La Cina e gli zombi del passato

Christopher Black, New Eastern Outlook 14.08.2019

La guerra ibrida condotta contro la Cina da Stati Uniti e loro gruppo di Stati fantoccio, dal Regno Unito al Canada all’Australia, è entrata in una nuova fase. La prima fase prevedeva il massiccio spostamento di forze aeree e navali statunitensi nel Pacifico e continue provocazioni contro la Cina nel Mar Cinese Meridionale e lo Stretto di Taiwan. La seconda fase era creare disinformazione sul trattamento da parte della Cina di gruppi di minoranze, in particolare in Tibet e Cina occidentale. Che tale propaganda venisse condotta da nazioni come Stati Uniti, Canada e Australia dai peggiori record sui diritti umani nel mondo verso i loro popoli indigeni, sottoposti a secoli di genocidio culturale e fisico da quei governi, e che si rifiutano proteggere le loro minoranze da attacchi fisici e discriminazioni nonostante le loro leggi sui diritti umani, sciocca la coscienza di ogni osservatore obiettivo. Ma non contenti di ciò, la propaganda fu estesa allo sviluppo economico della Cina, al suo commercio internazionale, alla Shanghai Cooperation Organization, alla sua Silk and Belt Road Initiative, alla sua banca di sviluppo e ad altre strutture e iniziative commerciali, attraverso cui la Cina è accusata di provare a controllare il mondo; un’accusa fatta dalla stessa nazione che minaccia l’embargo economico o, peggio, l’annientamento nucleare di chiunque, amico o nemico, resista al suo tentativo di controllare il mondo. La quarta fase era il tentativo degli Stati Uniti di degradare l’economia cinese con “dazi” punitivi, essenzialmente un embargo sui beni cinesi. Il fatto che l’obiettivo non migliori gli accordi commerciali ma voglia mettere in ginocchio la Cina è il fatto che l’effetto negativo di tali dazi su consumatori, agricoltori e produttori nordamericani è considerato secondario rispetto all’obiettivo principale. L’anno scorso si passava alla quinta fase, rapimento e detenzione illegale di Meng Wanzhou, Chief Financial Officer della principale società tecnologica cinese, Huawei, in sincronia con una massiccia campagna degli Stati Uniti per costringere i suoi burattini a cedere qualsiasi rapporto con la società. Meng Wanzhou è ancora detenuta contro la sua volontà in Canada per ordine statunitense. I cinesi venivano molestati negli Stati Uniti, in Australia e Canada. L’ultima fase di tale guerra ibrida è l’insurrezione istigata da Stati Uniti, Regno Unito, Canada e il resto ad Hong Kong, usando tattiche volte a provocare la Cina nel reprimere i ribelli con la forza amplificando la propaganda anti-cinese, o spingendo i “manifestanti” a dichiarare Hong Kong indipendente dalla Cina e usare la forza per sostenerli.
Mitch McConnell, un importante senatore nordamericano ha implicitamente minacciato proprio uno scenario del genere in una dichiarazione del 12 agosto, affermando che gli Stati Uniti avvertivano la Cina a non bloccare le proteste e che se venissero represse seguirebbero problemi. In altre parole, gli Stati Uniti sostengono di proteggere i delinquenti in camicie nere, le camicie dei fascisti. Questa nuova fase è molto pericolosa, come affermato più volte dal governo cinese, e va gestita con intelligenza e forza dal popolo cinese. Ora ci sono prove abbondanti che Regno Unito e Stati Uniti sono la mano nera dietro gli eventi ad Hong Kong. Quando l’associazione degli avvocati di Hong Kong aderiva alle proteste, l’occidente affermò che persino gli avvocati le sostenevano nel tentativo di rendere giustizia al popolo. Ma i capi di quell’associazione sono tutti avvocati del Regno Unito o membri di studi legali di Londra, come Jimmy Chan, capo del cosiddetto Fronte dei diritti civili, costituito nel 2002 coll’obiettivo di staccare Honk Kong dalla Cina, come Kevin Lam, partner di un altro studio legale di Londra, e Steve Kwok e Alvin Yeung, membri del Partito Civico anti-cinese che incontravano funzionari statunitensi. Kwok chiese l’indipendenza di Hong Kong in altre visite, alcune sponsorizzate dal Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, e chiese agli Stati Uniti d’invocare il suo Hong Kong Policy Act che, tra l’altro, impone al presidente degli Stati Uniti di emettere un ordine di sospensione del trattamento di Hong Kong come territorio distinto in materia commerciale. L’effetto sarebbe danneggiare il commercio globale della Cina poiché molte delle sue entrate provengono da Hong Kong. Il presidente può invocare la legge se decide che Hong Kong “non è sufficientemente autonoma per giustificarne il trattamento separato dalla Cina”. In concomitanza con la richiesta di Kwok per l’uso di tale legge, il senatore nordamericano Ted Cruz presentava un disegno di legge intitolato Hong Kong Revaluation Act che richiede al presidente di riferire su “come la Cina sfrutta Hong Kong per eludere le leggi degli Stati Uniti”. Ma sembra che la propaganda anti-cinese non abbia l’effetto sperato. Il New York Times pubblicava un pezzo il 13 agosto affermando: “La Cina conduce una guerra di disinformazione contro i manifestanti”. Imbarazzato dai funzionari consolari degli Stati Uniti colti in flagrante incontrando i capi delle proteste in un hotel di Hong Kong e dalle dichiarazioni palesi di sostenendo i manifestanti da Stati Uniti, Canada e Regno Unito, nonché i