sostegno rivela inequivocabilmente l’origine a Washington DC, non organicamente a Hong Kong. Al fine di nascondere questo fatto, i media occidentali tentato di descrivere i disordini come “senza capi”. Tuttavia, le proteste coordinate hanno certamente capi che organizzazioni a dirigere le decisioni del movimento, oltre a fornire il supporto logistico necessario per i disordini che Hong Kong deve affrontare.

Chi guida i disordini di Hong Kong
Nonostante le ripetute e irrealistiche affermazioni secondo cui le proteste di Hong Kong sono “senza capi”, sono chiaramente guidate da una combinazione di partiti politici dell’opposizione, sostenendo fronti che si presentano come organizzazioni non governative (ONG) e organizzazioni mediatiche finanziate dall’estero. Anche ammissioni parziali di ciò possono essere trovate nella copertura occidentale di tali presunte proteste “senza capi”.
Hong Kong Indigenous: un articolo di Quartz di luglio 2019 intitolato “Il capo del movimento di protesta senza capi di Hong Kong è uno studente di filosofia dietro le sbarre”, ammetteva: “… c’è una persona a cui molti manifestanti si sono rivolti per ispirazione e guida, anche se non era fisicamente presente in alcuna delle manifestazioni: l’attivista incarcerato Edward Leung”. L’articolo riportava anche: “Nelle ultime due o tre settimane, i manifestanti hanno anche iniziato a marciare coi cartelli col viso di Leung. Nel frattempo, lo slogan elettorale di Leung 2016 “Reclamare Hong Kong! Rivoluzione dei nostri tempi!”, ruggiva in pieno vigore, diventando rapidamente il richiamo più chiaro dell’attuale ondata di proteste”. Edward Leung è una figura di spicco del partito politico di Hong Kong che non detiene seggi in alcuno degli organi legislativi eletti di Hong Kong. Mentre Quartz descrive il movimento “localista” di Leung enfatizzando “l’identità di Hong Kong come separata dalla Cina continentale” e sostenendo apertamente “l’indipendenza di Hong Kong dalla Cina”, lo stesso movimento “localista” non era affatto indipendente. In un articolo del South China Morning Post del 2016 intitolato “Non una sorta d’incontro segreto”: capi indigeni di Hong Kong incontravano diplomatici nordamericani”. Edward Leung e il collega idi Hong Kong Ray Wong tentarono di spiegare perché furono sorpresi a incontrarsi segretamente col personale del consolato nordamericano a Hong Kong. L’articolo affermava: “Le foto, pubblicate sul sito Bastille Post, mostravano tre membri del gruppo, tra cui Edward Leung Tin-kei e Ray Wong Toi-yeung, che incontravano due membri del personale del consolato. Secondo quanto riferito, il quintetto chiacchierò per circa un’ora e mezza, parlando a Putonghua a volte, prima di procedere per vie separate. Alcuni media continentali e l’amministratore delegato Leung Chun-ying affermarono che c’erano forze straniere dietro le proteste democratiche della città del 2014. Oggi Edward Leung incoraggia i manifestanti dal carcere, compresi i membri del suo partito politico, a continuare a seminare disordini a Hong Kong.
Hong Kong Free Press, una piattaforma mediatica sostenuta dall’estero, associata con forza ai fronti finanziati dal governo di Stati Uniti e Regno Unito, tra cui la PEN Hong Kong, ammise nell’articolo intitolato “L’attivista di Hong Kong imprigionato Edward Leung esorta i manifestanti a concentrarsi a convincere chi si si oppone”, che Leung scrisse lettere indirizzate ai manifestanti, che a loro volta ne portano il ritratto per le strade e ne usavano lo slogan di protesta del 2014 durante i recenti disordini. Da allora Ray Wong fuggì da Hong Kong per ottenere l’asilo in Germania, secondo il South China Morning Post nell’articolo “Gli attivisti di Hong Kong ricercati per i disordini di Mong Kok avevano ottenuto asilo in Germania”. In ogni caso, Hong Kong Indigenous era supportato dagli Stati Uniti e dai suoi partner europei. Non avendo seggi eletti nel governo di Hong Kong e quindi non rappresentando in alcun modo la volontà del popolo di Hong Kong, Hong Kong Indigenous rappresenta invece le ambizioni di Washington nel mantenere Hong Kong come punto d’appoggio e pressione contro la Cina.
