Il nuovo capitano della Gran Bretagna che affonda

Eric S. Margolis il 27 luglio 2019

Il nuovo primo ministro inglese Boris Johnson viene chiamato da molti “il Trump inglese”. È un confronto facile, visti gli stili bizzarri e conflittuali, i prominenti capelli biondi, la politica tribale e xenofoba. Ma non sono uguali. Johnson è un prodotto colto e spiritoso delle migliori istituzioni educative inglesi, Eton e Oxford, che minimizza la sua erudizione e le sue radici da classe superiore. Trump è esattamente l’opposto. Ma entrambi sono intrattenitori esperti, essenziale nella politica odierna guidata dalla TV. A Trump e Johnson è concessa la licenza politica di agire in modo oltraggioso e dire tabù che farebbero espellere altri politici. La scorsa settimana, con una minaccia a malapena notata dai media statunitensi, Trump si vantava col leader pakistano Imran Khan che avrebbe potuto uccidere dieci milioni di persone in Afghanistan se avesse voluto porre fine alla guerra lunga 18 anni. I media statunitensi aveva a malpena notato tale minaccia genocida da un capo la cui presa sulla realtà sembra indebolirsi.
La nota affermazione di Boris Johnson è l’ardente sostegno all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, la Brexit. Giura di uscire dall’unione anche senza un accordo per alleviare il colpo all’economia inglese, con circa la metà delle esportazioni coll’UE. Dopo la Brexit, la maggior parte delle esportazioni inglesi verso il continente sarà soggetta a nuove tasse, dazi o tariffe UE. Le aziende inglesi, sorpresa, sono nel panico. Il caos è atteso nei porti inglesi. Forniture di prodotti agricoli e automobilistici affrontano il caos. Tutto sommato, la Brexit minaccia di gettare la Gran Bretagna in una gigantesca confusione. Ma gli inglesi sono famosi per confondersi nei momenti più difficili. Per molti inglesi pro-Brexit, il caos commerciale è un prezzo che va pagato per sfuggire alle norme dell’UE sulla libera circolazione delle persone, la Corte di giustizia europea e i “maledetti burocrati” a Bruxelles. Gli inglesi non saranno mai schiavi, dei burocrati francesi o dell’UE!
E’ tutto molto allegro. Solo che la Brexit trasformerà la Gran Bretagna da media potenza europea ad appendice isolata degli Stati Uniti prendendo ordini da Donald Trump, un monarca assai meno serio del re pazzoide Giorgio III. La Brexit costringerà la Gran Bretagna ad unirsi a un patto commerciale sbilanciato cogli Stati Uniti che vedranno l’ulteriore sventramento dell’industria e dell’agricoltura inglesi. Le forze militari inglesi sempre più deboli, se ancora una delle più potenti d’Europa, saranno ausiliarie alle forze statunitensi nelle loro infinite guerre imperiali, come i Gurkha del Nepal al servizio della Corona britannica. Gli irlandesi ribelli si vendicano degli inglesi dopp secoli di sfruttamento e violenze. Nessuno sembra avere una risposta a cosa fare sul “confine poroso” dell’Irlanda col Regno Unito o col desiderio della maggioranza degli irlandesi, a cui ora si aggiungono gli scozzesi, di rimanere nell’Unione europea. Il cantilenare alla “Trump” non risolverà tale spinoso problema. A peggiorare le cose, la debole presa conservatrice sul Parlamento riposa su dieci parlamentari nord-irlandesi della mezzacalzetta Democratic Unionist Party. Se perdono i loro irlandesi, il governo cadrà.
Se la Gran Bretagna abbandona davvero l’UE, l’inglese inizierà a svanire nel continente, sostituito da francese e tedesco. Lo stesso con la Gran Bretagna che ha lottato per tre secoli per impedire a francesi e tedeschi di dominare l’Europa. Dopo la Brexit, che dovrebbe aversi ad ottobre. francesi e tedeschi saranno finalmente le prime potenze d’Europa. L’UE diventerà un condominio franco-tedesco a meno che, ovviamente, la Russia non entri. Gli inglesi digrigneranno i denti. Brutto spettacolo, ragazzi!
L’UE è ardentemente sostenuta dalla gioventù europea, e inglese, che si oppone nettamente ai vecchi rustici e romantici della Brexit che credono che la Gran Bretagna dominerà ancora i mari. Lo stesso tipo di anziani alienati che appoggiano Trump negli Stati Uniti. Molti di tali inglesi obsoleti potrebbero accontentarsi di divenire membri di una nuova colonia nordamericana e di prendere ordini dal Grande Padre Bianco di Washington. Ma non gli inglesi moderni. Tranne, ovviamente, gli opportunisti politici come Johnson e il suo gabinetto. Ora è il momento del partito laburista dell’opposizione di combattere. Era sulla difensiva per false accuse di antisemitismo. Come il candidato statunitense Bernie Sanders, il leader laburista Jeremy Corbyn veniva sabotato dai potentati del suo partito.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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