Idlib in fiamme, Erdogan, strumento di Stati Uniti e Israele

FRN 19 agosto 2019

Chi può trarre vantaggio da confusione e intromissione degli Stati Uniti in Siria è Recep Tayyip Erdogan, che gioca chiaramente la sua mano come “grande alleato della NATO” nella postura per evitare le sanzioni statunitensi, alla luce del recente acquisto di missili S-400 della Turchia e del tentativo colmare un vuoto di potere percepito in Medio Oriente e Africa. RTE (Erdogan) si è dimostrato utile al regime USA-Israele armando i terroristi nella sacca d’Idlib. Questo video da Ifrin (occupata dai turchi) mostra solo due blindati forniti dalla Turchia ai terroristi dell’Hayat Tahrir al-Sham a Idlib. L’APC mostrato è certamente un MT-LB sovietico probabilmente fornito dai mediatori ucraini alla Turchia. I commercianti di armi ucraini possiedono enormi quantità di vecchi equipaggiamenti militari sovietici e venderanno qualsiasi tipo di armamento a chiunque finché con una valuta convertibile. La Turchia è in disputa con Israele sul gas vicino Cipro, che ha firmato accordi sul gas con Egitto e Israele, mentre la Turchia appare da intruso, con l’occupazione illegale di Cipro del Nord. (Per Israele richiamare la Turchia su quell’occupazione è il massimo dell’ironia). Mentre la Turchia spinge Israele a spartire le spoglie del gas cipriota, la Turchia può placarlo armando i terroristi in Siria (finora) a vantaggio della Turchia. Oltre all’intervento militare, Erdogan propone il suo bizzarro concetto d’intervento turco-statunitense lungo l’Eufrate orientale nel nord della Siria (negoziato senza riguardi per il governo legittimo e sovrano della Siria) ponendo un dilemma a tutti nel nord-est. La Turchia insisteva sulla questione minacciando d’invadere il nord-est, un bluff da imbroglione che gli Stati Uniti si rifiutavano di chiamare. Come funzionerà la “zona sicura” della Turchia e se l’obiettivo è veramente rimpatriare 700000 rifugiati in Siria dalla Turchia meridionale, non si sa ancora. In breve, la leadership turca ha previsto un vuoto di potere in Siria proprio mentre la Turchia (in qualche modo) sfruttava il vuoto di potere in Libia. Erdogan propone ulteriormente la questione, sfidando tutti i poteri contrari in Siria. Fin quando la Turchia riuscirà a evitarlo e a sfruttare tale esposizione, Erdogan si presenterà come potenza regionale da non sottovalutare. Nel frattempo, armando i terroristi d’Idlib, per non dire, Erdogan può quindi insistere sulla questione della sicurezza siriana cogli alleati della Siria, Russia e Iran, e dimostrare la sua proposta onnipotenza da potentato regionale, intervenendo in modo aggressivo ovunque la Turchia voglia… compresa la Libia. Ma sfortunatamente per Erdogan, la Siria è una questione ben diversa dal dirottare petrolio da Misurata in Libia. Per prima cosa, Israele ha scarso interesse a destabilizzare la Libia, come fa in Siria, e ne beneficia solo vendendo armi a tutti in Libia. Inoltre, la Federazione Russa non ha interessi in Libia come in Siria, e anche l’Iran ha scarso interessi in Libia, mentre gli Stati Uniti sono congelati sull’equazione libica creandovi la crisi in primo luogo.
Ancora una volta, si tratta del doppio gioco, cogli interessi di Stati Uniti ed Israele contro gli obiettivi di Russia e Iran in Siria. Il rischio della Turchia in Siria, come si vede dalla mappa del conflitto, è che il doppio gioco di RTE non sfugge a Russia… o Iran. Le forze di sicurezza siriane hanno intensificato le azioni contro Idlib a un livello mai visto prima, compresi gli attacchi su Idlib meridionale, con grande costernazione dei vari gruppi terroristici filo-USA-Arabia Saudita intrappolativi. L’ironia della sorte era l’occidente che avvertiva dal fare la provincia di Idlib una zona di crisi umanitaria, dopo aver originariamente progettato il disastro