Una guerra convenzionale contro l’Iran è impossibile

Professor Michel Chossudovsky, Global Research, 8 luglio 2019

Nelle condizioni attuali, un Blitzkrieg iracheno implicante lo schieramento simultaneo di forze terrestri, aeree e navali è impossibile, per diverse ragioni. L’egemonia degli Stati Uniti in Medio Oriente è indebolita dalla struttura in evoluzione delle alleanze militari. Gli Stati Uniti non hanno la capacità di realizzare un simile piano. Ci sono due fattori principali che determinano l’agenda militare nordamericana verso la Repubblica islamica dell’Iran.

1. I militari dell’Iran
Esiste la questione delle capacità militari dell’Iran (forze di terra, marina, aeronautica, difesa missilistica), cioè la capacità di resistere efficacemente e rispondere a una guerra convenzionale dallo schieramento di forze statunitensi e alleate. Nell’ambito della guerra convenzionale, l’Iran ha notevoli capacità militari. L’Iran deve acquisire il sistema di difesa aerea russo S400. L’Iran è definito “grande potenza militare” in Medio Oriente, con circa 534000 effettivi nell’esercito, marina, aeronautica e Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC). Ha avanzate capacità missilistiche ed industria della difesa nazionale. Nel caso di attacco aereo degli Stati Uniti, l’Iran colpirebbe le strutture militari statunitensi nel Golfo Persico.

2. Struttura evolutiva delle alleanze militari
La seconda considerazione sulla struttura in evoluzione delle alleanze militari (2003-2019), in gran parte a scapito degli Stati Uniti. Molti dei più fedeli alleati nordamericani si avvicinano al nemico. I Paesi che confinano coll’Iran, come Turchia e Pakistan, ed hanno accordi di cooperazione militare coll’Iran. Mentre questo di per sé esclude la possibilità di una guerra, influisce anche sulla pianificazione delle operazioni aeronavali statunitensi e alleate. Fino a poco tempo fa, Turchia (peso massimo della NATO) e Pakistan erano tra i fedeli alleati dei nordamericani, ospitando basi militari statunitensi. Da un punto di vista militare, la Turchia collabora attivamente con Iran e Russia. Inoltre, Ankara acquisterà nel 2020 il sistema di difesa aerea S-400 della Russia mentre di fatto lascia il sistema integrato di difesa aerea USA-NATO-Israele. Inutile dire che l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico è in crisi. L’uscita della Turchia dalla NATO è quasi di fatto. Gli USA non possono più contare sui più fedeli alleati. Inoltre, le milizie filo-nordamericane e filo-turche si combattono in Siria. L’Iraq anche dichiarava che non coopererà cogli Stati Uniti nel caso di guerra contro l’Iran. Nelle condizioni attuali, alcuno degli Stati limitrofi dell’Iran, tra cui Turchia, Pakistan, Afghanistan, Iraq, Turkmenistan, Azerbaigian e Armenia, consentirà a forze di terra degli USA di attraversare il loro territorio. Negli ultimi sviluppi, l’Azerbaigian che, sulla scia della Guerra Fredda, è diventato un alleato degli Stati Uniti e membro del partenariato della NATO per la pace, ha cambiato posizione. I precedenti accordi di cooperazione militare USA-Azerbaigian sono praticamente defunti, inclusa l’alleanza militare post-sovietica GUAM (Georgia, Ucraina, Azerbaigian e Moldavia). Accordi bilaterali militari e d’intelligence tra Iran e Azerbaigian furono firmati nel dicembre 2018. A sua volta, l’Iran collabora ampiamente col Turkmenistan. Sull’Afghanistan, la situazione interna coi talebani che controllano gran parte del territorio non favorirebbe uno spiegamento su vasta scala di forze di terra statunitensi e alleate sul confine tra Iran e Afghanistan. Chiaramente, la politica di accerchiamento strategico contro l’Iran formulata sulla scia della guerra in Iraq (2003) non è più attivo. L’Iran ha relazioni amichevoli coi Paesi vicini che in precedenza erano nella sfera di influenza degli Stati Uniti. In queste condizioni, una grande guerra di teatro convenzionale degli Stati Uniti che implicasse lo schieramento di forze terrestri sarebbe un suicidio. Ciò non significa, tuttavia, che la guerra non avrà luogo. Per alcuni aspetti, coi progressi delle tecnologie militari, una guerra tipo Iraq è obsoleta. Siamo comunque in un pericoloso crocevia. Altre forme diaboliche d’intervento militare dirette contro l’Iran sono sul tavolo del Pentagono. Questi includono:
– Varie forme di “guerra limitata” , vale a dire attacchi missilistici
– Supporto di Stati Uniti e alleati ai gruppi paramilitari terroristi
– Cosiddette “operazioni del naso sanguinante” (come l’uso di armi nucleari tattiche),
– destabilizzazione politica e rivoluzioni colorate
– attacchi sotto bandiere false e minacce militari,
– sabotaggio, confisca di beni finanziari, sanzioni economiche estese
– guerra elettromagnetica e climatica, tecniche di modifica ambientale (ENMOD)
– guerra cibernetica
– guerra chimica e biologica.

