Segui i soldi per le proteste di Hong Kong

Sara Flounders, Workers 16 agosto 2019

Le manifestazioni a Hong Kong, ora un confronto aperto con la Repubblica popolare cinese, hanno un impatto globale. Quali sono le forze dietro tale movimento? Chi fornisce i fondi e chi ne trarrà beneficio?
Le manifestazioni sempre più violente a Hong Kong sono completamente abbracciate e sostenute con entusiasmo dai media corporativi statunitensi e da tutti i partiti politici imperialisti di Stati Uniti e Gran Bretagna. Questo dovrebbe essere un segnale d’allarme per chi lotta per il cambiamento e il progresso sociale. L’imperialismo USA non è mai disinteressato o neutrale. Le azioni dirompenti coinvolgono manifestanti con elmetti e maschere che usano molotov, armi incendiarie, barre d’acciaio, attaccando autobus e bloccando aeroporti e trasporti di massa. Tra gli atti più provocatori vi fu l’irruzione organizzata al parlamento di Hong Kong in cui “attivisti” vandalizzarono l’edificio e appendendo la bandiera britannica. Le bandiere coloniali statunitensi, inglese e di Hong Kong sono importanti in questi scontri, insieme alle bandiere e altri simboli della Cina popolare deturpati. Il New York Times descrisse la chiusura dell’aeroporto: “Le proteste all’aeroporto furono profondamente tattiche, poiché il movimento in gran parte senza capi colpisce un’arteria economica vitale. L’aeroporto internazionale di Hong Kong, aperto nel 1998, l’anno dopo che la Cina riprese o il territorio dalla Gran Bretagna, funge da gateway per il resto dell’Asia. Elegante e ben gestito, l’aeroporto ospita circa 75 milioni di passeggeri all’anno e gestisce oltre 5,1 milioni di tonnellate di merci”. (14 agosto) I media statunitensi hanno costantemente etichettato tali violenze come “pro-democratiche”. Ma lo sono? Anche se i capi tali azioni reazionarie decidono di ritirarsi dal baratro e ricalibrare le tattiche, sulla base dei forti avvertimenti del governo cinese, è importante capire un movimento dal così forte sostegno degli USA.

La Cina ha il diritto d’intervenire
Bisogna affermare con forza che la Cina non invaderà Hong Kong se agisse contro tali violenze. Hong Kong fa parte della Cina. È una questione interna e la richiesta d’indipendenza di Hong Kong è un attacco aperto alla sovranità nazionale cinese. Ai sensi della Legge fondamentale di Hong Kong, la costituzione della città, al governo è legalmente permesso chiedere aiuto all’Esercito popolare di liberazione cinese. Il governo cinese annunciava che interverrà militarmente per difendere la sovranità cinese. I principali funzionari governativi etichettavano gli atti più estremi come “terrorismo” e ne denunciavano il sostegno degli Stati Uniti. Diverse volte i funzionari posero l’analogia con le “rivoluzioni colorate” occidentali che rovesciarono violentemente i governi in Serbia, Ucraina, Libia e Haiti e furono tentate in Venezuela e Siria. “Gli ideologi dei governi occidentali non cessano mai i loro sforzi per creare disordini contro i governi che non sono di loro gradimento, anche se tali azioni hanno causato miseria e caos in un Paese dopo l’altro in America Latina, Africa, Medio Oriente e Asia. Ora provano lo stesso trucco in Cina”, spiegava China Daily il 3 luglio. Liu Xiaoming, ambasciatore della Cina in Gran Bretagna, aveva detto ai giornalisti che il loro Paese ancora opera da padrone coloniale di Hong Kong. (nbcnews.com, 4 luglio). “Un portavoce del Ministero degli Esteri cinese affermava che i recenti commenti dei legislatori nordamericani Pelosi (D-Ca.) e McConnell (R-Ky.) dimostrano che il vero obiettivo di Washington è istigare il caos in città”, secondo CNBC. “Trascurando e distorcendo la verità, ripulendo i crimini come lotta per i diritti umani e la libertà” (14 agosto).

