Il Venezuela si assicura nuovi investimenti petroliferi cinesi

La sfida alle disposizioni sanzionatorie secondarie dell’embargo statunitense nei confronti delle imprese straniere che commerciano col Venezuela
Paul Dobson, Venezuelanalysis 12 agosto 2019

Il governo venezuelano ha annunciato l’espansione degli investimenti cinesi nell’industria petrolifera del Paese, coll’obiettivo di aumentare la produzione di 120000 barili al giorno. L’investimento, che secondo le autorità vale 3 miliardi di dollari, finanziava la costruzione di un nuovo impianto di miscelazione del petrolio inaugurato l’8 agosto come prima parte del piano in due fasi. Lo stabilimento “Jose”, che si trova a Barcellona, nello Stato di Anzoátegui, sarà gestito dalla joint venture Sinovensa, posseduta per il 49% dalla China Petroleum Corporation (CNPC) e per il 51% dalla compagnia petrolifera statale PDVSA del Venezuela. La struttura raffinerà i gradi extra pesanti della fascia petrolifera venezuelana dell’Orinoco per l’esportazione del greggio Merey, popolare nei mercati asiatici. Sinovensa attualmente produce 110000 barili al giorno (bpd), una cifra che secondo i funzionari aumenterà a 165000 bpd coll’aggiunta del nuovo impianto di miscelazione. La seconda fase del progetto dovrebbe aumentare questa cifra a 230000 bpd, ma finora non sono stati resi noti ulteriori dettagli. La notizia seguiva la conversione dell’impianto d’integrazione del greggio extrapesante di Petropiar in struttura di miscelazione, all’inizio di questo mese. Si prevede che Petropiar produca ulteriori 130000 bpd di greggio Merey, rendendo la miscela più leggera per l’esportazione primaria del Venezuela. Veniva anche riferito che Caracas aveva firmato un contratto di riparazione e manutenzione cogli appaltatori di Shanghai Wison Engineering Services. Secondo Bloomberg , i lavori di manutenzione delle raffinerie del Venezuela dovrebbero durare da sei mesi a un anno e saranno pagati in prodotti petroliferi, come il diesel. Non è noto quali raffinerie trarranno beneficio dalla manutenzione.
L’afflusso di finanziamenti cinesi arriva solo la settimana dopo che Washington annunciava un embargo contro tutti gli scambi con entità statali e soci del Venezuela. L’escalation fu criticata dalla comunità internazionale, anche dall’Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet, che espresse preoccupazione per “l’impatto potenzialmente grave sui diritti umani del popolo venezuelano”. Washington aveva ripetutamente minacciato Pechino e Mosca di sospendere gli stretti rapporti coll’amministrazione Maduro, col consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti John Bolton che promise sanzioni secondarie contro società russe e cinesi che violano l’embargo. Pechino rigettava la minaccia alle sue imprese come “terrore psicologico” e “grave interferenza”, mentre il Ministro del Petrolio venezuelano Manuel Quevedo promise di “combattere il blocco con tutto ciò che abbiamo”. L’industria petrolifera venezuelana era crollata negli ultimi anni, con una produzione stabilizzata intorno ai 750000 bpd da aprile, ben al di sotto della media di 1,3 milioni di bpd prodotti nel 2018. Una combinazione di problemi, tra cui cattiva gestione, investimenti insufficienti e il divieto degli Stati Uniti del 2017 di nuovi prestiti, fu esacerbata a gennaio quando la Casa Bianca annunciò l’embargo sul petrolio e congelato le raffinerie CITGO negli Stati Uniti, limitando l’accesso del Venezuela a diluenti ed altri prodotti necessari per la lavorazione del petrolio greggio. Negli ultimi mesi, la carenza di carburante colpiva parti del Paese con PDVSA che lottava per soddisfare la domanda stimata di 250000 barili al giorno, costringendo il paese a importare più carburante.
Bloomberg riferiva che le importazioni di carburante a luglio furono più del doppio di giugno, continuando la recente tendenza al rialzo. Secondo i rapporti su spedizione e i dati compilati dal servizio via cavo, Caracas importò 196000 bpd a luglio, la cifra più alta da gennaio. Si ritiene che il petrolio provenga principalmente dalla società statale russa Rosneft attraverso Grecia e Malta.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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