Le tensioni coll’Iran svelano una Royal Navy decrepita

Military Watch, 25 luglio 2019

Il sequestro inglese della petroliera iraniana nello Stretto di Gibilterra, assaltata dai Royal Marines il 4 luglio, provocava un grave incidente internazionale coll’Iran che rispondeva schierando il Corpo della guardia rivoluzionario sequestrando una petroliera battente bandiera inglese nello Stretto di Hormuz dopo che le ripetute richieste di Teheran di liberare la sua nave furono respinte. La Gran Bretagna rifiutava di rilasciare la nave iraniana in cambio del rilascio della propria, e rispose minacciando una maggiore presenza militare nel Golfo Persico, vicino le acque iraniane. La chiave per proiettare potenza così lontano dalle coste inglesi e fare pressioni militari sull’Iran è la Royal Navy, che nel 2018 acquisiva una nuova base in Bahrayn vicino le coste iraniane. Stato attuale e capacità della Royal Navy lasciano comunque molto a desiderare, questionandone seriamente la capacità di esercitare pressioni sull’Iran. Cogli Stati Uniti che si allontanano dalla inglese sulla questione delle petroliere, col segretario di Stato Mike Pompeo che affermava che la responsabilità di questo problema “ricade sul Regno Unito”, la capacità della Gran Bretagna di eseguire le proprie minacce è assai discutibile. Per capacità in combattimento, la Royal Navy è notevolmente ridotto per dimensioni e affidabilità. Da una flotta di 4 portaerei, 13 cacciatorpediniere e 47 fregate negli ultimi anni della guerra fredda, la Gran Bretagna oggi schiera una sola portaerei, 6 cacciatorpediniere e 13 fregate. L’unica portaerei in servizio, la HMS Queen Elizabeth, soffriva di gravi problemi di affidabilità, tra cui una perdita che la costringeva ad interrompere la missione e tornare in porto. I cacciatorpediniere Type 45 non solo sono sempre più vecchi di quelli di potenze rivali come Cina e Stati Uniti, ma soffrono anche di gravi problemi di affidabilità. Secondo quanto riferito, i motori Rolls Royce Diesel delle navi da guerra “degradano catastroficamente” nei climi caldi, come nello stretto di Hormuz o nel sud-est asiatico. Una flotta di 6 cacciatorpediniere è considerata esigua per un’autoproclamata “potenza militare di primo livello”, lo stesso numero che la Cina aggiunge ogni anno alla propria flotta e oltre l’85% più piccola della flotta di cacciatorpediniere giapponesi, nonostante le spesa simili. Le navi da guerra sono sempre più sorpassate dal punto di vista qualitativo e quantitativo dalle potenze rivali, con un raggio di combattimento di soli 124 km contro navi da guerra nemiche e missili che volano a velocità subsoniche ed ad estremamente bassa quota. Le capacità missilistiche antinave da oltre 800 km sono sempre più la norma. Forse il peggior difetto, tuttavia, è che gli estremi requisiti di manutenzione dei cacciatorpediniere e la scarsa affidabilità significano che solo 2-3 navi da guerra sono attive contemporaneamente. In effetti, che la Royal Navy possa permettersi costi operativi di qualcosa in più di ciò, rimane assai incerto.
La flotta di fregate Type 23, più leggere, ha un prezzo leggermente migliore della flotta di cacciatorpediniere, con 6 navi da guerra su 13 attualmente fuori servizio. Si prevede che molte di tali navi da guerra opereranno per oltre 35 anni prima che sostituzioni effettive siano disponibili alla fine del 2020, e che le navi sono già invecchiate considerevolmente, aumentandone i requisiti di manutenzione e minandone la sopravvivenza contro avversari quasi pari. Le nuove navi Type 31 sono considerate delle corvette e, sebbene più recenti, furono progettate per ridurre al minimo i costi e non sono considerate pari a delle fregate. Con l’economia inglese che non mostra segni di veri miglioramenti nel prossimo futuro, è improbabile che l’attuale bilancio di austerità della Marina cambi, il che significa che il declino della flotta è destinato a continuare all’infinito. Come notato da Iain Ballantyne, l’editore della rivista Warships di Plymouth: “I più vecchi Type 23 avranno 30/35 anni quando entreranno i Type 26… Queste sono vecchie navi da guerra. Le vecchie navi costano di più nel continuare ad operarle e si guastano più spesso. Con l’ascesa di Russia e Cina, l’instabilità nel Golfo e le richieste dalle Falkland ed altri territori d’oltremare inglesi, e la Royal Navy dimezzata rispetto al 1991, vi è una tempesta perfetta”.
In definitiva, la capacità della Gran Bretagna di proiettare potenza all’estero continua a degradarsi gravemente e, date le considerazioni in corso per ridurre le acquisizioni pianificate di caccia F-35B e sottomarini a propulsione nucleare, questa situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi. I piani di ammodernamento della flotta, sebbene lungi dall’essere ambiziosi, sono sempre considerati inaccessibili. Va anche notato che mentre la Gran Bretagna ha una sola portaerei, l’unica classe di velivoli ad ala fissa in grado di schierarvisi, l’F-35B, è considerata ben lungi dall’efficienza operativa ed è improbabile che lo sia tra diversi anni. Pertanto, anche se i problemi con la portaerei vengono rimossi, la HMS Queen Elizabeth sarà principalmente una portaelicotteri per missioni operative nel prossimo futuro. Sebbene non ci sia mai stata una realistica “opzione militare” inglese contro l’Iran, lo stato della Royal Navy oggi significa che anche le prospettive di una pressione militare con una maggiore presenza nel Golfo rimangono assai dubbie.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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