Il Comando avanzato del Comando centrale degli Stati Uniti situato su territorio nemico
Un’altra considerazione riguarda la crisi nella struttura del comando USA. USCENTCOM è il Comando Combattente di teatro per tutte le operazioni nella regione del Medio Oriente che si estende dall’Afghanistan al Nord Africa. È il comando operativo più importante della struttura del comando unificato. Ha guidato e coordinato diversi importanti teatri di guerra del Medio Oriente, tra cui Afghanistan (2001), Iraq (2003). È anche coinvolto in Siria. Nel caso di guerra coll’Iran, le operazioni nel Medio Oriente sarebbero coordinate dal Comando centrale degli Stati Uniti con quartier generale a Tampa, in Florida, in collegamento permanente col quartier generale del comando in Qatar. A fine giugno 2019, dopo che l’Iran aveva abbattuto un drone statunitense, Trump “ritirò gli attacchi rapidamente pianificati sull’Iran”, mentre col suo tweet intimava che “qualsiasi attacco dell’Iran a qualcosa di nordamericano sarà colpito da una forza enorme e travolgente”. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), confermava lo spiegamento di caccia stealth F-22 dell’US Air Force sulla base aerea di al-Udayd in Qatar, intesa a “difendere forze ed interessi nordamericani” nella regione contro l’Iran. (Michael Welch, Persian Peril (https://www.globalresearch.ca/persian-peril-brinkmanship-in-the-post-inf-treaty-era/5682152), Global Research, 30 giugno 2019). Sembra spaventoso? “La base è tecnicamente proprietà del Qatar che ospita il quartier generale del Comando centrale degli Stati Uniti”. Con 11000 militari statunitensi, è descritta come “una delle operazioni militari più durature e strategicamente posizionate sul pianeta” (Washington Times). Al-Udayd ospita anche la 379th Air Expeditionary Wing dell’US Air Force, consideratp il “comando aereo d’oltremare più importante degli USA”. Ciò che media e analisti militari non riconoscono è che il quartier generale del Medio Oriente della base militare di al-Udayd vicino Doha, “di fatto si trova in territorio nemico”. Dalla divisione nel maggio 2017 del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), il Qatar è diventato un fedele alleato dell’Iran e della Turchia (alleato dell’Iran). Mentre non ha un accordo di cooperazione militare “ufficiale” coll’Iran, condivide la proprietà congiunta coll’Iran, i più grandi giacimenti di gas marittimi del mondo.

La spaccatura del GCC portava a uno spostamento delle alleanze militari: nel maggio 2017 l’Arabia Saudita chiuse l’unico confine terrestre del Qatar. A sua volta, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti chiusero il trasporto aereo e marittimo commerciale a Doha. Quello che si sviluppa da maggio 2017 è lo spostamento delle rotte commerciali del Qatar coll’istituzione di accordi bilaterali con Iran, Turchia e Pakistan. A tal proposito, Russia, Iran e Qatar hanno oltre la metà delle riserve di gas conosciute nel mondo. La base di al-Udayd vicino Doha è la più grande base militare nordamericana in Medio Oriente. A sua volta, la Turchia ha ora creato una propria struttura militare in Qatar. La Turchia non è più un alleato degli Stati Uniti. Le forze turche in Siria combattono le milizie supportate dagli Stati Uniti. La Turchia è ora allineata con Russia e Iran. Ankara confermava che acquisterà il sistema di difesa aerea missilistica S-400 della Russia, che richiede la cooperazione militare con Mosca. Il Qatar brulica di uomini d’affari, personale di sicurezza ed esperti nel settore del petrolio e del gas iraniani (con possibili collegamenti coll’intelligence iraniana?), Per non parlare della presenza di personale russo e cinese.

