G7: chiacchierificio obsoleto e inutile

Finian Cunningham, SCF 23 agosto 2019

Il Gruppo dei sette (G7) delle nazioni autodichiarate avanzate s’incontra questo fine settimana in Francia per il 45° vertice annuale. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump suscitava scalpore in vista del raduno di Biarritz quando osservò che la Russia doveva esservi inclusa, creando quindi un vertice G8. “La Russia dovrebbe essere al tavolo dei negoziati”, aveva detto Trump, in un raro momento di lucidità. La sua opinione sembrava condivisa dal presidente francese Emmanuel Macron che ospitò la controparte russa Vladimir Putin nella Francia meridionale all’inizio di questa settimana, pochi giorni prima del vertice del G7. Naturalmente, la Russia dovrebbe essere al tavolo per discutere la risoluzione dei problemi economici globali. Non solo Russia, ma anche Cina, India e pochi altri. Da quando il G7 fu creato nel 1975 dall’amministrazione Gerald Ford, il mondo ha subito cambiamenti da quanto Stati Uniti, Germania occidentale, Gran Bretagna, Francia, Italia, Canada e Giappone erano considerati le più potenti economie nazionali. Oggi la Cina è seconda agli Stati Uniti per dimensioni economiche. Le prime 10 economie nazionali hanno varie classificazioni, a seconda del criterio utilizzato per il confronto. Per prodotto interno lordo (PIL), le prime 10 nazioni, secondo il Fondo monetario internazionale, sono: Stati Uniti, Cina, Giappone, Germania, India, Francia, Gran Bretagna, Italia, Brasile, Canada. In questa classifica, la Russia è al 12° posto dopo la Corea del Sud. Ma se le economie nazionali sono valutate a parità di potere d’acquisto (PPP), tenendo conto dei cambi, le prime 10 economie nazionali sono: Cina, Stati Uniti, India, Giappone, Germania, Russia, Indonesia, Brasile, Gran Bretagna, Francia. In altre parole, l’attuale G7 è arbitrario. In effetti, la sua esclusività è una sorta di anacronismo nel mondo di oggi. È un ritorno a un’epoca passata in cui le nazioni occidentali erano dominanti (salvo l’inclusione del Giappone nel club originale). I contorni del mondo sono più multilaterali e multipolari. L’esclusione della Cina dal G7 è forse l’anomalia più evidente.
Con tacita ammissione della mutata realtà globale, ecco esistere il formato più ampio del G20 (formato nel 1999) che oltre al G7 comprende Cina, India, Russia, Brasile, Sudafrica, Corea del Sud, Turchia, Arabia Saudita, e altri. I BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) sono un altro segno dei tempi, così come numerose altri unioni economiche come l’Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), la cooperazione economica dell’Asia del Pacifico (APEC) , l’Unione economica eurasiatica (SEE) e il blocco latinoamericano Mercosur. Dato che il G7 dovrebbe essere un forum per il coordinamento delle politiche macroeconomiche per migliorare la crescita economica globale, si potrebbe pensare che il requisito logico sarebbe quindi l’inclusione di più nazioni per affrontare in modo efficace lo scopo apparente. Allo stato attuale, il limitato club G7 è un’auto piuttosto malconcia. È un po ‘come un’auto guasta con gomme a terra, guarnizioni crepate e l’albero motore mancante. Qualcuno pensa seriamente che l’Italia nella attuale crisi politica possa rilanciare l’economia mondiale? È anche incongruo che il primo membro del club, gli Stati Uniti, non abbiano interesse a coordinare la politica con qualcun altro. La guerra commerciale del presidente Trump con la Cina, gli europei e il resto del mondo è più simile alla pratica degli anni ’30 del mercantilismo autonomo e del capitalismo predatore. Sappiamo quanto disastroso si sia rivelato con la depressione globale e la guerra mondiale. La sconsiderata politica “America First” di Trump (e all’inferno tutti gli altri) rabbuia l’economia mondiale dal crollo della produzione cinese e dal crollo delle esportazioni tedesche. Ironia della sorte, il “genio degli affari” Trump non sembra capire che le inevitabili ripercussioni si ripresentano come un boomerang dall’impatto dannoso sull’economia nordamericana. Eppure dice di non rinunciare alla corsa dell’America prima verso l’abisso. Quindi, sicuramente, se ci fosse un autentico impegno a migliorare le prospettive economiche globali ed elevare il benessere della gente comune nel mondo, le nazioni leader dovrebbero collaborare in modo collegiale pianificato e col maggior raggio d’azione possibile verso gli altri. Pertanto, senza dubbio, i leader di Cina, Russia, India e altri dovrebbero essere presenti al vertice in Francia questo fine settimana. Quindi presumibilmente dovrebbe un forum non dissimile dal G20. Il che rende il punto: perché il G7 continua a esistere?
Esiste un’analogia coll’alleanza militare della NATO guidata dagli Stati Uniti, organizzazione formatasi in un mondo geopolitico molto diverso del presente. Perché la NATO continua ad esistere? La sua presunta funzione di sicurezza è ridondante. Allo stesso modo si potrebbe sostenere che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sia ridondante coi suoi cinque membri permanenti Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna. Sicuramente anche quel forum dovrebbe essere revisionato e riflettere un mondo multipolare contemporaneo. In breve, il mondo, come la storia, cambia, e così anche i meccanismi di governance. Probabilmente, tuttavia, il G7 non è un forum economico, nonostante l’immagine pubblica. È una cricca politica arbitraria volta a rafforzare il presunto dominio occidentale. Un segno di tale capriccio fu quando la Federazione Russa venne ammessa al G7 nel 1997, poi ribattezzato G8. L’ammissione dell’ex-presidente Boris Eltsin fu consentita perché incapace di rispondere alle esigenze strategiche occidentali. La Russia rimase membro del G8 per 17 anni fino allo scoppio del conflitto ucraino e il Presidente Vladimir Putin accusato di “invadere” quel Paese e di “annettere” la Crimea. Le accuse occidentali sono facilmente contrastate dalle prove della sovversione via NATO del governo eletto a Kiev per allontanare l’ex repubblica sovietica dall’orbita di Mosca. L’esclusione della Russia dal G8, tornato G7, fu una punizione politica per rafforzare la propaganda di aver minato e isolato la Russia a livello internazionale. Questo è di nuovo il motivo per cui il G7 non è più un forum praticabile nello scopo dichiarato di far progredire l’economia globale. È un chiacchierificio in un mondo completamente cambiato.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Un commento su “G7: chiacchierificio obsoleto e inutile

  1. Anonimo il said:

    Il G7 è la riunione consultiva dei sette stati più indebitati al mondo .
    Da un giornale cinese di qualche mese fa .

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