Conversazione con Evo Morales

Internationalist 360°, 5 luglio 2019

Il Presidente Evo Morales si recherà in Russia in visita ufficiale l’11 luglio. Il Paese eurasiatico è un importante partner strategico per i boliviani, dichiarava Morales a Sputnik in un’intervista. Il presidente rivelava cosa pensa di Donald Trump, come risolvere la crisi venezuelana e come immagina la Bolivia nei prossimi due decenni.

Quali problemi pensa di discutere con Putin durante la sua visita ufficiale a Mosca?
La Bolivia, non solo come Stato, ma anche come popolo, ha grande fiducia nel presidente e nel popolo della Russia. Abbiamo convergenze ideologiche, programmatiche, nel diritto internazionale, sul tema dei diritti umani. Pertanto, il lavoro dei Ministeri degli Esteri sull’incontro bilaterale è importante per la Bolivia, ma anche per l’America Latina. Il mio grande desiderio è la presenza della Russia in America Latina. Tutti noi promuoviamo questo da movimenti sociali. Anche da movimenti politici anti-imperialisti. In questo incontro, come sempre, è obbligo degli Stati, dei governi e dei presidenti condurre affari riusciti per i nostri Paesi. Possiamo entrambi vincere. Possa la Russia vincere, che la Bolivia vinca. Ma in questo frangente la Bolivia ha bisogno di più dalla Russia di quanto la Russia abbia bisogno dalla Bolivia.

Che ruolo pensa che la Russia giochi nel mondo e nella regione dell’America Latina?
La Russia è un Paese che cerca l’equilibrio tra potenze internazionali. La Russia evita gli interventi militari. La Russia, come Stato e come popolo, è sempre con la legge internazionale. Pertanto, le relazioni con la Russia sono importanti non solo con la Bolivia ma anche cogli abitanti del pianeta.

Perché pensa che ad alcuni Paesi non piaccia il Presidente Vladimir Putin, o la sua politica?
Direi che ci sono alcuni governi ma, tuttavia, i popoli del mondo sentono che la presenza della Russia nell’arena politica è un equilibrio tra Stati e fondamentalmente tra i popoli. La Russia è un Paese che garantisce il non intervento degli Stati Uniti in qualsiasi Paese del mondo. Siamo convinti, soprattutto in quanto movimenti sociali, che il sistema e il modello statunitense non sono una garanzia per la vita e l’umanità. Non vogliono la concorrenza di alcun Paese al mondo. Tuttavia, la Russia condivide il suo modo di governare e soprattutto la sua tecnologia, nonché alcuni poteri. Mentre negli Stati Uniti non ci sono politiche che considerano l’umanità. Ciò è una profonda differenza. Ecco perché la Russia è così importante per il mondo.

Cosa ne pensa delle prospettive della Russia e della Bolivia nel campo tecnico-militare? La Bolivia è interessata all’acquisto di armi russe?
Sì, a causa delle raccomandazioni dell’Aeronautica, in particolare, c’è molto interesse ad acquisire tecnologia militare russa. Ad esempio, nel settore dell’aviazione. Ma anche per il servizio al popolo boliviano. C’è una commissione che lavora, e speriamo che ci saranno buoni risultati, sul trasferimento di tecnologia. Nel 2018, per esempio, mettemmo da parte gli aerei da addestramento T-33 e ora l’Aeronautica chiede di sostituirli con aerei russi. Questo dipenderà anche dagli aspetti tecnici, ma c’è anche un alto grado di fiducia. In alcuni Paesi dell’America Latina ci sono molti aerei russi. Ciò dipenderà dal lavoro delle commissioni competenti.

E’ già stato in Russia. Qual è il suo ricordo più toccante all’epoca?
Durante la mia prima visita rimasi impressionato dalla reception e dall’organizzazione. E poi di nuovo quando partecipai al summit dei Paesi esportatori di gas (FPEG). Ebbi una lunga chiacchierata col fratello Putin. E durante l’ultima visita, in occasione della Coppa del Mondo, ci fu un incontro bilaterale. Concordammo di compiere progressi su una serie di questioni importanti. Ora li concludiamo con questo viaggio.