Partito Demosisto: avendo avuto un solo seggio negli organi legislativi eletti di Hong Kong, Demosisto ha anche un ruolo attivo nel guidare e dirigere le proteste. Il suo segretario generale, Joshua Wong, è apertamente coinvolto nelle proteste. Wong fu anche una figura di spicco durante la “Umbrella Revolution” del 2014 e fu invitato a Washington DC dalla consociata del National Endowment for Democracy (NED) Freedom House, per raccogliere un premio per il suo ruolo nel guidare i disordini. Sul sito della Freedom House, un post intitolato “Freedom House celebra il suo 75° anniversario onorando tre generazioni di capi della democrazia di Hong Kong: Joshua Wong, Benny Tai e Martin CM Lee”, lodava Wong affermando: “Wong ha radunato oltre 200000 manifestanti pacifici nel 2014 durante la Rivoluzione degli ombrelli. Per i suoi sforzi, fu riconosciuto da importanti media tra cui Fortune, Time Magazine, Foreign Policy e The Times di Londra. Fu arrestato dalle autorità cinesi in diverse occasioni, il che suscitava indignazione internazionale e ulteriori proteste a Hong Kong”. Wong è ora al centro della scena tra le attuali proteste col suo nome che appare regolarmente in articoli come “The Hong Kong protest ” del Times: Joshua Wong afferma che il comandante della polizia britannica “deve pagarla” , “dirigendo l’agenda, la concentrazione e il ritmo dei disordini”. Mentre piattaforme come Google, Twitter e Facebook eliminano gli account che tentano di esporre il ruolo dell’occidente nel sostenere disordini a Hong Kong, lo Strait Times in un articolo intitolato “Google avverte Joshua Wong di Hong Kong sugli hacker sostenuti dal governo”, suggeriva che i giganti della tecnologia statunitensi continuano ad assistere gruppi e figure dell’opposizione sostenuti dall’occidente, incluso Wong, proprio come fu nel 2011 durante la cosiddetta “Primavera araba”. Anche il compare di Demosisto, Nathan Law, è implicitamente coinvolto nelle proteste di Hong Kong, come rivelato in un’intervista del NPR intitolata “La crisi politica a Hong Kong si approfondisce mentre le proteste diventano violente”. Gli furono offerte non solo interviste da importanti media occidentali, ma anche spazi editoriali. Il suo editoriale su The Guardian intitolato “Il disegno di legge di estradizione potrebbe essere ‘morto’ ma a Hong Kong, non possiamo permetterci di arretrare”, dichiarava l’intenzione di continuare a condurre le proteste. Anche lui fu invitato a Washington DC. Nel maggio 2019, Nathan Law fu invitato dal NED degli Stati Uniti a parlare a un evento intitolato “Nuove minacce alla società civile e lo stato di diritto a Hong Kong”, dove si sarebbe lamentato di Pechino e in particolare della legge di estradizione, presumibilmente il grilletto delle recenti proteste. Con la legge ritirata, continuando le proteste, chiaramente si mirava a minare la stabilità politica di Pechino e Cina, obiettivo di Washington piuttosto che locale. Hong Kong Free Press in un altro articolo intitolato “Il manifestante di Hong Kong accusato di aver morso il dito dell’agente di polizia, mentre gli attivisti di Demosisto rimangono in detenzione”, ammise che altri membri del partito Demosisto furono coinvolti nelle proteste, riferendo: “…il gruppo democratico Demosisto dichiarava che due suoi membri, Calvin Chu e William Liu, furono arrestati con accuse illegali di assemblea”. Da Wong e Law che viaggiano letteralmente a Washington DC per raccogliere premi per servire gli interessi degli Stati Uniti o parlare delle loro intenzioni di continuare a servirli, ai giganti IT dgli Stati Uniti che forniscono personalmente supporto a Wong, ai media occidentali che promuovono l’affermazione di Nathan Law, membro del Demosisto, nelle proteste, è chiaro che ci sono figure, anzi, figure familiari con noti legami ad interessi stranieri, che guidano tale presunta protesta “senza capi”.
