La crisi USA/Iran vista dal Sol Levante

Gearóid Ó Colmáin

L’avevamo previsto da tempo: gli Stati Uniti avrebbero infine fabbricato una massiccia crisi internazionale per provocare una guerra con l’Iran. L’intera serie di guerre e false rivoluzioni dal 911 degli ultimi due decenni furono solo il preludio alla distruzione imminente dell’Iran. Ora, il Giappone si trova al centro di un’escalation della crisi internazionale dopo che gli statunitensi accusavano l’Iran degli attacchi del 13 giugno a due petroliere nel Golfo di Oman, uno di proprietà della Norvegia e l’altro del Giappone. La Norvegia fu un importante mediatore nei negoziati dell’Iran coll’occidente e Oslo, anche se membro della NATO, spesso persegue politiche estere discretamente indipendenti. Ma in questo articolo, voglio concentrarmi sul coinvolgimento del Giappone in questa crisi. Che ruolo potrebbe giocare nella guerra degli Stati Uniti contro l’Iran?

Mike “Mentiamo-ricattiamo-rubiamo” Pompeo
Il segretario di Stato nordamericano Mike Pompeo dichiarò alla CBS News che gli Stati Uniti erano sicuri che l’Iran fosse dietro gli attacchi. Costui è lo stesso uomo che recentemente ammise che da direttore della CIA aveva mentito ripetutamente. Chiunque abbia un minimo di conoscenza delle relazioni internazionali sa che la CIA è una macchina che fabbrica menzogne; che vende guerre d’aggressione con le bugie; che il suo solo scopo è controllare la percezione delle masse al fine di proteggere i suoi capi. La CIA ha sempre odiato i cittadini nordamericani tanto quanto i loro finti “nemici” stranieri. Allora, qual è il piano degli Stati Uniti ora? In primo luogo, consideriamo la nuova scacchiera geopolitica e i suoi “imperativi strategici” per prendere a prestito una frase del defunto Zbigniew Brzezinski. Gli Stati Uniti non controllano più il Medio Oriente; controllavano l’America Latina. Gli Stati Uniti hanno perso il controllo della propria economia e cercano disperatamente con Trump di riavere la propria industria mentre la Cina continua ad espandere la propria influenza nel mondo. Il governo degli Stati Uniti del presidente Trump non controlla nemmeno gli USA.

La complicità dell’Iran nel mondo?
Quindi torniamo a Pompeo. Cosa dice ora? Dice che gli USA “sanno” che l’Iran è dietro gli attacchi nel Golfo Persico e che non hanno bisogno di alcuna autorizzazione per usare la forza. Questo è ciò che disse nell’intervista alla CBS: gli Stati Uniti possono bombardare e distruggere qualsiasi Paese nel mondo quando i loro interessi sono minacciati; e i loro interessi sono gli interessi della cabala finanziaria che ne controlla il governo e ne dirige la politica. Chiamiamo tale cabala Israele. Quello che dice Pompeo è che Stati Uniti/Israele sono al di sopra della legge. Israele è la sua legge e attaccherà chiunque, ovunque, in qualsiasi momento e ad ogni costo. Dovremmo almeno essere grati a Pompeo per aver reso le cose ufficiali. Pompeo aveva anche detto: “Questo è un regime che ha causato molti problemi in tutto il mondo”. Ora considerate tale affermazione per un momento. “L’Iran ha attaccato gli USA l’11 settembre 2001? L’Iran ha invaso e occupato l’Afghanistan? L’Iran ha invaso e occupato l’Iraq? L’Iran ha iniziato la guerra in Libia? L’Iran ha iniziato la guerra in Siria? L’Iran ha iniziato la finta guerra al terrore? L’Iran ha invaso e bombardato oltre 50 Paesi dalla Seconda guerra mondiale, molti dei quali democrazie, sostituendone i governi con regimi dittatoriali? No. Allora a chi si riferisce Pompeo? Si riferisce agli Stati Uniti d’America!”

