Una Storia di violenze – Il mito del ribelle curdo moderato

Sarah Abed Mint Press 9 agosto 2017

I curdi del Medio Oriente, benché salutati dall’occidente come combattenti idealistici per la libertà, commisero vari abusi sui diritti umani, principalmente contro le minoranze non musulmane. La loro oscura storia di violenze include rapimenti, schiavitù e genocidio.

Curdi e assiri: un tumultuoso passato e presente
Molto di ciò che i curdi rivendicano come propria cultura unica è in realtà preso in prestito da culture più antiche, assiri, armeni e suryoye. In effetti, molto se non tutto il territorio della Turchia orientale che i curdi rivendicano apparteneva agli armeni. Non sorprende, quindi, che i curdi aiutarono il genocidio turco degli assiri e degli armeni del 1915. Conosciuto anche come “Shato du Seyfo ” o “Anno della spada”, tale genocidio colpì i cristiani dell’impero ottomano durante la Prima guerra mondiale, soprattutto nel 1915. La dimensione della popolazione assira fu ridotta del 75%. Sulle pianure di Ninive, nel nord dell’Iraq, i curdi vivono in città come “Duhuq” (precedentemente noto con il nome assiro di Nohadra). Ma queste città sono “loro” solo avendovi stabilito una presenza relativamente recente. Utilizzando i criteri dell’identità culturale e le migliaia di anni di autenticità storica, queste terre sono, e furono, solo assire. Ai curdi furono essenzialmente “date” tali terre nei primi anni ’70 per distoglierli dalle terre petrolifere presso la città irachena di Qirquq. A tal fine, vi furono grandi migrazioni di curdi a Duhuq che scacciarono, spesso con la forza, gli assiri che avevano rivendicazioni legali e storiche molto più solide su queste terre. Questa è una tattica comunemente impiegata dai curdi nel tentativo di attribuirsi la convalida della loro “ricerca sacra” di uno Stato curdo, cosa mai esistita nella storia documentata. Definendo “Kurdistan” qualsiasi luogo in cui i curdi si trovano ad abitare, in un dato momento, sembrano seguire la massima “il possesso è nove decimi della legge”, che può funzionare bene nel determinare la responsabilità penale, ma non così bene nel determinare la propria patria. Nei primi anni ’70, i curdi di Ninive cominciarono a cedere a ciò che divenne il noto metodo di divenire pedina degli interessi nordamericani . In questo caso, tradirono il Paese ospitante quando gli Stati Uniti, attraverso il fantoccio, lo Scià dell’Iran, li armarono istigandoli ad insorgere contro il governo. Il governo iracheno crollò, il che portò molti curdi a dover lasciare le terre che avevano acquisito di recente. Iraq e Iran arrivarono a una risoluzione diplomatica e i curdi rimasero col proverbiale cerino in ciò che sarebbe diventato scenario ricorrente. Quasi lo stesso identico fenomeno accadde negli anni ’80 e ’90 quando, durante la prima guerra del Golfo, fu istituita una no-fly zone che garantì ai curdi tangibili supporto e protezione internazionale. “Nonostante l’oppressione che i curdi subirono per mano dei turchi, non impararono ad essere tolleranti. Nell’autonomia curda dell’Iraq settentrionale, il governo regionale curdo (KRG) agiva come il governo turco da 90 anni contro i curdi e gli assiri. Le segnalazioni di abusi sistematici contro gli assiri nell’ambito dell’autonomia curda in Iraq sono in costante aumento. Vi sono molestie organizzate, sancite dalle autorità curde. L’obiettivo è ovviamente lo stesso dei turchi, di assimilare o espellere gli assiri che vivono in queste parti del Paese da più di 7000 anni “. Augin Haninke scrisse el suo articolo The Kurds: Victims and Oppressors per l’Agenzia di stampa internazionale assira.