tentativi di trattare Hong Kong come Stato indipendente, i servizi d’intelligence statunitensi furono costretti a cercare di contrastare i resoconti della Cina sui fatti dichiarando che tutto ciò che la Cina dice è disinformazione. Gli obiettivi di Stati Uniti e Regno Unito sono rivelati da questo passo dell’articolo, “Hong Kong, che la Gran Bretagna restituì al dominio cinese nel 1997, rimane al di fuori del muraglia della Cina, e quindi si trova lungo una delle divisioni online più profonde al mondo. Preservare la libertà della città di vivere senza i controlli della terraferma è diventata una delle cause che ora motivano le proteste”. Tale dichiarazione sorvola la Legge fondamentale, esprimendo l’accordo tra Regno Unito e Cina quando il Regno Unito infine accettò di lasciare Hong Kong. Dobbiamo essere consapevoli di ciò che dice la Legge fondamentale. Promulgata il 4 aprile 1990, ma in vigore dal 1° luglio 1997, data della consegna del territorio alla Cina, il Preambolo afferma: “Hong Kong fa parte del territorio cinese sin dai tempi antichi; fu occupata dalla Gran Bretagna dopo la guerra dell’oppio nel 1840. Il 19 dicembre 1984, i governi cinese e britannico firmarono la Dichiarazione congiunta sulla questione di Hong Kong, affermando che il governo della Repubblica popolare cinese riprenderà l’esercizio della sovranità su Hong Kong con effetto dal 1° luglio 1997, soddisfacendo così l’aspirazione comune tanto amata dal popolo cinese del recupero di Hong Kong. Sostenendo l’unità nazionale e l’integrità territoriale, mantenendo la prosperità e la stabilità di Hong Kong e tenendo conto della sua storia e delle sue realtà, la Repubblica popolare cinese ha deciso che riprendendo l’esercizio della sovranità su Hong Kong, una speciale amministrazione regionale di Hong Kong sarà istituita in conformità con le disposizioni dell’articolo 31 della Costituzione della Repubblica popolare cinese e che secondo il principio di “un Paese, due sistemi”, il sistema e le politiche socialiste non saranno attuati ad Hong Kong. Le politiche di base della Repubblica popolare cinese nei confronti di Hong Kong sono state elaborate dal governo cinese nella Dichiarazione congiunta sino-britannica. Conformemente alla Costituzione della Repubblica popolare cinese, il Congresso nazionale del popolo approva la legge di base della Regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica popolare cinese, che prescrive i sistemi da attuare nella Regione amministrativa speciale di Hong Kong, al fine di garantire l’attuazione delle politiche di base della Repubblica popolare cinese nei confronti di Hong Kong”. Hong Kong fa parte della Cina. Questo è il fatto essenziale enunciato nella Legge fondamentale concordata da Regno Unito e Cina. È una regione amministrativa della Cina. Non è uno Stato indipendente e non lo è mai stato quando la Gran Bretagna la preso con la forza occupandola.
Quindi l’affermazione che i manifestanti cercano di preservare qualcosa che non è mai esistito, la libertà dal controllo della Cina, dato che Hong Kong è soggetta al controllo della Cina, è falsa. Il fatto che la Cina abbia permesso ad Hong Kong di conservare il proprio sistema capitalista lo conferma. Anche il fatto che la Cina possa imporre il socialismo 50 anni dopo o prima se si verificano determinate condizioni, lo conferma. I pretesti per le rivolte, la prima è una proposta di legge d’estradizione tra la terraferma e Hong Kong simile a quelle esistenti tra le province del Canada e degli Stati Uniti, la seconda è l’affermazione secondo cui la Cina insiste sulla sovranità sul territorio ignori la limitata autonomia concessa a Hong Kong e minacci l’autonomia privandola di fondamento. Si potrebbe facilmente dividere il Canada basandosi su argomenti fasulli o dividere gli Stati Uniti, o persino il Regno Unito, poiché Londra vede il suo governo di Irlanda, Galles e Scozia sfidato dai gruppi nazionalisti. E sappiamo benissimo quali violente proteste porterebbero alla rapida repressione di tali forze, se i governi centrali si sentissero minacciati, soprattutto dalla violenza che vediamo usata dalle camicie nere di Hong Kong. Abbiamo visto cosa è successo in Spagna quando i catalani tentarono di separarsi dalla Spagna. I capi del movimento sono ora in esilio. Abbiamo visto di cosa sono capaci gli Stati Uniti contro i manifestanti quando li abbatterono alla Kent State quando gli studenti manifestavano pacificamente. Queste cose non sono dimenticate. Sappiamo come gli inglesi reagiranno ai rinnovati tentativi per un’Irlanda unita. La Cina affrontando attacchi su più fronti contemporaneamente e richiederà saggezza, resistenza e forza del popolo cinese difendere la rivoluzione e liberarsi dal dominio coloniale e imperialista una volta per tutte. Chi solleva bandiere britanniche e nordamericane nelle proteste di Hong Kong, si rivela per chi è. Non è il futuro della Cina. È l’incarnazione di una storia e di idee morte, zombi del passato.

Christopher Black è avvocato penalista internazionale di Toronto. È noto per numerosi casi di crimini di guerra di alto profilo e ha recentemente pubblicato il romanzo “Beneath the Clouds” Scrive saggi di diritto internazionale, politica ed eventi mondiali, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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