Funzionari di Iran e Stati Uniti partecipano a un forum sulla sicurezza russo

Federico Pieraccini, SCF 21 giugno 2019

Il decimo incontro internazionale sulla sicurezza appena conclusosi in Russia, ad Ufa, veniva stato sottovalutato, ma rappresentava uno dei pochi esempi globali di incontri multilaterali tra i rappresentanti ad alto livello di Paesi in conflitto. Centinaia di rappresentanti provenienti da ben 120 Paesi vi partecipavano per discutere di crisi umanitarie, guerra ibrida, minacce terroristiche e modi per riprendersi dai conflitti armati. Il discorso di apertura del Presidente Putin fu letto dal capo del Consiglio di Sicurezza russo Nikolaj Patrushev, che spiegava agenda ed obiettivi del forum, vale a dire creare un’atmosfera positiva che dovrebbe ridurre le varie tensioni tra i Paesi nel mondo. “Mi aspetto che la vostra comunicazione sia sostanziale e fruttuosa e contribuisca al raggiungimento del nostro obiettivo comune di creare un sistema affidabile, flessibile, indivisibile e uguale per tutti i sistemi di sicurezza, a livello regionale e globale. L’uscita degli Stati Uniti dai trattati di riduzione degli armamenti mina la sicurezza globale. Questo forum ha dimostrato di essere molto richiesto ed efficace, garantendo il dialogo sulla lotta alle sfide globali. L’agenda della riunione affronta problemi che richiedono soluzioni comuni e azioni collettive, superando le conseguenze dei conflitti armati e dei problemi umanitari, oltre a garantire la sicurezza delle informazioni”.
Le notizie più importanti del giorno provenienti da Ufa furono rivelate dalla TASS: “”Un alto funzionario del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti parteciperà all’incontro internazionale di alta rappresentanti della sicurezza a Ufa il 18-20 giugno, affermava il Vicesegretario del Consiglio di Sicurezza russo Aleksandr Venediktov in un’intervista al quotidiano Rossijskaja Gazeta”. Questa notizie era particolarmente rilevante in quanto gli Stati Uniti non inviarono alcun rappresentante alle riunioni degli ultimi quattro anni. Questo è un evento in cui figure di spicco possono incontrarsi e discutere su come superare i disaccordi, nonostante le difficoltà che possono esistere tra Paesi, come Iran e Stati Uniti. Il forum di Ufa attirava poca attenzione dalla stampa internazionale ed fu anche poco pubblicizzato nel Paese ospitante, con solo la TASS che pubblicava un paio di reportage. La mancanza di esposizione mediatica era probabilmente intenzionale, con la mancanza del riflettore mediatico consentendo alla diplomazia di operare discretamente senza distrazioni inutili. Il mondo è in una congiuntura storica critica, con situazioni potenziali o già instabili presenti nella penisola coreana, Venezuela, Siria, Yemen, Afghanistan, Iran, Libia, Ucraina, Artico, Golfo Persico, Nar Baltico, Nero e Cinese meridionale. Altre situazioni volatili possono trovarsi nei campi delle cyber e information-warfare, così come nella competizione spaziale. Con così tanti potenziali punti d’infiammabilità, una conferenza per affrontare questi pericoli è molto gradita. Il fatto che 120 Paesi abbiano l’opportunità di parlare e pensare a possibili modi per allentare la tensione era un’opportunità rara che non andava sprecata.