Dov’è il supporto USA ad altre resistenze?
La polizia di Hong Kong è denunciata dai media statunitensi per le violenze, ma in realtà ha mostrato grande moderazione. Nonostante mesi di violenti scontri, con bottiglie molotov costantemente lanciate, nessuno veniva ucciso. Non esiste una copertura mediatica così favorevole o sostegno dei politici statunitensi a dimostrazioni di lavoratori e contadini disperati in Honduras, Haiti o Filippine, o per il movimento dei gilet gialli in Francia. Non c’è mai una condanna ufficiale quando manifestanti vengono uccisi nello Yemen, Kashmir o nelle manifestazioni continue a Gaza contro l’occupazione israeliana. Queste lotte ricevono a malapena una menzione, anche se in ogni caso decine di persone venivano uccise dalla polizia, oggetto di omicidio o sparite. Mentre le proteste a Hong Kong ricevono attenzione diffusa, non esiste una copertura analoga o sostegno politico per le manifestazioni del Black Lives Matter negli Stati Uniti o le masse che protestano contro le incursioni razziste sull’immigrazione e le retate di migranti delle forze doganali.

La pressione degli Stati Uniti continua
Nonostante gli avvertimenti della Cina di una possibile legge marziale, rigidi coprifuoco e interventi militari per ristabilire l’ordine, i manifestanti non hanno mostrato segni di ritirata. Stati Uniti e Gran Bretagna sono decisi ad istigare le forze politiche ostili che coltivano dagli ultimi due decenni. Le dimostrazioni sono legate alla guerra commerciale, dazi e accerchiamento militare della Cina degli Stati Uniti. 450 delle 800 basi militari statunitensi d’oltremare circondano la Cina. Portaerei, cacciatorpediniere, sottomarini nucleari, aerei a reazione, batterie missilistiche Terminal High Altitude Area Defense e infrastrutture di sorveglianza satellitare sono posizionate nel Mar Cinese Meridionale, vicino Hong Kong. La demonizzazione dei media è necessaria per giustificare e intensificare tale presenza militare. Incoraggiare le manifestazioni va di pari passo cogli sforzi internazionali per bloccare la tecnologia Huawei 5G, l’annullamento di uno studio congiunto sul cancro e l’arresto di funzionari cinesi. Tali atti bellicosi sono volti ad esercitare la massima pressione sulla Cina, dividere la leadership, destabilizzare lo sviluppo economico e indebolire la determinazione della Cina a mantenere i piani socialisti. La legge marziale di Hong Kong, importante centro finanziario, in particolare per i fondi di investimento internazionali in Cina, avrebbe un impatto sullo sviluppo della Cina.

“Libertà” economica capitalista
L’imperialismo inglese, nei 155 anni in cui governò Hong Kong, negò i diritti a milioni di lavoratori. Non vi fu alcun governo eletto, alcun diritto a un salario minimo, sindacati, alloggi dignitosi o assistenza sanitaria, e certamente alcuna libertà di stampa o di parola. Questi diritti democratici di base non erano nemmeno pensati nella Hong Kong coloniale. Negli ultimi 25 anni, incluso quest’anno, Hong Kong veniva classificata al primo posto nella lista dei Paesi della Heritage Foundation di destra con la “massima libertà economica”, il che significa il minimo vincolo al profitto capitalista. La classifica di Hong Kong si basa su tasse basse e regolamenti chiari, i più forti diritti di proprietà e libertà commerciale e “apertura al commercio globale e clima imprenditoriale vibrante… alcuna restrizione alle banche straniere”. Per questo Hong Kong è la “società più libera del mondo”. Tale “libertà” significa gli affitti più alti del mondo e il maggiore divario tra i super ricchi e i disperatamente poveri e senzatetto. Questo è ciò che affrontano i giovani di Hong Kong oggi. Ma i giovani vengono consapevolmente traviati accusando erroneamente l’amministrazione cittadina per le condizioni a cui Hong Kong è vincolata dall’accordo “Un Paese, due sistemi”.

