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Cinque miti dell’eccezionalismo americano

Danny Haiphong, BAR, 17 luglio 2019
L’aderenza all’eccezionalismo americano elimina la sinistra e seppellisce il Partito Democratico.

“La campagna anti-russa ha permesso a FBI e CIA di rifarsi nelle relazioni pubbliche”.
L’eccezionalismo americano non è semplicemente un’ideologia che presuppone che gli Stati Uniti siano il faro della civiltà (bianca), del progresso e dell’umanità. Mentre questa è la definizione dominante, sue funzione e forma non sono sempre visibili avvolte nel simbolismo del folclore razzista statunitense così profondamente radicato nella vita culturale dell’Impero. Nel libro cui sono co-autore Eccezionalismo ed Innocenza Americani: storia popolare di notizie false – Dalla guerra rivoluzionaria alla guerra al terrore, i miti dell’eccezionalismo americano sono sfatati, criticati e rivisti da una prospettiva antimperialista. Tuttavia, un punto centrale della critica è l’impatto devastante dell’innocenza ed eccezionalismo nella sinistra degli Stati Uniti. Ecco cinque miti dell’eccezionalismo americano che eliminano la sinistra.

Mito uno: Trump è la forza più pericolosa nella politica nordamericana di oggi
Per molti a sinistra, Trump è l’antitesi dell’illuminismo liberale. Trump è razzista, misogino e miliardario corrotto. Tutto vero, motivo per cui molti neri, liberali e progressisti nordamericani lo disprezzano. È giusto. La confusione è nella pericolosa strada della risposta, o “resistenza”, a Donald Trump presa dalla sinistra. L’oligarchia capitalista ha avuto successo nel guidare la paura di Trump in un piano di riforma e rivitalizzazione dei cosiddetti valori “eccezionali” e delle istituzioni dello Stato-nazione degli Stati Uniti. La “resistenza” si è concentrata principalmente sulla cospirazione Russia-gate per fare del miliardario rossiccio un pericoloso agente straniero il cui sponsor, la Russia, va sottoposta alla stessa vigilanza di Trump. Questo racconto ignora la reale continuità tra Trump e imperialismo USA con una denigrazione psicopatica della Russia. Né Trump né la Russia hanno creato questo sistema. Trump ha semplicemente beneficiato di stagnazione e crisi sistemica, prima diventando ricco sfruttatore (come tutti i capitalisti) e poi approfittando del vuoto politico creato dal consenso bipartisan a guerra infinita e austerità, consenso che la popolazione di gli Stati Uniti e il mondo non considerano più legittimo. Senza un’alternativa al Partito Democratico, la sinistra non seppe sfidare la crisi politica generata del duopolio bipartitico. Il pericolo quindi non è solo Trump, ma piuttosto l’intera dirigenza politica che ne ha permesso l’ascesa. Vedere Trump come il solo pericolo dell’imperialismo USA probabilmente porterà il mondo a una guerra nucleare con la Russia per neutralizzare la minaccia rossiccia nella Casa Bianca.

Mito due: gli Stati Uniti sono una società in cui la libertà di stampa è sacra
I media statunitensi sono controllati da una manciata di aziende con profondi investimenti nel complesso industrial-militare. Eppure i media aziendali continuano a spacciarsi come l’unico “giornalismo” legittimo. La finta crociata di Trump contro i media corporativi poneva le basi della guerra della classe dirigente contro i media indipendenti per poter spacciare le vere “notizie false”. “Ciò che viene definita “notizie false” siamo noi, la sinistra. La classe dominante etichettava così fonti come Black Agenda Report come emanazioni della Russia e usava i giganti della Silicon Valley come Facebook e Google per censurare media e organizzazioni politiche di sinistra. Mentre i sondaggi continuano a dimostrare che molti nordamericani considerano i media aziendali “notizie false”, la guerra ai media indipendenti, con Trump e la Russia come proxy, rinvigoriva la narrativa secondo cui i media corporativi statunitensi rappresentano la “stampa libera”. Tale narrazione permette ai media aziendale di continuare a promuovere guerra e austerità, mentre la sinistra è soffocata dalla censura realmente esistente.

Mito tre: i neri negli USA ha compiuto progressi sotto Obama
Ci fu grande genuflessione sulle condizioni dei neri e dei lavoratori statunitensi da quando Trump è in carica. Trump si vantava che la sua amministrazione merita il credito del rilancio dell’economia capitalista mentre i suoi oppositori nell’élite attribuiscono tali cosiddette conquiste all’amministrazione Obama. Nulla è vero. Mentre la stagnazione si è stabilizzata piuttosto che peggiorare, le condizioni dei neri e dei lavoratori statunitensi non possono essere viste progredite se si considera la realtà. Il novanta per cento dei posti di lavoro creati durante l’era Obama avevano bassi salari o erano temporanei. Ciò non è cambiato con Trump. I neri statunitensi sono usciti dall’era Obama meno ricchi di prima della crisi economica del 2007-08 col salvataggio di Obama delle banche. La ricchezza nera sarà pari a zero entro il 2053 se permangono le tendenze attuali. Ciò non tiene conto del fatto che le tendenze non considerano i crack periodici del sistema capitalista. Inoltre, il basso numero di disoccupati può essere attribuito all’aumento dei lavoratori scoraggiati che non cercano lavoro, e non sono conteggiati nelle statistiche federali sulla disoccupazione. In altre parole, il progresso è negli occhi di chi guarda, della classe dominante, e noi dobbiamo andare oltre tale narrativa per vedere la crisi economica tra neri e classe operaia statunitensi per ciò che è: vigente.