Dati gli attuali eventi globali, i partecipanti più significativi a Ufa erano un membro del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti e il Segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale (SNSC) dell’Iran, Ali Shamkhani. D’allora, le uniche notizie ufficiali derivano dalle parole di Ali Shamkhani sulla possibilità di mediazione cogli Stati Uniti e la possibilità che l’Iran acquisisca sistemi d’arma per respingere le minacce dagli Stati Uniti. Shamkhani dichiarava: “Attualmente affrontiamo minacce dimostrative. Tuttavia, nel caso della difesa aerea del nostro Paese, consideriamo l’utilizzo di potenziale straniero oltre alle nostre capacità nazionali… La mediazione è fuori questione nella situazione attuale. Gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dal JCPOA, violando i loro obblighi e introducendo sanzioni illegali contro l’Iran. Gli Stati Uniti dovrebbero tornare al punto di partenza e correggere i propri errori. Questo processo non ha bisogno di mediazione. Questo [aumentare gradualmente l’arricchimento dell’uranio e la produzione di acqua pesante oltre i livelli delineati nel JCPOA] è una decisione seria della Repubblica islamica [dell’Iran] e continueremo passo dopo passo fino a quando i violatori del JCPOA si muoveranno verso un accordo e torneranno a adempiere ai loro obblighi. [Se i partecipanti al JCPOA non rispettano l’accordo, l’Iran ridurrà i propri impegni] passo dopo passo entro i meccanismi legali previsti dal JCPOA”. Accusava anche gli Stati Uniti di “esercitare pressioni sulla Repubblica islamica con accuse di essere dietro l’attacco alle petroliere nel Golfo di Oman”. Parlando della possibilità della chiusura dello Stretto di Hormuz, ribadiva che “l’Iran proteggerà i confini e respingerà ogni intrusione”. Il funzionario affermava che “Iran e Stati Uniti non andranno in guerra perché non c’è motivo per cui accada”. Ali Shamkhani aveva anche un importante incontro con la controparte armena per ribadire quanto fiducia strategica e cooperazione tra Teheran e Erevan siano fondamentali per la regione, resistendo alle pressioni da terze parti. Attualmente l’Iran ha bisogno di tutto il possibile supporto internazionale che può avere alla luce delle tensioni cogli Stati Uniti. Il forum di Ufa sembra essere il luogo perfetto per l’Iran per far sì che ciò accada. L’incontro tra Ali Shamkhani e l’omologo afgano Hamdullah Mohib sembra riflettere ciò, essendo un altro esempio di come l’Iran ricercando altri alleati politici.
L’Afghanistan è un attore centrale nell’integrazione eurasiatica e Russia, India, Cina ed Iran sono ben consapevoli della devastazione causata dall’occupazione nordamericana del Paese. La situazione in Afghanistan sembra essere migliorata di recente, con le potenze regionali che agiscono sempre più indipendentemente dal desiderio di Washington di sprofondare il Paese nel caos e sottosviluppo perenni. Di fatto, il prossimo incontro regionale sull’Afghanistan si terrà a Teheran, con la partecipazione dei cinque Paesi confinanti con l’Afghanistan, ovvero Iran, Russia, Cina, Afghanistan, India e Pakistan. In particolare, Shamkhani chiese ai Paesi limitrofi d’interagire coll’opposizione in Afghanistan al fine di portarli al tavolo dei negoziati, limitando in tal modo l’influenza di attori esterni. L’incontro tra Mohib e Shamkhani ribadiva anche come la cooperazione strategica tra tutte le parti interessate sia fondamentale per sostenere progresso, pace e sviluppo in un’area fondamentale per l’integrazione eurasiatica. Ali Shamkhani aveva anche rilasciato alcune dichiarazioni rivolte a Trump sullo stato attuale delle relazioni Iran-USA, affermando che “[gli USA di Donald Trump] sono il Paese più guerrafondaio della sua storia… Se una vasta gamma di Paesi decidesse di opporsi a ricatto e bullismo criminali degli Stati Uniti, possiamo far ritirare gli Stati Uniti adottando un comportamento razionale e responsabile nel sistema internazionale”. Parlando dell’uso bellico statunitense do sistema bancario e finanza internazionale, Shamkhani affermava: “Alcun titolo diverso da terrorismo economico si adatta a tale comportamento degli Stati Uniti”. Esortava i Paesi a creare meccanismi multilaterali per spezzare il dominio degli Stati Uniti sul sistema monetario globale e osservava che il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare del 2015 era un duro colpo a diplomazia e dialogo nel risolvere le sfide alla sicurezza. Tuttavia, la maggior parte dei Paesi, aggiungeva, apprezza il comportamento “saggio” dell’Iran nel dare una possibilità alla diplomazia, riluttanti verso la pressione degli Stati Uniti nel sospendere l’accordo nucleare. Le parole di Shamkhani testimoniavano il livello di insoddisfazione e dispiacere che l’Iran sente, essendo trattato in modo così aggressivo da Washington dopo anni di negoziati per raggiungere finalmente l’accordo sul nucleare, formalmente noto come Piano d’Azione Complessivo Congiunto (JCPOA), a soddisfazione di tutte le parti coinvolte.
