La Cina pensa a proteggere le proprie navi dalla pirateria statunitense

Moon of Alabama, 6 agosto 2019

In che modo la Cina aderirà alla “coalizione” degli Stati Uniti per scortare le navi nello stretto di Hormuz? Sembra improbabile, ma questo pezzo della Reuters afferma che la Cina ci pensa: “La Cina potrebbe scortare le navi nel Golfo su proposta degli Stati Uniti: La Cina potrebbe scortare le navi mercantili cinesi nelle acque del Golfo su proposta degli Stati Uniti sulla coalizione marittima per assicurare le rotte petrolifere dopo gli attacchi alle petroliere, riferiva l’inviato cinese negli Emirati Arabi Uniti. “Se ci sarà una situazione molto pericolosa, prenderemo in considerazione la possibilità che la nostra marina scorti le nostre navi mercantili”, aveva detto all’ambasciatore Ni Jian ad Abu Dhabi. “Stiamo studiando la proposta degli Stati Uniti sugli accordi di scorta nel Golfo”, affermò in seguito l’ambasciata cinese in un messaggio… Il presidente Donald Trump ha dichiarato in un tweet del 24 giugno che Cina, Giappone e altri Paesi “dovrebbero proteggere le proprie navi” nella regione del Golfo, dove la quinta flotta della marina statunitense ha sede nel Bahrayn”. Non era chiaro se Washington avesse fatto una richiesta ufficiale a Pechino, che deve agire con cura in Medio Oriente dati gli stretti legami energetici con Iran e Arabia Saudita. Finora solo la Gran Bretagna seguirà i piani statunitensi. Francia, Germania e altri “alleati” avevano respinto la richiesta degli Stati Uniti di unirsi alla missione. Reuters sembra fraintendere ciò che l’ambasciatore cinese aveva veramente detto. Il messaggio è diviso in due parti: “prenderemo in considerazione la scorta dalla nostra Marina delle nostre navi commerciali” e “studiamo la proposta degli Stati Uniti sugli accordi di scorta nel Golfo”. L’ambasciata cinese non fece alcun collegamento tra le due dichiarazioni. Non è nell’interesse della Cina unirsi alla “coalizione” anti-iraniana che gli Stati Uniti vogliono costruire. Ma è nel suo interesse proteggere le proprie navi commerciali. Ma non è l’Iran che potrebbe metterle in pericolo. È anche nell’interesse della Cina studiare i piani degli Stati Uniti. Se non altro per contrastarli quando necessario.
La Cina continua a comprare petrolio iraniano. Il New York Times aveva sbraitato nel fine settimana: “La Cina e altri Paesi ricevono petrolio da un numero maggiore di petroliere iraniane di quanto si sapeva in precedenza, sfidando le sanzioni imposte dagli Stati Uniti per soffocare la principale fonte di reddito di Teheran, secondo un’indagine del New York Times… L’amministrazione Trump intensifica l’applicazione delle sanzioni per cercare di porre fine alle esportazioni in Cina, che continua a essere il principale acquirente di petrolio iraniano. Il 22 luglio, il segretario di Stato Mike Pompeo annunciò sanzioni contro Zhuhai Zhenrong, impresa statale cinese, e il suo dirigente Li Youmin, per “aver violato le restrizioni statunitensi al settore petrolifero iraniano”… “Anche se sono contento che l’amministrazione abbia sanzionato i primi attori cinesi, deve intensificare fortemente l’applicazione per dissuadere i cinesi e altri attori stranieri dal violare le sanzioni statunitensi all’Iran”, dichiarava il senatore Marco Rubio, repubblicano della Florida. “Il regime iraniano ha inviato palesemente milioni di barili di petrolio in Cina”. Per costringere la Cina, l’amministrazione Trump dovrebbe punire la Banca popolare cinese o altre banche cinesi che intraprendono transazioni con la Banca centrale dell’Iran, secondo Nephew. Gli Stati Uniti potrebbero anche penalizzare il colosso energetico Sinopec che, come Zhuhai Zhenrong, importa petrolio dall’Iran”.
