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Turchia, Qatar e il ritorno dello SIIL in Libia

Asharq al-Awsat, The Address Libya 22 luglio 2019

Turchia e Qatar appoggiano apertamente i terroristi in Libia? E se è così, perché la comunità internazionale è silenziosa sulla questione? Perché non ha preso provvedimenti seri per affrontare la situazione e risolvere una volta per tutte la crisi libica? Allo stato attuale, l’Esercito nazionale libico (LNA) cerca di liberare il Paese da terrorismo e terroristi. Allo stesso tempo, sono in corso intensi sforzi per portare i membri dello SIIL, fuggiti da Siria e Iraq, nelle regioni libiche controllate dalle milizie. Le agenzie d’intelligence internazionali ne hanno le prove.

Ingerenza turca
Non è un segreto che Turchia e Qatar siano causa degli sviluppi in Libia. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che non è riuscito a diffondere il suo programma islamista durante la cosiddetta primavera araba, ora cerca di rimediare alle sconfitte intromettendosi in Libia. È la sua ultima speranza di ravvivare le proprie illusioni. Crede che se gli estremisti avranno successo in Libia, la loro influenza potrebbe diffondersi nella vicina Tunisia a ovest e in Egitto a est. L’Egitto, a suo avviso, gli ha rovinato i piani negli ultimi anni, quando la popolazione si ribellò nel giugno 2013. Gli sviluppi in Libia svelavano l’invio di armi da Ankara alle milizie in flagrante violazione dell’embargo sulle armi imposto al Paese dal 2011. Le agenzie di intelligence hanno informazioni nelle ultime due settimane sull’arrivo di diversi aerei ucraini a Tripoli da Ankara, carichi di armi per le milizie filo-governative dell’Accordo nazionale (GNA). Il GNA, che ha perso la potenza aerea, ha bisogno di supporto aereo. Opera instancabilmente per avere droni dalla Turchia nel tentativo di colpire il più possibile l’LNA. Finora Ankara ha fornito al GNA otto droni d’attacco, in violazione dell’embargo. Oltre alle armi, la Turchia inviava agenti di intelligence per sostenere milizie e gruppi terroristici a Tripoli, secondo una fonte militare libica. L’LNA otteneva i nomi di 19 ufficiali turchi che Ankara ha inviato in Libia per operare i droni. Sul Qatar, le milizie usavano i missili Javelin francesi tratti dai depositi di armi del LNA per far credere che viola l’embargo. Doha aveva anche aiutato le milizie ad acquistare armi avanzate dalla Bulgaria, introdotte clandestinamente in Libia.

Ritorno dello SIIL
Turchia e Qatar permettono il ritorno dello SIIL in Libia? Non è un segreto che gli estremisti del Qatar, affiliati alla Fratellanza Musulmana e ad altri gruppi, sono attivi attirando terroristi da Iraq e Siria in Libia. Mentre Doha sfrutta le sue compagnie di trasporto a tal fine, Erdogan apriva i suoi aeroporti a tali terroristi. Il parlamentare libico Ali al-Saidi confermava il coinvolgimento della Turchia nel trasporto di terroristi nel suo Paese, notando che gli estremisti cercavano di combattere l’LNA durante le operazioni a Tripoli. Inoltre, l’affiliata allo SIIL in Libia è recentemente riemerso. Il gruppo pubblicava un video di Mahmud al-Barasi, noto come Abu Musab al-Libi, fondatore della consociata dello SIIL a Bengasi, promettendo di attaccare l’LNA. Il video, che mostrava decine di terroristi giurare fedeltà al capo dello SIIL Abu Baqr al-Baghdadi, fu probabilmente girato nella regione meridionale di Sabha. A maggio, lo SIIL rivendicò l’attacco a un giacimento petrolifero di Zilah, 650 chilometri a sud-est di Tripoli. L’attacco fu visto come un’escalation contro le regioni controllate dal LNA nel sud.

Tornando a Erdogan, cosa vuole veramente dalla Libia?
Cerca di compensare le sconfitte politiche in Turchia e il deterioramento dell’economia del suo Paese. Dovrà affrontare sfide ancora maggiori qualora Washington imponesse sanzioni ad Ankara per l’acquisto del sistema di difesa missilistica S-400 dalla Russia. Infine, Erdogan osserva le riserve di petrolio e gas della Libia per compensare le sconfitte interne. Durante il governo del defunto leader Muammar Gheddafi, le compagnie turche operavano in Libia guadagnando miliardi di dollari. Questo cambiò con la caduta i Gheddafi. Ankara stabilì stretti legami col GNA, permettendo alle sue aziende di riconquistare un punto d’appoggio e raccogliere interessi. Questo finì di nuovo, questa volta quando l’LNA lanciò l’operazione a Tripoli ad aprile. Pertanto, l’esercito divenne una grave minaccia per le ambizioni economiche e finanziarie della Turchia, spingendola a schierarsi saldamente col GNA di Fayez al-Sarraj contro le forze avanzanti.

Una fine in vista?
È ovvio che la situazione in Libia è complicata, aggravata ulteriormente dalla minaccia dello SIIL. La crisi è ora un problema di sicurezza globale e l’Europa deve intensificarla e compensare in primo luogo le perdite che portavano la Libia a percorrere la via della distruzione. La comunità internazionale deve anche prendere una posizione e assumere posizioni decisive contro le ambizioni di Turchia e Qatar. Sugli Stati Uniti, la loro posizione è vaga, ma l’amministrazione di Donald Trump è decisamente contraria al terrorismo. Allo stato attuale, tuttavia, è distratta dalla crisi coll’Iran. Ad ogni modo, è improbabile una soluzione alla crisi libica nel prossimo futuro, l’ambiente migliore per radicali e terroristi. Il mondo siederà quindi pigramente mentre lo SIIL aspira ad aprire un nuovo capitolo sanguinoso, questa volta sulle rive del Mediterraneo?

Traduzione di Alessandro Lattanzio