I Japs sono tornati!
Abbiamo visto tutti i film della Seconda guerra mondiale che descrivono i giapponesi come crudeli e spietati tiranni che schiavizzano i popoli asiatici. Sebbene per molti aspetti sia vero, è comunque una visione unilaterale parziale dei complessi obiettivi geopolitici del Giappone durante la Seconda guerra mondiale. Dalla loro sconfitta, i giapponesi furono sottoposti agli Stati Uniti. Raramente furono in disaccordo con la politica nordamericana in Asia. Ma negli ultimi anni, la terza potenza economica del mondo ha flesso i muscoli. Il Giappone ha rimilitarizzato ed anche rivisto la sua storia, in particolare, il suo ruolo durante la Seconda guerra mondiale. Il Giappone si considerava il liberatore dell’Asia dalla perniciosa influenza del colonialismo inglese. Secondo il Giappone, l’Asia fu colonizzata in larga misura da Gran Bretagna e Francia a causa della debolezza delle nazioni asiatiche. Il Giappone si presentò come difensore della razza mongolide contro il dominio dei caucasici. Non cerco di difendere l’imperialismo giapponese, ma è importante capire che ogni Paese che partecipa a entrambe le guerre mondiali ebbe quelle che considerava legittime ragioni per le sue azioni e le potenze vinte non potevano mai scrivere la propria storia. Tale nuovo ruolo assertivo che il Giappone gioca nella regione causava molteplici problemi con la Cina. “Nella misura in cui il revisionismo storico giapponese minaccia la Cina, gli Stati Uniti non ne sono preoccupati. Ma permettendo al Giappone di riarmarsi e non sancire il nazionalismo risorgente, indicano che c’è sempre una minaccia che il Giappone possa sfuggire alle grinfie degli Stati Uniti”.
In diversi recenti conflitti, una diplomazia giapponese sempre più indipendente è venuta alla ribalta. Durante la destabilizzazione del Myanmar nel 2017, quando gruppi islamici sostenuti da oligarchi di Arabia Saudita e occidente scatenarono il terrorismo nello Stato settentrionale del Rakhine, che i media internazionali attribuivano alle vittime, i giapponesi si rifiutarono di condannare e isolare Naypyidaw. Al contrario, si unirono discretamente a Russia e Cina nel sostenere il tentativo del governo birmano di allentare la crisi. Durante la Seconda guerra mondiale, la Birmania fu un obiettivo strategico chiave del tentativo dell’Impero giapponese di estromettere gli inglesi dall’Asia. Le relazioni del Giappone coi birmani rimasero cordiali, nonostante l’ostilità nordamericana ed europea. Negli ultimi anni, il Giappone ha convocato importanti conferenze con le nazioni africane e non ha nascosto l’ambizione di rivaleggiare cogli investimenti della Cina nel continente. La recente visita di Shinzo Abe a Teheran era un tentativo di Tokyo di mediare nel conflitto cogli Stati Uniti. Dall’amministrazione del Primo ministro Yukio Hatoyama (2009-2010), il Giappone cerca di riorientare la politica dall’americo-centrismo a crescenti legami con le nazioni asiatiche. Il governo di Hatoyama fece importanti gesti per migliorare i rapporti con la Cina. Sebbene il risorgente nazionalismo di Shinzo Abe abbia inevitabilmente peggiorato le relazioni con essa, pone anche problemi agli Stati Uniti perché non è sempre diretto solo contro la Cina. La contraddizione nella politica estera giapponese fu evidenziata alcuni anni fa dall’ex-Mministro delle Finanze Shoichi Nakagawa, vicino ad Abe. Era profondamente sospettoso nei confronti della Cina e fermamente favorevole a Taiwan, ma era ugualmente sospettoso nei confronti degli Stati Uniti. Anche suggerì che il Giappone acquisisse armi nucleari. Nakagawa fu uno dei pochi importanti funzionari giapponesi a condannare pubblicamente il lancio delle bombe atomiche su Nagasaki e Hiroshima alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Gli Stati Uniti sono l’unico Paese ad aver mai usato armi nucleari per uccidere una popolazione civile. Il lancio delle bombe atomiche sul Giappone era giustificato dal fatto che era l’unico modo per fermare la guerra. Ma i giapponesi tentavano di negoziare la pace con gli Stati Uniti dal 1943, senza successo. “Gli Stati Uniti erano decisi ad usare la bomba atomica per mostrare ai sovietici chi erano veramente i nuovi padroni del mondo”.
L’esternalizzazione dell’industria nordamericana in Asia fece sì che il Giappone, sebbene in declino, abbia comunque guadagnato di statura. Con una forte base industriale e una popolazione ampiamente omogenea, il Giappone ha ancora il potenziale per svolgere un ruolo di primo piano nell’integrazione asiatica, a condizione che possa mantenere buoni rapporti con le nazioni esportatrici di petrolio e gas. Il 12 marzo 2017, il re saudita Salman bin Abdulaziz al-Saud visitò Tokyo, la prima visita di un capo di Stato saudita in 50 anni. I due Paesi firmarono diversi accordi commerciali di alto livello aprendo l’economia saudita agli investimenti high-tech giapponesi in cambio di lucrosi scambi in petrolio col Giappone. Nel 2017, re Salman visitò Tokyo dove fu inaugurata la Joint Vision 2030 saudita-giapponese. Mentre l’Arabia Saudita intraprende un vasto programma di privatizzazione, il Giappone guadagnerà diventando un partner importante nella diversificazione dell’economia saudita. Sebbene i sauditi siano accusati come possibili sospettati degli attacchi nel Golfo di Oman, i colpevoli sono più probabilmente Stati Uniti ed Israele. L’autorevole religioso sciita iracheno Muqtada bin Sadr visitò Jidah, in Arabia Saudita, nell’aprile 2017, dove incontrò il principe Muhamad bin Salman al fine di migliorare le relazioni saudite cogli sciiti di Iraq e Iran. Ciò suggerisce che i sauditi potrebbero anche cercare di allentare le tensioni coll’Iran. Dopo il disastro di Fukushima del 2011, il Giappone è diventato sempre più insicuro riguardo la sicurezza energetica. Il disastro di Fukushima aumentò la dipendenza del Giappone dal petrolio del Medio Oriente, costringendolo quindi a conformarsi maggiormente alle politiche statunitensi verso i Paesi della regione. George Friedman, il direttore di Stratfor, un think tank nordamericano vicino alla CIA, crede che il Giappone alla fine sfuggirà al controllo degli Stati Uniti e potrebbe persino diventare un nemico degli statunitensi. Da grande potenza marittima, il Giappone è centrale per il controllo degli Stati Uniti sul Pacifico. La necessità del Giappone di espandere gli investimenti nelle economie in via di sviluppo entra in conflitto coll’economia di guerra permanente di USA/Israele. Il Giappone chiaramente non vuole un’altra grande guerra nel Medio Oriente che potrebbe avere un impatto devastante su prezzi e sicurezza dell’energia.

