Destabilizzare il Pakistan: la politica anticinese di Washington

Tony Cartalucci – LDR, 26 luglio 2019

Molto si dice delle attività statunitensi contro la Cina. Le recenti proteste di Hong Kong, insieme a una campagna di propaganda guidata dagli Stati Uniti contro i tentativi di Pechino di reprimere la crescente minaccia terroristica nello Xinjiang, mirano a fare pressioni sulla nazione affinché si allinei nel far perdurare l’ordine internazionale unipolare di Washington. L’ultima delle due campagne in particolare, le rivendicazioni sull’autoritarismo cinese mentre Pechino tenta di neutralizzare i separatisti e i terroristi sostenuti dagli USA nello Xinjiang, veniva lanciata mentre la Cina “prendeva di mira i musulmani”. Ciò ignora il fatto che uno dei più vicini e antichi alleati della Cina in Eurasia sia il Pakistan, nazione a maggioranza musulmana. Ignora anche il fatto che in Pakistan gli Stati Uniti giocano lo stesso gioco coltivando l’estremismo violento, il separatismo, la violenza, la divisione e persino la dissoluzione degli attuali confini del Pakistan.

Balochistan – l’altro Xinjiang
Mentre tutta l’attenzione era diretta dai media occidentali sullo Xinjiang e la presunta “repressione anti-musulmana” nella regione, il Pakistan affronta lo stesso problema nella provincia sud-occidentale del Balochistan. In Pakistan i tentativi del governo di sradicare i separatisti armati non sono sicuramente “anti-musulmani”. In Balochistan, le agenzie statunitensi coinvolte nell’accendere separatismo e violenze descrivono invece Islamabad e gli sforzi dei militari pakistani nel ripristinare l’ordine come mero calpestare i “diritti umani”. L’interferenza degli Stati Uniti in Balochistan è tanto estesa quanto nello Xinjiang cinese. Nonostante la recente mossa di Washington nell’elencare l’Esercito di Liberazione del Balochistan armato (BLA) come organizzazione terroristica, Islamabad da tempo accusa Washington di finanziarlo e armarlo insieme a segmenti del governo indiano allineato agli interessi degli Stati Uniti. Il fatto che altrimenti le attività ignorate dei separatisti del Balochistan siano seguite da certi giornali indiani, anche di recente, sembra accreditare queste accuse. L’articolo di NDTV, “Slogan pro-Balochistan sollevati durante il discorso di Imran Khan negli Stati Uniti” e l’articolo di India Today, “16 membri del Parlamento europeo scrivono una lettera a Trump per intervenire in Balochistan” sono solo due di tali esempi. Il supporto degli Stati Uniti è molto più facile da rintracciare. Il piano Mapping Militant Organizations della Stanford University, negli Stati Uniti, ammette che il BLA riceve gran parte degli aiuti finanziari dalla diaspora balochi. Il profilo del piano sull’esercito di liberazione del Balochistan osserva: “A causa dell’elevato sostegno della comunità ad autonomia ed indipendenza dalle persone del Balochistan, molti analisti sospettano che gran parte di reddito e fornitura di armi al BLA provenga da donazioni da balochi. I capi balochi affermarono che i contributi finanziari della diaspora balochi consentivano di procurarsi armi e munizioni nel mercato nero”. Pertanto, anche se gli Stati Uniti non armavano e finanziavano direttamente il BLA, sostengono apertamente i separatisti della diaspora balochi che gli esperti della Stanford University ammettevano a loro volta finanziare il terrorismo del BLA. La designazione degli Stati Uniti del BLA ad organizzazione terroristica straniera ha poco valore. Il BLA sarà accanto a organizzazioni come Jabhat al-Nusra in Siria, quasi completamente finanziata e armata apertamente dagli Stati Uniti e dai più stretti alleati europei e arabi di Washington. Armare i terroristi è solo metà della strategia generale volta a destabilizzare il Pakistan. L’altra metà è sovvertire le istituzioni nazionali e sostituirle con ciò che s’intreccia cogli interessi speciali statunitensi.