Come spiegato nel video sopra, le forze di sicurezza curde in Siria torturarono e assassinarono il comandante militare assiro David Jindo dopo aver finto d’invitarlo per una pretesa cooperazione. Questo ricordò l’assassinio del patriarca assiro Mar Shimun XXI Benyamin nel 1944, da parte dl capo curdo Simko Shikak, avvenuto quando invitò il patriarca a casa sua. Il governo regionale del Kurdistan (KRG), nel nord dell’Iraq, sostiene che si tratta di debiti per 25 miliardi di dollari, nonostante abbia negoziato propri accordi petroliferi e ricevuto ingenti somme di aiuti esteri. Bisogna sapere quanta corruzione esiste nell’amministrazione curda perché capire che come si trovi nella situazione finanziaria in cui afferma di essere. Ciò portava a circostanze in cui piccoli gruppi di beneficenza furono lasciati distribuire aiuti ad assiri e yazidi, che si suppone siano responsabilità del governatorato del KRG. Nel 2011, gli imam di Duhuq incoraggiarono i curdi sunniti a distruggere chiese e imprese cristiane. In risposta, negozi furono attaccati e club assediati da folle di centinaia di persone. Alberghi e ristoranti furono attaccati con armi da fuoco. Negli ultimi anni, i curdi continuano a comportarsi in modo disonesto nei confronti delle minoranze cristiane, compresi assiri e yazidi. I loro abusi vano ben oltre il revisionismo storico. Ciò si vide anche quando si rifugiarono nel nord della Siria all’inizio del XIX secolo e procedettero a cacciare arabi e armeni da numerose città.

Gli orrori di oggi coi che curdi che permettono allo SIIL di uccidere gli assiri
Nel luglio 2014, quando lo SIIL iniziò le incursioni nel territorio iracheno, il Partito Democratico del Kurdistan (KDP) iniziò il sistematico disarmo degli assiri e di molti altri gruppi etnici, in modo da utilizzarne le armi per i propri scopi. Avvisi furono diffusi minacciando severe pene a chi non si conformava. Fu assicurato che i pishmerga avrebbero dato una certa protezione. Ma mentre lo SIIL avanzava, i pishmerga presero le armi e fuggirono, seguendo l’esempio dell’esercito iracheno. Ciò lasciò assiri e yazidi senza mezzi per resistere o difendersi. I rapporti emersero sui pishmerga che uccidevano gli yazidi che cercavano d’impedirgli di fuggire con tutte le armi. Haydar Shesho, comandante yazidi che ottenne armi dal governo iracheno, fu arrestato dalle autorità del KDP per aver organizzato una milizia “illegale”. Tale scena si ripeté altrove nel Oaese, poiché 150000 assiri furono costretti a fuggire dalle pianure di Ninive, loro terra ancestrale. Queste azioni possono essere viste come stratagemma deliberato dei capi curdi per consentire alle forze straniere di ripulire con la violenza queste aree dai residenti non curdi e quindi, con l’aiuto degli alleati statunitensi, riprenderli e “liberare le loro terre”. Il 13 aprile 2016, le forze di sicurezza curde bloccarono centinaia di assiri che partecipavano a una protesta davanti al palazzo del governo regionale del Kurdistan. La protesta fu in risposta alla confisca delle terre assire da parte dei curdi nel nord dell’Iraq. Molte testimonianze emersero, come una dichiarazione al parlamento del Regno Unito dall’ex-prigioniera yazidi Salwa Khalaf Rasho, in cui si dice che i pishmerga, desiderosi di fuggire prima dei civili yazidi, rifiutarono la richiesta di rimanere e proteggere gli yazidi o almeno di lasciargli le armi. Avevano perfino rassicurato gli yazidi che dovevano tornare a casa, dove sarebbero stati difesi. Alcuni pishmerga alla fine spararono agli yazidi quando le proteste si intensificarono, uccidendone alcune, spianando la strada al libero passaggio dei loro veicoli. Yazda, organizzazione che opera per il riconoscimento del genocidio degli yazidi, scrisse nel rapporto nel gennaio 2016: “Se loro (gli yazidi) fossero stati difesi per un giorno, avrebbero potuto essere evacuati in sicurezza e massacri e schiavitù avrebbero potuto essere evitati”. Quello che segue è un estratto della testimonianza di Rasho al parlamento del Regno Unito in cui chiese aiuto dopo essere fuggita dopo otto mesi di schiavitù e stupri dello SIIL e tentati suicidi. “Mi chiamo Salwa Khalaf Rasho. Sono nata nel 1998 ed ero al nono anno. Stavo conducendo una vita semplice e modesta con la mia famiglia fino al giorno in cui lo SIIL attaccò Shengal il 3 agosto 2014. Mi piaceva la mia città, Shengal. Sono cresciuta col principio della convivenza di tutti nella comunità, indipendentemente da religione o setta, perché i valori della mia religione non permettono di odiare gli altri e discriminarli. Pertanto, Shengal era ben nota come la città della tolleranza e della diversità etnica. Ciò che successe fu scioccante e inaspettato, perché vedevamo lo SIIL come nostri fratelli. Con questo intendo le tribù arabe dei villaggi che appartengono a Shengal. All’improvviso, divennero dei mostri e dei lupi. Collaboravano con lo SIIL quando donne e bambini yazidi furono ridotti in schiavitù e gli uomini uccisi. C’erano circa 9000 pishmerga nella mia città armati con varie armi. Ci dissero: “Proteggiamo e difendiamo Shengal, e lo SIIL entrerà a Shengal solo sopra i nostri cadaveri. Difenderemo Shengal fino all’ultimo proiettile”. Sfortunatamente, fuggirono senza resistere e senza preavviso o preavvisare i civili in modo da poter evitare di cadere tra le braccia dei mostri dello SIIL. Lasciarono a sangue freddo donne e bambini al loro destino. Io ed altri cercammo di fuggire sulle montagne come gli altri”.