Cultura iraniana di pace e resistenza
Durante le riprese del mio documentario The Culture of Resistance per Press TV nel 2017, visitao il Peace Museum di Teheran, dove intervistai una giapponese trasferitasi a Teheran dopo aver sperimentato gli orrori delle bombe nucleari statunitensi nel suo Paese. Aveva sposato un iraniano e rimase in Iran per tutta la vita. Il Giappone conosce un paio di cose sulle bombe nucleari; sulle persone che le fabbricano e sul perché sono usate. Il Museo della Pace di Teheran è dedicato alle vittime delle guerre sostenute dagli Stati Uniti contro l’Iran, dove firono utilizzate armi chimiche, fornite da Germania e Francia col pieno sostegno degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti non esiterebbero a sganciare nuovamente le bombe. L’ex-consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Zbigniew Brzezinski dichiarò al Comitato per le relazioni estere degli Stati Uniti nel 2007 che potrebbe essere avviata una guerra, “Da qualche provocazione in Iraq o da un atto terroristico negli Stati Uniti attribuito all’Iran; culminando in un’azione militare “difensiva” degli Stati Uniti contro l’Iran che sprofonda gli USA solitari in un pantano dilagante e in espansione che si estende a Iraq, Iran, Afghanistan e Pakistan”. Patrick Clawson dichiarò al Washington Institute nel settembre 2012 che se l’Iran si fosse rifiutato di piegarsi alle pressioni statunitensi potrebbe essere prevista un’operazione sotto falsa bandiera per iniziare una guerra. Nessuno crede alle bugie di Mike Pompeo sugli attacchi alle petroliere. Ma ciò che la guerra in Iraq provava è che ai neocon non importava più se il pubblico gli creda o meno. Avevano solo bisogno di una copertura. Il governo giapponese aveva detto che non è convinto che l’Iran sia dietro l’attacco alle petroliere. Le provocazioni statunitensi potrebbero ritorcersigli contro mentre Cina e Giappone approfondiscono i legami coll’Iran. Se c’è una cosa su cui Cina, Giappone ed Iran sono tutti d’accordo, è che gli Stati Uniti non hanno il diritto di bombardare alcun Paese dove e quando lo desiderano. Il presidente Trump ama i confini. L’esercito nordamericano dovrebbe concentrarsi sulla protezione dei propri confini e lasciare il resto del mondo in pace.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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