Guo Shengkun, alto funzionario della sicurezza cinese che partecipava alla conferenza, osservava l’importanza che i Paesi aumentino dialogo e cooperazione per evitare conflitti inutili e guerre commerciali, in riferimento puntuale alle azioni di Washington nella sua guerra commerciale contro la Repubblica popolare cinese. La controparte russa era ancora più diretta, evidenziando la paura di Washington dell’ampia integrazione eurasiatica di Cina e Russia. Sergej Naryshkin, direttore del Servizio d’Intelligence russo, dichiarava: “Gli Stati Uniti usano metodi da guerra ibrida cercando di ostacolare la cooperazione russa, in particolare con la Cina. Assistiamo a questo. Inoltre, non c’è bisogno di fare alcuno sforzo per vederlo, tutto accade ai nostri occhi”. E commentava come Washington sfrutti il dollaro come valuta di riserva globale per la guerra economica. “Sembra sconcertante che gli Stati Uniti continuino ad essere i detentori della principale valuta di riserva mentre si comportano in modo aggressivo e imprevedibile. La posizione di monopolio del dollaro nelle relazioni economiche internazionali è anacronistica. A poco a poco, il dollaro diventa tossico”.
Il clima politico ad Ufa sembrava molto sereno e propenso a dialogo e collaborazione, mostrando come i giganti eurasiatici Cina, Russia e Iran collaborino enormemente per pacificare la regione e oltre. La dichiarazione del Direttore del Servizio d’Intelligence Estero russo Sergej Naryshkin, sulle nuove sanzioni statunitensi contro la Guardia rivoluzionaria iraniana (IRGC) rivela la profonda cooperazione tra Mosca e Teheran in vari campi, incluso l’antiterrorismo. “Non è un segreto che negli ultimi anni le sanzioni siano diventate il metodo privilegiato della politica statunitense. Ciò che è particolarmente allarmante è che le restrizioni sono introdotte in modo assolutamente arbitrario, spontaneo e impulsivo. I loro istigatori non prendono in considerazione non solo le conseguenze a lungo termine, ma neanche l’opinione dei più stretti partner economici… [Sulle sanzioni statunitensi all’IRGC] L’IRGC ha dato un enorme contributo alla lotta contro lo SIIL in Siria e Iraq”.
L’incontro di Ufa non attirava alcuna attenzione particolare dalla stampa mainstream (alcn accenno fatto nelle principali testate occidentali). Mentre ebbe della copertura dai media russi e cinesi, la maggior parte di esse fu data dai media iraniani. Questo è un aspetto che va considerato dato l’attuale ambiente geopolitico. Mosca e Pechino non hanno intenzione di aumentare la tensione tra Washington e altri Paesi. Mantenere un profilo mediatico basso è un modo per aiutare il forum di Ufa ad agire per alleviare le tensioni globali. La guerra contro l’Iran è una linea rossa per praticamente tutti i partecipanti al forum. Il fatto che gli Stati Uniti siano rappresentati al forum in un momento di forti tensioni coll’Iran, specialmente dopo esser mancati nei precedenti quattro anni, è un buon segnale dell’amministrazione Trump disposta al dialogo coll’Iran nonostante il rischio di continue provocazioni o incidenti intenzionali tra i due Paesi. Le parole esplicite e dirette usate dai rappresentanti di Russia, Cina e Iran suggeriscono un coordinamento completo su questioni essenziali come il terrorismo, specialmente quando usato dagli Stati Uniti come strumento contro gli oppositori geopolitici nel mondo, sia sul confine meridionale russo, in Siria o nella provincia cinese dello Xinjiang. Il terrorismo usato come strumento dell’imperialismo è qualcosa che Ufa pone al centro degli attuali problemi globali, cercando di limitarne impatto ed efficacia. I ministri dell’Energia di Iran e Russia s’incontravano ad Isfahan per continuare le discussioni sul programma petrolio per beni i cui i proventi sarebbero utilizzati per comprere attrezzature e prodotti agricoli russi.
Il forum di Ufa mostra la potenza combinata di Russia e Cina nell’ordine globale multipolare. Pechino e Mosca sembrano essere le uniche due superpotenze globali in grado di mediare e riunire i Paesi attorno a un tavolo nonostante le crescenti tensioni. L’abilità di Putin e Xi Jinping di attenuare le tensioni globali con un forum dal basso profilo come quello di Ufa (giunto alla decima edizione) è l’unica speranza per evitare o disinnescare conflitti e guerre commerciali che potrebbero esplodere nel mondo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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