Domanda. Come diavolo si può lanciare una guerra contro l’Iran dal territorio di un suo stretto alleato?
Da un punto di vista strategico non ha senso. E questa è solo la punta dell’iceberg. Nonostante la retorica nella relazione militare ufficiale tra Stati Uniti e Qatar, il Consiglio Atlantico, gruppo di esperti con stretti legami con Pentagono e NATO, conferma che il Qatar è ora un alleato solido dell’Iran e della Turchia: “Detto semplicemente, affinché il Qatar mantenga l’indipendenza, Doha non avrà altra scelta se non mantenere la sua forte partnership con la Turchia, alleato importante dal punto di vista militare e della sicurezza alimentare, così come dell’Iran. Ci sono buone probabilità che i legami tra Iran e Qatar continueranno a rafforzarsi anche se Teheran e Doha concorderanno di non essere d’accordo su alcune questioni… Il 15 giugno 2019, il Presidente Hassan Rouhani notò che il miglioramento delle relazioni col Qatar è un’alta priorità per i politici iraniani…. Rouhani disse all’emiro del Qatar che “stabilità e sicurezza dei Paesi regionali sono intrecciati” e il capo di Stato del Qatar, a sua volta, notò che Doha cerca un partenariato più forte con la Repubblica islamica”. (Consiglio atlantico, giugno 2019) Ciò che questa ultima dichiarazione del Consiglio Atlantico suggerisce è che se il Qatar ospita il quartier generale di USCENTCOM, Iran e Qatar collaborano (ufficiosamente) nella “sicurezza” (cioè intelligence e cooperazione militare). Pianificazione militare sciatta, politica estera sciatta? Intelligenza sciatta degli Stati Uniti? La dichiarazione di Trump conferma che progetta la guerra contro l’Iran dal quartier generale dell’US Centcom, nella base militare di al-Udayd, situata in territorio nemico. È retorica o pura stupidità?

La divisione del GCC
La scissione del GCC portava alla creazione del cosiddetto asse Iran-Turchia-Qatar che ha contribuito all’indebolimento dell’egemonia statunitense in Medio Oriente. Mentre la Turchia coopera militarmente con Russia, il Pakistan è alleato con la Cina. E il Pakistan è uno dei principali partner del Qatar. A seguito della spaccatura tra Qatar ed Arabia Saudita, il Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) è in disordine col Qatar schieratosi con Iran e Turchia contro Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Il Qatar ha la massima importanza strategica perché condivide coll’Iran i più grandi giacimenti di gas marittimi del mondo nel Golfo Persico. Inoltre, dato che dalla divisione del GCC il Qatar non è più allineato coll’Arabia Saudita. Nondimeno ha uno stretto rapporto con Washington. Il Qatar ospita sette strutture militari statunitensi attive, la più importante è Camp Doha. Inutile dire che la scissione del GCC del maggio 2017 indeboliva la determinazione di Trump nel creare una “NATO araba” (supervisionata dall’Arabia Saudita) diretta contro l’Iran. Questo piano è praticamente scomparso, in seguito al ritiro dell’Egitto nell’aprile 2019.

Il Golfo di Oman
Con la scissione del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) nel 2017, l’Oman sembra allineato coll’Iran. In queste circostanze, il transito di navi da guerra statunitensi verso il quartier generale della Quinta Flotta statunitense in Bahrayn, per non parlare delle operazioni navali nel Golfo Persico, è potenzialmente in pericolo. La Quinta Flotta è sotto il comando del Comando centrale delle forze navali degli Stati Uniti (NAVCENT). (L’area di competenza di NAVCENT è costituita dal Mar Rosso, Golfo di Oman, Golfo Persico e Mare Arabico). Con la divisione del GCC, l’Oman è ora allineato all’Iran. In queste circostanze, il transito di navi da guerra statunitensi verso il quartier generale della Quinta Flotta statunitense in Bahrayn, per non parlare della condotta delle operazioni navali nel Golfo Persico, sarebbe in pericolo. Lo stretto di Hormuz è il punto di accesso al Golfo Persico dal Golfo di Oman, controllato dall’Iran e dal sultanato dell’Oman.

La larghezza dello stretto è di 39 km. Tutte le navi più importanti devono transitare attraverso le acque territoriali dell’Oman e dell’Iran, secondo le cosiddette disposizioni sul transito della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Più in generale, la struttura delle alleanze è in pericolo. Gli Stati Uniti non possono ragionevolmente condurre una vera e propria guerra di teatro convenzionale contro l’Iran senza il supporto di alleati di vecchia data che ora “vanno col nemico”.

