Aumentano le importazioni di petrolio russo negli Stati Uniti

Sputnik 02.08.2019

Dopo l’adozione di sanzioni contro il Venezuela, Washington ha perso la principale fonte di petrolio pesante e ha dovuto rivolgersi a Mosca, secondo RT. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti iniziavano a ridurre gli acquisti di idrocarburi da uno dei principali partner energetici: l’Arabia Saudita. Le forniture scesero al livello minimo in 32 anni. Secondo gli esperti, gli statunitensi cercano di manipolare i prezzi del petrolio e fare pressione sui Paesi del Medio Oriente. Dall’inizio dell’anno, gli Stati Uniti aumentavano le importazioni record di petrolio e prodotti petroliferi russi, come dimostrano le statistiche dell’US Energy Information Agency (EIA). Tra gennaio e maggio, l’invio di petrolio russo negli Stati Uniti è quasi raddoppiat, a 17,43 milioni di barili, un record dall’agosto 2013. Anton Polatovich, analista di BKS Broker, affermava che nel complesso le quote del mercato energetico di Washington erano ben spiegate da fattori geopolitici. Pertanto, dopo le sanzioni al Venezuela, gli Stati Uniti persero l’opportunità di acquistare petrolio pesante in grandi quantità, rivolgendosi a Mosca per un aiuto nella gestione delle raffinerie, secondo l’esperto. A gennaio, Washington emise restrizioni contro la maggiore compagnia petrolifera venezuelana, PDVSA. In totale, gli statunitensi bloccavano 7 miliardi di beni dell’azienda e alla fine dell’anno il deficit della PDVSA dovrebbe raggiungere gli 11 miliardi. Da fine maggio, gli Stati Uniti interruppero completamente l’acquisto di petrolio da Caracas. “Alcune raffinerie statunitensi dedite al petrolio alto contenuto di zolfo venezuelano rimasero senza materie prime dopo le azioni del governo nordamericano. Al fine di compensare le perdite fu deciso di acquistare petrolio degli Urali dalle caratteristiche simili, portando ad un aumento delle importazioni di petrolio russo negli Stati Uniti”, affermava Evgenij Udilov, capo del Dipartimento di petrolio e gas dell’Istituto commerciale e d’investimento Feniks. Gli analisti spiegano la necessità di importazioni russe col fatto che il petrolio di scisto estratto negli Stati Uniti è leggero e non adatto alla produzione di certi tipi di combustibili e prodotti chimici. Secondo Dmitrij Inogorodskij, esperto del Centro finanziario internazionale, il petrolio pesante consente di ottenere olio combustibile, bitume e altre sostanze necessarie per asfalto, pneumatici o riscaldamento di locali industriali. Secondo Anton Pokatovich, gli Stati Uniti non possono avviare rapidamente una propria produzione di idrocarburi pesanti. Di conseguenza, le importazioni di petrolio russo negli Stati Uniti potrebbero aumentare ulteriormente nei prossimi anni. “Secondo noi, entro due anni gli Stati Uniti non potranno rinunciare alle importazioni di petrolio pesante perché riattrezzare le raffinerie richiede molto tempo e risorse”, afferma l’analista.

OPEC a margine
Curiosamente, parallelamente all’aumento degli acquisti dalla Russia, gli Stati Uniti riducevano le importazioni di petrolio dall’Arabia Saudita, uno dei principali partner di Washington nel mercato globale dell’energia. Secondo EIA, tra gennaio e maggio le forniture furono dimezzate a 452000 barili al giorno, inaudito dall’estate 1987. Inoltre, tra gennaio e maggio 2019, le importazioni di petrolio USA dall’OPEC furono in media di 56 milioni di barili al mese, il minimo in 26 anni, secondo EIA. Secondo Anton Pokatovich, se gli Stati Uniti erano costretti a compensare la mancanza di petrolio venezuelano con acquisti dalla Russia, Washington può già sostituire le materie prime degli Stati del Medio Oriente con la propria produzione. “Un simile cambiamento nella struttura delle importazioni di petrolio degli Stati Uniti èo possibile perché, in gran parte, il petrolio saudita non è più tecnologicamente insostituibile per gli Stati Uniti, a differenza del petrolio pesante prodotto in Venezuela”, secondo l’esperto. Parallelamente, secondo gli analisti, la riduzione degli acquisti di petrolio USA dall’OPEC si spiegava con la caduta della produzione nel cartello. Si ricordi che al fine di bilanciare il mercato globale degli idrocarburi, i membri del Patto sulla limitazione della produzione (OPEC+) erano d’accordo dal 1° gennaio a ridurre la produzione di petrolio di 1,2 milioni di barili al giorno rispetto all’ottobre 2018. Secondo l’OPEC, nella prima metà del 2019 i membri del cartello riducevano la produzione di quasi 1,8 milioni di barili al giorno, per un totale giornaliero di 29,83 milioni di barili. Come spiegava l’analista finanziaria di FinIt Irina Lanis, le azioni di equilibrio del mercato dell’OPEC facevano salire il prezzo degli idrocarburi nel mondo. Allo stesso tempo, secondo l’esperta, rinunciando al petrolio dal Medio Oriente, gli Stati Uniti riducevano artificialmente la domanda globale di idrocarburi abbassandone i prezzi e manipolandoli. Dmitrij Ingorodskij ritiene che Washington cerca di fare pressione politica sui Paesi della regione. “In caso di negoziati su diverse questioni, gli Stati Uniti potrebbero utilizzare l’argomento della ripresa degli acquisti di petrolio da Arabia Saudita e altri Paesi della regione in cambio di determinate preferenze”, affermava l’esperto . Allo stesso tempo, secondo gli analisti, a seguito delle azioni statunitensi l’Arabia Saudita già orientava le esportazioni in Asia. Secondo le ultime informazioni dell’EIA, a marzo Riyadh forniva a Pechino 1,7 milioni di barili al giorno, un record dal 2004.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente Come Xi Jinping ha rimodellato le Forze Armate cinesi Successivo Il nuovo sottomarino nordcoreano è tre volte più potente del predecessore

Un commento su “Aumentano le importazioni di petrolio russo negli Stati Uniti

  1. Anonimo il said:

    Gli USA hanno riposizionato il proprio approvvigionamento energetico in previsione di un possibile “blocco improvviso dei rifornimenti dal medio oriente”. ??? Cosa vuol dire ? cosa sanno gli USA che noi non sappiamo di quello che succederà in Medio Oriente ? Cosa potrebbe bloccare lo stretto di Hormuz? Una guerra con L’Iran ? che, come vuole il Pentagono , deve essere lunga e dispendiosa. E con l’Iran in grado di schierare missili antinave molto efficaci.

I commenti sono chiusi.