I cinesi scacciano gli Stati Uniti dall’Africa

Paul Antonopoulos, FRN 27 maggio 2019

Pechino mantiene una presenza commerciale e militare a Gibuti e questo sembra innervosire l’esercito nordamericano. Questo piccolo Paese ospita anche l’unica base militare nordamericana permanente sul continente. La crescente presenza militare della Cina in Africa è vista in modo inquietante a Washington. I funzionari del Pentagono temono che la più grande economia asiatica approfitti degli alleati regionali degli Stati Uniti. “Loro (la Cina) hanno migliorato il loro gioco, in un linguaggio semplice, e alla fine offrono cose che i nostri partner vogliono, di cui hanno bisogno”, secondo i funzionari dell’AFRICOM. “In alcuni punti, temiamo di essere non competitivi”. I commenti si riferiscono all’espansione cinese a Gibuti, un Paese molto piccolo situato sul confine meridionale del Mar Rosso, vicino a una delle rotte commerciali più trafficate del mondo. Questo Paese africano è l’unico con una base militare statunitense permanente (Camp Lemonnier), che ospita la rete di sorveglianza e le operazioni antiterrorismo in Africa degli Stati Uniti.
Sebbene il Paese sia un paradiso della stabilità politica nella regione, ha molte basi di Paesi stranieri e la crescente presenza di Pechino nel Paese rende nervosi i falchi del Pentagono. Nel 2017 l’Esercito di Liberazione Popolare della Cina inaugurava la prima base oltremare a Gibuti, a 10 km dalla base nordamericana di Camp Lemonnier. Nel rapporto annuale al Congresso, il Pentagono avvertiva che la Cina potrebbe avere successo a Gibuti. Altre basi cinesi possono essere create come strutture logistiche all’estero espandendo e sostenendo le operazioni aeree regionali e globali. Per ora, è la base cinese a Gibuti che destava particolare preoccupazione tra i comandanti statunitensi, poiché una struttura ben attrezzata si trova vicino a un porto marittimo critico, da cui il contingente di 4000 uomini di Lemonnier è fortemente dipendente. L’anno scorso, il comandante di AFRICOM, generale Thomas Waldhauser, aveva avvertito il Congresso che due terminali su cinque nel porto erano già sotto controllo cinese, e ora il timore è che la Cina possa interrompere l’accesso degli Stati Uniti al porto all’improvviso. “Non è un segreto che il 98% del supporto logistico per Gibuti, nonché Somalia e Africa orientale, attraversa quel porto”, osservava il generale Waldhauser. “Quel porto è una delle cinque entità di Gibuti. E così, il nostro accesso è necessario e richiesto”. Aveva anche detto al comitato dei servizi armati della Camera dei rappresentanti che “se i cinesi prendessero il controllo di quel porto, le conseguenze sarebbero significative”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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