Una storia di violazioni dei diritti umani
Alla luce di questi orrori, dovrebbe essere facilmente compreso il motivo per cui i curdi avrebbero interesse a rivendicare la storia araba, assira o armena come propria. Fallendo in tale sforzo, spesso distruggono completamente qualsiasi storia rilevante. Sotto questo aspetto, operano in modo simile allo SIIL. Ogni volta che i curdi fallivano un attacco in Turchia, emigravano in Siria cercando rivendicare come proprio il territorio siriano. Per esempio, cercarono di rivendicare la città siriana di Ayn al Arab, chiamandola “Kobani”. L’origine del nome è la parola “compagnia”, riferimento alla compagnia ferroviaria tedesca che costruì la ferrovia Konya-Baghdad. I curdi dichiararono al-Qamishli, altra città siriana, come loro capitale illegale ribattezzandola Qamishlo. Val ricordato che i curdi non sono nemmeno la maggioranza nelle terre che rivendicano come proprie nel nord-est della Siria. Ad esempio, nel governatorato di al-Hasaqah, sono il 30-40 per cento della popolazione. Quel dato è diminuito dallo scoppio del conflitto siriano, con molti curdi emigrati nei Paesi europei. La maggior parte fuggì in Germania, dove sono circa 1,2 milioni, un po’ meno dei curdi che vivono in Siria. Tuttavia, non sembrano preoccupati di volere l’autonomia lì. La cercano solo nei Paesi mediorientali che gli hanno dato rifugio per tutti questi anni, sono i Paesi che vogliono pugnalare alle spalle invece di ringraziarli per l’ospitalità. Le numerose accuse confutabili di Amnesty International a governo ed esercito arabo siriano non possono essere considerare in assenza di altre relazioni corroboranti. In alcuni casi, tuttavia, riportano in modo veritiero, come quando pubblicarono un rapporto nel 2015 accusando l’YPG, milizia popolare curda della Siria, di violazioni dei diritti umani. “Questi abusi includono deportazioni, demolizione di case e sequestro e distruzione di proprietà”, scrisse il gruppo. “In alcuni casi, interi villaggi furono demoliti per rappresaglia al sostegno percepito dei residenti arabi o turcomanni per il gruppo che si definisce Stato Islamico (IS) o altri gruppi armati non statali”. Anche Amnesty International documentò l’uso di bambini soldato, secondo Lama Faqih, consigliere del gruppo. I curdi affermano che il loro “Kurdistan” è “multiculturale e multireligioso”, il che è ingenuo se si considera che le culture aggiunte sono persone che vivono tra la maggioranza curda in terre che i curdi occuparono con la forza. Queste persone si avranno la prospettiva di votare una insensata indipendenza curda, poiché anche se votassero tutti “no”, sarebbero comunque in minoranza rispetto alla maggioranza di “sì” curdi e di conseguenza saranno ancora soggetti a governo e ordine del giorno curdi.

