Due nazioni lottano per riemergere

Wayne Madsen, SCF 18 agosto 2019

Due Stati riemergenti sulle rive opposte del Golfo di Aden tentano di sorgere dalle ceneri delle guerre civili genocide per affermarsi tra le nazioni. Sulla costa settentrionale del Golfo di Aden ci sono forze che combattevano per il ripristino dell’indipendenza dello Yemen del sud. Questi secessionisti sono riusciti a ricoprire incarichi governativi chiave nella città di Aden dalle forze fedeli al governo fantoccio saudita del presidente Abdrabuh Mansur Hadi, che presumibilmente governa lo Yemen da Riyadh, in Arabia Saudita. Tuttavia, Hadi è un burattino senza territorio. Se non fosse per il controllo saudita su Hadi e il suo regime in esilio, il cosiddetto presidente e governo dello Yemen non godrebbero dell’attuale riconoscimento internazionale da parte delle Nazioni Unite e dei principali Paesi. Anche l’esperto più stagionato del Medio Oriente potrebbe essere perdonato se la situazione nello Yemen appare confusa e sconcertante. C’è quasi una dozzina di partiti in competizione su tutto o parte dello Yemen del post-guerra civile. I ribelli huthi attualmente governano gran parte dello Yemen del Nord, unitosi allo Yemen del Sud nel 1990 in quello che la maggioranza dello Yemen del Sud in seguito vide come matrimonio irregolare con un fucile da caccia che diede i poteri al Nord. Nel 1994 scoppiò una guerra civile tra Nord e Sud, che portò a una vittoria piuttosto rapida del Nord. I sauditi non riconoscono il governo guidato dagli huthi che governa da Sana, capitale dello Yemen del Nord , perché lo vedono allineato all’Iran. È vero che la setta zaydita degli huti dell’Islam ha molto in comune con la setta sciita dominante dell’Iran. Tuttavia, una serie di imam zaiditi governò il regno mutawaqilita dello Yemen, dal 1911 al 1968, quando gli ufficiali dell’esercito pro-egiziani presero il potere e dichiararono la Repubblica araba dello Yemen. Il tentativo di certi settori di descrivere il governo huthi come inestricabile procura iraniana tradisce ignoranza sulla storia dello Yemen.
Nel 1967, la Gran Bretagna garantì la piena indipendenza alla vicina Arabia del Sud, una raccolta di Stati principeschi, emirati e sultanati protetti dagli inglesi, che divenne Yemen del sud. Nel 1978 Ali Abdullah Salah divenne presidente della Repubblica araba dello Yemen (Yemen del Nord). Le relazioni tra Nord e Sud dello Yemen non furono mai strette. In effetti, nel 1979 scoppiarono combattimenti tra i due Paesi. Nel 1990, i due paesi furono “riunificati”, ma era un termine errato perché i due Paesi non furono mai uniti in primo luogo. Il presidente Salah istituì una politica di clientelismo che andava a beneficio dei sunniti del Nord a spese della minoranza zaidita, che ancora risentiva della caduta dell’Imam come leader dello Yemen del Nord, e lo Yemen del Sud tendenzialmente più laico a seguito delle politiche indipendenti marxiste-leniniste istituite dal Partito Socialista al potere. A rifornire la generosità finanziaria di Salah per comprarsi, con tangenti, capi tribali e altri attori a sostegno del regime di Sana, era l’Arabia Saudita. Coll’incapacità dello Yemen del Sud di riaffermare l’indipendenza nel 1994, tutto il potere politico nello Yemen, a nord e a sud, era nelle mani di Salah e del suo vuoto partito politico, il Congresso generale del popolo. Nel 2004, Husayn Badradin al-Huthi, il capo degli zaiditi, stancatosi del governo corrotto di Salah, lanciò la ribellione contro il governo di Sana. Nel 2009, lo Yemen affrontò la campagna terroristica coordinata da al-Qaida nella penisola arabica (AQAP). Tuttavia, il governo di Salah, aiutato dai sauditi, fece sforzi maggiori per attaccare gli huthi piuttosto che per reprimere AQAP. In effetti, gli huthi accusarono Salah e sauditi di appoggiare al-Qaida per impedire agli zaiditi di prendere il controllo del secessionista Yemen del Nord e di guadagnare terreno ad Aden e altre regioni dello Yemen del Sud. Inoltre, nel 2009, gli Stati Uniti avviarono una campagna militare contro al-Qaida nello Yemen del Sud usando forze speciali, missili da crociera e droni armati. Alcuni credono che certi yemeniti del sud abbiano dichiarato che Washington, attaccando le presunte forze di al-Qaida, effettivamente attaccava i gruppi tribali separatisti del sud. Nel 2011, Salah cadde dal potere e gli succedette il vicepresidente Hadi, nativo dello Yemen meridionale. Nel 2014, le forze huthi presero il controllo di Sana e costrinsero Hadi a dichiarare un governo di “unità” che gli includesse. Le lotte tra Hadi e il leader huthi Muhamad Ali al-Hothi, provocarono l’espulsione del potere di Hadi e gli Huthi dichiararono un Comitato Rivoluzionario responsabile dello Yemen. Nazioni Unite, Stati Uniti, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti rifiutarono di riconoscere il governo Huthi, e continuarono a riconoscere Hadi, fuggito ad Aden dove dichiarò la sede temporanea del governo dello Yemen.