È improbabile che la Cina smetta di acquistare petrolio a prezzi preferenziali dall’Iran almeno finché la guerra commerciale con gli Stati Uniti continuerà a intensificarsi. È inoltre improbabile che aderisca alla “coalizione” nordamericana. Ma proteggerà i suoi interessi commerciali, ovvero le navi che trasportano merci tra Iran e Cina. La Cina teme che la “coalizione” statunitense affronti le sue navi per aver infranto le sanzioni unilaterali statunitensi. Gli inglesi fecero proprio questo con la petroliera iraniana che piratarono a Gibilterra. C’è anche un precedente storico dimostrando la necessità di proteggere le navi cinesi da tali piani statunitensi: “È ricordato molto meglio in Cina che negli Stati Uniti che nel 1993 la RPC fu la prima vittima della pirateria nordamericana col principio sulla questione della nave Yinhe. La Marina degli Stati Uniti affrontò la Yinhe e la costrinse a interrompere il viaggio e rimanere in mare per 20 giorni, fin quando la Cina acconsentì a portarla in un porto saudita coi suoi 628 container per indagare su precursori chimici presumibilmente destinati all’Iran. Fortunatamente per la Cina, e col notevole imbarazzo degli Stati Uniti, si scoprì che i contenitori non contenevano altro che vernice. Gli Stati Uniti si rifiutarono di scusarsi perché avevano agito in “buona fede”, che a quanto pare è un altro modo di dire di “pessima intelligence” (anche se alcuni funzionari statunitensi accusarono in privato la Repubblica Popolare Cinese di aver “punto” al solo scopo di ingannare gli Stati Uniti Stati). Da parte sua, la RPC accusò gli Stati Uniti di agire da “poliziotto auto-promosso” e la Yinhe fu simbolo dei doppi standard statunitensi ogni volta che emerge il tema della “libertà di navigazione”. Per ulteriori dettagli interessanti sulla storia della Yinhe vedasi qui.
La Cina non consentirà il ripetersi di tale azione. Sa che gli Stati Uniti sono sempre più ostili nei suoi confronti e che devono prepararsi a un grande conflitto, presupponendo che l’attuale guerra commerciale sia solo l’inizio di un piano militare-industriale molto più ampio . Come descritto da Peter Lee: “Disaccoppiare l’economia nordamericana dalla Cina, esaurire le aspettative della Cina dal mercato e passare a una guerra contro le basi nelle isole cinesi dei militari statunitensi dalle pressioni economiche e politiche, per imporre un corso più moderato in Asia orientale. Mi aspetto che IndoPACOM istighi un programma aggressivo tramite i suoi alleati nell’esercito filippino, affrontando la Repubblica popolare cinese sulle isole artificiali, in particolare Mischief Reef, nel Mar Cinese Meridionale. Queste strutture rappresentano un grave affronto alla virilità dell’IndoPACOM e vanno rimosse. E questo significa guerra o qualcosa di simile. Si ricordi, come affermava l’ammiraglio Davidson, rappresentante dell’IndoPACOM: “La Cina controlla il Mar Cinese Meridionale in tutti gli scenari verso la guerra”. Non faceva queste dichiarazioni per segnalare la resa nordamericana, gente. IndoPACOM è il quartier generale dei falchi…. Tra il rallentamento economico globale e la presenza militare regionale, immagino che il costo dell’aggressione alla RPC sarà di un trilione di dollari nel prossimo decennio. Ma come si suol dire, Guerra alla Cina: un trilione di dollari. Rimandare la fine dell’egemonia nordamericana nel Pacifico: è impagabile”.
Questo confronto USA – Cina ci seguirà per almeno il prossimo decennio. In uno scenario del genere non ha senso che la Cina passi tempo unendosi a una “coalizione” nordamericana ostile ai suoi amici iraniani. Ciò che può e deve essere pronta a fare è proteggere le proprie navi dalla pirateria statunitense.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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2 commenti su “La Cina pensa a proteggere le proprie navi dalla pirateria statunitense

  1. antigrillone il said:

    fossi xi jinping accetterei subito.
    1. proteggerei le mie navi e il mio commercio con chi voglio io,
    2. aiuterei l’Iran,
    3. per 1 e 2, smerderei la potenza USA,
    4. la marina avrebbe bisogno di una logistica in Iran con personale cinese,
    5. USA non potrebbe colpire iran dove ci sono truppe cinesi,
    6. un pò come Russia in siria dal 2016.

  2. Franco il said:

    Cina, Giappone e altri Paesi “dovrebbero proteggere le proprie navi” nella regione del Golfo, dove la quinta flotta della marina statunitense ha sede nel Bahrayn”
    Più che una richiesta mi sembra un avvertimento

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