Perché sono senza Stato?
L’accordo Sykes-Picot , ufficialmente noto come Asia Minor Agreement, era un accordo segreto del 1916 tra Regno Unito e Francia, col sostengo dell’impero russo. Stabilì i confini di Paesi come Siria, lIraq e Giordania, ma i curdi non ebbero peso. Lo scopo principale dell’accordo era rafforzare l’influenza e il potere inglese e francese nella regione. I curdi argomentarono di aver avuto promessa la terra al momento, ma furono esclusi dall’accordo all’ultimo minuto. La storia curda del XX secolo è caratterizzata da un crescente senso nazionalista curda focalizzato nell’obiettivo di creare un Kurdistan indipendente in conformità col trattato di Sèvres del 1920. Paesi come Armenia, Iraq e Siria poterono crearsi uno Stato, ma la prospettiva del Kurdistan ostacolava il nuovo Stato della Turchia fondato da Mustafa Kemal Ataturk. Lo Stato del Kurdistan semplicemente non è mai esistito. Le uniche aree in Medio Oriente in cui i curdi sono stabilirono una parvenza di autonomia legale sono il governo regionale curdo (KRG) in Iraq, dove le minoranze sono ben protette dalle nuove leggi, ed Israele. A causa della disparità tra le aree dell’insediamento curdo e i confini politici e amministrativi della regione, non fu possibile raggiungere un accordo generale tra curdi sui confini. Tuttavia, il trattato di Sèvres non fu attuato e fu sostituito dal trattato di Losanna. L’attuale confine tra Iraq e Turchia fu concordato nel luglio 1926. Mentre l’articolo 63 del trattato di Sèvres esplicitamente garantiva piene garanzie e protezioni alla minoranza assiro-caldea, questo riferimento fu abbandonato nel trattato di Losanna. Va notato che i curdi iracheni erano nei campi petroliferi del Paese. La provincia di Hasaqah in Siri, che i curdi rivendicano illegalmente come loro territorio e che include la loro auto-nominata capitale, al-Qamishli, ha anche alcuni campi petroliferi tra i più preziosi della Siria. Pertanto, non è un caso che gli Stati Uniti finanzino i curdi.

Trattamento non etico e violento delle minoranze, in particolare dei cristiani
Secondo Aina.org, in un articolo del 2014, “L’anno scorso Ahmed Turk, politico curdo in Turchia, dichiarò che i curdi hanno la loro parte di “colpa anche nel genocidio” e si scusò cogli armeni. “I nostri padri e nonni furono usati contro assiri e yazidi, così come contro gli armeni. Li perseguitarono; le loro mani erano insanguinate. Noi, come discendenti ce ne scusiamo”m, disse Turk”. I curdi hanno una storia secolare di persecuzione delle minoranze, avendo commesso genocidi contro di loro con frequenza allarmante. I resoconti storici dei genocidi compiuti dai curdi dal 1261 al 1999 sono documentati in Genocidi contro la nazione assira (http://www.aina.org/martyr.html). Nel 1261 d.C., in quella che fu chiamata “la discesa dei curdi”, migliaia di assiri fuggirono dai villaggi delle pianure di Ninive, Bartillah, Bakhdida (Qaraqush), Badna, Basihra e Qarmlis, spostandosi verso Irbil per sfuggire alla grande emigrazione curda, Il re Salih Ismail ordinò a numerosi curdi di spostarsi dalle montagne della Turchia alle pianure di Ninive. I villaggi assiri nelle pianure furono saccheggiati e migliaia di assiri che non erano riusciti a fuggire ad Irbil furono massacrati dai curdi. Un monastero per suore a Baqdida fu invaso e i suoi abitanti brutalmente massacrati. Tribù curde in Turchia, Siria e Iran compirono incursioni regolari e persino assalti paramilitari contro i vicini cristiani durante la Prima guerra mondiale. I curdi, in accordo con la vecchia tradizione curda del diritto di saccheggiare villaggi cristiani, furono responsabili di molte atrocità contro i cristiani assiri. Un capo curdo assassinò il patriarca della Chiesa dell’Aast durante un negoziato nel 1918, le cui conseguenze portarono all’ulteriore decimazione della popolazione cristiana.