Martin Lee: altro capo di spicco della protesta sia del 2014 che attuale era Martin Lee, presidente fondatore del Partito Democratico. Il Partito Democratico detiene attualmente 7 seggi su 70 del Consiglio legislativo e 37 su 458 seggi del Consiglio distrettuale. Come altri partiti “pro-democrazia”, il Partito Democratico è sempre più impopolare e non rappresenta per nulla la maggioranza della popolazione di Hong Kong. Martin Lee si recò a Washington DC pochi mesi prima delle proteste del 2014 facendo appello al NED degli Stati Uniti (video completo qui ()) per ricevere aiuto nei disordini imminenti. Era al fianco di Joshua Wong a Washington DC nel 2015 per ricevere il suo “premio” dalla controllata NED Freedom House per il ruolo nelle proteste del 2014, nonostante il NED avesse negato di aver sostenuto Lee e persino che Lee avesse avuto un ruolo nelle proteste del 2014. Era anche nello stesso comitato di Nathan Law durante l’ultimo evento del NED di maggio 2019. La Nikkei Asian Review in un articolo intitolato “La Cina accusa gli Stati Uniti per aver acceso le proteste di Hong Kong”, ammise: “Il segretario di Stato nordamericano Mike Pompeo ha incontrato Martin Lee, capo della democrazia, a metà maggio e da allora alcuni manifestanti si videro sventolare bandiere nordamericane. Pechino teme che Washington alimenti la protesta a Hong Kong”. Ad accompagnare Martin Lee a Washington all’inizio di quest’anno c’era Lee Cheuk Yan, un “capo del lavoro” che perse le recenti elezioni di Hong Kong del 2018. E’ un’altra figura impopolare alla guida di un movimento impopolare, promosso tuttavia da Washington DC e dai media occidentali come “rappresentante” di Hong Kong.

Chi sostiene i disordini a Hong Kong
Mentre il NED negava ripetutamente di finanziare varie figure che guidavano direttamente i disordini di Hong Kong, fu documentato che esso e le sue varie filiali finanziano organizzazioni con cui tali figuri lavorano o per cui lavorano. Il sito del NED relativo a sue attività e finanziamenti a Hong Kong era deliberatamente ambiguo nascondendo la piena portata delle sue interferenze negli affari politici interni della Cina. Il fatto che praticamente ogni capo coinvolto nelle proteste di Hong Kong si fosse recato a Washington DC in un punto o nell’altro in particolare, per partecipare a eventi a sostegno delle proteste a Hong Kong e dell’indebolimento della sovranità cinese, o incontrasse i rappresentanti del consolato nordamericano a Hong Kong, illustra la natura profonda e finanziata dall’estero dell’attuale agitazione a Hong Kong. La stessa NED è presieduta da eminenti sostenitori della guerra e del cambio di regime nordamericani. Ad esempio, il membro del consiglio di amministrazione della NED Elliot Abrams è indicato “in congedo” mentre tentava di organizzare il rovesciamento del governo venezuelano. Nonostante il nome dell’organizzazione, il National Endowment for Democracy nasconde semplicemente un programma di cambio di regime dietro l’idea di “promuovere la democrazia”. Il fatto che Hong Kong Watch, con sede nel Regno Unito, promuova in parole povere le pretese e l’agenda dei manifestanti, con lo stesso Hong Kong Watch finanziato dal governo inglese, illustra ulteriormente come le proteste di Hong Kong vengano ideate e promosse da e unicamente a beneficio degli interessi stranieri. Infine, la “lettera aperta di 68 ONG concernente le modifiche proposte alla legge sull’estradizione di Hong Kong” fu firmata da organizzazioni finanziate in modo netto e aperto dai governi di Stati Uniti e Gran Bretagna, tra cui le citate PEN Hong Kong e Hong Kong Watch, indirettamente tramite fondi di corporazioni come Reporter senza frontiere e Comitato per la protezione dei giornalisti, o che nascondono la fonte dei loro finanziamenti, come fanno molte facciate finanziate da USA, Regno Unito e UE, per evitare di mostrare la loro evidente assenza di legittimità.
La democrazia per definizione è un processo di autodeterminazione, e non determinato da Washington, Londra e Bruxelles. Qualunque cosa per cui i manifestanti di Hong Kong lottano, non è “democrazia”. Come gli Stati Uniti hanno tramato per decenni, come rivelato nei documenti del Pentagono trapelati nel 1971, il caos a Hong Kong fa parte di una strategia regionale e globale molto più ampia per circondare e contenere la Cina. Hong Kong è destinata a fungere da punto d’appoggio occidentale nel territorio cinese. Gli sforzi di Washington per promuovere il separatismo violento nello Xinjiang e in Tibet sono in corso da decenni. Anche i vicini regionali della Cina, come l’ASEAN, affrontano simili sovversioni e coercizioni da Washington in tale strategia. Esponendo la natura artificiale delle proteste di Hong Kong, anche l’illegittimità può esserne pienamente esposta, dando alla maggioranza della popolazione di Hong Kong la capacità di strappare il controllo delle proprie strade a tale cospirazione finanziata dall’estero, non solo contro Hong Kong, ma contro La Cina a cui Hong Kong appartiene ancora una volta, dopo quasi due secoli di dominio anglo-nordamericano.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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