La Bolivia ha notevolmente ridotto la povertà estrema. Come ha fatto?
Innanzitutto, con la rifondazione politica della Bolivia. Economicamente, nazionalizzando o recuperando le nostre risorse naturali in aziende strategiche. Trasformare anche i servizi come acqua, energia e telecomunicazioni nel diritto umano universale che sono, e non business privato. E infine la redistribuzione della ricchezza. Lo Stato offre bonus di reddito e sussidi per le famiglie più povere. Questi politiche, programmi e progetti hanno permesso di ridurre la povertà dal 38,2% nel 2005 al 15% nel 2019. Siamo molto incoraggiati. Ora abbiamo un piano per il bicentenario nel 2025. Vorremmo avere meno del 5% di povertà estrema.

Ora la Bolivia è l’unico Paese la cui economia vive una crescita stabile. Come vede la Bolivia tra cinque anni? Come può cambiare l’economia del Paese entro quel tempo?
Siamo un grande Paese e vogliamo essere molto più grandi. Dobbiamo migliorare. E fortunatamente le nuove politiche economiche accompagnano la crescita economica. Dopo la nazionalizzazione, iniziammo ad industrializzarci. Per la prima volta, lo Stato fornisce servizi investendo nei Paesi limitrofi. Ad esempio, nelle linee elettriche in Argentina. Ora installeremo il gas nelle case nel sud del Perù. Abbiamo in programma d’installare un gasdotto in Paraguay. Abbiamo anche in programma d’inviare il nostro gas congelato o GNL in Perù e altri continenti come Asia, Cina, India… Abbiamo fortunatamente buone relazioni con queste potenze. Quindi la Bolivia ha un futuro molto promettente. Il nostro processo di cambiamento del popolo ha un futuro sicuro.

È per questo che ora è tempo di industrializzazione con investimenti stranieri?
Finora, investimenti statali. Ora abbiamo partner stranieri. Partner da aziende private, nonché di Stato per industrializzare le nostre risorse naturali, nonché l’agricoltura.

E a quali condizioni collaborano questi partner?
I soci possiedono quote di minoranza, come sempre. Ma ogni investimento straniero è garantito dalla Costituzione. Perché attraverso la nuova costituzione della rifondazione proclamiamo lo Stato plurinazionale con un’economia plurale. In modo che ci protegga garatendo gli investimenti privati interni o esterni.

Quali sono i compiti o gli obiettivi più importanti per lei e un candidato alle elezioni presidenziali di quest’anno?
Il primo compito è espandere l’apparato produttivo. E come si espanderà l’apparato produttivo? Più investimenti nel settore energetico per esportare energia. Il secondo è l’industrializzazione delle risorse naturali, come il litio. Abbiamo già iniziato come Stato. Ora abbiamo partner per espandere l’industrializzazione del litio. In terzo luogo, idrocarburi e impianti petrolchimici. Abbiamo iniziato. Quando iniziammo veniva esportato solo gas naturale e il GNL veniva importato. Ora esportiamo in Perù, Paraguay e Brasile. Ma garantiamo quasi il 90% del mercato paraguaiano. Abbiamo iniziato a esportare GNL, esportiamo urea in Brasile e cloruro di potassio dell’industria del litio. E in terzo luogo, la mia sfida, fondamentalmente, provenendo da famiglie umili, è continuare a ridurre la povertà. Non voglio che ci siano bambini poveri come negli anni ’60 e ’70. Questo è il mio grande desiderio.

