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Il governo provvisorio controlla oltre il 90% del territorio libico

Internationalist 360°, 8 luglio 2019

Circa il 90% del territorio della Libia è sotto l’autorità del governo provvisorio della Camera dei Rappresentanti di Tobruq, mentre il governo del Consiglio presidenziale è attivo solo nella restante area. Eppure quest’ultimo cerca di convincere il mondo di parlare a nome del popolo libico, stringendo accordi internazionali, agendo da Stato, mantenendo il controllo su banca centrale, National Oil Corporation e Libyan Investment Corporation e sussidiarie. La scena libica è piena di contraddizioni trincerate da forze estere dopo l’intervento volto a rovesciare l’ex-governo nel 2011. Fu l’inizio quando le forze regolari furono sostituite da milizie armate che inizialmente portavano il nome di brigate ribelli, prima che venissero svelate come al-Qaeda e SIIL. Controllano potere, ricchezza e armi, decisioni finanziarie ed economiche del Paese dettati da signori della guerra per lo più ostracizzati dalla comunità o soggetti a sentenze per terrorismo, furto o espulsione da istituzioni di sicurezza e militari, divenendo “democrazia” e attivisti per i diritti umani”. Da tale maledetta palude è emerso l’attuale governo di accordo, formato dal Consiglio presidenziale secondo l’accordo di Sqirat del dicembre 2015. Il suo obiettivo era riciclare gruppi islamisti dopo aver perso nelle elezioni del 2014. Si appoggiarono al sistema terroristico Alba della Libia. Mentre i successivi governi presidenziali non ebbero l’approvazione del Parlamento eletto e rimasero nella capitale coll’ombrello di una confusa risoluzione internazionale, sebbene fosso impantanati nella corruzione, sostenessero il terrorismo e fossero asserviti alle milizie, sono ancora il governo acclamato nel mondo!
Il governo provvisorio libico discende dal corpo del Parlamento eletto e gli fu impedito di operare nella capitale Tripoli dominata dai Fratelli Musulmani. Oggi è l’alleato legittimo adottato del Comando Generale delle Forze Armate, ed ogni volta che l’Esercito nazionale libico prende una zona alle milizie, lo consegna all’autorità. Pertanto, tutte le regioni orientali e meridionali del Paese e la maggior parte delle aree centrali e occidentali sono soggette al governo di Abdullah al-Thani, comprese le aree a 20 km o meno da Tripoli. La maggior parte del territorio (eccetto i valichi di confine con la Tunisia), quasi tutti gli aeroporti (eccetto Mitiqa, Misurata, Zuara, Sirte), l’intera regione petrolifera e quasi il 90 percento delle fonti energetiche del Paese sono sotto il controllo del governo provvisorio, ma le risorse finanziarie del Paese sono gestite dalla banca, soggetta al governo di accordo. Il Consiglio presidenziale assisteva al crollo politico che portava alle dimissioni di quattro dei suoi membri e dava l’autorità temporanea assicurando una transizione politica a un’autorità permanente, fingendo un deficit per giustificare la continuità, mentre il governo di accordo da esso emanato non otteneva una costituzione legittima o serviva il popolo libico completando le misure di sicurezza raccomandate dalla Convenzione di Sqirat, non liberandosi del dominio delle milizie, e senza fornire servizi alla popolazione locale, ottenere la riconciliazione nazionale o raggiungere una soluzione politica, creando le condizioni per la sicurezza nell’organizzazione delle elezioni.
Il governo di accordo è diventato un governo regionale controllato da certe famiglie che vantano radici turche, mentre il governo ad interim poté riunire la stragrande maggioranza dei libici dalle radici beduine arabe, oggi formando la forza d’attacco dell’esercito libico. Il governo di al-Wafaq (GoA) ha anche scelto di entrare nella Fratellanza musulmana turco-qatariota sostenendo il terrorismo e combattendo per le milizie islamiste, mentre il governo ad interim aderiva all’asse della moderazione araba e dei Paesi anti-terrorismo , ed è oggi la trincea unica coll’Esercito nazionale, che dalla primavera 2014 combatte per la dignità liberando a Libia dai gruppi terroristici e bandendo le milizie.
In questa realtà, il mondo vive il dilemma creato dall’autorità presidenziale che stigmatizzava le pratiche irresponsabili del governo di accordo, chiarendo la propria posizione, vicina al presidente isolato, aprendo le porte ai colloqui coll’interim legittimo del governo costituzionale, in attesa della completa liberazione della capitale e della formazione del governo di unità nazionale, che supervisionerà la transizione verso la soluzione politica inclusiva di tutti i libici.

Traduzione di Alessandro Lattanzio