Il missile balistico JL-3 può colpire gli Stati Uniti

Military Watch

I rapporti secondo cui la Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare della Cina testava il nuovo missile balistico sottomarino JL-3 all’inizio di giugno furono confermati dal Ministero della Difesa Nazionale. Il portavoce Ren Guoqiang dichiarò in merito al lancio: “La ricerca scientifica e le prove furono condotte secondo il piano regolare” e il test non ebbe come obiettivo “alcun Paese o entità specifica”. Sullo scopo del lancio, il portavoce dichiarava: ” La Cina ha sempre seguito una politica di natura difensiva e una strategia militare attivamente di difesa. Lo sviluppo di armi e mezzi è volto a soddisfare i bisogni fondamentali per la salvaguardia della sicurezza nazionale cinese”. Il test missilistico si era svolto nel Mar di Bohai, la prima volta che fu lanciata la nuova piattaforma. Si prevede che il JL-3 inizi a sostituire il JL-2 a bordo dei sottomarini lanciamissili balistici cinesi dal 2020, e la sua introduzione rientra nell’ambito del piano del PLA per rafforzare le capacità nucleari. Il ramo aereo della triade nucleare del PLA fu anche rinforzato con nuovi missili balistici aerolanciati schierati dai bombardieri H-6 e dal nuovo bombardiere stealth H-20. Il JL-3 rappresenta la seconda generazione di missili balistici intercontinentali cinesi, integrando molte tecnologie della controparte DF-41. Si stima che il nuovo missile lanciato da sottomarino abbia una gittata di 14000 km, con alcune fonti che indicano 12000 km, e la velocità d’impatto di Mach 20 rende effettivamente impossibile intercettarlo anche le più sofisticate difese aeree. Il missile ha testate multiple indipendenti che ne moltiplicano il potenziale distruttivo e riducono ulteriormente la possibilità d’intercettazione. Il test del JL-3 fu ampiamente interpretato come un avvertimento agli Stati Uniti, tra le crescenti tensioni, le cui città rimangono all’interno del raggio del missile termonucleare. Il giorno del test il Ministro della Difesa Wei Fenghe avvertì: “Se qualcuno osa separare Taiwan dalla Cina, l’esercito cinese non avrà scelta che combattere”, aggiungendo che se Washington scegliesse una politica ostile nei confronti della Cina, economicamente o militarmente, la Cina “combatterà fino alla fine”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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