La Russia e la Bolivia parlano molto di un accordo sul litio. Siamo vicini alla firma di questo accordo o ci sono problemi?
L’accordo è molto avanzato. Vogliamo concretizzare questi progressi tra Bolivia e Russia in modo che la Russia, attraverso un accordo privato o statale russo, diventi partner del popolo boliviano.

La Bolivia ha attualmente un’alleanza strategica sul litio con un qualsiasi Paese?
Anche Germania e Cina vorrebbero partecipare ad alcune impianti. Non abbiamo altro Paese partner.

Di cosa è orgoglioso?
Primo, di aver lasciato il passato. Di aver sepolto lo Stato coloniale. Ora abbiamo uno Stato plurinazionale. Abbandonare quello Stato mendicante, un popolo che mendicava. Ora abbiamo un popolo dignitoso e sovrano. Abbiamo anche la nostra identità. E soprattutto, siamo orgogliosi della nostra crescita economica. In 13 anni di amministrazione, sei furono i primi nella crescita economica in Sud America. Questi dati provengono da organizzazioni internazionali. Mai la Bolivia era stata prima in qualcosa. Se era prima in qualcosa in Sud America, era solo su povertà e corruzione. In precedenza si diceva che la Bolivia era la campionessa mondiale della corruzione. E avevamo tale corruzione. Lottiamo e non abbiamo tolleranza per i corrotti. Questi progressi hanno permesso alla Bolivia di migliorare.

Quale crescita economica si aspetti quest’anno?
Voglio raggiungere il 4%. Spero che sia molto più del 4%.

In che modo, secondo lei, si svilupperà la situazione in Venezuela?
I problemi dei venezuelani vanno risolti dai venezuelani. Non accettiamo alcuna interferenza. Ma oltre a ciò, l’interferenza degli Stati Uniti è fallita. Il colpo di Stato fallì. Il blocco economico va affrontato. Saluto e ammiro il popolo venezuelano, che nonostante i problemi economici e il blocco economico continua a difendere il Chavismo e la rivoluzione bolivariana. Sorprendente, quindi. Mi dispiace molto che l’OAS abbia nominato Juan Guaidó presidente. È come durante il periodo coloniale, col viceré. Non è un modo per amministrare gli Stati. Non è che l’impero o l’OAS debbano riconoscere Guaidó, ma piuttosto che il suo popolo debba riconoscerlo. Ma dalto che non lo riconoscono, tutto va male per l’impero nordamericano. Quindi dobbiamo impegnarci tutti a ripristinare la cooperazione. È positivo che vi sia un’agenda aperta tra i venezuelani nei campi politico, democratico, sociale ed economico.

Che cosa fanno gli Stati Uniti col Venezuela?
Sento che tali provocazioni dall’impero nordamericano sono alla fine. Se non possono dominare altri Paesi, tranne forse la Libia, allora falliscono in altri continenti. Forse gli Stati Uniti vorrebbero riconquistare l’America Latina. Ma nonostante i governi di destra, cosa ha detto l’America Latina? Che non accetta interventi in Venezuela. E questo è un altro fallimento, e così tanti tentativi d’intervento e colpi di Stato degli Stati Uniti sono falliti. Allora non sarà così. E ancora una volta voglio dire che i venezuelani dovrebbero risolvere i loro problemi da sè.

E cosa vede come via d’uscita dalla situazione in Venezuela?
Ripeto: il dialogo.

Pensa che gli Stati Uniti oseranno intervenire militarmente in Venezuela?
Hanno provato e fallito. Un intervento militare non avrà il sostegno del Sud America. Tutti noi in Sud America siamo d’accordo nel respingere congiuntamente qualsiasi intervento.

Potrebbe l’incontro tra Maduro e Trump aiutare a risolvere questa situazione?
Certo, dovrebbe esserci volontà politica. Ho sentito dire che Maduro vuole incontrarlo, ma Trump non è d’accordo. Qualsiasi elezione con la partecipazione di Maduro risolverebbe il problema secondo me. Ma gli Stati Uniti chiedono un’elezione senza Maduro. È difficilmente democratico.