Complicità curda nel genocidio armeno
Il genocidio armeno fu effettuato durante e dopo la Prima guerra mondiale e attuato in due fasi: lo sterminio della popolazione maschile con massacri e assoggettamenti dei militari di leva ai lavori forzati, seguita dalla deportazione di donne, bambini, anziani ed infermi con marce della morte verso il deserto siriano. Spinti da scorte militari, i deportati furono privati di cibo e acqua e sottoposti a periodiche rapine, stupri e massacri. Altri gruppi etnici indigeni e cristiani, come assiri e greci ottomani, furono nello stesso modo sterminati dal governo ottomano col genocidio assiro e greco, e il loro trattamento è considerato da alcuni storici parte della stessa politica genocida che colpì gli armeni. La maggior parte delle comunità della diaspora armena nel mondo fu risultato diretto del genocidio. Nelle province orientali, gli armeni furono soggetti ai capricci dei vicini turchi e curdi, che li sottoposero regolarmente a soverchierie, brigantaggio e rapimento, conversione forzta all’Islam e sfruttamento senza interferenze dalle autorità centrali o locali. Accompagnati dai governanti ottomani, i capi tribù curdi violentarono, assassinarono e saccheggiarono le province sudorientali dove per secoli avevano convissuto, anche se a disagio, con armeni ed altri non musulmani. Henry Morgenthau, ambasciatore degli Stati Uniti a Costantinopoli al culmine della strage, descritsse la complicità dei curdi nella sua agghiacciante memoria del 1918, la Storia dell’ambasciatore Morgenthau: “I curdi scesero dalle montagne. Si precipitavano sulle ragazze, sollevandone il velo e portandosele sulle colline. Rapivano i bambini che gli piacevano per le loro fantasie e derubavano senza pietà il resto della folla… Mentre commettevano tali predazioni, i curdi massacravano liberamente, e le urla di donne e vecchi si aggiunsero all’orrore generale”.

Discriminazione contro i curdi di Feyli in Iraq
È importante ribadire che ci sono molti curdi a cui alcune caratterizzazioni qui presentate non possono e non vanno applicate. Ci sono curdi assimilati nelle loro attuali società culturali e rifiutano gli ideali dei curdi separatisti. La loro preoccupazione è per lo più di natura politica e specifica nelle nazioni in cui risiedono. Non sono interessati a stabilire un Paese curdo nei quattro Paesi che occupano tramite balcanizzazione, furto di terreni, genocidio o altre violenze contro l’umanità qui indicate. Di fatto, questi curdi subirono discriminazioni dalla comunità curda a causa della riluttanza a sostenere la creazione di uno Stato curdo. I curdi di Feyli nel nord dell’Iraq sono un ottimo esempio. Molti di loro si opposero al referendum sull’indipendenza annunciato dal governo regionale del Kurdistan (KRG) il 7 giugno 2017, poiché temevano che potesse portare a un’escalation della crisi nell’area. Il primo ministro iracheno Haydar al-Abadi definì la posizione ufficiale del governo iracheno il 18 giugno, affermando: “Il referendum regionale del Kurdistan sulla secessione è illegale, e il governo federale non lo sosterrà, non lo finanzierà né vi parteciperà”. e i vicini dell’Iraq, tra cui Turchia, Iran e Siria, si opposero alla divisione territoriale del Paese. Fuad Ali Aqbar, membro di Feyli del consiglio provinciale di Baghdad, dichiarò ad al-Monitor: “Siamo curdi sciiti… né sciiti né curdi sono giusti con Feyli. La maggior parte a Feyli è moderata e culturalmente diversa, e questo gli impediva di guadagnarsi la fiducia di curdi e sciiti, i quali, per ragioni etniche e settarie non volevano avessero un’identità stabile con diritti normali come gli altri cittadini iracheni”. L’attivista di Feyli, Hasan Abdali, dichiarò: “Noi, i curdi di Feyli, ci consideriamo veri iracheni. Abbiamo profonde radici storiche e sociali in Iraq. Abbiamo difeso il Paese e il suo popolo nei movimenti di liberazione iracheni, nella rivolta irachena contro gli inglesi, e partecipato ai movimenti curdi e alle rivoluzioni sciite e anche alla lotta contro lo Stato islamico (SIIL). E abbiamo subito la persecuzione dai movimenti nazionalisti arabi e curdi”. Ali Aqbar dichiarò anche: “La maggior parte ai Feyli esprime preoccupazione per possibili deportazione, assassinio, confisca e saccheggio sistematico che potrebbero subire in caso di dichiarazione d’indipendenza del Kurdistan date le minacce che ricevono ogni volta che scoppia una disputa tra governo centrale e KRG”. Sarwa Abdalwahid, capo del blocco parlamentare del KRG Goran (partito politico curdo iracheno), disse a una conferenza stampa congiunta con rappresentanti di Feyli, tra cui i legislatori, “Il referendum che si terrà a settembre in Kurdistan è fazioso e non rappresenta l’ambizione di tutto il popolo curdo, poiché non ha ottenuto l’approvazione delle legittime istituzioni nazionali”.

