Modernizzazione dell’esercito cinese: un grande dolore per Washington

Valerij Kulikov, New Eastern Outlook 20.08.2019

L’egemonia di cui godevano gli Stati Uniti nel periodo di transizione dalla guerra fredda è terminata. Il mondo bipolare ritorna e la Cina inizia a svolgervi un ruolo sempre più distinto di superpotenza. Questo fatto fa soffrire molto Washington, in particolare il continuo rafforzamento delle forze armate cinesi che, nonostante le spese di bilancio militari USA in costante aumento, cercano di “non rimanere indietro” nello sviluppo delle forze armate statunitensi. Le spese militari dei due Paesi superano già quelle degli altri Stati. Entro il 2023, il bilancio della difesa degli Stati Uniti potrebbe raggiungere gli 800 miliardi di dollari, e quello cinese probabilmente superiore oltre 300 miliardi, mentre alcun’altra potenza mondiale spenderà più di 80 miliardi all’anno per le forze armate. Le spese per la difesa della Repubblica popolare cinese hanno superato i 200 miliardi nel 2018, registrando una triplicazione dal 2002. La Cina ha reindirizzato i finanziamenti e gli sforzi per ottenere tecnologie militari a tutti i costi. Le forze armate cinesi avranno sistemi offensivi e difensivi all’avanguardia nel prossimo futuro. La seconda economia più grande del mondo ha raggiunto questo punto di riferimento a causa della lampante modernizzazione degli ultimi anni, il cui obiettivo strategico è l’aumento qualitativo della capacità di combattimento dell’esercito cinese. L’afferma il rapporto della Defense Intelligence Agency (DIA) degli Stati Uniti, pubblicato il 15 gennaio. Pertanto, il monitoraggio scrupoloso dei progressi di Pechino nel miglioramento dell’Esercito popolare di liberazione cinese (CPLA) fu recentemente al centro dell’attenzione dell’intelligence militare degli Stati Uniti, in modo che gli Stati Uniti non perdano alcuna novità nei mezzi e attività del CPLA, e c’era molto da notare solo negli ultimi mesi. Pertanto, Washington prestava particolare attenzione alla recente dichiarazione della CPLA sui grandi cambiamenti strutturali volti a trasformare l’esercito cinese in moderna forza da combattimento, causati dal fatto che, nelle condizioni moderne, il ruolo della guerra terrestre, che era solito definire il risultato di qualsiasi conflitto durante il ventesimo secolo dalla Seconda guerra mondiale, diminuisce. Allo stesso tempo, la Marina Militare, l’Aeronautica Militare e le nuove Divisioni Strategiche che si occupano di riflesso delle minacce ad alta tecnologia, come la guerra informatica, diventano cruciali. Per questo motivo, il numero delle forze di terra cinesi veniva ridotto a favore di altri tipi di forze militari, nel quadro del cosiddetto spostamento strutturale strategico. I cambiamenti in questione sono così considerevoli che il peso di Marina, Aeronautica Militare, Truppe Missilistiche e forze di supporto strategico responsabili di tali sfere, come la guerra informatica, superava il 50% del totale della CPLA.
Alla luce di ciò, gli Stati Uniti sono profondamente preoccupati della possibilità che la Cina possa contrastarli nello spazio e condurvi una guerra. A questo proposito, nel gennaio 2019, la Defense Intelligence Agency (DIA) degli Stati Uniti pubblicava il rapporto Challenges to Security in Space e stimava le possibilità dell’Impero Celeste. La relazione riconosceva, in particolare, che l’attuale questione prioritaria di Pechino è trasformare la Cina in superpotenza spaziale in tutti gli aspetti. La Cina è al secondo posto dopo gli Stati Uniti per numero di satelliti attivi. Il programma spaziale di Pechino comprende componenti civili e militari. Il comando CPLA comprende la superiorità dello spazio come capacità di controllare lo spazio delle informazioni ed impedire all’avversario di ottenere dati simili, elemento chiave della guerra moderna. I leader militari cinesi considerano le operazioni spaziali difensive come forma per contenere le forze armate statunitensi e contrastarne le possibili operazioni offensive nei conflitti militari regionali durante i quali, gli statunitensi distruggendo e catturando i satelliti cinesi e altre strutture spaziali, ostacolino in modo significativo l’uso di armi telecontrollate. Nei recenti rapporti sulle intenzioni militari strategiche di Pechino, l’US Defense Intelligence Agency (DIA) giunge ad alcune conclusioni scioccanti e inquietanti sui progressi piuttosto rapidi della Cina nelle tecnologie militari avanzate, in particolare nella creazione di armi ipersoniche, dove gli Stati Uniti sono rimasti molto indietro. Inoltre, gli esperti militari statunitensi davano un’alta stima dei test del nuovo missile balistico antinave cinese, che dimostrava che le portaerei statunitensi sono in serio pericolo, come riportato da Washington Free Beacon all’inizio di luglio. I test si svolsero nel Mar Cinese Meridionale, dove in particolare sono schierate le navi della Marina nordamericana. Si precisa che l’uso dei missili balistici antinave (ASBM) richiede sistemi di sorveglianza, ricognizione e puntamento ad alta tecnologia. Secondo il Pentagono, la Cina aveva già schierato tutto questo. Gli Stati Uniti non hanno sistemi missilistici del genere e le possibilità di contrastarli sono limitate, secondo il sito web.
Ciò che danneggia ancora di più Washington è il fatto che l’amministrazione nordamericana non era ancora riuscita a eliminare la grave vulnerabilità del proprio esercito verso la Cina. E quest’ultima ha una grande influenza sull’avversario strategico grazie al controllo sulla fornitura di materiali critici. È noto che l’arsenale delle moderne armi statunitensi, dai missili Tomahawk ai caccia F-35, dipende completamente dalla produzione di componenti realizzati con l’uso di elementi di terre rare fabbricati quasi esclusivamente in Cina. Allo stesso tempo, le minacce cinesi sulla cessazione dell’invio di elementi in terre rare, per la prima volta espresse da Pechino alla fine di maggio, non sono ancora cessate. Pertanto, Washington è costretta a riconoscere che le opportunità militari degli Stati Uniti sono in sostanza nelle mani del Paese che è ora considerato dalle agenzie di sicurezza nazionali statunitensi un rivale strategico. Finora, gli Stati Uniti non sanno come risolvere il loro dilemma sulle terre rare. A questo proposito, sullo sfondo della recente esacerbazione delle relazioni USA-Cina alimentata da Washington, molti esperti ritengono giustamente che gli Stati Uniti se ne siano resi conto troppo tardi, dopo aver deciso di costringere la Cina a piegarsi, poiché al fine di sconfiggere Pechino, dovrebbe non solo iniziare una guerra economica totale, ma ricorrere anche ad azioni di risposta. Anche i falchi nordamericani non hanno il coraggio di avviare il secondo scenario oggi. Entrambi i Paesi sono superpotenze nucleari con sufficienti risorse economiche e militari e qualsiasi collisione militare tra esse porterà alla distruzione assicurata non solo di questi due Paesi, ma del mondo.

Valerij Kulikov, esperto politologo, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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