Mito quattro: Seconda guerra mondiale
Il mito secondo cui gli Stati Uniti “salvarono il mondo” nella seconda guerra mondiale continua a perseguitare la sinistra degli Stati Uniti. Persino Alexandria Ocasio-Cortez, popolare parlamentare democratica “socialista” affermò diverse volte che gli Stati Uniti devono agire sul cambiamento climatico come nella seconda guerra mondiale. Che significa davvero? La dichiarazione presuppone che gli Stati Uniti abbiano sconfitto il fascismo in Europa e Asia e abbiano posto il mondo nel periodo più democratico e pacifico nella storia. Il mito della “guerra buona” ha reso difficile persino ai progressisti pacifisti mettere in discussione il ruolo degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale. Si dimentica che gli Stati Uniti usarono due bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki, nonostante le prove date ai militari statunitensi sul loro uso del tutto inutile. Si dimentica il bombardamento alleato di Dresda nel 1945 che uccise 300000 persone; visto anche come non necessario dagli storici. E si dimentica che gli Stati Uniti aspettarono fino al 1941 per entrare in guerra vedendo Hitler come risorsa importante per indebolire l’Unione Sovietica finora. La Seconda guerra mondiale è un sacro credo dell’eccezionalismo americano. Molti esponenti di sinistra credono che l'”età d’oro” del capitalismo che seguì la guerra giustifica, o almeno rende scusabile, i numerosi crimini commessi dagli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale. Ma l’età d’oro del capitalismo è finita e siamo al fine del sistema. Il complesso industrial-militare creato durante la seconda guerra mondiale ha un ruolo importante nel condurci a questo declino imperiale degli Stati Uniti e si deve essere realisti sulla Seconda guerra mondiale se si vuole sviluppare un forte movimento anti-imperialista nel ventre della bestia.

Mito cinque: La Russia è il nemico degli Stati Uniti
Da quando le elezioni del 2016 si conclusero, Partito Democratico ed alleati nell’apparato d’intelligence degli Stati Uniti sono dediti ad indagare su Donald Trump “colluso” con la Russia per conquistarsi la presidenza. Tali affermazioni sono state ripetutamente discusse da giornalisti e accademici come Aaron Mate e Stephen Cohen. Il caro ai liberali ex-direttore dell’FBI Robert Mueller fu incaricato d’indagare sulle accuse di collusione russa solo per non trovare niente dopo oltre seicento giorni di “investigazioni”. Tuttavia, la trama che Trump sia almeno vittima della Russia vive e questo perché la saga non riguarda mai dei fatti, innanzitutto. Russiagate è un meccanismo sgangherato delle agenzie fantasma degli Stati Uniti per neutralizzare non solo le inclinazioni politiche imprevedibili di Donald Trump, ma anche la sinistra. Russiagate ha rinvigorito l’isteria anticomunista profondamente radicata nell’architettura politica razzista ed imperialista degli Stati Uniti del ventesimo secolo. Con la campagna anti-russa FBI e CIA si ripulivano la faccia nelle pubbliche relazioni dopo anni di lotta della sinistra, in particolare dei neri di sinistra, nel denunciare le agenzie come ispiratrici di torture e guerre nazionali e internazionali. Un numero record di candidati del Partito Democratico alle elezioni di medio termine del 2018 proveniva direttamente dall’intelligence militare. Forze politiche di sinistra come Black Agenda Report venivano accomunate a gente come Alex Jones da think tank neo-con come il Consiglio Atlantico e censurate in varie forme. Nel frattempo, la Russia veniva accusata usare RT e Sputnik come agenti stranieri che seguendo questioni come Occupy Wall Street e Black Lives Matter fu usata per attaccare la presidenza Trump. L’odio verso la Russia è pericoloso per la sinistra, anche perché le ostilità militari USA con la Russia si sono intensificate da oltre un decennio. Trump è andato avanti con la sciarada anti-russa sul fronte politico. Fare della Russia il nemico degli Stati Uniti soffoca la capacità della sinistra di diffondere i propri messaggi in un ambiente politico già difficile. Non è la Russia che crea discordia negli Stati Uniti o altrove. La Russia non è il nemico del popolo. Questo compito è riservato al governo degli Stati Uniti. Gli stessi architetti della saga di Russiagate sono le forze che storicamente assassinarono e imprigionato decine di leader del movimento di liberazione nero nello sforzo continuo per neutralizzare il diritto all’autodeterminazione delle nazioni oppresse come l’America nera. Eppure pochi parlano quando lo Stato aziendale statunitense accusa la Russia di scatenare l’agitazione politica dei neri, come se non avessero alcun risentimento nell’impero che li rese schiavi e che d’allora li lascia in fondo alla scala economica, politica e sociale.

Conclusioni
Naturalmente, ci sono molti altri miti dell’eccezionalismo americano che continuano a turbare sensibilità e chiarezza politica della “sinistra” degli Stati Uniti. L’eccezionalismo americano non si limita a presumere che gli Stati Uniti siano la forza del bene nazionale e internazionale. Esige che anche i collegi elettorali più inclini a sinistra riscattino un sistema sociale costruito su miliardi di cadaveri e zombi prodotti dal tale sistema. Questo conduce alla lotta tra riforma e rivoluzione. Mentre le richieste di riforma che denunciano l’oligarchia statunitense sono necessarie a qualsiasi movimento di sinistra, è il processo con cui un tale movimento realizza queste richieste che modella il proprio carattere di classe. L’aderenza all’eccezionalismo americano elimina la sinistra e poi seppellisce il Partito Democratico. Una sinistra che sa ignorare il fascino dell’eccezionalismo americano infine ne affronta le manifestazioni peggiori, molte normalizzate dalla cultura politica di questo impero declinante.

Traduzione di Alessandro Lattanzio