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La sala operativa turca a Misurata, ancora sull’intervento di Erdogan in Libia

The Address Libya, 27 luglio 2019

L’Esercito nazionale libico dichiarava che suoi aerei effettuavano sette attacchi aerei sulla base del collegio aereo di Misurata, colpendo “una sala operativa turca dei sistemi di base e della difesa aerea”. Se confermata, la presenza di soldati turchi a Misurata sarebbe solo un altro aspetto degli interventi del governo turco in Libia. All’aeroporto di Tripoli, Mitiga, controllata dai battaglioni islamisti alleati del governo di Fayaz al-Saraj, c’è un’altra sala operativa turca guidata da almeno sette ufficiali dell’esercito turco ed attivamente coinvolta nella guerra di Tripoli, secondo l’Esercito nazionale libico. Il sostegno turco alle milizie islamiste a Tripoli e Misurata non avviene solo attraverso sale operatorie, ma anche con vari tipi di armi, munizioni e attrezzature avanzate, per non parlare del supporto politico e mediatico. Veniva rivelato in più di un’occasione l’arrivo di carichi di armi turche alle milizie di Tripoli, in particolare con la nave turca Amazon, con veicoli corazzati e armi nel porto di Tripoli, provenienti dal porto turco di Samsun a maggio. L’Esercito nazionale libico annunciava l’abbattimento di molti droni turchi dall’inizio della guerra a Tripoli il 4 aprile.
Nel settembre 2015, le autorità greche sequestrarono una nave turca carica di armi destinate per la Libia, quando una unità della Guardia Costiera abbordò la nave partita dal porto turco di Iskenderun, presso il porto di Heraklion a Creta. Nel gennaio 2018, la guardia costiera greca sequestrò un’altra nave turca carica di esplosivi destinati alla Libia. I dati dell’assicurazione della nave indicavano che il materiale fu caricato nei porti turchi di Mersin e Sankron e che il suo capitano aveva ricevuto ordini dal proprietario della nave di navigare per Misurata dove scaricare l’intero carico. Nel dicembre 2018, un’altra nave turca arrivò nel porto di al-Qums carica di armi e munizioni. Inoltre, i servizi doganali dell’aeroporto di Benina, a Bengasi, annunciarono di aver sequestrato un carico dalla Turchia che comprendeva 3000 revolver turchi, oltre ad altre pistole, fucili e munizioni.
Le spedizioni di armi turche sono una chiara violazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1970, che vieta la fornitura di armi al Paese. La risoluzione del Consiglio di sicurezza invitava tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite ad “impedire vendita o fornitura di armi e materiale connesso alla Libia, inclusi armi, munizioni, veicoli militari, attrezzature, attrezzature paramilitari e pezzi di ricambio”. Il presidente turco Tayyip Erdogan annuncià pubblicamente a giugno la violazione dell’embargo sulle armi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio