Agenti del Mossad operano a Idlib come “esperti militari occidentali”

Intervista di Basma Qadur, Syria Times 24 luglio 2019

L’analista politico siriano Ahmad al-Darzi notava che ovunque ci siano nordamericani ed israeliani ci saranno con indirettamente con la doppia nazionalità, e quindi la presenza israeliana verrà trasformata in forme diverse come l’attuale presenza israeliana in Siria in generale e ad Idlib in particolare. “In Siria, Israele ha creato una rete di agenti in collaborazione con agenzie d’intelligence occidentali, in particolare della Gran Bretagna, come accaduto a Dara, Qunaytra ed altre province”, dichiarava l’analista all’e-quotidiano Syriatimes, indicando che l’organizzazione White Helmets che fabbrica attacchi chimici è un esempio di tale rete. Il Dr. al-Darzi affermava che gli ufficiali del Mossad agivano ad Idlib come esperti militari di Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e altri Paesi occidentali. “C’è anche una presenza israeliana diretta in Siria attraverso volontari che aderiscono ai gruppi armati islamisti pianificando operazioni militari”. Il ruolo israeliano in Siria non si limita al nord, è esteso su tutti i territori siriani in varia misura e questo va affrontato con una nuova visione sociale, economica e politica che soddisfi le esigenze del popolo siriano, secondo l’analista. “Innanzitutto, lo Stato siriano deve riconquistare tutte le aree detenute dai gruppi armati, e fino a quel momento dovrà frenare i capi coinvolti nel piano israeliano e farvi pressioni”, affermava.

Israele e gruppi curdi
Interrogato sull’attuale cooperazione tra Israele e alcuni gruppi curdi in Siria, il Dr. al-Darzi chiariva che su 42 partiti curdi, solo il Partito popolare democratico di sinistra e alcuni leader curdi affiliati alla cosiddetta Unione politica democratica curda, collegata al Partito democratico curdo nel Kurdistan iracheno, collaborano con Israele. “Tale cooperazione fallirà a causa del rifiuto popolare della presenza d’Israele nella regione da un lato e dal mutamento regionale e declino del ruolo nordamericano, israeliano ed europeo nella guerra dall’altro”, affermava l’analista, notando che la decisione inaspettata del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di ritirare le truppe statunitensi dalla Siria, coincidente con la minaccia turca d’invadere il nord della Siria, confuse i partiti curdi, in particolare il partito del Kurdistan. Pertanto, alcuni capi curdi visitarono le capitali occidentali per garantirsi che le truppe statunitensi non si ritirassero dalla Siria prima di raggiungere un accordo politico che preveda il riconoscimento dell’autonomia amministrativa curda. “Quei capi non riuscirono a convincere la gente nel nord ad accettare la cooperazione con Israele per raggiungere ciò che chiamano “guadagni nazionali””, notava l’analista, facendo riferimento al fatto che i tentativi israeliani di piegare i curdi siriani fallirono fin dalla fondazione dell’entità sionista nella regione. “La maggior parte dei curdi siriani è contraria a stabilire relazioni con Israele o a riconoscerne la legittimità. L’ultima prova delle differenze tra i curdi è la dichiarazione del Consiglio democratico siriano che smentisce la firma di un accordo economico per facilitare la vendita di petrolio siriano ad Israele”, concludeva il dott. al-Darzi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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