Opposizione o terroristi: chi bombardano la Siria e la Russia a Idlib?

Tony Cartalucci, LDR, 12 agosto 2019

Scott Lucasm professore dell’Università di Birmingham nel Regno Unito, denigra col resto dei media occidentali le operazioni militari congiunte condotte da Siria e Russia sul governatorato d’Idlib. Reuters nell’articolo, “L’Esercito siriano riprende le operazioni militari contro i ribelli nel nord-ovest della Siria”, affermava: “L’esercito siriano ha detto che riprendeva le operazioni militari in una campagna a guida russa nella Siria nord-occidentale che ha sradicato decine di migliaia e ucciso centinaia di persone, accusando la Turchia di non aver rispettato gl impegni a una tregua”. Lucas e Reuters, come molti altre facciate e personalità dei media occidentali, sono attenti a non chiarire in cosa consista effettivamente l'”opposizione”, e invece tentano d’implicare che Siria e Russia conducono una guerra contro civili e “ribelli moderati”. Quando il giornalista Peter Hitchens chiese di definire chi fosse effettivamente l’opposizione siriana, Lucas in un post sui social media rispose: “Ciao Peter! La situazione in Siria, non solo a nord-ovest ma a nord-est, è la rete di consigli locali, gruppi militari locali e organizzazioni di attivisti locali per fornire servizi. Devi specificare una particolare area, come una città nelle province di Idlib o Hama”. Tuttavia, il quadro usato da Lucas per illustrare il suo punto era un incontro organizzato dall’IHH (Foundation for Human Rights and Freedoms and Humanitarian Relief) che ha sede in Turchia e non è affatto “locale”. L’IHH è anche direttamente collegato ad al-Qaida fungendo da rete di supporto logistico dell’organizzazione terroristica, semplicemente appoggiandosi dietro la sua dichiarazione di missione umanitaria. I legami dell’IHH col terrorismo non sono recenti. Un articolo del quotidiano israeliano Ynet del 2012 intitolato “Rapporto: IHH legato finanziariamente ad al-Qaida” riportava: “Secondo quanto riferito, il direttore dell’IHH Bulent Yildirim fu indagato dalle autorità turche per presunta creazione di un partenariato finanziario col famigerato gruppo terroristico. Il quotidiano turco Hurriyet riferì che Yildirim avrebbe trasferito fondi ad al-Qaida attraverso la sua organizzazione.L’International Institute for Counter-Terrorism (ICT) d’Israele, in un rapporto recente intitolato “IHH: The No profit Face of Jihadism. An In-Depth Review”, ammetteva: “L’IHH (The Foundation for Human Rights and Freedoms and Humanitarian Relief) è una ONG turca attiva in 135 Paesi e apparentemente dedita interamente a scopi umanitari. In effetti, prove crescenti suggeriscono che l’IHH opera anche come braccio occulto del governo turco nelle zone di conflitto del Medio Oriente e Sud-est asiatico. Fu designata organizzazione terroristica da Israele dal 2012 e fu indagata da pubblici ministeri europei come un sostenitore logistico chiave di al-Qaida”. È un’ironia particolare che media e istituzioni politiche israeliani denunciassero l’IHH quando molti elementi dell’attuale governo israeliano sostenevano organizzazioni terroristiche nella vicina Siria insieme a Turchia, Stati Uniti, Stati occidentali e diverse autocrazie del Golfo Persico dall’inizio del conflitto nel 2011. L’immagine che Lucas poté trovare in cui “l’opposizione” non si rivelava apertamente come dei terroristi che rappresentavano ancora un’organizzazione terroristica straniera nota e verificata operante nel territorio siriano, mascherata da umanitaria, dice quanto siano profondamente radicati i terroristi nel governatorato di Idlib in Siria .

Pazienza strategica
Se la situazione fosse invertita e l’occidente affrontasse a una provincia o Stato occupati da al-Qaida e miriade di affiliati, la guerra totale sarebbe iniziata e non sarebbe finita fin quando la regione colpita non fosse stata interamente ripulita dai terroristi. Le perdite civili non sarebbero contate o sottostimate, o trasformate in necessità per affrontare un bastione altrimenti intollerabile del terrorismo. In effetti, narrazioni simili furono usate durante le guerre statunitensi in Iraq e Afghanistan, nonostante gli obiettivi di Washington fossero geopolitici piuttosto che legati all’antiterrorismo. La realtà strategica è che, nonostante Damasco ed alleati abbiano resistito e vinto la guerra per procura di Washington in Siria, gli Stati Uniti rimangono una potente minaccia militare, politica ed economica. Saranno necessari pazienza strategica, molteplici “tregue” e concessioni geopolitiche per strappare finalmente Idlib alle forze terroristiche eterodirette attualmente trinceratevi. Le forze terroristiche si concentravano a Idlib mentre le forze siriane le scacciavano da ogni altra regione popolata del Paese. Persino la liberazione di Aleppo richiese anni. Idlib è un governatorato al confine con la Turchia che ancora arma e protegge le organizzazioni terroristiche nel territorio turco e nel territorio siriano occupato dalle forze turche. Mentre la Turchia ha recentemente mostrato segni di cambio degli obiettivi e di avvicinamento geopolitico alla Russia, sarà un processo lungo e angosciante annullare le tensioni che questo conflitto di 8 anni ha creato. Se c’è una speranza in questo conflitto ancora pericoloso e mortale è che i media occidentali e gli inveterati propagandisti belluini come Scott Lucas non possono più nascondere la vera natura dei terroristi che aiutano e favoriscono dal 2011. Continueranno comunque a provarci, ma come ci riusciva Lucas, riusciranno solo ad esporre la rete utilizzata da Stati Uniti e alleati nella loro guerra per procura contro Damasco, minando ulteriormente gli sforzi di cambio di regime in Siria e complicando simili tentativi in altre nazioni in futuro.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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