Discuterò della situazione in Venezuela con Putin?
Nelle riunioni private, tocchiamo sempre valutazioni su questioni importanti, come l’ambiente politico mondiale. Chi meglio con cui parlare se non Putin, in ogni caso non solo sul Venezuela, ma su tutto il mondo. Perché questo è il nostro dovere. La Bolivia sarà sempre presente nelle grandi proposte dalla Russia dal suo presidente Vladimir Putin, e siamo interessati a discutere di questioni politiche.

C’è qualche possibilità che possa incontrare Trump?
Non l’ho mai considerato. Sarebbe desiderabile, ma non definitivo.

Di cosa si sbagliano gli Stati Uniti? Cosa c’è di sbagliato in America Latina?
Il popolo nordamericano non si sbaglia, ma il loro presidente e le sue politiche si. Pensa di possedere il mondo e ha torto. Pensa che sia lui a governare il mondo e ha torto. Pensa che tutti i Paesi del mondo sono sue colonie e ha torto. Deve riflettere profondamente sulla situazione politica e sociale di tutto il mondo.

Qual è la sua opinione sul muro che gli Stati Uniti costruiscono?
Non l’accetteremmo mai. Siamo impegnati nella cittadinanza universale. Abbiamo tutti il diritto di vivere in qualsiasi parte del mondo, in base alle nostre esigenze, in base alla portata del nostro impegno e dell’impegno al lavoro. E secondo la capacità produttiva di ogni essere umano.

Che consiglio darebbe a Trump?
Che rispetti i popoli del mondo e qualsiasi rapporto bilaterale dal rispetto reciproco e beneficio comune per i nostri popoli.

Alla fine di giugno, il vertice del G20 si concluse in Giappone. In questa edizione, i leader mondiali discussero di guerre commerciali, sanzioni e problemi vissuti dall’economia mondiale. Come vede lo sviluppo dell’economia? È possibile che la situazione peggiori con ulteriori sanzioni, restrizioni e guerre commerciali?
I popoli del mondo affrontano la crisi del sistema capitalista, compresa la crisi alimentare ed ambientale. E sfortunatamente alcune potenze non riescono a tener fede alle loro responsabilità. Questo è di cattivo gusto per me. Possiamo forse convenire che gli Stati Uniti non hanno ratificato un trattato sull’ambiente? Possiamo convenire che gli Stati Uniti non hanno ratificato un trattato sui diritti umani? Se qualcosa va raccomandato a Trump, è che sia più umano coi popoli del mondo e che lo Stato ratifichi tutti i trattati sui diritti umani e l’ambiente, così come l’Accordo di Parigi. Ma non l’ha nemmeno riconosciuto. Quindi siamo di fronte a un governo che vuole dominare il mondo.

Inizia a lavorare alle cinque del mattino e finisce molto, molto tardi. Quando riposa?
[Ride] Riposiamo! Il riposo è importante. Ma penso ancora che essere presidente sia un mandato sacro e nobile, sforzo e sacrificio. Pochissimi di noi sono eletti presidente e sono ben consapevole che nel tempo preso in prestito siamo funzionari eletti, tutto va fatto per il bene del nostro popolo.

Cos’è la felicità per lei?
La felicità per me è vivere bene. E la mia enorme soddisfazione è aver trasformato più di due milioni di boliviani in classe media. Questo è il risultato dell’amministrazione. Questo ci incoraggia tanto da continuare coi programmi sociali per il bene dell’umanità.

Ha un sogno che non ha avuto il tempo di realizzare e che spera di realizzare più tardi?
Sono quasi certo che, a questo ritmo, la Bolivia, tra 15 o 20 anni, sarà una potenza economica. Vorrei che il nostro Paese, insieme ai nostri cittadini e allo Stato, investisse nel Paese, condividendo quel poco che abbiamo per il bene dell’umanità.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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