Un trattato coloniale ineguale
Hong Kong è una terra derubata. Questo spettacolare porto in acque profonde nel Mar Cinese Meridionale alla foce del fiume Perla, una delle principali vie navigabili del sud della Cina, fu occupato dalla Gran Bretagna durante le guerre dell’oppio del 1842. Dopo che i negoziati con la Gran Bretagna furono trascinati negli anni ’80, gli inglesi imposero un altro trattato ineguale alla Repubblica popolare cinese. In base all’accordo “Un Paese, due sistemi” del 1997 che restituiva ufficialmente Hong Kong, Kowloon e i Nuovi Territori alla RPC, Gran Bretagna e Cina accettarono di lasciare il “precedente sistema capitalista” per 50 anni. Anche la Cina, determinata a riaffermare la propria sovranità sulla terra derubata dall’invasione imperialista, aveva bisogno di fondi per lo sviluppo. La maggior parte dei soldi in Asia passava dal sistema bancario di Hong Kong. Quindi, nel 1997, la Cina era ansiosa di raggiungere una transizione graduale che non destabilizzasse il trasferimento di fondi di investimento al 99,5% della Cina, a cui in precedenza erano negati i fondi per lo sviluppo. Dalla vittoriosa Rivoluzione cinese nel 1949, la Cina fu sanzionata ed esclusa dall’accesso a investimenti e tecnologia occidentali. L’imperialismo nordamericano e inglese sfruttò appieno la concessione del 1997 mantenendo il controllo economico sull’ex-colonia. La loro speranza era che Hong Kong servisse, come in passato, da ariete economico in Cina. Le loro speranze non si realizzarono. Nel 1997 il prodotto interno lordo di Hong Kong era il 27 percento del prodotto interno lordo della Cina. Ora è solo il 3 per cento e cala. Con grande frustrazione di Stati Uniti e Gran Bretagna, le più grandi banche del mondo sono ora in Cina e sono di proprietà statale. Ciò che confonde la classe capitalista, molto più dell’incredibile crescita della Cina, è che le prime 12 società cinesi nella lista Fortune 500 degli Stati Uniti sono tutte di proprietà statale e sovvenzionate dallo Stato. Includono enormi aziende su petrolio, energia solare, telecomunicazioni, ingegneria e costruzioni, banche e industria automobilistica. (Fortune.com, 22 luglio 2015). Il potere delle multinazionali statunitensi è profondamente minacciato dallo sviluppo della Cina attraverso la Belt and Road Initiative e dalla crescente posizione nei commercio ed investimenti internazionali.

Stati Uniti e Gran Bretagna hanno creato una rete di collaborazionisti
Quando Gran Bretagna e Cina firmarono l’accordo “Un Paese, due sistemi”, tutti gli interventi stranieri e le rivendicazioni coloniali su Hong Kong avrebbero dovuto finire. La piena sovranità doveva tornare in Cina. Tuttavia, gli sforzi statunitensi e inglesi per impedire il ritorno di Hong Kong iniziarono prima della firma. Poco prima del trasferimento della sovranità, la Gran Bretagna istituì in fretta, dopo 150 anni di funzionari nominati, un governo parzialmente eletto, anche se ancora nominato. Istituirono e finanziarono rapidamente partiti politici, composti dai loro fedeli collaborazionisti. Milioni di dollari furono incanalati apertamente e segretamente a una rete di organizzazioni protette di servizi sociali, partiti politici, media e social media, organizzazioni studentesche e giovanili e sindacati istituiti per erodere il sostegno alla Cina e al Partito comunista cinese. La Confederazione dei sindacati di Hong Kong riceve finanziamenti dal National Endowment for Democracy (NED) degli Stati Uniti, insieme al sostegno inglese. Promuove “sindacati indipendenti e democratici” in Cina. L’HKCTU fu istituito nel 1990 per contrastare e ridurre la Federazione dei sindacati di Hong Kong fondata nel 1948, ancora la più grande organizzazione sindacale con 410000 membri. L’HKFTU ha subito anni di brutale repressione sotto il dominio coloniale inglese, combattendo per la protezione di base dei diritti dei lavoratori. Uno sciopero organizzato dalla HKFTU scosse il dominio coloniale britannico nel 1967. Lo sciopero divenne una ribellione in tutta la città innescata dai licenziamenti di massa dei lavoratori della fabbrica di fiori di plastica. Le autorità coloniali inglese repressero duramente la rivolta, provocando 51 morti e centinaia di feriti e scomparsi. L’HKFTU sostiene la Cina e si oppone alle manifestazioni reazionarie.