Nel 2015 lo Stato islamico di Siria e Levante (SIIL) aprì un franchising yemenita. Tuttavia, i continui attacchi militari delle forze saudite e degli Emirati Arabi Uniti contro gli huthi suggerivano che il Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), guidato dai sauditi, era interessato unicamente ad attaccare gli huti. Il Consiglio di transizione meridionale (STC) secessionista dello Yemen del Sud, mentre sosteneva Hadi e l’Operazione Decisive Storm del GCC contro gli huti, divenne diffidente nei confronti delle future intenzioni saudite riguardo l’indipendenza dello Yemen del Sud. Il STC trovò un alleato negli Emirati Arabi Uniti, che ruppe con la politica saudita di cercare di riportare Hadi alla presidenza in uno Yemen unito. Dopo aver preso il controllo di Aden, le forze della Security Belt Forces (SBF) sostenute dagli Emirati Arabi Uniti eliminarono la resistenza dei rimanenti fedelissimi di Hadi nella città portuale, nell’aeroporto internazionale e nella sua periferia. L’SBF conquistò anche il palazzo presidenziale, vittoria simbolica contro Hadi, che in precedenza aveva risieduto nel palazzo come sovrano di tutto lo Yemen. I funzionari del governo di Hadi fuggirono a Riyadh. L’SBF è visto come l’ala militare dell’STC. I sauditi, non desiderando rompere completamente coll’ex-alleato Emirati Arabi Uniti, sembravano rassegnati ad accettare il controllo sud-yemenita di Aden. La bandiera dell’ex-Yemen meridionale indipendente fu vista sventolare sugli edifici governativi sequestrati dalla SBF. Le forze secessioniste del Sud Yemen sperano di estendere il riconoscimento diplomatico di alcuni ex-alleati del Paese, come Cina, Cuba, Pakistan, Siria e Vietnam. Se gli Emirati Arabi Uniti oseranno dichiararsi il sovrano di fatto di Aden e dell’isola di Socotra dello Yemen meridionale, potrebbero fronteggiare la ribellione degli alleati STC e SBF. Gli Emirati Arabi Uniti hanno quasi preso il controllo di Socotra, con le loro bandiere che sventolano sugli edifici governativi della capitale dell’isola Hadibu. Secondo quanto riferito, una considerevole forza degli Emirati Arabi Uniti, oltre a un piccolo contingente saudita, è su Socotra per proteggere aeroporto e porto. La presenza delle forze yemenite fedeli ad Hadi, così come di forze saudite e degli Emirati Arabi Uniti a Socotra, non si adegua al presunto sultano dell’ex-sultanato Mahra di Qishn e Socotra, abolito nel 1967 quando il governo socialista dello Yemen del Sud prese il potero alla partenza degli inglesi. L’ex-sultano e il Consiglio generale del Mahra, su cui ha influenza, vogliono il ripristino dell’indipendenza del sultanato del Mahra. Qui, il sultano si affida ai vecchi legami reali col sultanato dell’Oman e i sette emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti. Anche altri ex-sultanati nutrono il desiderio di restaurare la gloria passata. Uno è l’entroterra Qathiri di Sayun dell’Hadhramaut. Una forza tribale fedele a STC e SBF, l’Hadrami Elite Forces, ha un numerosi lealisti di Qathiri. Un’altra forza tribale, Shabwa Elite Forces, ha simpatie per l’ex-sultanato Quayti di Shihr e Muqala. I membri della famiglia reale di Quaiti hanno stretti legami coi governi di Gran Bretagna ed Arabia Saudita.
Sulla costa meridionale del Golfo di Aden, l’autoproclamata Repubblica del Somaliland, che fu brevemente indipendente dal 26 giugno al 1 luglio 1960, prima di unirsi alla Repubblica somala, segue molto meglio la spinta dello Yemen del Sud nel ripristinare l’indipendenza. Nel 1991, dopo anni di persecuzioni dal governo della Repubblica somala di Mogadiscio, il Somaliland dichiarò l’indipendenza. Sebbene Nazioni Unite ed Unione Africana abbiano rifiutato di riconoscere il Somaliland, le sue perseveranza e determinazione portavano a relazioni di fatto con Etiopia e Gibuti. Il Somaliland ebbe contatti diplomatici ufficiali con Emirati Arabi Uniti, Filippine, Seychelles e Timor Est. L’Etiopia ha un consolato a livello d’ambasciata nella capitale Hargeisa. Inoltre, la Danimarca ha un ufficio diplomatico a Hargeisa. A luglio, la Guinea riceveva col tappeto rosso il presidente del Somaliland. Il Somaliland potrebbe anche vedere lo Yemen meridionale indipendente inviare uno dei primi ambasciatori a Hargeisa, dimostrazione di solidarietà tra due nazioni riemerse ed evitate da strutture miopi internazionali come ONU, Unione Africana e Lega Araba.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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