L’alleanza occidentale collassa

Peter Koenig, Global Research, 02 agosto 2019

Da quando Imran Khan è diventato il 22.mo Primo Ministro del Pakistan nell’agosto 2018, i venti sono cambiati. Mentre i suoi predecessori, anche se generalmente inclini verso est, spesso oscillarono tra Stati Uniti e l’orbita cinese, Khan definisce chiaramente l’alleanza coll’est, in particolare la Cina. Questo è per il bene del suo Paese, del Medio Oriente e infine del mondo. Qualche giorno fa, RT riferiva che la Cina, oltre all’espansione del nuovo porto di Gwadar in Balochistan, aveva stretto accordi col Pakistan per costruire una base militare in Pakistan, una nuova città di circa mezzo milione di persone, oltre a numerosi progetti di miglioramento stradale e ferroviario, tra cui un’autostrada che collega le città di Karachi e Lahore, la ricostruzione dell’autostrada Karakoram, che collega Hasan Abdal al confine cinese, nonché il potenziamento della ferrovia Karachi-Peshwar da completare alla fine del 2019, per i treni che viaggiano fino a 160 km/ora. Si prevede che questa riabilitazione delle infrastrutture fatiscenti pakistane contribuirà non solo al 2-3% del futuro PIL del Pakistan, ma offre anche un altro sbocco per i gas/idrocarburi iraniani oltre lo Stretto di Hormuz. ad esempio, per ferrovia al nuovo porto di Gwadar che, tra l’altro, è anche una nuova base navale cinese. Da Gwadar i carichi di idrocarburi iraniani possono essere spediti ovunque, in Cina, Africa e India. Con la nuova infrastruttura costruita dai cinesi, il gas iraniano può anche essere spedito via terra in Cina. In effetti, questi sviluppi infrastrutturali, oltre a numerosi progetti di produzione d’energia elettrica, alimentati principalmente da combustibili fossili, risolvendo la carenza cronica di energia pakistana, rientrano nella Belt and Road Initiative (BRI) cinese, chiamata anche New Silk Road. Sono parte centrale del nuovo cosiddetto Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC) progettato nel 2015 durante una visita del Presidente Xi Jinping , quando circa 51 Memorandums of Understanding (MoU) per un valore di 46 miliardi di dollari USA furono firmati. Il Pakistan è decisamente fuori dall’orbita statunitense.
Oggi, nella fase di attuazione del CPEC, i progetti previsti o in costruzione sono stimati per oltre 60 miliardi di dollari. Si stima che l’80% sia costituito da investimenti diretti con considerevole partecipazione pakistana e un debito concessionario cinese del 20%. Chiaramente, il Pakistan è un fedele alleato della Cina, e questo a scapito del ruolo degli Stati Uniti in Medio Oriente. L’annosa egemonia di Washington sul Medio Oriente svanisce rapidamente. Vedias anche l’analisi dettagliata di Michel Chossudovsky “La politica estera degli Stati Uniti nel caos: NATO e Medio Oriente. Come si fa la guerra senza alleati? (https://www.globalresearch.ca/us-foreign-policy-shambles-nato-middle-east/5684713)”. Alcuni giorni prima, la Germania rifiutava la richiesta di Washington di partecipare a una missione marittima a guida statunitense nello Stretto di Hormuz, col pretesto di garantire il traffico di idrocarburi in questo stretto controllato dall’Iran. In realtà è più simile a una nuova arma sulle vie navigabili, controllando chi spedisce cosa a chi ed applicando “sanzioni”, bloccando o apertamente compiendo pirateria sulle petroliere destinate ai “nemici” degli occidentali. Il ministro degli Esteri Heiko Maas annunciò a Varsavia, in Polonia, che “non può esserci una soluzione militare” alla crisi nel Golfo Persico e che Berlino rifiuterà la richiesta di Washington di unirsi all’operazione nordamericana, britannica e francese “volta a proteggere il traffico marittimo nello stretto di Hormuz e lottare contro la cosiddetta “aggressione iraniana”.”
Tale idea dei falchi guerrafondai di Washington fu concepita dopo il sequestro totalmente legale dell’Iran della petroliera Stena Impero, con bandiera inglese, dopo che speronò un peschereccio iraniano, un paio di settimane prima. Tuttavia, non si dice nulla sulla pirateria inglese totalmente illegale e ordinata dagli Stati Uniti contro la superpetroliera iraniana Grace I al largo di Gibilterra nelle acque spagnole (un’altra infrazione del diritto internazionale), settimane prima. Mentre l’equipaggio della Grace I veniva rilasciato, la nave è ancora preda inglese, ma i media occidentali restano in silenzio su ciò, accusando l’Iran per aver sequestrato una petroliere inglese nello Stretto di Hormuz.
La Germania aderisce al Piano d’azione globale congiunto 2015 – JCPOA (l’accordo nucleare iraniano), dal quale gli Stati Uniti si ritirarono unilateralmente un anno fa e la Germania non interverrà quindi per conto degli Stati Uniti. Si aggiunga la Turchia, membro chiave della NATO sia per la posizione strategica che per la presenza della NATO in Turchia, potrebbe spostarsi sempre più ad est divenendo un solido alleato della Russia, dopo aver ignorato gli avvertimenti di Washington contro l’acquisto dei sistemi di difesa aerea S-400. Per “aver dormito col nemico”, cioè avvicinarsi sempre di più alla Russia, gli Stati Uniti punivano l’economia turca manipolandone la valuta riducendola di circa il 40% dall’inizio del 2018. La Turchia è anche candidata a aderire alla Shanghai Cooperation Organization (SCO), così come l’Iran. La Turchia è di fatto l’anatra zoppa della NATO e potrebbe presto uscirne ufficialmente, il che sarebbe un duro colpo per l’Alleanza del Nord Atlantico e potrebbe tentare altre nazioni europee a fare altrettanto. Probabilmente non dall’oggi al domani, ma l’idea di una NATO defunta germoglia.
Tutte indica che il futuro, dal punto di vista economico e di sicurezza, è in Oriente. Persino l’Europa potrebbe eventualmente “osare” relazioni migliori principalmente con Russia, Asia centrale e infine Cina. E questo soprattutto se e quando accadrà la Brexit, il che non è affatto certo. Per ogni evenienza, il Regno Unito ha già preparato relazioni commerciali bilaterali con la Cina, pronto a firmarle se e quando il Regno Unito esce dall’UE. Il Regno Unito, altro fedele alleato degli Stati Uniti, salterà dalla nave? Improbabile. Ma ballare in due matrimoni contemporaneamente è il consueto gioco anglosassone. Gli inglesi devono averlo imparato dai padroni di Washington, che a loro volta l’appresero dagli inglesi potenza coloniale per secoli, attraverso l’Atlantico. È quindi improbabile una guerra occidentale guidata dagli Stati Uniti contro l’Iran. C’è troppo in gioco, e soprattutto non ci sono più alleati affidabili nella regione. Ricordate, gli alleati, o andrebbero chiamati burattini o pedoni, normalmente fanno il lavoro sporco per Washington. Quindi, minacce, avvertimento e fastidiose provocazioni degli Stati Uniti con alcuni suoi noti alleati occidentali potrebbero continuare per un po’. Fa propaganda. Dopo tutto, fare le valigie e tornare a casa non è esattamente il punto forte dello zio Sam. L’alleanza occidentale non è più quella di una volta. In realtà è nel caos. E l’Iran lo sa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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