Finanziamento NED = supporto CIA
Allen Weinstein, uno dei fondatori del NED, disse al Washington Post nel 1991, “Molto di ciò che facciamo oggi fu fatto clandestinamente 25 anni fa dalla CIA”. (21 settembre 1991) Il NED finanzia, coordina e arma organizzazioni non governative e organizzazioni sociali con decine di migliaia di giovani traviati, idealisti e alienati da mandare in strada. Finanziamenti da NED, Ford, Rockefeller, Soros e numerose altre fondazioni corporative, chiese cristiane di ogni denominazione e generosi finanziamenti inglese, sono la base di tale rete ostile e sovversiva che orchestra le proteste di Hong Kong. Il NED finanzia il Movimento per i diritti umani di Hong Kong, l’Associazione dei giornalisti di Hong Kong, il Partito civico, il Partito laburista e il Partito democratico. Sono membri del Fronte civile per i diritti umani che coordina le manifestazioni. Tale ruolo del NED in Cina è sempre più difficile da nascondere. Alexander Rubinstein riferiva in “American Gov’t, ONG Fuel and Fund Hong Kong Anti-Extradition Protests” (mintpressnews.com, 13 giugno): “È inconcepibile che gli organizzatori delle proteste siano ignari dei legami del NED con alcuni suoi membri”. L’obiettivo è promuovere un atteggiamento ostile e sospettoso verso la Cina e verso il comunismo e promuovere il falso concetto di una vecchia Hong Kong democratica dall’identità distinta. China Daily avverte: “Negli ultimi anni ci furono avvertimenti su emergenti rivoluzioni colorate come nuova forma di guerra occidentale per destabilizzare alcuni Paesi”. (12 agosto)

Quale sistema funziona meglio?
Il New York Times del 13 agosto riferiva Hong Kong come “bastione delle libertà civili” per contrastare “L’autoritarismo di Pechino”. Il passato coloniale inglese è profondamente mitizzato. Ventidue anni di costante nostalgia su tale passato, il tempo apparentemente glorioso, influenzavano una gioventù sempre più impoverita. Nonostante decenni di finanziamenti occidentali Hong Kong ha un tasso di povertà del 20 percento (23,1 percento per i bambini) rispetto a meno dell’1 percento nella Cina continentale. Negli ultimi 20 anni, la Cina continentale ha tolto milioni di persone dalla povertà Appena oltre il fiume di Hong Kong c’è la città di Shenzhen. È una delle zone economiche speciali istituite per attirare la tecnologia occidentale. Queste zone, originariamente con migliaia di fabbriche ad alta intensità di lavoro e milioni di lavoratori che guadagnavano bassi salari, erano centri di sfruttamento capitalistico da enormi profitti per i capitalisti di Stati Uniti e altri globali. Shenzhen è cresciuta da città di 30000 abitanti nel 1979 a una megalopoli di 20 milioni, con la più grande popolazione migrante in Cina. Shenzhen ha una popolazione tre volte più grande di Hong Kong. Con investimenti via Hong Kong, questa nuova città era diventata una massiccia città industriale inquinata, con le fabbriche che sparano nuvole di fumo tossico scuro. Negli ultimi cinque anni, attraverso la pianificazione urbana e nazionale della città, Shenzhen è oggi una delle città più vivibili della Cina, con ampi parchi, strade alberate e la più grande flotta di autobus elettrici al mondo (16000), insieme a solo taxi elettrici. Shenzhen mira a ottenere l’80 percento dei nuovi edifici certificati verdi entro il 2020. È pieno di condomini, grattacieli di uffici e fabbriche moderne con produzione di attrezzature avanzate, robotica, automazione e startup tecnologiche giganti. Negli ultimi 10 anni i salari ristagnano a Hong Kong mentre gli affitti sono aumentati del 300 percento; è la città più costosa del mondo. A Shenzhen, i salari sono aumentati dell’8 percento ogni anno e più di 1 milione di nuove unità abitative verdi pubbliche a prezzi bassi vanno completandosi. Gli Stati Uniti chiedono alla Cina di abbandonare il sostegno statale alle sue industrie, la proprietà delle sue banche e la pianificazione nazionale. Ma contrastando decadenza, povertà e intensa alienazione a Hong Kong con la vibrante città verdeggiante di Shenzhen dall’altra parte del fiume, si mostra che oggi ci sono due scelte per la Cina, per le forze arrabbiate mobilitate a Hong Kong: la moderna pianificazione socialista o un ritorno al super sfruttamento e dominio imperialista del passato coloniale. Per decenni Gran Bretagna e Stati Uniti usarono la popolazione di Hong Kong per lavori a basso costo. Ora usano la stessa popolazione per propaganda politica a buon mercato. Tale cinica manovra è solo un’altra arma nel disperato tentativo di sventare lo sviluppo della Cina. Il potere corporativo nordamericano non può soddisfare le esigenze disperate di alloggio, assistenza sanitaria, istruzione e ambiente sano per le persone qui. Invece, con una spinta incessante ai profitti, enormi risorse sono sprecate col militarismo per minacciare i Paesi di tutto il mondo.
Dobbiamo dire: Già le mani degli USA dalla China! Stati Uniti fuori da Hong Kong!

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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