NED degli Stati Uniti lavora duramente in e contro il Pakistan
Il National Endowment for Democracy (NED), finanziato dal dipartimento di Stato USA, e le sue varie filiali sono impegnate ad operare nella provincia pakistana del Baluchistan e nello Xinjiang cinese. Il NED aveva finanziato e sostenuto direttamente il ‘”Balochistan Institute for Development” (BIFD) che affermava di essere: “… la principale risorsa su democrazia, sviluppo e diritti umani in Balochistan, Pakistan”. Oltre a organizzare l’annuale “Workshop su media, democrazia e diritti umani ” della NED-BFID, BFID riferiva che l’USAID finanziò un “centro mediatico” dell’Assemblea del Baluchistan al fine di “fornire strutture migliori ai giornalisti che si occupano dei procedimenti del Assemblea del Balochistan”. Si può presumere che il BFID intendesse che i giornalisti sono “addestrati” dai seminari NED-BFID e dal centro finanziato dall’USAID. Vi è anche Voice of Balochistan, la cui funzione principale è propaganda finanziata dagli Stati Uniti, come gli articoli dei rappresentanti statunitensi che promuovono il separatismo balochi, Reporter senza frontiere, finanziato dalla fondazione, Human Rights Watch finanziato da Soros e direttamente dal dipartimento di Stato degli USA. Come altri apparati di propaganda finanziati dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti nel mondo, come Prachatai in Thailandia, il finanziamento è generalmente offuscato per mantenere una “credibilità” anche quando il torrente costante di ovvia propaganda della facciata più che svela il gioco. Il movimento “Free Baluchistan” è un’organizzazione statunitense e di Londra. La “Baloch Society of North America” funge da aggregato utile e da fattoria delle ingerenze statunitensi nella provincia pakistana del Balochistan. Il fondatore del gruppo, Dr. Wahid Baloch, ammette apertamente di aver incontrato politici statunitensi sull’indipendenza del Balochistan, incluso il lobbista aziendale neo-conservatore e il membro del consiglio del National ‘Endowment for Democracy, Zalmay Khalilzad. Il dott. Wahid Baloch considera la provincia del Balochistan “occupata ” dai governi iraniano e pakistano: lui e il suo movimento umanitario concedevano il pretesto perfetto a Washington per creare una conflagrazione armata contro Iran, Pakistan o entrambi, come pianificato in dettaglio da vari gruppi di riflessione delle politiche statunitensi. C’è anche la Baloch Students Organization-Azad, o BSO. Pur mantenendo una presenza in Pakistan, ha coordinatori a Londra. I membri di BSO a Londra includono “segretari informativi” che propagano i loro messaggi sui social media, proprio come le organizzazioni giovanili finanziate da USA e inglesi durante le operazioni occidentali contro altre nazioni colpite dalla “Primavera araba” ideata dagli Stati Uniti nel 2011. E proprio come gli agitatori finanziati dagli Stati Uniti nella regione cinese dello Xinjiang coordinano le attività con altri gruppi sostenuti dagli Stati Uniti nel resto della Cina. come a Hong Kong e Tibet, anche altre facciate finanziate dal NED degli USA in Pakistan, contribuiscono a un’ampia campagna di divisione e sabotaggio del Pakistan. Il dipartimento di Stato nordamericano finanzia Voice of America Deewa incentrato sui pashtun pakistani che abitano nella regione nord-occidentale del Pakistan, al confine coll’Afghanistan. Nonostante la presunta area di interesse di VOA Deewa, in realtà ha sede a Washington DC. Mentre molte organizzazioni supportate non ammettono i finanziamenti statunitensi, organizzazioni come “AdvoPak” sono regolarmente promosse da VOA Deewa. La pubblicazione online del NED “Democracy Digest”, promuove, intervista e difende anche gruppi che appaiono finanziati da Washington e asserviti indubbiamente agli interessi degli Stati Uniti in Pakistan. Ciò include il Pashtun Tahafuz Movement (PTM), presentato dal Digest all’inizio dell’anno in un articolo intitolato “Il movimento di protesta obiettivo dei militari pakistani, soffoca il dissenso”. Mentre PTM non rivela i suoi finanziamenti, è regolarmente accusato di ricevere supporto e lavorare per India ei Stati Uniti. L’articolo di Democracy Digest presentava una videointervista con un membro del PTM, Gulalai Ismail. in realtà un impiegato del NED. C’è anche “Omaggio a Gulalai Ismail dal NED col premio Democracy 2013”. E tutto ciò è solo la superficie delle ingerenze statunitensi nella politica interna del Pakistan e delle organizzazioni impegnate a creare sinergie coi separatisti sostenuti dagli Stati Uniti in Balochistan.

Che cosa hanno in comune il Balochistan pakistano e lo Xinjiang cinese?
Balochistan e Xinjiang sembrano subire movimenti separatisti, terrorismo e destabilizzazione politica. Il fattore comune è chiaramente il sostegno degli Stati Uniti ai movimenti separatisti, ma qual è il comune denominatore che attirava l’attenzione degli Stati Uniti in primo luogo? Xinjiang e Balochistan ospitano enormi infrastrutture e iniziative commerciali guidate dalla Cina. Pubblicazioni occidentali come Business Insider rilevano l’importanza che Xinjiang per l’iniziativa cinese One Belt, One Road (OBOR). Molte rotte dalla Cina che attraverso l’Asia centrale arrivano in Medio Oriente ed Europa occidentale attraversano lo Xinjiang. I tentativi degli Stati Uniti di destabilizzare la regione incidono direttamente sulla fattibilità dell’iniziativa OBOR di Pechino e su ricchezza economica e influenza garantite da Pechino. Allo stesso modo, una parte significativa dell’iniziativa OBOR va dalla Cina e attraverso il Pakistan e il Belucistan raggiunge il porto di Gwadar. Pertanto, destabilizzando il Balochistan, il pieno potenziale di questo corridoio essenziale viene inibito. Questa è una verità che gli interessi speciali e dei media che possiedono degli Stati Uniti non ammetteranno mai. Questo è il motivo per cui, invece, diverse storie sulla repressione “anti-musulmana” della Cina e sulla “lontananza dei diritti umani” del Pakistan in Balochistan sono usate per spacciare due conflitti istigati dagli Stati Uniti per un’agenda sola, impedire l’ascesa della Cina e dei suoi alleati, compreso il Pakistan.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente Bombardamenti su Misurata, svolta strategica nelle operazioni in Libia Successivo Agenti del Mossad operano a Idlib come "esperti militari occidentali"