Il Nicaragua celebra 40 anni di rivoluzione

Danny Haiphong, AHTribune 23 luglio 2019

Gli Stati Uniti sono una massa terrestre dominata da un sistema imperialista che confonde la classe operaia nazionale e globale. Gli Stati Uniti sono anche il regime più eccezionalmente razzista della storia umana. Tale regime effettivamente evitò la lotta di classe anche nei momenti di crisi politica ed economica. Con le idee di sinistra che rinascono dalle elezioni presidenziali del 2016 e del 2020, è importante che chi detiene queste idee non le esercitino con coscienza imperialista. Cioè, è fin troppo facile negli Stati Uniti ignorare la miseria che il sistema imperialista nordamericano produce per i lavoratori in tutto il mondo. Il 19 giugno, il popolo del Nicaragua riempì le strade della capitale per celebrare i quarant’anni dalla vittoria della Rivoluzione sandinista nel 1979. Fu in questa data che le masse lavoratrici del Nicaragua rovesciarono la dittatura di Somoza appoggiata dagli Stati Uniti, sotto la guida del Fronte di liberazione sandinista sandinista nazionale (FLSN). Il movimento orientato al socialismo, composto in gran parte da leader credenti, operai e contadini cercò di costruire una nazione indipendente libera da povertà ed analfabetismo, solo per far sì che gli Stati Uniti dichiarassero immediatamente guerra alla nazione. Per più di undici anni, la Central Intelligence Agency (CIA) spese centinaia di milioni di dollari in armi, fondi e supporto logistico ai Contra per terrorizzare la popolazione. Oltre cinquantamila nicaraguensi furono massacrati e i sandinisti furono cacciati dal governo nel 1990. I successivi sedici anni furono caratterizzati da uno spietato neoliberismo, repressione draconiana e dominio corporativo di terre e Stato. Le riforme nella distribuzione della terra, nell’istruzione e nella sanità furono immediatamente sovvertite. Il Fondo monetario internazionale (FMI) e la Banca mondiale approfittarono del ripristino del dominio neocoloniale in Nicaragua imponendo dure misure di austerità. I salari pubblici diminuirono del 40 percento e oltre la metà del Paese fu costretta a sopravvivere con meno di due dollari al giorno. Tali condizioni suscitarono indignazione di massa e portato alla rielezione di Daniel Ortega nel 2006, e da allora il popolo nicaraguense non ha mai guardato indietro.
I sandinisti non furono salutati dai profittatori spietati che controllano la vita economica, militare e politica degli Stati Uniti. Al contrario, i partiti politici negli Stati Uniti imposero sanzioni affamanti al popolo del Nicaragua per aver eletto un governo di sinistra. Nonostante la presenza di sanzioni, il popolo nicaraguense ha lavorato diligentemente per annullare la miseria dei sedici anni in cui i sandinisti furono costretti a lasciare il potere. La crescita economica reale in Nicaragua registrò una media di oltre il cinque percento dalla rielezione di Ortega. La povertà in Nicaragua è diminuita dal cinquanta percento della popolazione a meno del trenta percento negli anni 2006-2014. Nel 2017, la povertà era al 24,9 per cento. Le Nazioni Unite dichiararono il Nicaragua la quinta nazione per uguaglianza di genere. Non dovrebbe sorprendere che Daniel Ortega, quindi, sia il presidente più popolare della regione. La sua approvazione alla fine del 2017 era quasi l’ottanta per cento. I presidenti degli Stati Uniti raramente ricevono un rateo del cinquanta per cento nei loro giorni migliori. Questo perché è noto ad ampie fasce della popolazione che i presidenti degli Stati Uniti servono i ricchi e solo i ricchi. La fiducia nel presidente degli Stati Uniti è destinata a ridursi ulteriormente dall’attuale accordo politico ed economico negli Stati Uniti. Trump seguì alle promesse non mantenute da Obama ai poveri e alla classe operaia, con diverse promesse non mantenute, inclusa l’affermazione secondo cui il miliardario delle celebrità avrebbe reso il Partito repubblicano un “partito operaio” evitando gli accordi di libero scambio corporativo e il militarismo infinito all’estero. I tagli alle tasse di Trump danneggiarono soprattutto i lavoratori e l’amministrazione firmava il più grande budget militare nella storia degli Stati Uniti. Le cose non vanno meglio col Partito Democratico, dato che è sempre più chiaro che il DNC non permetterà mai al suo politico più popolare, Bernie Sanders, di assicurarsi la nomina per le elezioni generali del 2020.