in Siria. Dopo nove anni di conflitto guidato dagli Stati Uniti, Idlib è ora una sacca popolata dai molti gruppi collegati a SIIL e al-Qaida, e sconfitta e disarmo dell’HTS e sua miriade di milizie terroristiche associate nella provincia sovvertiranno di molto le ambizioni statunitensi-israeliane per destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente. Ironia della sorte, fu senza dubbio il piano di Hillary Clinton di raggruppare i terroristi dello SIIL in una posizione e quindi eliminarli tutti… una politica che John Bolton non supporta più a causa del desiderio degli Stati israeliano e nordamericano di attuare il cambio di regime in Siria sostenendo il terrorismo dello SIIL. Tuttavia, l’ultima domanda riguarda la reazione della Federazione Russa all’avventurismo turco in Siria per il sostegno alle milizie terroristiche ad Ifrin, Hama e Idlib. Finora la leadership russa ha scelto di concentrarsi sui propri obiettivi sostenendo l’eliminazione dell’EAS dei gruppi terroristici nella provincia di Idlib, prendendo di mira Ahrar al-Sham, HTS, NLF e molte tendenze di SIIL e al-Qaida che inquinano la regione. Ed Erdogan era certamente consapevole che in qualsiasi conflitto tra forze russe e turche ci sarà un solo risultato. La Turchia senza dubbio provocava ‘ira del Cremlino fornendo in quantità ai terroristi missili 9M133 Kornet di fabbricazione russa dall’aprile 2019, e le milizie terroristiche li hanno usati efficacemente per respingere l’avanzata dell’EAS. Nel frattempo, mentre la situazione in Siria si surriscalda ulteriormente, la leadership degli Stati Uniti cerca di distogliere l’attenzione concentrandosi sull’Iran. Cioè, concentrandosi sull’Iran gli Stati Uniti possono distrarre dai fallimenti del cambio di regime in Venezuela, Corea democratica, Iraq, Afghanistan, Siria, Yemen, Ucraina, Georgia, Hong Kong e altrove. Ad esempio, è evidente che lo Stato nordamericano era all’origine del sequestro del petrolio iraniano trasportato dalla petroliera GRACE-1, anche se il governo di Gibilterra annunciava che fosse l’unico responsabile del dirottamento. Le indicazioni indicano che l’Iran ha intenzione di far ripartire la petroliera ribattezzata nonostante l’ordine degli Stati Uniti, fornendo a Washington la scusa per mostrare le solite faccia, propaganda, insulti e arroganza imperiali.
Un altro problema per gli Stati Uniti è il ritiro degli Emirati Arabi Uniti dallo Yemen, dovuto alla belligeranza degli Stati Uniti nella regione, lasciando i sauditi esposti e potendo comportare l’ennesimo fallimento del regime nello Yemen, rimpinguando gli altri fallimenti degli Stati Uniti. Col passare del tempo, il vuoto di potere lasciato dai falliti tentativi di cambio di regime degli Stati Uniti offrirà un’apertura a più demagoghi e ladri come Erdogan… ed Erdogan lo sa sicuramente bene. Riducendo gradualmente opzioni e sfera di influenza basata su arroganza e aggressività, gli Stati Uniti perderanno il proprio vantaggio commerciale e probabilmente perderanno anche l’USD come valuta di riserva globale. E sì, c’è una differenza tra perdere una guerra e non riuscire a vincerne una. Ma ci sono tante guerre che il Behemot egemonico non può vincere prima che i venti del cambiamento lo raggiungano. E certamente, anche Recep Tayyip lo sa, come il resto del mondo.

Steve Brown è autore di “Iraq: the Road to War” (Sourcewatch), redattore di “Bush Administration War Crimes in Iraq” (Sourcewatch), “Trump’s Limited Hangout” e “Federal Reserve: Out-sourcing the Monetary System to the Money Trust Oligarchs Since 1913”. Steve è un attivista contro la guerra, studioso pubblicato del sistema monetario americano ed è collaboratore di Duran, Fort Russ News e Strategika 51.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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