“NATO araba” fratturata da Trump. Storia della spaccatura del GCC
Nel collasso della sfera d’influenza nordamericana in Medio Oriente, il Make America Great Again (MAGA) di Trump è consistito all’inizio della presidenza nel tentativo improvvisato di ricostruire la struttura delle alleanze militari. Ciò che l’amministrazione Trump aveva in mente era la formazione di un’Alleanza strategica del Medio Oriente (MESA) o “NATO araba”. Questo piano, sponsorizzato dagli Stati Uniti, prevedeva l’inclusione di Egitto e Giordania insieme ai sei Stati membri del GCC. La bozza dell’Alleanza MESA fu preparata a Washington prima della storica visita di maggio 2017 di Trump in Arabia Saudita, incontrando re Salman, i capi del GCC e “oltre 50 alti funzionari del mondo arabo e islamico in un vertice USA-Islam senza precedenti”. La Dichiarazione di Riyadh, emessa a conclusione del vertice il 21 maggio 2017, annunciava l’intenzione di istituire il MESA a Riyadh”. (Arab News, 19 febbraio 2019). Il mandato dichiarato della “NATO araba” era “combattere l’egemonia iraniana” in Medio Oriente. Due giorni dopo, il 23 maggio 2017, in seguito a questo storico incontro, l’Arabia Saudita ordinò il blocco del Qatar, chiese embargo e sospensione delle relazioni diplomatiche con Doha per via del fatto che l’emiro del Qatar avrebbe collaborato con Teheran. Qual era l’agenda nascosta? Senza dubbio fu già deciso a Riyadh il 21 maggio 2017 con la tacita approvazione dei funzionari statunitensi. Il piano era escludere il Qatar dalla proposta MESA e dal GCC, mantenendolo intatto. Ciò che successe fu l’embargo saudita in Qatar (coll’approvazione ufficiosa di Washington) provocando la frattura del GCC con Oman e Quwayt schieratisi col Qatar. In altre parole, il GCC era diviso a metà. L’Arabia Saudita fu indebolita e il piano della “NATO araba” chiuso subito.
21 maggio 2017: vertice USA-Islam a Riyadh
23 maggio 2017: blocco e embargo del Qatar a seguito di presunte dichiarazioni dell’emiro del Qatar. Fu una messinscena?
5 giugno 2019: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrayn ed Egitto interrompono le relazioni diplomatiche, il trasporto via terra, aerea e marittima col Qatar accusandolo di sostenere l’Iran.
7 giugno 2017, il parlamento turco approvava una legge che consente alle truppe turche di essere schierate nella base militare turca in Qatar
Gennaio 2018, il Qatar avviava colloqui con la Russia per l’acquisizione del sistema di difesa aerea S-400.
A metà aprile 2019: Trump tornava a Riyadh: questa volta la monarchia saudita fu incaricata da Washington di lanciare formalmente la fallita Middle East Strategic Alliance (MESA) (formulata per la prima volta nel 2017) nonostante tre degli invitati Stati membri del GCC, in particolare Quwayt, Oman e Qatar erano impegnati nella normalizzazione delle relazioni coll’Iran. A sua volta, il governo del presidente Sisi decise di boicottare il summit di Riyadh e ritirarsi dalla proposta della “NATO araba”. Cairo chiariva la posizione nei confronti di Teheran. L’Egitto si opponeva fermamente al piano di Trump perché “aumenterà le tensioni con l’Iran”. L’obiettivo di Trump era creare un “blocco arabo”. Ciò che ottenne fu il “Blocco Arabo” tronco costituito da un GCC fratturato con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahryn e Giordania.
L’Egitto si ritirava.
Quwayt e Oman assunsero ufficialmente un atteggiamento neutrale.
Il Qatar si schierava col nemico, mettendo così ulteriormente a rischio la sfera d’influenza degli USA nel Golfo Persico.
Totale fallimento geopolitico. Che tipo di alleanza sarebbe? E il quartier generale avanzato del Comando Centrale USA si trova ancora in Qatar, nonostante due anni prima, il 23 maggio 2017, l’emiro del Qatar Shayq Tamim bin Hamad al-Thani venisse accusato da Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti di collaborare coll’Iran. Non è chiaro chi abbia dato l’ordine d’imporre l’embargo sul Qatar. L’Arabia Saudita non avrebbe preso questa decisione senza consultare Washington. Chiaramente, l’intento di Washington era creare una NATO araba (blocco arabo) contro l’Iran “per fare il nostro lavoro sporco”. Il resto è storia, il Pentagono decise di mantenere il quartier generale di comando del Comando Centrale degli Stati Uniti in Qatar, che appare il più vicino alleato e partner dell’Iran. Un errore in politica estera? Stabilire il proprio quartier generale “ufficiale” in territorio nemico, mentre “ufficiosamente” si schierano parte degli aerei da guerra, personale militare e funzioni di comando in altre località (ad esempio in Arabia Saudita)? Alcun rapporto della stampa, alcuna domanda dal Congresso degli Stati Uniti. Nessuno sembrava aver notato che la guerra di Trump all’Iran, se dovesse essere condotta, lo sarebbe dal territorio del più stretto alleato dell’Iran. Impossibile?

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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