La rivoluzione sandinista del Nicaragua da molte lezioni a lavoratori e poveri degli Stati Uniti. La lezione principale è che le elezioni da sole non trasformano la società. Daniel Ortega e FSLN svilupparono una società in cui l’integrità della democrazia è sostenuta e dettata dal popolo, non da società monopolistiche straniere o figure di un’opposizione di minoranza che le servono. Ciò fu dimostrato dall’eroica determinazione del popolo nicaraguense durante il tentativo golpista nel 2018. I “manifestanti” sostenuti dal National Endowment for Democracy (NED) uccisero poliziotti, bruciarono proprietà del governo e terrorizzarono i civili causando centinaia di morti. Ma il popolo del Nicaragua si unì all’FSLN, il cui costante appello a dialogo e pace permise al popolo di determinare chi sia dalla sua parte e chi no. Al popolo nicaraguense fu data una vera scelta democratica su chi dovesse decidere il destino della nazione: violenti oligarchi di destra o il popolo. Il Nicaragua dovrebbe bloccare il riuscito sviluppo orientato al socialismo del FSLN; portando a una crescita economica costante, alla riduzione della povertà e a un maggiore accesso ad assistenza sanitaria, istruzione e alloggio, oppure a sostenere l’opposizione di destra che cercava di smantellare tutto ciò per conto del capitale straniero? La scelta era relativamente semplice, a parte terrorismo ed intimidazioni. I lavoratori negli Stati Uniti devono creare un movimento in grado di dare alle masse il potere di fare tale scelta sul proprio futuro. Il Partito Democratico afferma di essere il motore della “diversità”, ma continua a rappresentare solo una piccola parte della popolazione. Gli oligarchi della Silicon Valley, gli industriali militari e i finanzieri di Wall Street avevano raccolto i benefici delle amministrazioni del Partito Democratico dagli anni ’70. Il partito repubblicano era così saldamente impiantato col grande capitale conservatore da non potersi più spostare ancora a destra senza consegnare il partito al famoso miliardario Donald Trump. La politica negli Stati Uniti è a un bivio e i lavoratori degli Stati Uniti farebbero bene a imparare dalla vittoriosa lotta del Nicaragua contro l’imperialismo USA.
Il Nicaragua mostra che è possibile un futuro migliore fintanto che i normali lavoratori hanno il potere di decidere la rotta politica ed economica della società. Non basta che Bernie Sanders o Alexandra Ocasio-Cortez facciano una campagna su piattaforme per Medicare for All e altre riforme socialdemocratiche. Gli Stati Uniti sono uno Stato violento, militarista e imperialista che spende miliardi di miliardi in guerre. È uno Stato razzista che imprigiona oltre 800000 neri e deporta milioni di lavoratori disperati costretti a migrare da nazioni come l’Honduras, quasi completamente distrutte dalla politica estera degli Stati Uniti. Lavoratori e poveri negli Stati Uniti hanno bisogno di un proprio partito. Hanno bisogno di un FSLN; un partito unito, socialdemocratico, impegnato nei principi del socialismo e dell’internazionalismo. Il Nicaragua non ha risolto completamente i propri problemi. La povertà è ancora dilagante a causa delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti. FMI e Banca mondiale vogliono ancora far “urlare” l’economia come fecero in Cile dopo il rovesciamento di Salvador Allende nel 1973, col sostegno dalla CIA. Ma il Nicaragua è in parte protetto dal destino del Cile dalle alleanze con nazioni come il Venezuela. Le alleanze internazionaliste sotto forma di organizzazioni come ALBA e le relazioni economiche con la Cina danno ai nicaraguensi la speranza di preservare la rivoluzione. A differenza della FSLN, lavoratori e poveri negli Stati Uniti sono isolati dalla classe lavoratrice globale. Soffrono malattie come sciovinismo nazionale, suprematismo bianco ed eccezionalismo americano. L’isolamento politico e la disorganizzazione che tali forze ideologiche creano vanno affrontati direttamente. Dato che la gente comune richiede un cambiamento negli Stati Uniti, dovrebbe guardare al Nicaragua come amico, non nemico. La lotta per attuare cambiamenti negli Stati Uniti dipenderà dall’unità di base tra i lavoratori su interessi comuni. Dipenderà anche dalla volontà di correre rischi cercando di sconfiggere le probabilità che inizialmente appaiono insormontabili. Il 40° anniversario della Rivoluzione sandinista, tuttavia, dà alla gente comune negli Stati Uniti motivo per sperare. I nicaraguensi, un tempo tra i popoli più poveri e oppressi del mondo, ora si oppone sostenendo un progetto politico dedito al miglioramento della nazione e del mondo. Dobbiamo sviluppare un progetto politico simile negli Stati Uniti. Non sarà lo stesso del Nicaragua, ma condividerà senza dubbio i principi di internazionalismo, democrazia popolare e costruzione socialista incapsulati dal FSLN e dal suo amato leader Daniel Ortega.
Viva il Nicaragua e la rivoluzione sandinista!

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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