Razzismo curdo contro gli arabi, in particolare i siriani
Il giornalista investigativo finlandese Bruno Jantti descrisse la sua esperienza lavorando nel Kurdistan iracheno mentre investigava sullo SIIL: “Lavorando nel Kurdistan iracheno, sono rimasto colpito dalla prevalenza di atteggiamenti regressivi, tra cui razzismo e sessismo. Sono tornato di recente dal Kurdistan iracheno, dove ho trascorso un paio di settimane indagando sullo Stato Islamico (SIIL). Lavorando principalmente nelle vicinanze di Sulaymaniya e Duhuq, non ho potuto fare a meno di notare numerose caratteristiche sociali e culturali che in qualche modo mi sorpresero. Considerando ciò che accade proprio nella vicina Siria, il razzismo anti-siriano mi colse alla sprovvista. M’imbattevo in tali pregiudizi ogni giorno. Un tassista scherzava su Sulaymaniyah: “Questi siriani rovinano il nostro Paese”. Un altro tassista era piuttosto turbato dai bambini siriani che lavavano i finestrini dell’auto e vendevano chiodi. ‘Questi sono bambini sporchi’, dusse. Era tutto fuorché insolito che gli sfollati interni di discendenza irachena o araba siriana, fuggiti nel Kurdistan iracheno, fossero definiti con tale linguaggio. Non erano solo i tassisti. Nell’edificio del governatorato di Sulaymaniya, un funzionario ritenne opportuno prepararci alle nostre interviste nei nei campi profughi della zona. Mi disse, letteralmente, che i profughi siriani si lamentavano di tutto. In un’altra città, un capo della polizia era stupito e deluso dal fatto che io e i miei colleghi chiedessimo il permesso per lavorare in un campo di rifugiati siriani. Il capo della polizia dichiarò: “Ma sono profughi siriani!” Non c’era che disprezzo nella sua voce. Ero pienamente consapevole del fatto che il nazionalismo curdo flirtava con ritratti assai discutibili di arabi, persiani e turchi. Nel Kurdistan iracheno, rimasi sorpreso dal modo in cui tali atteggiamenti sembrassero prevalenti”.

Un mito ben curato
I curdi ottennero popolarità grazie al marketing efficace sul pubblico occidentale come “combattenti della libertà” rivoluzionari, femministi e marxisti dal desiderio ardente di creare la loro un’utopia in cui regni la pace per tutti, un’immagine che Stephen Gowans recentemente criticava in “Il mito dell’eccellenza morale delle YPG curde”. Ciò che in realtà cercano di creare è uno Stato autonomo illegale ricavato da Paesi sovrani. La libertà che cercano è decisa massacrando i nativi nei Paesi che vogliono balcanizzare e dividere su linee settarie. Imposero arre prive di popolazioni indigene, utilizzando paura e forza supportati dai loro sponsor, ma violando diritti umani accettati a livello globale. Concordare con la loro causa è essere d’accordo col genocidio che, in sostanza, strappa persone dalle loro case e terre mentre si adattano convenientemente alle opinioni imperialiste delle nazioni occidentali. Fino a poco tempo fa, i curdi separatisti erano visti sotto una luce positiva. Ma la loro agenda occulta veniva ora svelta come le loro vere intenzioni. La loro alleanza passata e presente con Israele e Stati Uniti era indicativa di tali intenzioni. Ciò non può essere ignorato o trascurato, in quanto è il fondamento occulto su cui costruivano la loro missione. Il piano del Grande Israele è in pieno svolgimento e va fermato prima di compiere ulteriori progressi. Sostenere le pretese all’autonomia dei curdi e l’istituzione di una federazione a spese di altri nella regione è illegale, profondamente illogico e viola i diritti umani per tutte le ragioni discusse qui. E si ricordi anche che uno dei massimi capi dello SIIL era un curdo. Se i curdi vogliono veramente vivere in pace cogli altri, devono porre fine al revisionismo storico cui partecipano incessantemente; devono rinunciare alle alleanze che minacciano la stabilità dei Paesi in cui risiedono; e devono collaborare coi fratelli che condividono la stessa terra. Solo allora i curdi avranno veramente amici oltre le montagne.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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